Si può provare un’angosciante forma di angosciante empatia per un uomo sgradevole e ripugnante come il “Wilson”, protagonista assoluto dell’omonima graphic novel, la prima non uscita a puntate, dell’artista statunitense Daniel Clowes, noto probabilmente ai più per “Ghost World” ma autore anche di altre splendide opere come “David Boring” o “Ice Haven”?
Certo che può succedere e succede spesso anche nella vita reale.
E meno male aggiungo volentieri, almeno per rendere lo scorrere dei giorni quantomeno un più frizzante, divertente e gravido di conseguenze inaspettate. Ci si potrebbe anche confortare dicendo che se uno prova empatia per un uomo sgradevole è perché forse lo considera migliore di quanto non sia. Perché si sono scorte nella sua anima delle qualità che gli altri stentano a trovare. Perché forse dietro quella maschera sgradevole si nasconde un uomo migliore. E invece no, perché forse è proprio quella sgradevolezza ad averti colpito, ad averti affascinato, ad averti lasciato un segno indelebile nel cuore. Forse sì, forse la sgradevolezza nasconde traumi infantili, difficoltà economiche, problemi sentimentali, turbe psichiche. Forse il comportamento di uno come Wilson ha un perché o forse no, ma non importa, perché la sgradevolezza rimane ma è una sgradevolezza sincera, autentica, liberatrice, che porta chi ne è detentore a pagarne un duro prezzo.
Come altro si potrebbe definire un uomo come Wilson che davanti al padre morente che non vedeva da anni pronuncia parole lontane anni luce da quel cliché tanto amato della rivelazione in punto di morte condita da baci, abbracci, lacrime, riconciliazioni ed improvvise rivelazione sul senso della vita di stampo televisivo:
“Diomio, guardalo lì. Sa che è la fine. Gesù Cristo…Non mi ha mai fatto pena. Neanche dopo che era morta la mamma, sembrava forte e pieno di vita, ma adesso…Cristo…Il modo in cui mi guarda…è agghiacciante. Sta pensando, “Guarda quell’orribile balordo. Che spreco. Non si meritava il dono prezioso della vita.” Se potesse succhiarmi la vitalità giovanile dall’anima, lo farebbe in un attimo”. (pag.24)
Wilson è un uomo di mezza età senza lavoro, che non si capisce bene come faccia a sopravvivere, divorziato da una donna che poi finirà per rintracciare e insultarla nuovamente portandola alla catastrofe, che ritrova una figlia di cui non sapeva nemmeno l’esistenza e che rapisce finendo poi per pagare questo gesto con anni di prigione. Wilson è quell’uomo che ce l’ha con tutto e tutti e con se stesso, un bastardo che vomita il suo cinismo contro l’orrore della società, contro le sue falsità, mettendone in luci tutti i lati più ridicoli, inguardabili, indigeribili, le meschinità, le falsità, la ripetitività di lavori inutili nell’informatica e nel mondo degli affari. Lui parla, lui insulta l’uomo con il Suv e poi insulta pure l’uomo che dà retta all’automobilista, insulta quelli che fra un barbone che sta morendo per strada e un cane preferiscono commuoversi per il cane. Wilson è l’uomo che per vendicarsi spedisce una scatola piena di feci al cognato, è colui che è capace di cominciare a parlarti solo per dimostrarti che schifo di uomo sei e ha ragione, sì, ha ragione, perché quelli che insulta sono uomini che fanno davvero schifo, è colui che odia i ricchi e il loro stile di vita ma che campa sulle spalle degli altri. È l’uomo che finisce in prigione e che quando ne esce trova la sua città cambiata e si fidanza con una ex dog-sitter esclusivamente per non rimanere da solo.
Wilson è quel tipo di uomo che quando ti si siede davanti o scappi immediatamente o rimani seduto e se rimani seduto non ci diventerai mai amico ma saprai un sacco di cose sul tuo conto e sul suo e poi potrebbe accaderti di tornartene a casa per non uscirne mai più, per ficcarti una pistola in bocca oppure per uscire con una mazza per spaccargli la testa.
