Clotworthy William G.

Censurato! Come ho messo il bavaglio ai comici più pericolosi d'America

Autore: 
Clotworthy William G.

"La censura alimenta le menti perverse più di quanto le alimenterebbe la parola che inizia per C." (Dick Cavett) 

E' dura ammetterlo ma ormai ci siamo assuefatti alla censura tanto da essere in molti casi scivolati noi stessi nell'autocensura, rifugiandoci in un silenzio malinconico, rotto talvolta da qualche opaco lamento o piagnisteo. Ci siamo abituati ad artisti cacciati, denunciati, messi a tacere per non parlare di coloro che in passato e ancora oggi in molti paesi del mondo pagano un duro prezzo, fino a dare anche la propria vita, per le proprie opere, le proprie affermazioni, i propri stili di vita. Ci siamo anche abituati ad ascoltare gli struggimenti di modesti artisti in cerca di nuovi sponsor, di nuovi padroni che finiscono spesso per diventare la caricatura di se stessi. Ci siamo abituati a sorbirci artisti che si ergono a paladini della libertà ad ogni ora del giorno come nemmeno uno dei politici peggiori potrebbe mai fare.

Ci siamo abituati a tutto e la situazione in cui viviamo non è certo delle migliori ma c'è una cosa forse che non conosciamo abbastanza ed è la Censura in sè, come si muove, quali sono le direttive che riceve e impartisce, a chi risponde e soprattutto: chi sono i Censori? Quali sono i loro volti? Perché lo fanno? Cosa li spinge a svolgere una professione così abietta?

Se vi interessa saperlo, con la premessa d'obbligo che la realtà presa in considerazione è quella della televisione degli Stati Uniti (e non concordo molto con il confronto fatto con la realtà italiana da Alberto Patrucco nella prefazione), "Censurato! Come ho messo il bavaglio ai comici più pericolosi d'America" di W.G.Clotworthy è il libro giusto che fa per voi.

W.G. Clotworthy è colui che dopo aver cominciato come apprendista nel 1948 alla NBC occupò la posizione di direttore degli Standard di Trasmissione, sempre alla NBC, dal 1979 al 1991, occupandosi principalmente della supervisione dei contenuti del Saturday Night Live, la storica trasmissione andata in onda per la prima volta nel 1975. E' colui che si dipinge così:

"Quello che io sono stato, tanti nemmeno sospettavano che esistesse. Ero quello che decideva quanto pelo pubico dipinto su una statua potesse comparire alla televisione nazionale. Mia responsabilità era di definire quanto grandi potesssero essere le palle di un toro per poter andare in onda. Ho salvato il mondo dalla visione del comico Sam Kinison nei panni di un necrofilo omosessuale. Ero quello che chiamavano il "Dottor No", il censore della rete televisiva per il Saturday Night Live, il programma più provocatorio e controverso di quel periodo. Quante volte, a un cocktail, mi sono imbattuto in qualcuno che, venuto a sapere della mia professione, reagiva dicendo: "Ma come, in quello spettacolo c'è un censore?". Cos'altro potevo rispondere, se non: "Dovrebbe vedere quello che non va in onda!" (pag. 21)

W.G. Clotworthy non è affatto la persona che ci si aspetterebbe di conoscere. Seppure, per sua stessa ammissione, è un uomo di solidi principi conservatori, religioso, amico della famiglia Reagan, innamorato di una televisione e di una radio lontana dalle volgarità che anno dopo anno vengono sdoganate anche per un supposto realismo verbale, Clotworthy ama i comici che conosce durante la sua carriera e con alcuni di loro sviluppa una profonda empatia, se non un legame amicale: 

"Io però li adoro proprio per le loro idiosincrasie, allo stesso modo in cui sono invidioso del loro talento e del loro spirito libero. Dopotutto, io ero un grigio burocrate, uno che diceva sempre no, l'unico alle riunioni in giacca e cravatta, un conservatore. Mio Dio, sono perfino un wasp! E non mancava mai chi me lo ricordasse." (pag. 24)

