Cioran Emil Michel

L'inconveniente di essere nati

Autore: 
Cioran Emil Michel

"Non mi perdono di essere nato. E' come se, insinuandomi in questo mondo, avessi profanato un mistero, tradito un qualche impegno solenne, commesso una colpa di inaudita gravità. Mi capita però di essere meno perentorio: nascere mi appare allora una calamità che sarei inconsolabile di non aver conosciuto."

Difficile parlare di Cioran senza iniziare con un aforisma d'omaggio inaugurale. Difficile parlare di Cioran filosofo, meglio parlare di Cioran pensatore. Francese d'adozione, transilvano d'origine, Emil Cioran supera le scomode barriere dell'agnosticismo, oltrepassa il tanto caro e confortevole nichilismo, per approdare al Pessimismo.

(Ecco un'introduzione da antologia scolastica. Lui non merita questo, penso. Proviamo qualcos'altro...)

"Se il disgusto del mondo bastasse a conferire la santità, non vedo come potrei evitare la canonizzazione." 

Cioran è stato definito come un "teorico del suicidio". Questo probabilmente perchè l'intera sua opera poggia - in un senso che è fisico in modo impressionante - su una condizione di erroneità e di fallimento, in cui ogni scelta, tentativo o bivio è un'amara illusione. La valenza della scelta, il valore su cui si basa questo tanto decantato libero arbitrio, per Cioran rappresenta una frode. Un puro - anzi, il più puro - imbroglio.

(Ok, ma devi parlare del libro...)

"L'essere è sospetto. Che dire allora della vita, che ne è la deviazione e l'avvilimento?"

Cioran stesso dichiara che L'inconveniente rappresenta una svolta, sicuramente il libro a lui più caro. Esattamente come Il funesto Demiurgo rappresentò un punto cruciale del pensiero dell'autore, affrontando un tema quantomai fondamentale sebbene oscuro, L'incoveniente affronta il mistero dell'esistenza da un punto di vista umano. Volendo comparare le due opere, potremmo affermare che Il funesto demiurgo risolve la teogonia - se con Cioran si può parlare di creazione -, mentre L'inconveniente mette a nanna ogni possibile tendenza umanistica o tendenza antropologica.

(...Non Il funesto Demiurgo! Devi parlare de L'inconveniente di essere nati!)

"Quando Mara, il Tentatore, cerca di soppiantare il Buddha, costui gli dice fra l'altro: - Con che diritto pretendi di regnare sugli uomini e sull'universo? Hai forse sofferto per la conoscenza? - . Ecco la domanda capitale, forse l'unica, che ci si dovrebbe fare quando ci si interroga su chiunque, in primo luogo su un pensatore. Non si distingue mai abbastanza fra coloro che hanno pagato per ogni minimo passo verso la conoscenza e coloro, incomparabilmente più numerosi, cui fu assegnato un sapere comodo, indifferente, un sapere senza travagli."

E senza travagli non dev'essere stato, il percorso di Cioran verso la Coscienza. Ma forse sarebbe meglio dire verso l'Illuminazione. Incontrastato genio degli aforismi, Cioran è cinico, amaro, nichilista a priori ma pessimista nero per convinzione. Ne L'inconveniente egli fa una summa di tutto il pensiero negativo a cavallo di Ottocento e Novecento - Kierkegaard, Nietzsche, due guerre mondiali, ma anche il degrado ambientale del pianeta, nazismo e comunismo - senza tuttavia regalare una sola parola di tregua al lettore.  Cioran racconta dell'uomo che vede fallire metafisica e razionalismo.                                                                     

"Quando ci si rifiuta di fare del lirismo, riempire una pagina diventa un supplizio: a che serve scrivere per dire esattamente quello che si ha da dire?"

