Cochetti Maria Grazia

L'autore in cerca di editore. Con un'intervista a Gianfranco Franchi

Autore: 
Cochetti Maria Grazia
Mi sono occupata della recensione di questo breve testo per il Bollettino dell’Associazione Italiana Biblioteche, sul quale dovrebbe – in breve - apparire. La lettura, la meditazione soprattutto, di alcuni spunti e una consultazione non superficiale di un altro testo recente importante, L’editoria in Italia [1], mi hanno convinta ad aprire una discussione sull’argomento anche qui su Lankelot, dove intervengono anche giovani autori ed è possibile parlare con qualcuno che ha avuto esperienze dirette nel campo editoriale.
Il libro di Maria Grazia Cochetti ha come fine l’incontro di una domanda di pubblicazione sempre più rilevante in termini quantitativi e un’offerta editoriale dalle molte facce. L’Autrice dedica la prima parte a chi il libro lo pensa (scrittori, ma anche saggisti, traduttori, illustratori), offrendo una panoramica breve ma esaustiva sugli scenari di possibili pubblicazioni (quelle che vengono chiamate “regole auree” per pubblicare, e che vanno da un’idea originale la cui rilevanza può essere testata attraverso l’analisi del catalogo dell’editore prescelto, al contatto con la casa editrice fino agli aspetti legali del contratto). La seconda parte è rivolta a chi il libro lo fa: vengono presentate una quarantina di editori soprattutto medio-piccoli in schede strutturate per aree tematiche in forma di intervista.
 
L’autore viene aiutato a farsi un’idea del mondo che lo aspetta: imprescindibile l’esercizio alla scrittura (attraverso la frequentazione di appositi corsi, la partecipazione a premi letterari, o l’allenamento fatto di scritti brevi, ad esempio articoli), importante l’interpretazione delle risposte (anche di quelle mancate) provenienti dagli editori contattati, fondamentale l’attenzione agli aspetti legali di un eventuale contratto. Non piccola rilevanza viene attribuita alle agenzie letterarie, presentate in formato-scheda alla stregua degli editori, di cui si rilevano attività e costi.
L’ultimo capitolo ad uso dell’autore in cerca di editore è riservato all’auto-editoria, una pratica non ancora molto diffusa, poco considerata e in ogni caso vista (e pertanto non vista o malvista) come la risposta immediata e facile a una necessità di pubblicare letteratura di tipo più o meno “istantaneo” (dispense, opuscoli, ma anche gli scritti di chi non ha trovato altra accoglienza) . L’editoria “a pagamento” sottende impegni non sempre preventivati dall’autore e opportuna sembra quindi la spiegazione dettagliata sulle variabili da considerare (costi, distribuzione) prima di accingersi a cercare qualcuno che pubblichi “a tutti i costi”, sia esso editore o tipografo.
Fin qui, il libro. Che tuttavia potrebbe generare false aspettative soprattutto in tanti giovani meno esperti dei complessi meccanismi celati dietro l’aspetto di un “mestiere come un altro”, quale l’editoria in realtà non è. Il “disincanto editoriale” che l’introduzione sottolinea quasi come trave portante di tutto il discorso, riguarda più l’atteggiamento dello scrittore che il mondo vero con il quale questi dovrà confrontarsi.
 
