Cioran Emil Michel

Confessioni e anatemi

Autore: 
Cioran Emil Michel

Nessuno come E.M.Cioran, scrittore e pensatore dal fascino contagioso, ha pugnalato con la scrittura l’essenza tragica dell’esistenza. Nessuno come lui, nel secolo scorso, si è servito del frammento per riassumere in un unico grande aforisma tutto il divenire che nelle cose mostra la sua spregiudicata metafisica. Chi è stato in compagnia di Cioran racconta che era impossibile uscire delusi da un incontro con lui. Mario Andrea Rigoni, che lo ha conosciuto bene, parla di  Cioran come un eletto della malinconia, un amante della cenere che spiazzava chiunque con le sue originali versioni devastate. La singolarità di Cioran è fuori discussione. Ancora una volta ha ragione Rigoni quando scrive: "Vi sono  tanti scrittori  che possiamo ammirare e anche amare, ma pochi capaci di scendere nella carne e nell’anima,così da diventare complici delle nostre perplessità, dei nostri terrori o dei nostri segreti".

Così è stato in tutti i libri dello scrittore romeno che abbiamo letto. All’appello ne mancava uno, l’ultimo pubblicato in vita. Esce finalmente Confessioni e anatemi (Adelphi, pagine 133, 14 euro). Uscita da Gallimard nel 1987, questa raccolta di vibranti aforismi può considerarsi il degno sigillo di un’opera unica. Scrittore estremo e pensatore radicale, mai disposto  a cercare soluzioni di continuità con la propria esistenza, Cioran non smette mai di credere nella verità. Di disincanto in disincanto discende agli inferi,convinto che la salvezza giunga dalla frequentazione interiore degli abissi. Basta leggere i titoli delle sei sezioni del libro (Al margine dell’esistenza, Fratture, Magia del Disinganno,  Di fronte agli Istanti, Esasperazioni, Nefasta chiaroveggenza) per capire che il gioco si fa pericoloso.

Cioran invita il lettore a maneggiare con cura il suo pensiero dinamitardo. Siamo di fronte alla genialità di uno scettico  che si interroga costantemente. Ma abbiamo davanti anche uno scrittore  che è convinto che le grandi verità si dicono sulla soglia: "Se l’Ora del Disinganno sonasse per tutti nello stesso momento,si assisterebbe a una versione totalmente nuova sia del paradiso sia dell’inferno".

Cioran  quando scrive è consapevole di intingere  la penna nel veleno della modernità contro la quale si scaglia con le sue invettive. Quella modernità che egli definisce un disastro troppo recente che ha l’inconveniente  d’impedirci di cogliere i lati buoni  dell’esistenza. Irriverente e cinico  assiste  al declino dell’uomo  e di aforisma in aforisma costruisce  il suo pensiero sempre disseminato di dubbi e di quesiti  che hanno nell’amarezza la ragione sconfortante  del loro esistere. Nel suo ragionamento, che tende sempre allo squartamento della vita, ama sempre coltivare il gusto dissacrante del paradosso. Quando scrive: "Il fatto che la vita non abbia alcun senso è una ragione di vivere - la sola del resto", Cioran è davvero un grande speculatore che sa insinuarsi nelle pieghe più intime di quell’assurdo significante che spiazzerebbe persino il pensatore  razionale più acuto.

Sono parole come queste che fanno di lui uno scrittore che si pone al di fuori  delle regole del conformismo e delle convenzioni  del pensiero. Cioran è sempre lucido di fonte alla decomposizione  delle idee. La sua intuizione aforistica ha uno scopo ben preciso: "La mia missione  è di vedere le cose quali  sono. Tutto il contrario di una missione…". In tutto quello che ha scritto Cioran ha sempre fatto questo. È  vissuto nel suo tempo annotando nei suoi taccuini di perdigiorno lo scandalo del tragicomico  di un uomo insieme torturato e scettico, modesto ed esplosivo, totalmente disilluso, inesorabile e  cinico, sempre convinto che l’apparenza fosse la notte dell’anima. Di fronte alla decadenza irreversibile la sua coscienza lo obbliga a non capitolare. Affascinato da tutto ciò che è estremo, Cioran interpreta la vita e il pensiero  non trascurando mai  l’ironia che si nasconde  dietro l’enormità del vuoto che ammette soltanto all’eccesso del male. I pensieri di Cioran sono chiodi appuntiti che si conficcano in ogni avvenimento che si presenta come segno attivo alla sua speculazione filosofica. Al centro delle sue riflessioni c’è sempre l’uomo: la truffa  effimera dell’esistere ("L’uomo sta per scomparire, fino a oggi era mio fermo convincimento. Frattanto ho cambiato parere: deve scomparire").
Egli scrive senza mai nascondersi dietro i giochi ipocriti del linguaggio.