Eppure lo scrittore è lucido, le sue parole sempre secche e taglienti, seppur intrise di un fascino magnetico. Chi dice che la Grazia non è una forma estetica che si addica a Cioran? A differenza dello stimato e italianissimo collega Guido Ceronetti, Cioran non mischia attualità, cronaca o sociologia. Sotto questo punto di vista la sua è una visione lucida come poche altre.

"Non corriamo verso la morte, fuggiamo la catastrofe della nascita, ci affanniamo, superstiti che cercano di dimenticarla. La paura della morte è solo la proiezione di una paura che risale al nostro primo istante. [...]"

L'analisi lesionista di Cioran raggiunge, se non l'essenza, l'origine della disgrazia esistenziale: la nascita. E' difficile immaginare l'Uomo di Cioran. Potrebbe essere l'antitesi di quello di Leonardo. L'essere umano di Cioran di braccia non ne ha. Non ha gambe, perchè non ha scelta né possibilità di variazione alcuna. E' statico nella sua disperata essenza, nel suo universo lo Yin e lo Yang non solo coincidono, ma peggio, non esistono. Non si può certo parlare di equilibrio cosmico, forse di pantano antropocentrico. Quest'uomo ,che vive di automatismo emotivo, ha bruciato ogni volontà di potenza, ogni spinta evolutiva. (Se mai concetti del genere sono stati applicabili all'instabile materia umana). E Cioran ha alimentato le fiamme dello sdegno.

E dopo la nascita? Una tregua? Una guerra? La mancanza di queste? La solitudine o il sovraffollamento?

"Il Progresso è l'ingiustizia che ogni generazione commette nei confronti di quella che l'ha preceduta."

Più che un teorico del suicidio, ne L'inconveniente di essere nati, Cioran si mostra come un testimone dell'assurdità, un perito dell'inutile, maglio perforante che lacera un sipario eterogeneo  e incomprensibile che assomiglia incredibilmente alla Vita. Il percorso dell'autore, ne L'inconveniente come in tutta la sua produzione letteraria, non è omogeneo. L'aforisma offre a Cioran momenti di lucidità estrema e momentanee divagazioni storico-religiose. E' come entrare in una zona morta, che in realtà vive e pulsa come una prateria solcata dai venti, una tempesta che non da tregua, l'occhio del ciclone. Ma da questo marasma emergono i temi cari a Cioran: le tendenze buddhiste più estreme; l'odio per la psicanalisi, considerata una tortura viscida e subdola; la presa di coscienza nei confronti della religione e la condizione di assoluta solitudine dell'essere umano sulla terra.

Difficile parlare dunque - recensione a struttura circolare - del Cioran filosofo. Meglio per tutti considerarlo come scrittore. Arduo comprendere se il suo interesse per il buddhismo rappresenti per lui - e per noi! - uno spiraglio di luce o semplicemente un pigro gioco. D'altro canto, Cioran non andò mai oltre il puro e semplice interesse. Ancora più difficile è stabilire il suo rapporto con la materia trattata: quelli che lo accusano di marciarci su sono probabilmente coloro che hanno compreso meglio il suo pensiero. A tutti gli altri, cinici o scettici che siano, non si può che augurare di godere al massimo di queste perle nere.

 

Brevi note biografiche

 

Emil Michel Cioran (1911-1995) nasce in Romania e studia Filosofia all'università di Bucarest. Studia Schopenhauer, Kant e Nietzsche. Influenzato dagli studi tedeschi, nel 1933 si trasferisce a Berlino. Pubblica i primi libri in lingua rumena ma dal 1937 si trasferisce a Parigi e dal 1945 scriverà solo in francese, lingua definita cavalleresca dallo stesso. Dotato di un'ironia fuori dal comune - e soprattutto apparentemente ignota ai vari filosofi e pensatori del periodo - e di una penna affilata e dissacratoria, è stato uno dei maggiori pensatori pessimisti.