La trattazione mostra di essere ben consapevole dei mutamenti nel mondo della lettura da un lato e di quelli del mercato editoriale dall’altro, ma resta piuttosto nebulosa relativamente ad aspetti controversi del rapporto scrittore-editore, quali ad esempio il rischio per l’emergente di essere considerato uno dei tanti, troppi “scrittori della domenica” che allontanano dalle case editrici anche chi meriterebbe attenzione; oppure le oggettive difficoltà di un mercato editoriale “saturo” ove da un lato la produzione è in mano pochi grandi colossi editoriali cui è assicurata una vasta fetta di pubblico interessato (e il cui interesse viene veicolato in questo senso) a determinati prodotti “sicuri” (certo non coincidenti con la novità o l’esordiente), mentre dall’altro la distribuzione è ancora soprattutto affidata alle librerie che adottano i principi di gestione di qualsiasi azienda e per le quali dunque è fondamentale vendere, trarre ricavi ed evitare accumuli di libri invenduti [2].
Sembrerebbe auspicabile, in un’edizione successiva se ci sarà, il confronto in presa diretta con autori non legati a qualche cartello e con chi dell’editoria ha visto i volti non sempre sorridenti e disponibili.
Un’altra lacuna da colmare riguarda gli scenari digitali di portata sempre più considerevole: il processo del print on demand (che Luca e Leonida Reitano [3] ravvisano come “potenziale alternativa all’irrazionalità dell’attuale sistema distributivo”) si configura come decisivo per aggirare le strozzature di un mercato editoriale inondato da titoli condannati, dopo una permanenza più o meno breve in libreria, a finire nel mercato dei remainder o al macero. C’è intorno a questo prodotto tutta una nutrita serie di problemi tecnici (non esiste una rete di centri stampa digitali), legali (il non va mai fuori catalogo) e di distribuzione/promozione su web (i grandi cartelli acquistano successioni di schermate che vanno a incidere negativamente sulla visibilità dei prodotti non da loro pubblicati). Ci sono invece vari progetti e un’attenzione crescente verso queste nuove realtà, così come verso l’attività dell’editoria online, degli e-book, del mercato librario digitale.
 
La materia, come si vede, è corposa: il testo di Maria Grazia Cochetti offre alcune prospettive importanti, anche se a mio avviso apre nuove domande piuttosto che offrire risposte. Questo mi ha portato ad approfondire l’argomento cercando un confronto diretto con qualcuno che sapesse e di scrittura e di editoria: da un dialogo privato è nata l’idea di un’intervista. Al nostro Gianfranco Franchi, autore, editore e creatore di Lankelot.eu, progetto in continuo divenire che da caffè letterario si è evoluto in agorà virtuale e blog collettivo e che rappresenta soprattutto uno spazio libero aperto a idee, dibattiti e confronti.
 
Intervista a Gianfranco Franchi
 
Cominciamo dall’Autore. Secondo te, oggi, quali sono le principali difficoltà che un esordiente deve affrontare per vedere pubblicato il suo libro?
 
Un esordiente può non vedere nessuna difficoltà nel cercare una prima pubblicazione; purché scelga uno di quegli editori piccoli (Il Filo, Tracce, Firenze Libri, Libro Italiano) che, dopo inizi più o meno diversi, si sono tutti votati all'editoria previo contributo autoriale. In quel caso, l'esordiente può continuare a illudersi a oltranza, beandosi delle promesse e delle giustificazioni di questi delinquenti legalizzati, di essere un autore e di poter avere un “futuro”.
Può averne nel momento in cui va cercando editori piccoli. Perché anche i piccoli non investono alla cieca: s'accertano sempre della vendibilità reale del libro, anche nell'ordine delle 100, 200 copie. Perché? Perché naturalmente la stampa in digitale costa poco e ci si rientra subito; tiri 200, 300 copie; ne vendi 50 a 10 euro; hai pagato la tiratura. E così via.
Può averne, dico, perché non solo cercano “stile” o “genere”: cercano pure “minima” o “essenziale” visibilità. Ne ha in assoluto nel momento in cui spedisce, in questo Paese anormale, il plico a un editore medio o medio grande senza intestare la busta a un redattore della casa editrice. Sembra poco ma già l'intestazione aiuta a evitare il cestino. Ne ha comunque in assoluto nel momento in cui fortunosamente conosce un nome ma non ha scritto un capolavoro riconoscibile dalle prime due cartelle o da una pagina pescata a caso.
Le principali difficoltà sono queste, a livello “non tipografico”: essere letti o presi in considerazione. Quindi viene il “preso sul serio”, tutto un altro paio di maniche.
 