Lui è l'uomo che se è vero si indigna per alcune battute considerandole troppo volgari o distanti dalla sua fede conservatrice, è lo stesso uomo che, fedele ai dettami della Costituzione e al Primo Emendamento, non cancella sketch comici che seppur urtando la suscettibilità di qualcuno sono sufficientemente accettabili per essere trasmessi. E' l'uomo che seppure non condivide molte delle affermazioni e delle battute del live, è ugualmente esasperato dalle lettere di protesta inviate da reverendi e organizzazioni per la difesa delle minoranze (a questo proposito sono illuminanti le lettere pubblicate e la lista delle organizzazioni che protestarono per alcuni sketch trasmessi, si veda da pagina 98 a 101). Sembra che quasi più che da censore, agisca come un editor che lima le battute, che le svuota degli accenti più scurrili, le cancella quando si trasformano in offensive.

"Un autore una volta mi chiese quale fosse la prima cosa che facessi leggendo un copione e io risposi: "Rido". Dopotutto, sono umano anch'io e mi diverte una buona battuta, per quanto possa essere scurrile, offensiva, basata su stereotipi o - addirittura - inaccettabile. Dopo avere riso, però, inizio a lavorare con le forbici e la matita blu, urlando o implorando." (pag. 161) 

(E di ridere per battute molto grevi è successo anche a me leggendo il libro come per lo sketch "Spiaggia per nudisti")

Ma sempre di censura si parla.

Oppure no?

Ed è questo il dubbio che rimane nella testa del lettore leggendo questo libro dall'andamento frenetico che si divora pagina dopo pagina tanto sono straordinari i personaggi di cui si parla e le battute che vengono riportate, molte delle quali censurate e mai andate in onda. Ci si entusiasma a leggere dei processi creativi di comici come Steve Martin, Eddie Murphy, Billy Cristal e tanti altri, molti dei quali sconosciuti in Italia. Ci si pone dei dubbi amletici quando, dopo aver sorriso per alcune battute satiriche, ci si chiede se quelle stesse battute che ci hanno fatto venire le lacrime agli occhi siano state ritenute offensive da qualcun altro o se abbiano invogliato talune persone a comportamenti dannosi (vedi la questione droga/alcool/medicinali). Ci si intristice di fronte all'involgarimento sempre più pesante di alcune trasmissioni in nome dell'audience e del cosidetto pubblico sovrano, con un'asticella di ciò che è concesso che si alza sempre più, senza tenere conto di niente e nessuno, in un imbarbarimento che è di fronte ai nostri occhi, nelle nostre case e persino nei palazzi di governo.

"Censurato!" è un libro che diverte e commuove per la libertà e l'entusiasmo che si respira (si parla di censura ma è la creatività quella che esplode) ma la sua importanza non sta principalmente in questo suo lato "comico" o nella ricostruzione di un certo mondo televisivo ma bensì nel gran numero di dubbi che pone ad ogni lettore attento, ad ogni comico (mi chiedo se leggeranno mai un volume come questo) e più in generale a chiunque voglia scrivere, girare un film, suonare, esprimersi in una società come la nostra.

Esiste o no un limite da non superare? E se sì qual è questo limite invalicabile? E questo limite vale per tutti e per tutte le discipline?

Non lo so, non ho certezze ma sono grato a W. G. Clotworthy per avermi ancora messo una volta di fronte a questi dubbi, con la consapevolezza ben salda nel cuore che persone come lui, seppur interessanti e colte, non saranno mai mie amiche.

Edizione esaminata e brevi note:

William G. Clotworthy , ha lavorato per 42 anni alla radio e in televisione. Ha lavorato con Groucho Marx, Bing Crosby, Ronald Reagan. Dal 1979 al 1990, alla NBC, è stato direttore degli Standard di programmazione del Saturday Night Live Show e del Late Night with David Letterman.

