QUELLA SOTTILISSIMA CORDA D’ARGENTO
Isabella Cinti Di Paolo, classe 1940, è un’ex insegnante che vive attualmente in una casa ubicata nello scenario incantevole e rasserenante del parco naturale del Conero. Ammorbata da una grave malattia ha trovato qui conforto e sostegno tra la natura generosa e benefica. Vanta al suo attivo alcuni libri di poesia ispirati a tematiche religiose e naturalistiche. Nel 2003, dopo aver scoperto casualmente che anche il figlio architetto coltivava in segreto la sua stessa passione, decide di dare vita ad un’iniziativa molto originale. Si tratta di due libri in cui da un verso si accede ad una sua raccolta di poesie, e da quello opposto nella silloge del figlio Tommaso. Le copertine riportano la stessa immagine, ma ognuna reca il nome del singolo autore e nel “Canto a due voci” anche una colorazione differente. La scelta risulta funzionale alla decisione di non consentire confronti a priori, e costituisce un felice espediente che consente di realizzare un’opera in comune nella salvaguardia delle rispettive identità. Due codici distanti nella liturgia della parola, eppure affini nel modo di rapportarsi alla vita nella ricerca di un significato autentico, che hanno il proprio nucleo generatore nella condivisione di valori comuni inalienabili e profondamente radicati.
Mentre Isabella trasfonde la sua spiritualità nella tessitura armonica del verso, liberando una poetica tutta pervasa dal dilagante senso dell’infinito, Tommaso sente crescere la volontà di imprigionare colori, profumi, impressioni e li trasfigura in inchiostro vergato sulla carta. Recepisce immagini e sensazioni come un pegno di sublimazione, una suggestiva frazione di eternità che impone alla memoria di restituirla. Le parole di Isabella divengono musica celestiale come quella che la contemplazione del mistero della vita le regala ogni giorno, riuscendo a modellare il linguaggio all’unisono con il sentore dell’infinito e dell’eterno che ne pervadono l’animo. Ascolta:quell’amore,/fonte di vita/per tutte le creature,/dolcemente ti canta/in fondo al cuore/ed è voce di madre,/voce d’amico,/voce d’amante,/è voce d’infinito. (pag. 53 "Canto a due voci") La soavità e l’armonia del suo rimare sostituiscono la mancanza metrica lasciando liberamente trasmigrare il suo percorso poetico ed esistenziale in una cornice godibile di purezza lirica personalissima. Scende la sera/dagli occhi di lavanda/e sulla terra/sparge sacro il silenzio./Tiepido il vento/accarezza le siepi,/dolcemente scompiglia/alle querce la chioma/e dei nidi dormienti/lieve rapisce i sogni. pag. 22 "Finito ed infinito"). Consapevole che i versi producono sull’anima gli stessi effetti che i farmaci hanno sul corpo, non indugia in vacui commerci con l’oscurità, né in speculazioni metafisiche e spirituali, ma si lascia trascinare docilmente in una dimensione rarefatta da un trepido desiderio di luce.Padre,/donami un cuore puro/che brami il cielo(…) Padre, fa che il mio cuore/perdutamente/s’innamori di te. (pag. 59 "Canto a due voci").
I versi di Tommaso, al contrario, denunciano la fragilità di un poeta ancora schiavo delle pulsazioni istintive. E’ una forza vitale, elementare ed inalienabile a dare consistenza al suo linguaggio poetico, ma non per questo egli riesce a mettere il dito là dove il cuore batte, dove respira, dove gioisce ed inevitabilmente duole, riuscendo a portare in luce, tra le pieghe di una scrittura di bruciante densità, una strana ed imprevedibile tenerezza. I suoi brevi frammenti poetici catturano per il tono vibrante della sua sensibilità, talvolta striata da un’ombra di amarezza, da un fuggevole alito di disincanto. Il troppo sole non riscalda, brucia./Il troppo vento non rinfresca, sradica./La troppa pioggia non disseta, sommerge./Il troppo amore non appaga, uccide. (pag. 23 Finito ed infinito) Nel giardino/le lacrime del cielo/ed i baci del sole/s’incontrano da sempre/portando nuova vita. (pag. 41 Canto a due voci)
I versi di entrambi non cercano l’affetto poiché sono nati e cresciuti con esso; ma recano al contrario l’inappagata ricerca di un desiderio comune di trascendere il mondo, esprimendo un nucleo di valori affini. Per questo motivo le loro liriche realizzano un’opera che guarda contemporaneamente a due mondi che finiscono per specchiarsi inevitabilmente l’uno sull’altro. C’è un tepore familiare in questi libri, una sottilissima corda d’argento che lega il destino di entrambi, un meraviglioso rapporto d’amore che l’arte magica della parola rafforza e tiene in vita, costituendo per tutti noi un forte antidoto alla sopravvivenza.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Isabella Cinti Di Paolo, Tommaso Di Paolo
"Canto a due voci", Oriente Occidente Ed. 2003
"Finito ed infinito", Libroitaliano Ed. 2006
BIBLIOGRAFIA :
Isabella Cinti Di Paolo “L’isoppo” 1985, “ La Quercia di More” 1990, “Il Monte dei Corbezzoli” 1995, “ La Vergine del Sorriso” 1997, “Una storia d’amore e di silenzio” 2000.
Gian Paolo Grattarola
Commenti
Amices,
segnalo nuovo articolo di GPG.
Buona lettura!
avevo finito il libro pochi giorni dopo essere venuta a falconara.
Bella la doppia copertina del libro...verso l'infinito le liriche della madre e verso la ricerca del colore tradotto in lirica quelle del figlio.
Nelle loro evidenti differenze costituiscono un eccezionale rapporto nel rispetto della diversità del sentire e nell'amore che li ha spinti ad una " corale"
Curiosità editoriale.
Mentre la seconda casa editrice nominata è tristemente famosa in tutto il Paese per la sua antipolitica editoriale, completa di truffaldine inserzioni pubblicitarie sui quotidiani, la prima - Oriente Occidente - mi manca del tutto. Mi daresti qualche coordinata?
3. Purtroppo il Dr.Panfilo del Dottore marito di Isabella e papà di Tommaso, persona molto nota ad Ancona non solo per meriti professionali essendo stato primario del nosocomio regionale, ma anche per le innumerevoli iniziatve intraprese in campo umanitario, ha dovuto prodigarsi moltissimo prima di trovare una casa editrice che fosse disposta ad accogliere il suo progetto.
La prima casa editrice d'ispirazione cattolica si trova ad Assisi. L'autore dispone ancora di 60 copie poiché non è possibile acquistare il libro in nessuna libreria. Si è rivolto alla casa editrice presso cui dirigo la collana di narrativa chiedendomi lumi per ulteriori pubblicazioni ed un giudizio sui due testi. Io li ho trovati interessanti e li ho recensiti su di una rivista locale "Il Falco Letterario" e ho inviato anche il testo anche a Voi. Della seconda casa editrice hai già detto tutto tu. Questo la dice lunga sulle peregrinazioni a cui devono sottoportsi gli autori di poesia.
Gian Paolo Grattarola