Quale pubblico un esordiente può sperare davvero di raggiungere?
 
Un piccolo editore di narrativa si sogna di raggiungere 1000 copie; di queste, il 40 per cento finisce tra amici, parenti, lontani parenti, conoscenti, giornalisti irriconoscenti, webzine, fanzine, radio sorde e via dicendo. Il resto va avanti per tamtam - e a questo resto alludo quando parlo della “minima” o “essenziale” visibilità dell'esordiente. Meno è del tutto estraneo a chiunque, più può circolare per “obscura fama” ma pur sempre fama.
 
Che ruolo effettivo hanno secondo te le agenzie letterarie?
 
Francamente sono diffidente. Già a livello di piccola e media editoria non vedo altra funzione plausibile se non quella di trasformare l’autore in una macchina da produzione seriale: non ne vedo il senso, ne vedo la funzione e l’opportunità. Non scriviamo in una lingua parlata o compresa in tutto il mondo, non siamo inglesi né americani né ex coloni generici e abbiamo un diverso mercato. Inutile scimmiottare l’impero anglosassone dominante. Qui in Italia urge autentica fondazione della cultura indipendente, e di indipendenti e altri canali di promozione, circolazione e distribuzione delle opere. A partire dalle piccole librerie, a partire dalla selezione di una stampa (ne esiste ancora?) seriamente e totalmente estranea agli scambi di favore e alle marchette. A partire dalla capacità di organizzare almeno dieci eventi sul territorio, con un pubblico seriamente interessato ad ascoltare e interagire – anche post evento.
 
Il piccolo editore indipendente che speranze ha di costruirsi una nicchia valida per poter distribuire il suo prodotto?
 
Nicchie per i piccoli editori? Nulle. Web (ma incide poco: pochi ordinano, e anche quando ordinano puntano IBS o 365: non l'editore. E quindi già si perde il 30, 40 per cento del prezzo di copertina) o presentazioni (siamo alle solite: 75 per cento dei casi, parenti, amici e conoscenti; e si dà il 30-35 percento al locale, di solito ma non sempre). Librerie? Mah, tre o quattro compiacenti per grande città o città limitrofa al massimo, se il piccolo editore è quasi medio. Altrimenti una o due librerie per grandi città (e non sempre pagano! – ma questo è un problema che da ex editore cartaceo ha cessato di interessarmi).

Si scrive molto, si legge in rapporto assai meno, poche grandi case pubblicano un po’ sempre gli stessi autori: per la tua esperienza (anche come promotore di concorsi letterari), come vedi il futuro delle giovani promesse italiane?
 
Futuro?
Oddio. Futuro.
Io vedo un complesso e doloroso e schizoide presente, fatto di dedizione a tanti altri lavori – non sempre vincolati alle proprie attitudini e ai propri studi, senza pensare alla scrittura – e ritagli dedicati alla lettura e alla scrittura. Questa è una generazione che crea arte nei ritagli, e le conseguenze saranno presto visibili: chi può dedicarsi allo studio e alla scrittura a tempo pieno è ricco, o servo di partito o amico di grande azienda o di adeguato accademico. Oppure fa il redattore per una medio-grande casa editrice, e crede non esista altro che il catalogo della sua casa editrice. Mi sembrano soluzioni detestabili: è più franco il suicidio o la fine del sentiero. In medio stat, e via dicendo, e allora cerchiamo di fare il possibile per intervalli, sin quando almeno il primo pensiero rimane l’arte e non i debiti. A questo siamo.
Le promesse si mantengono, e allora tanto vale restare onesti e sconosciuti e cancellare in assoluto le prospettive economiche: scrivere per pochi lettori e per piccoli editori, in attesa di una rivoluzione culturale che oggi nessun partito e nessuna ideologia potrebbero avallare o sostenere.
Personalmente non so se sono stato una promessa, qualcuno lo diceva ma è passato troppo tempo e me ne sono dimenticato. So che, dopo dieci anni, tra un anno ho trent’anni e ho in programma Irpef, Inps, Iva e quant’altro, perché scrivo di (libera) professione. Non vedo alternative diverse dall’evasione fiscale e dal delirio per continuare a dedicarmi totalmente a quel che amo, sinceramente. Delirare è sensato.
Le promesse hanno futuro, basta che invecchino.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA
Maria Grazia Cochetti, L'autore in cerca di editore, Bibliografica, Milano 2006.
 