W. G. Clotworthy, "Censurato! Come ho messo il bavaglio ai comici più pericolosi d'America", Sagoma Editore, 2010. Prima edizione 2001. Titolo originale "Saturday Night Live: Equal Opportunity Offender. The Uncensored Censor." Traduzione di Marco Bertoli.

Sul web:

http://libri.sagoma.com/home/

http://www.nbc.com/saturday-night-live/

Andrea Consonni, dicembre 2010

ISBN/EAN: 
9788865060155

Commenti

[Censurato] Censurato! di

[Censurato] Censurato! di W.G. Clotworthy.

[Censurato] Il finale di

[Censurato] Il finale di questo tuo pezzo è splendido (-:

[censurato] passo al volo per

[censurato] passo al volo per caricare in prima, e per segnalarvi che il nostro archivio dedicato ai libri dei tipi di SAGOMA registra la sua seconda attestazione;)

http://www.lankelot.eu/sagoma

(a più tardi!)

[censurato] sottoscrivo

[censurato] sottoscrivo Brancolini, gran finale. E bel pezzo. Chiaro, sintetico, personale, completo. Bello.

[censura] non credo che i

[censura] non credo che i comici debbano essere censurati, se vanno troppo oltre semplicemente non piacciono. Per esempio Luttazzi quando esagera smodatamente mi limito a cambiare canale, tutto qui. E' lui che ci perde.

[Censura] Anche per me vale

[Censura] Anche per me vale Luca, vedo qualcosa che non mi piace e cambio canale. Il libro prende in questione proprio tutto il meccanismo e lì esce la complessità della situazione. Quello che mi chiedo magari, scrivendo anche io, è quando t'accorgi che stai superando il limite o che la provocazione diventa anche farsa. Per come la vedo io, almeno per me, Luttazzi in occasione di Rai per una notte, fece proprio il volgare, non era nemmeno più simpatico. Ecco, io mi chiedo: quali sono state le sue valutazioni prima di fare quello sketch? E lo dice uno che supera i limiti parecchie volte.

[Censurato] Per esempio

[Censurato] Per esempio qualche settimana fa, io ed eva (la mia ragazza) capitiamo per caso su un film in tv di Jim Carrey e assistiamo ad una scena dove cerca di affogare una bambina e ho vissuto la scena con molta angoscia, davvero tanta, perchè era inclusa in un film ipoteticamente comica ma la scena era davvero disgustosa e vigliacca a mio modo di vedere ed erano le 7 di sera o una roba così.

Forse sono più legato ad un altro cinema o qualcosa del genere, boh...

 

(Censurato!) Davvero una

(Censurato!) Davvero una bella pagina, And, e concordo in pieno con le tue riflessioni. D'accordo anche su Luttazzi, a volte talmente disgustoso da infastidire. Più in generale faccio miei i tuoi dubbi, e anche la considerazione finale. Di censori ne conosco parecchi, nella vita, alcuni sono anche miei amici (lo sono diventati, naturalmente, quindi non li ho conosciuti come censori, per restare al tuo ultimo pensiero), e lo sono in buonissima fede, dal mio punto di vista, ancorché mi trovino spesso in disaccordo. Buona fede o meno, più che la censura o la libertà d'espressione in sé, per quel che riguarda i media, mi pongo il problema del buon gusto (oltre a Luttazzi, è calzante il tuo esempio sulla bambina affogata per suscitare ilarità), quello che un vero artista o un qualsiasi divulgatore pubblico non dovrebbe mai perdere.

[luttazzi] vero, sa essere

[luttazzi] vero, sa essere eccessivamente volgare. Ma incredibile: non è questa la ragione per cui non ha più potuto lavorare a certi livelli, nella nostra volgarissima tv italiana. E' sempre bene ricordarsi che secondo l'editto del sultano brianzolo, Luttazzi valeva Biagi: Biagi e Santoro. Era equiparato ai giornalisti. Solo per questo io amerò per sempre l'ironia di Luttazzi, e idolatrerò la sua volgarità. Per la sua magnifica, originaria e indiscutibile essenza antiberlusconiana. Grazie Luttazzi. Mi hai rappresentato, quando parlavi di lui, sempre.