Sentite  cosa scrive per presentare ai suoi lettori  Confessioni e anatemi, quello che sarebbe stato il suo ultimo libro pubblicato in vita: "In tutti i libri dove il Frammento è sovrano, verità e ubbie  si susseguono  da un capo all’altro. Ma come distinguerle, come saper che cosa convincimento e che cosa è capriccio? Un’affermazione, frutto del momento, ne precede  o ne segue  un’altra che, compagna di tutta una vita, si eleva alla dignità di un’ossessione. Spetta dunque al lettore discernere, perché non di rado l’autore esita a pronunciarsi. In Confessioni e anatemi, sequela di perplessità, si troveranno  interrogativi ma  nessuna risposta. Del resto, quale risposta?Se ce ne fosse una la si conoscerebbe, con buona pace  del devoto dello stupore".

Cioran, nel vedere gli uomini e le cose alla luce della cenere, si conferma l’unico pensatore del nostro tempo che, respingendo ogni formula o categoria e anzi ogni sorta di professionismo intellettuale,  ha espresso nei suoi scritti la condizione stessa dell’uomo interamente disingannato, ondeggiante fra la tragedia, la saggezza e la farsa. "L’originalità del nostro tempo" - scrive - "è di aver svuotato l’avvenimento di ogni contenuto utopico, quanto dire dell’orrore di sperare". Metafisico e psicologo implacabile, prosatore superbo, Cioran si è consacrato a un’orchestrazione definitiva  delle "verità tanto inconfutabili quanto impraticabili:banalità,evidenze distruttici d’equilibrio, luoghi comuni che rendono pazzi".
Anche in questi aforismi taglienti, spregiudicati e irriverenti si trova un Cioran che, scrutando nell’abisso della propria interiorità, nelle passioni e affanni quotidiani, oltre che nella pieghe della Storia, ci parla di noi stessi.

Non possiamo chiedere nient’altro a uno scrittore immenso come Cioran, che ha sempre pensato ai suoi libri come ferite che devono cambiare in qualche modo il lettore e la sua vita. Libri nati dai suoi malesseri, dalle sue sofferenze, scaturiti dall’inconveniente di essere nati. Scritti  soprattutto con l’intento di fustigare e di svegliare. La singolarità e l’immediatezza della sua esperienza  lo rendono uno scrittore insostituibile con il quale saremo costretti, per molto tempo ancora, a  fare i conti.

BREVI NOTE

Emil Michel Cioran (Rasinari (Sibiu), Transilvania, Romania 1911 – Parigi, Francia 1995), filosofo e saggista rumeno. Esordì pubblicando “Al culmine della disperazione” nel 1934.

E.M. Cioran "Confessioni e Anatemi", Adelphi, Milano 2008. Traduzione di M. Bortolotto.

CIORAN in LANKELOT:

Nicola Vacca, per Lankelot, Giugno 2008

prima apparizione: Secolo d'Italia

 

ISBN/EAN: 
9788845922121

Commenti

Amices,
do il benvenuto al poeta e critico letterario Nicola Vacca: il suo primo articolo - già apparso sul "Secolo d'Italia" - è dedicato a "Confessioni e anatemi" di Cioran.

Buona lettura,
e ave Nicola!

Nicola, ecco qui la tua pagina nello staff: potrai aggiornarla quando vorrai.

www.lankelot.eu/index.php/staff/762/Nicola+Vacca

Vi segnalo, già che ci siamo, il sito ufficiale di Nicola Vacca:
http://nicolavacca.splinder.com/

omaggi!

Nicola, scrivi:

"Metafisico e psicologo implacabile, prosatore superbo, Cioran si è consacrato a un?orchestrazione definitiva delle "verità tanto inconfutabili quanto impraticabili:banalità,evidenze distruttici d?equilibrio, luoghi comuni che rendono pazzi".
Anche in questi aforismi taglienti, spregiudicati e irriverenti si trova un Cioran che, scrutando nell?abisso della propria interiorità, nelle passioni e affanni quotidiani, oltre che nella pieghe della Storia, ci parla di noi stessi".

> Potente e necessario. Grazie per questa prima condivisione, Nicola. Siamo felici e onorati dell'opportunità di confrontarci con te. Sono convinto che ne deriverà una dialettica fertile e solare.

Vale,
gf

Davvero una bella pagina, Nicola. Complimenti, e benvenuto su Lankelot!

A proposito di Cioran, sto leggendo proprio in questi giorni un testo sulla vita di Mircea Eliade. Ho scoperto, e non ne avevo idea, che il giovane Cioran e la gioventù intellettuale del tempo (parliamo della fine degli anni venti) considerava Eliade suo maestro e modello culturale. In particolare Cioran, nel suo fervore adolescenziale, subì irrimediabilmente il fascino della figura dello storico delle religioni e letterato rumeno.

Aspettiamo di leggerti su Eliade, con vero entusiasmo, amice Leon;).

Mi hai fatto venire voglia di leggerlo! Cioran in agenda, promesso.