[1] Ragone, Giovanni. L’editoria in Italia: storia e scenari per il XXI secolo. Napoli, Liguori, 2005.
 
[2] Montroni, Romano. Vendere l’anima: il mestiere di libraio. Roma, Laterza, 2006
[3] In Ragone, Giovanni, Op.cit., pp. 155-169
ISBN/EAN: 
9788870756364

Commenti

Auspico l'intervento di tutti, ma soprattutto di chi si è "scontrato" con il mondo editoriale. Oppure che lo ha incontrato in modo meno cruento :))

***

Un GRAZIE enorme a Franco per la disponibilità!

Grazie enorme a te per la qualità del pezzo, dell'analisi; per l'intelligenza e la puntualità delle domande. Questo è un esempio del servizio che offriamo gratis et amore ai cittadini intelligenti: noi regaliamo domande, dubbi e talvolta qualche risposta.
To Whom It May Concern.

Multa Paucis
gf

Aggiungo solo un elemento che - pur marginale - incide comunque nella nicchia dei piccoli editori (quelli veri: con distribuzione a singhiozzo e fatturato lacrimoso, non quelli con distribuzione a singhiozzo e fatturato elevato della prima domanda): le fiere.
Le fiere richiedono tempo e impegno ma garantiscono un certo ricarico, diciamo così.

"Le promesse hanno futuro, basta che invecchino" gf.
"Gli anni non portano saggezza, solo vecchiaia. Vero che si può essere giovani di anni, e vecchi di ore". Jack Beauregard, Il mio nome è nessuno.

and

questa mi interessa tantissmo, per ovvi motivi, e me la leggo e commento con calma. Ringrazio a priori Ilde per l'idea e Gianfranco per la sua intervista. Siete dei cari bravi ragazzi :-)

" Non vedo alternative diverse dall?evasione fiscale e dal delirio per continuare a dedicarmi totalmente a quel che amo, sinceramente. Delirare è sensato.
Le promesse hanno futuro, basta che invecchino".

é vero ma è sconfortante. Più in generale, tutta la tua intervista è su questi toni. Ci dici cose di cui ci hai precedentemente (e più volte) informato, e le dici con la consueta chiarezza. La cosa più triste in assoluto che emerge è che questo cavolo di paese non investe nella cultura. Di più, la cultura è proprio messa all'ultimo posto delle priorità. La cultura non pare interessare proprio a nessuno, a destra come a sinistra. Delirio, hai detto bene, l'unica è seguire il proprio delirio, avendo qualche soldo in saccoccia da investire su sé, però (almeno un po'). Altrimenti ci è proibito anche il delirio, purtroppo.

Ma non è forse vero che questa negativa situazione dipende dallo scarso acquisto di libri da parte degli Italiani?
Se è vero che molte famiglie scelgono di non acquistare libri a causa dei prezzi che andrebbero ad incidere negativamente sul ristretto budget famigliare, è anche vero che l?Italia è, più di altri, un paese nel quale il mezzo televisivo ha un ruolo di primaria importanza nella vita di ognuno, vedi l'alto numero di analfabeti.
Se la vendita di libri fosse un fatto sicuro, forse l'editoria oserebbe di più...
Forse.

Raffaella

non credo sia tanto questione di prezzi (anche se questi incidono di sicuro) anche perché non si spiegherebbe perché così tante persone hanno comprato Il codice da Vinci in ed. cartonata (18 euri) e anche con illustrazioni (22 euri), o l'ultimo di Ammaniti a una ventina di euri...etc etc. E i libri venduti coi quotidiani? Secondo me il mercato librario c'è, ma fa un po' comodo a tutti lasciare che sia così...(poco sviluppato).