[Censurato] Sai Gianfranco,

[Censurato] Sai Gianfranco, io l'ho amato tanto Luttazzi e l'editto fu uno schifo, non c'è dubbio. Da lì in poi, a mio modo di vedere, è cominciato il suo declino. E non ho ancora capito bene tutta la vicenda delle battute rubate. Quello che mi chiedevo è se fa ancora ridere Luttazzi, se mi fa pensare, se mi scuote e per quanto mi riguarda no. Mi annoia tremendamente e posso dirti che piuttosto che subire un'altra volta la sua esibizione di Rai per una notte, preferirei salire su un palco e farmi prendere a pugni da Tyson.

[luttazzi, and] ahhahaha ti

[luttazzi, and] ahhahaha ti dirò che invece a me a Raiperunanotte è piaciuto molto, forse perché l'ho visto meno volgare di altre volte (per dirti, il suo ultimo programma su la7 era davvero un pugno allo stomaco che non mi ha fatto sorridere manco per un secondo). Però quando non caga fuori dal vaso mi piace e lo apprezzo anche per i meriti che ricorda Franchi e per quello che fa nel suo sito diffondendo regole basi per fare battute sarcastiche. (Però in vecchio spettacolo ha bevuto un finto mestruo, sarò vittima della mia formazione cattolica ma non mi fa ridere una cosa del genere.)

(Censurat): No, volevo

(Censurat): No, volevo spezzare una lancia in favore di Luttazzi! Genio! La volgarità, come da etimologia, serve a spezzare il buonsenso censurante e conformista della piccola o grande borghesia, è l'arma del volgo, il popolo. E non può essere che estrema in questa nostra scurrile, e al contempo perbenista società. E se posso aggiungere, mi sembra che di questi tempi non ci si possa permettere toni così concilianti verso la censura (che ne è delle migliaia di giornalisti e scrittori morti o fatti tacere per ragioni di stato o affaristiche?): penso che l'unico vero organo di censura possa essere uno solo: la ragione individuale; che non vuol dire arbtrio, perchè vivendo essa si rapporta alla ragione sociale.

[Censurato - Francesco 83]

[Censurato - Francesco 83] Cerco di rispondere un po'. Allora io per esempio trovo molto spesso Luttazzi un conformista, non mi dice niente, certe volte mi sembra molto peggio di tante persone che io ho incontrato nella mia vita. Lo apprezzo, l'ho amato, adesso sinceramente mi sembra finito e non è nemmeno un calciatore alla Altafini che lo inseriscono per fare un goal a fine partita. Poi mi smentirà in futuro e lo spero.

Ok, poi dal punto di vista creativo. Io non mi faccio nessuno scrupolo, con i due libri che ho scritto non mi sono posto nessun problema, nel primo c'erano disegni che qualcuno dei miei amici ha ritenuto offensivi e non mi ha più rivolto la parola da allora e ho avuto tanti altri casini. Stessa cosa per la mia seconda opera, un sacco di casini, piccole e grandi censure di persone che non hanno voluto tenere il mio libro, che non mi hanno fatto parlare o pregato di non dire alcune cose. So cosa vuol dire censura.

Quello che volevo dire, è il dubbio che da scrittore mi viene: posso spingermi sempre oltre. Quali sono i limiti? E' un discorso complesso.

Ti faccio un esempio, Léon (scusa se ti tiro in mezzo) se la prese parecchio per alcune mie affermazioni relative al mio libro. Sinceramente non me ne fregò nulla, anzi, fui anche felice, perchè avevo centrato l'obiettivo. Lo stesso libro con altre cose che io consideravo completamente risibili ferirono una persona che non mi sarei mai aspettato. La ferii proprio nell'intimo e solo a distanza di anni ho recuperato il rapporto.