Si vive la lettura di questo libro costruito su storie che vivono su una pagina singola con momenti di incredibile e inaspettata profondità, come il viso di Wilson che s’illumina di fronte alla notizia della paternità o come quando celebra un funerale laico per la cagnetta morta, la sua unica e vera compagna di vita, o il dialogo struggente, via computer, fra lui e il nipote, con il nipote che farebbe volentieri a meno di parlare con quello strano nonno on una locomotiva giocattolo fra le mani o come quando invecchiato si ritrova di fronte ad una finestra su cui cadono delle gocce di pioggia e per un attimo sembra incontrare l’universo e la pace che gli è stata sempre preclusa.
Ecco, forse non è che vorreste incontrarlo uno come Wilson dopo aver letto queste due righe però almeno fate uno sforzo, concedetegli una mezz’ora del vostro tempo e se lo farete ne uscirete trasformati, non solo incazzati, ma anche sorridenti, perché sì, se c’è una qualità di Wilson è quella di saper far ridere e non poco.
Ma non andate a riferirglielo, lo dico per il vostro bene.

Edizione esaminata e brevi note:
Daniel Clowes (Chicago, 1941) è uno dei più acclamati autori internazionali del graphic novel (“David Boring”, “Come un guanto di velluto forgiato nel ferro”, “Ice Haven” tra i suoi titoli). Con “Ghost World” ha tracciato il ritratto dei confusi, cinici, spaesati teenager americani della “Generazione X”. Un romanzo di formazione a fumetti che il regista Terry Zwigoff ha trasformato nel 2001 in un film di culto, con la sceneggiatura dello stesso Clowes candidata all'Oscar. “Wilson” è il suo primo lavoro realizzato direttamente in volume: tutti gli altri sono apparsi in precedenza a puntate sul comic book Eightball.
Daniel Clowes, "Wilson", Coconino Press, Bologna, 2010. Prima edizione 2010. Traduzione di Elena Fattoretto.
Sul web:
Andrea Consonni, luglio 2011
Commenti
[Wilson] Una graphic novel di
[Wilson] Una graphic novel di Daniel Clowes.
[wilson] eccoti in home!
[wilson] eccoti in home!
[Wilson] Sembra
[Wilson] Sembra scorrettissimo. Ma anche piuttosto divertente!
[Wilson] Sì, molto scorretto
[Wilson] Sì, molto scorretto ma io non l'ho mai trovato gratuito. E' come se Wilson fosse un concentrato di pensieri che penso molti di noi abbiano durante la giornata. Poi certo, potrà apparire eccessivo a molti.
[Wilson] la tua recensione si
[Wilson] la tua recensione si legge tutta d'un fiato. Wilson è simpatico, mi ricorda diverse persone che ho conosciuto, con cui ho sempre trovato empatia...che magari non saranno brillanti. Piuttosto degli illuminati.
[Wilson] Rileggendolo, io uno
[Wilson] Rileggendolo, io uno come Wilson lo raccomanderei un po' a tutti ma non faccio testo su queste cose.
[wilson] tu fai assolutamente
[wilson] tu fai assolutamente testo.
[wilson] ecco un'immagine
[wilson] ecco un'immagine rappresentativa. Scusa per il disservizio, Andrea. Non è stata colpa mia.
[Wilson] Ho notato
[Wilson] Ho notato ultimamente una lentezza incredibile ma non ci avevo fatto caso a tutte questi disservizi. Peccato davvero.
[andrea, wilson] pensa,
[andrea, wilson] pensa, secondo Intellijam - http://www.intellijam.it/ - non era una lentezza incredibile, ma anzi qualcosa di veramente molto diverso, e di misteriosamente degno di qualcosa di molto molto diverso e costoso. Strano eh? Ma ora risolverò questo vergnognoso disservizio, sistemando a dovere certe cose. Mi sono veramente stufato.