Intanto grazie a tutti per lo scambio di opinioni.

Prendo qua e là alcuni spunti:
Innanzitutto il fatto che non si legga non può essere legato al costo dei libri. Le biblioteche ci sono, con servizi sempre più ampi, ci sono le nuove forme di "scambio" dei libri (bookcrossing, mercatini dell'usato, qualche inziativa un po' folle e divertente anche in rete di gente che presta libri in cambio di dediche o dietro piccoli rimborsi di spese di spedizione) e tutta l'editoria a basso costo degli allegati che ricorda anche Andrea. Il mercato librario non credo sia così alla fame, a dispetto di quel che si dice, che cioè si legge poco (ma anche questo è da vedere su che dato è basato: sulle statistiche di vendita o per esempio su quelle di prestito in biblioteca? Incrociamo i dati, sarebbe interessante... le biblioteche a Nord-Est vanno bene: non hanno soldi ma lavorano moltissimo)

Secondo me il VERO problema è la presenza di pochi cartelli che si "mangiano" una dopo l'altra le piccole editrici, imponendo le loro regole al mercato e sui risultati di queste imposizioni vivono. Prima o poi mi auguro che il serpente cominci a mangiarsi la coda...

Secondo me, Andrea, non esiste il "problema libro", esiste il "problema lettura", in relazione al tempo, le modalità, le finalità che destiniamo alla lettura.
Le rare eccezioni tipo il Codice da Vinci e pochi altri, sono frutto di battage pubblicitario, assieme al 'passaparola volgare' che, sottilmente, insinua 'trasgressione', 'violazione', e chi più ne ha, ne metta.

Raffaella

L?argomento è vecchio e rugginoso, nondimeno cocente, incluso per il sottoscritto. Temo, oltretutto, che bisognerebbe risalire a tutta una lunga storia che, come italiani, ci contraddistingue; peraltro ricca, forse troppo, di talento ed individualità. Certo le cose, nel tempo, non possono che peggiorare e divenire persino croniche, fino ad indurre forme di esasperazione. Da parte mia, vedo un qualche spiraglio nell?editoria elettronica, è lì che ho riposto fiducia per il mio ultimo lavoro.

Enrico

Il book on demand è il sistema editoriale adottato dal sito transfinito, se a qualcuno interessa.
*
Interessante articolo e intervista, dunque grazie a Ilde e a Gf.
Fornisci molte indicazioni.
Quanto alla situazione editoriale, non so bene, presumo si salvino le piccole case editrici, che comunque arrancano e hanno il fiato corto.
"Le promesse si mantengono, e allora tanto vale restare onesti e sconosciuti e cancellare in assoluto le prospettive economiche: scrivere per pochi lettori e per piccoli editori, in attesa di una rivoluzione culturale che oggi nessun partito e nessuna ideologia potrebbero avallare o sostenere."
Questo è abbastanza tragico, almeno per chi lo dice e sa di essere sostanzialmente piuttosto isolato.
Quanto alla lettura, io temo che ci sia anche quel problema, l'analfabetismo di ritorno è stato constatato, c'é gente che non sa leggere più di due pagg., poi si perde!

"Secondo me il VERO problema è la presenza di pochi cartelli che si ?mangiano? una dopo l?altra le piccole editrici, imponendo le loro regole al mercato e sui risultati di queste imposizioni vivono. Prima o poi mi auguro che il serpente cominci a mangiarsi la coda?"

Ilde ha appena spiegato una delle cause - assieme a quelle che ben conosciamo, ossia l'analfabetismo di ritorno e le difficoltà di lettura. Ilde ha nominato il drago.