La censura fa schifo Francesco.

L'ho vissuta sulla mia pelle, ti toglie opportunità di lavoro, di contatti, di tante cose.

Ma sai una cosa, io me ne sbatto.

[Censurato - Francesco] E

[Censurato - Francesco] E aggiungo scherzosamente, sai come per gente come me si sfida la censura? Scrivendo su Lankelot e sbattendosene di tutto e tutti e facendo quel cavolo che mi pare. Ci sarà un conto da pagare? Chi se ne frega.

(Censura-And): Beh, su

(Censura-And): Beh, su Luttazzi vale il proverbio de gustibus....Volevo solo spezzare una lancia a suo favore. Ho apprezzato la tua risposta riguardo alla censura, e sono daccordo, Lankelot è un grande antidoto. E in fondo ci incontriamo nel discorso, se tu mi dici che ne fai un problema personale, di limite personale e della possibilità di un travalicamento. Come dicevo la censura ha da essere un giudice "intimo", interno alla nostra razionalità. Perchè quando diventa censura sociale come dici tu fa schifo e a volte assume aspetti davvero tragici. Per deformazione del mio punto di vista dovuta al luogo in cui mi trovo, la Turchia, posso dirti che la censura quando applicata da uno stato o da una società è una tragedia e un crimine oltre che un fatto di buon costume.

[Censurato - Luca] Ecco,

[Censurato - Luca] Ecco, Luca, hai toccato un punto che stimola i miei dubbi, ovvero quella roba del mestruo mi aveva fatto sorridere proprio perchè del cattolicesimo non me ne frega niente, anzi, l'ho subito parecchio e ho sorriso di liberazione.


 

(Censurato!) Ah ah, no no,

(Censurato!) Ah ah, no no, tranquillo And, hai fatto bene a citare come ci siamo conosciuti, qui su Lankelot, rende bene l'idea. Peraltro, lo dico a beneficio di chi ci legge, ho subito acquistato il libro di And e l'ho apprezzato molto. E addirittura ho trovato moltissimi punti di contatto, pur noi venendo da formazioni molto diverse. Fuori dalla vicenda personale, e tornando al tema, mi trovo un'altra volta a condividere in toto il pensiero di And su Luttazzi (anzi, io ne penso anche peggio), che secondo me è un omologato conformista paraculo, ma da sempre. Ripeto, tutto si può dire e tutto si può fare, ma senza scadere nel cattivo gusto pesante.

[and, luttazzi] scusa and ma

[and, luttazzi] scusa and ma se non ti ha fatto schifo la scena del mestruo cosa ci hai visto di volgare nel pezzo di raiperunanotte? ha solo descritto una sodomia...

[Censurato!"] Eh, Luca, qui

[Censurato!"] Eh, Luca, qui si va proprio sulla roba assurda e chissà quante ire mi tirerò dietro da tutti, rivelando a tutti voi una mia debolezza: purtroppo quando ce la si prende con le religioni, io ecco, sorrido sempre. Non ci posso fare niente. Certe volte Luca, sembro uno delle risate preregistrate dei programmi Mediaset. Ragazzi, cosa mi costringete a dire. 

[religione and] Beh, oddio,

[religione and] Beh, oddio, non è che il gesto perverso di Luttazzi sia un attacco diretto alla religione... cioè, fa una cosa disgustosa e basta, tanto per sentire i grugniti del pubblico in sala che sta per vomitare... E' più un attacco al buon gusto che alla religione (il cui fine in questo caso mi sfugge davvero...)

[sulla religione] poi, And,

[sulla religione] poi, And, se ti raccontassi cosa ho fatto io in tempi passati...  Lasciamo perdere :)))

[Censurato] Ah ah ah ah ah ah

[Censurato] Ah ah ah ah ah ah Io risi perchè il mio cervello legò quella scena ad una mia compagna di classe in collegio che provocò una specie di infarto al rettore, sacerdote dai tempi pre lutero.