EDIZIONE ESAMINATA

E.M. Cioran - L'inconveniente di essere nati

Edizioni - Biblioteca Adelphi - 1991

De l'inconvenìent d'etre né - 1973

Traduzione di Luigia Zilli

ISBN/EAN: 
9788845908705

Commenti

Con Congiungimenti di Musil l'avete invocato. ;-)

ed è apparso! Spetta che comincio a leggere.

"Cioran è stato definito come un "teorico del suicidio". Questo probabilmente perchè l?intera sua opera poggia - in un senso che è fisico in modo impressionante - su una condizione di erroneità e di fallimento, in cui ogni scelta, tentativo o bivio è un?amara illusione. La valenza della scelta, il valore su cui si basa questo tanto decantato libero arbitrio, per Cioran rappresenta una frode. Un puro - anzi, il più puro - imbroglio".

> estremamente chiaro, a dispetto del canto a due voci che mi ruba lo sguardo, con tutte quelle parentesi opportune e personalissime;)

"A differenza dello stimato e italianissimo collega Guido Ceronetti, Cioran non mischia attualità, cronaca o sociologia. "

> ma Ceronetti è in arrivo, corretto? Corretto:). Dai che aspettiamo.

"Meglio per tutti considerarlo come scrittore" > sottoscrivo e ripenso alle prime volte che dovevo archiviare i suoi libri nella mia biblioteca. Sicuramente francese per via della lingua, eppure: tra i romanzieri o tra i filosofi? Dopo varia meditazione, l'ho lasciato a decantare tra i narratori, pensando: ci marcia, ma che marcia (bello marcire così)

4. Sto ultimando un discorsetto sui Pensieri del Tè del Ceronetti. Speriamo bene.

5. All'inizio pensavo di aver trovato in lui l'antieroe per eccellenza. Ora lo trovo lucido - il che non è poco - nonché un gran mattacchione.

Marciasse più gente così...

Mi sarebbe piaciuto scriverne prima ma la sua lettura a volte mi stronca.

(nessuna lettura intelligente stronca: si diletta a levare respiro. Poi il respiro torna, e non conosce affanno)

?E senza travagli non dev?essere stato, il percorso di Cioran verso la Coscienza. Ma forse sarebbe meglio dire verso l?Illuminazione. Incontrastato genio degli aforismi, Cioran è cinico, amaro, nichilista a priori ma pessimista nero per convinzione?.
Com?è vero! Quale accurata descrizione del suo pensiero, Paolo!

?Eppure lo scrittore è lucido, le sue parole sempre secche e taglienti, seppur intrise di un fascino magnetico. Chi dice che la Grazia non è una forma estetica che si addica a Cioran??
?L?analisi lesionista di Cioran raggiunge, se non l?essenza, l?origine della disgrazia esistenziale: la nascita. E? difficile immaginare l?Uomo di Cioran. Potrebbe essere l?antitesi di quello di Leonardo. L?essere umano di Cioran di braccia non ne ha. Non ha gambe, perchè non ha scelta né possibilità di variazione alcuna. E? statico nella sua disperata essenza??
Splendido.

Forse sono in errore, ma secondo me la Grazia per Cioran è la parola: all'esule condannato a un destino di solitudine e inattualità, approdato a un nichilismo sgomento ma orgoglioso e cosciente dietro il crollo degli idoli, resta pur sempre lo stile, la verità della parola.

Mi hai regalato, Paolo, un ritratto compiuto dello scrittore Cioran proponendo con viva passione "L'inconveniente di essere nato", una serie di riflessioni amare temperate dal sorriso e dall'ironia del saggio.
Grazie

Raffaella

Grazie Raffaella. Davvero. Per me Cioran è stato ed è tuttora un autore fondamentale. Quindi ero un po' riluttante a scriverne per paura di non rendergli giustizia. Proprio perchè - come hai acutamente osservato - le sue parole sono pregne di grazia ed è difficile anche solo sfiorarle, figuriamoci farne un ritratto.

8. Come è bello riconoscerne i sintomi su un vero lettore. L'effetto è proprio quello. :)

aggiornato l'archivio!