Futuro.
Io vedo un complesso e doloroso e schizoide presente, fatto di dedizione a tanti altri lavori ? non sempre vincolati alle proprie attitudini e ai propri studi, senza pensare alla scrittura ? e ritagli dedicati alla lettura e alla scrittura. Questa è una generazione che crea arte nei ritagli, e le conseguenze saranno presto visibili: chi può dedicarsi allo studio e alla scrittura a tempo pieno è ricco, o servo di partito o amico di grande azienda o di adeguato accademico. Oppure fa il redattore per una medio-grande casa editrice, e crede non esista altro che il catalogo della sua casa editrice.

Questa risposta di Gf e il 'drago' di Ilde chiariscono molte cose.

Interessantimma pagina. Leggerò ancora con gusto.

Raffaella

Ecco la famosa recensione cui accennavi qualche giorno fa.
L'argomento è più che interessante, se ne discute da un po'. Personalmente, da semplice lettrice, intuisco certi meccanismi ma non conosco affondo le dinamiche che muovono l'editoria. Mi infastidice dover aspettare ere per avere i titoli che mi interessano, poichè immancabilmente sono fuori catalogo e tocca andare a scovare le poche copie supersiti, mentre gli scaffali traboccano di Melisse P e Faletti. Mi infastidisce la commessa tipo, che sgrana gli occhi davanti ai nomi di certi autori, quasi sentisse parlare ostrogoto. Mi infastidisce pure la smania di pubblicazione della metà delle persone più o meno alfabetizzate. Addirittura abbiamo ora il vademecum per l'esordiente in cerca di editore, segno tangibile di fenomeno ampiamente diffuso.
Ora, mi domando: ma non dovrebbe essere il contrario?
Non dovrebbe essere l'editore a lambiccarsi per trovare scritti pubblicabili?
Ripeto, ne capisco poco. E quel poco che intendo, non mi piace per niente. Leggo l'intervista e mi viene da pensare che la scrittura sia un lusso. Perchè è vero, la nostra generazione crea arte nei ritagli e non può fare altrimenti. E a tutelare la cultura non ci pensa nessuno. Scuola ed Università in primis.

sul fatto di creare arte nei ritagli non credo sia una peculiarità esclusiva di questa generazione, penso che anche nel passato molti artisti abbiano fatto così per vari motivi. Come al solito mi viene in mente Svevo, ma anche Fenoglio che aveva un'azienda vinicola. Insomma, non tutti ebbero il mecenate o furono abbastanza ricchi per poter fare come avrebbero voluto.
Penso tocchi anche adattarsi e combattere quando possibile.

"La materia, come si vede, è corposa: il testo di Maria Grazia Cochetti offre alcune prospettive importanti, anche se a mio avviso apre nuove domande piuttosto che offrire risposte" > in effetti mi pare un terreno che abbia più domande che effettive risposte. Tranne che, ricordo, il caso italiano, perlomeno per le nozioni in mio possesso nel 1995-96, non trova uguali altrove. La idea che tutti possono e sanno scrivere, estratta bislaccamente dal 68 e derivati, un diritto al creare come e peggio del diritto allo studio che è diventato diritto al diploma ed alla laurea hanno notevolmente impoverito editoria e ceti intellettuali, omologando il tutto non già verso il basso, ma verso il nulla.

Il programma scolastico di base, anche al liceo, difficilmente invita alla lettura, al confronto con il contemporaneo,ad insomma avviare un meccanismo di selettività e qualità sia nell'emittente che nel ricevitore. E lo squallore e la pochezza della televisone, di cui molti protagonisti poi si danno alla letteratura, non fa che garantire lunga vita allo scarso e soprattutto all'idea che fare lo scrittore è come respirare l'aria: vitale, necessario, per tutti.

chi come me bazzica il sito Ciao, microcosmo fatto anche di scrittura, comunque, ha un polso della situazione di questo genere. Non si legge, ma si vuole esser letti. Non è arte, è protagonismo all'ennesima potenza senza reali basi.

e poi.
Sull'intervista a Gianfranco non posso che imparare. Nel senso che lui questo mondo l'ha vissuto sul serio e da "protagonista". E su Lankelot (inteso come nick) circolano tantisime leggende, altove, peraltro :-). Detto ciò.
Io sulla questione nello specifico ho una mia idea, che collima comunque tanto con Gieffe, ma rapportabile alle prime esperienze di uno speranzoso autore ma di dieci anni fa ed oltre, quando non esisteva il web o comunque non esisteva in questa forma e con queste possibilità. In questo caso la mia è una testimonianza archeologica.

