Clarke Brock

Case di scrittori del New England: la guida del piromane

Autore: 
Clarke Brock

Sembravano far ben sperare il titolo e le note di copertine del romanzo «Case di scrittori del New England: la guida del piromane» di Brock Clarke ed invece l'entusiasmo si ferma dopo poche pagine e ci si trascina stancamente e notevolmente irritati fino all'ultima pagina, chiedendosi perchè non si è avuto il coraggio di mollarlo prima.

Il romanzo narra la storia di Sam Pulsifer, ragazzo senza qualità e bravissimo a mentire, finito in carcere da giovanissimo per aver accidentalmente incendiato la casa di Emily Dickison causando la morte di due persone e di come una volta uscito dal carcere percorra la difficile strada del ritorno alla vita normale: cacciato dai genitori di casa, frequenta il college, ottiene un ottimo lavoro, si sposa con una donna bellissima da cui avrà due figli e cela a tutti il suo passato fino a quando alla porta di casa bussa il figlio delle due vittime, Thomas Coleman, che fa ripiombare l'incendiario per caso nei gorghi di un passato che non potrà mai essere cancellato. La sua vita va a pezzi, viene lasciato dalla moglie, torna a casa dai propri genitori scoprendoli alcolizzati e intanto intorno a lui le case degli scrittori cominciano ad essere misteriosamente date alla fiamme e il povero Sam si vede costretto a dare la caccia al nuovo incendiario, sulle tracce di coloro che anni prima gli avevano scritto decine e decine di lettere, conservate dal padre in una scatola, invitandolo a bruciare le case di altri scrittori famosi come Mark Twain, Edward Bellamy, Edith Wharton, Robert Frost e tanti altri, inseguito da un ispettore di polizia che lo ritiene fin da subito l'unico colpevole.

I propositi erano intriganti: descrivere la relazione fra letteratura e vita reale, fra scrittori e lettori, fra storia e presente, sul ruolo che la letteratura e chi la insegna conserva o ha perduto nella società attuale, addentrarsi nelle spire maligne della famiglia dove i segreti e le scuse, inseriti e trasformati in una storia, sembrano i soli comandamenti validi, indagare sul potere che una storia può avere sulla formazione di un essere umano come per esempio si nota durante il processo al giovane Sam:

«Abbiate un po' di pazienza, - esortò il giudice. - E' una questione interessante, non credete? Si può considerare bella una storia so solo se produce un effetto? E se l'effetto prodotto è negativo, ma voluto, si può dire che la storia ha svolto la sua funzione? E' dunque una bella storia? E se la storia produce un effetto diverso da quello voluto, si tratta allora di una storia brutta? Si può davvero affermare che una storia produce un qualche effetto? Bisogna aspettarselo? E si può biasimare una storia per un motivo qualsiasi? Una storia può davvero fare qualcosa?» (pag.86)

E ci sono pagine che colpiscono come quando l'autore si scaglia non troppo velatamente contro il sistema dei memoir letterari:

«Ad ogni modo, proseguii verso il reparto memoir. Dopo avervi curiosato per un po', capii perché era così vasto: chi l'avrebbe detto che c'erano tutte quelle verità da raccontare, tutti quei consigli da dare, lezioni da apprendere e insegnare? Chi l'avrebbe detto che così tante persone avevano così tante cose necessarie da raccontare di sé? Diedi una rapida occhiata ai memoir di abusi sessuali, di conquiste sessuali, impotenza sessuale, sesso alternativo. Guardai distrattamente i memoir di viaggio, i memoir di atleti professionisti redatti da scrittori fantasma, di rockstar edoniste tormentate dai rimorsi, memoir sui Dodici Passi, o sulla lettura (Una vita fra le pagine: un libro dopo l'altro). C'erano ben cinque memoir di uno stesso autore, una donna che aveva scritto un memoir sullo straziante rapporto con il padre, un famoso scrittore di narrativa; un memoir sullo straziante rapporto con la madre; un altro sullo straziante rapporto con i figli; un altro ancora sullo straziante rapporto con l'alcol, per concludere con il memoir su come era arrivata ad amarsi di più. Numerosi erano i memoir sulla difficoltà di scrivere memoir, e persino una serie di memoir su «come scrivere un memoir»: Manuale del memorialista: come scrivere un memoir e via discorrendo. Tutto ciò mi fece sentire meglio nei confronti di me stesso, e provai una profonda gratitudine verso quei libri per avermi insegnato - senza ch'io avessi avuto la pretesa di leggerli - che lì fuori c'era gente molto più disperata, egocentrica e annoiata di me.» (pag. 106 o 107)

o quando ritrae in maniera sarcastica un gruppo di genitori radunatisi a leggere Harry Potter per comprendere meglio i proprio figli ma purtroppo sono davvero pochissime le fiammate degne di essere ricordate.

Se nelle prime venti pagine il gioco sembra reggere, alla lunga ci si annoia a seguire il logorroico e iper-ironico protagonista che parla e parla e parla senza mai fermarsi e la storia è così ripetitiva e tirata per i capelli nella sua improbabilità (mi sarebbe piaciuto vedere all'opera con questi temi Chuck Palahniuk) che risulta difficile appassionarsi e una volta giunti al finale ci si chiede «Trecento pagine per questa cosa?.»

Non c'è altro da aggiungere ad un romanzo davvero modesto e a mio parere incredibilmente accolto positivamente dalla critica se non che a lettura ultimata sorge spontanea una domanda: se gli autori citati potessero leggere questo romanzo cosa farebbero alla casa dello scrittore se non allo scrittore stesso?

Edizione esaminata e brevi note:

Brock Clarke, scrittore statunitense. E' l'autore di "The Ordinary White Boy, "What We Won’t Do", and "Carrying the Torch". Insegna scrittura creativa all'Università di Cincinnati.

Brock Clarke, "Case di scrittori del New England: la guida del piromane", Einaudi, Torino, 2010. Titolo originale "An Arsonist's Guide to Writer's Homes in New England", prima edizione 2007. Traduzione di Daniela Fargione.

Sul Web: http://arsonistsguide.com/

Andrea Consonni, agosto 2010

ISBN/EAN: 
978-88-06-19519-9

Commenti

[Case di scrittori del New

[Case di scrittori del New England: la guida del piromane] Un libro da evitare. 

[clarke] passo per caricare

[clarke] passo per caricare in prima la tua stroncatura:)

[brock] buondì And.

[brock] buondì And. Scrivi: "Non c'è altro da aggiungere ad un romanzo davvero modesto e a mio parere incredibilmente accolto positivamente dalla critica se non che a lettura ultimata sorge spontanea una domanda: se gli autori citati potessero leggere questo romanzo cosa farebbero alla casa dello scrittore se non allo scrittore stesso?"

> Per curiosità, con chi se la prende, precisamente? A.Burroughs?

[Brock Clarke] Mi riferivo ai

[Brock Clarke] Mi riferivo ai poveri autori le cui case vengono incendiate e che vengono utilizzate come pretesto per questo libro. L'idea non era male e nemmeno era male come pretesto per riflettere sul rapporto scrittori/lettori e scrittori/storia ma visto il risultato, mi viene da pensare che sia stata un'operazione molto furba, che di divertimento ha poco. 

[brock] d'altra parte l'amico

[brock] d'altra parte l'amico insegna scrittura creativa a Cincinnati...:)).

[Brock] Beh, in infetti è la

[Brock] Beh, in infetti è la professione più squallida che io conosca.