Baol: ben vengano TUTTE le testimonianze, perché il sistema secondo me non è certo cambiato in 10 anni... anzi, forse il web qualche strada nuova l'ha aperta. Io mi auguro che se la Cochetti produrrà una quarta edizione, tenga conto del consiglio (la rec. per il Bollettino non è ovviamente uguale, ho dovuto riscriverla, ma il consiglio è quello!) di sentire quelli che ci hanno provato. E capire ad esempio perché ce l'hanno fatta o al contrario NON ce l'hanno fatta.

Quanto a Ciao e alle manie di protagonismo ti dirò che pazienza Ciao, ma quando quelle stesse manie hanno una copertina e un prezzo dietro... è molto peggio!

Sommessamente mi permetto di intervenire, solo come lettrice, visto che non sono scrittore e mai lo vorrei nemmeno diventare. Non è vero che in Italia non si legge, ma si tratta il libro alla stregua di un prodotto. E il prodotto oggi ha un'unico traino pubblicitario, che è la televisione. Negli anni 80 e 90 il salotto di Maurizio Costanzo era un lancio incredibile. Camilleri docet. Guardate i dati di vendita dei comici di Zelig: la mia conterranea Geppi Cucciari ha venduto una marea di copie di un libro che è dieci volte sotto lo stile della mia lista della spesa. Il libro è un prodotto. Ha bisogno di marketing, nemmeno di investimenti di altro tipo. Puntare alla televisione. Prepararsi un metro di lingua che serve sempre. E amen.

19. Io non ce l'ho fatta perché non ero valido, sicuramente :-). Non era di me che parlavo, era di una tendenza che rilevavo anche allora.

20 Lalla il libro è un prodotto in tutto il mondo. Ciò non toglie che il sistema letterario in Italia, già ammorbato da tante causali, si sia impoverito, anche per specifiche scelte politiche di determinati ambienti di una certa fazione, nei decenni. Qui non si tratta di sapere se è giusto o sbagliato se Costanzo o chi per lui decreta il successo di questo o quello. Qui, perlomeno a me, mi interessa sapere dove e come ci possono essere spazi per una pratica letteraria fatta di emissione e ricezione non completamente asservita a giochi prestabiliti e soprattutto che abbia alla base uno spirito creativo e ricettivo su tendenze solide, non le solite cazzatelle di ispirazione macchiavellica, intimista, autoreferenziale, anche se ben conefezionate o il pop, o quel che sai. Se la televisione ha tanto spazio e la televisione è fatto di tanto, molto nulla, è colpa di atteggiamenti passivi. Uno dei più evidenti razzismi sottotraccia è eliminare ogni attività o tendenza intellettuale in almeno nove canali nazionali. Non si fa cultura in senso lato cercando sempre e solo di soddisfare i palati meno esigenti, perché gli intellettuali "hanno stufato"...ma va là. Razzismo, nascosto e bieco.
Arte. Sollevazione della coscienze, miglioramento...bla bla. Erano precetti gramsciani, mica miei, una volta, peccato che anche questi si siano dimenticati..

E finalmente (notate la tempistica!) è online anche la recensione fatta sul Bollettino AIB, http://www.aib.it/aib/boll/2007/0701186.htm
Però devo dire che la versione per Lankelot mi piace enormemente di più :)

E andiamo:)

aggiungo copertina & codice

aggiungo copertina & codice isbn