Cimara Diego

Genocidio turco degli armeni

Autore: 
Cimara Diego

Questo è l’inizio della Premessa: " gli Armeni si presentano come una popolazione non assimilabile e perciò nel 1915 si procede con l’eliminazione dei maschi attraverso un obbligo di leva che va dai sedici ai sessantacinque anni. … Subito dopo tocca ai notabili, ai vescovi e ai preti Armeni. Le abitazioni, le scuole, le chiese, i conventi, i collegi, gli alberghi Armeni vengono distrutti o requisiti. La popolazione rimasta, donne, vecchi, bambini e malati viene deportata verso destinazione ignota con l’intenzione di eliminarla. Lungo la strada si cerca di fiaccare la determinazione delle donne, attraverso lo stupro delle ragazze e delle giovani spose. I bambini, dopo essere stati immediatamente circoncisi e infibulati, vengono usati come schiavi o concubini delle famiglie che li adottano, li acquistano o li rapiscono. … Le cifre parlano di due milioni di deportati: un milione e mezzo di vittime, cinquecentomila sopravvissuti.

Il negazionismo di questo barbaro massacro, questo primo grande genocidio, con cui si è aperto il nostro secolo, e il suo rapido oblio hanno ribadito quella legge che regola la storia dove 'ogni amnesia è in un certo senso un’amnistia'."

Inizia così il saggio.
E già qui ho chiuso il libro. Cos’altro c’è da dire? Mi sono chiesta. A parte il fatto che gli esseri umani fanno schifo (e ho usato un termine soft).
Questo saggio nasce dall’intento di Cimara, giornalista, di dare una voce alle 18.563 pagine scritte dal nonno, Zarian Costant ritrovate in una cassapanca vecchia. Cimara studia e approfondisce il materiale che include oltre agli scritti anche dischetti dove Costant salvava le informazioni che avrebbe poi usato per le lezioni universitarie e i suoi numerosi scritti (saggi, poesie, analisi teologiche, sociopsicologiche, drammaturgiche e geopolitiche). La teoria che porta avanti Zarian Costant è evidente: gli Armeni sono stati sterminati per soddisfare l’esigenza degli uomini al potere dell’impero ottomano che vedevano nella questione armena una fastidiosa spina nel fianco. Una razza che non doveva crescere né mischiarsi alle altre.
Di fatto tutto il saggio è incentrato sulla figura di Zarian Costant, attraverso il racconto della sua vita Cimara mostra le fasi di preparazione, esecuzione e insabbiamento del genocidio armeno senza però risultare ossessivo o ridondante. D’altra parte gli occhi che vedono e le labbra da cui escono dialoghi e descrizioni sono quelli del nonno.
Ne emerge prepotentemente la figura di un uomo, poeta e drammaturgo, isolato per il suo impegno verso la questione armena ma anche per natura. Per esigenza, si potrebbe dire. Costant viaggia di continuo, è per lui motivo di stimolo e approfondimento. E’ un uomo controverso insomma, Cimara lo tratteggia con un portamento dignitoso anche se eccessivamente eretto che lo fa assomigliare a un despota dittatoriale (ricordo degli obblighi collegiali). Veste bene, fuma tabacco inglese nella pipa e nei gusti alimentari è abbastanza abitudinario. Eppure è un tipo curioso, inesauribile, che si fa domande di ogni tipo e non si risparmia. Cerca, scava, raccoglie informazioni e le divulga. Ma sa anche essere pigro, maleducato e brutale. Dicevo, un uomo controverso quanto geniale. Ma Costant non è soltanto un documentarista, uno che osserva e registra informazioni. E’ anche un narratore apprezzato, le sue produzioni sono numerose come le sue idee sulla struttura di un testo narrativo. Oggi li chiameremmo i trucchi per fare un bestseller (e già immagino Zarian Costant menare le mani). Comunque. In sintesi (senza volervi togliere il piacere di queste pagine squisitamente delicate e intriganti) la Bibbia di Costant per favorire il piacere della lettura comprendeva: nessuna descrizione degli ambienti (la noia è una pessima compagna), banditi i prologhi (inutili) e le descrizioni dettagliate dei personaggi, pochi punti esclamativi e, dopo altre regole, quella che ho trovato davvero sublime ovvero ‘eliminare le parti che il lettore salterebbe’.
Per tornare sul seminato, in mezzo alle narrazioni a tratti ironiche e quasi buffe di quest’uomo decisamente fuori dal comune, Cimara prosegue nel ripercorrere le tappe della vita del nonno e con esse le evoluzioni storiche.
Già nel 1906, infatti, Costant scriverà. “ Noi Armeni, da sempre guardati con sospetto dal popolo mussulmano, anche per la nostra religione cristiana, di cui siamo fortemente fieri e convinti, siamo diventati una popolazione assai scomoda per il governo centrale, trovandoci tra l’altro ad essere una sorta di ‘cuscinetto’ tra l’impero ottomano ed il grande impero zarista ed avendo ripetutamente avanzato richieste di autonomia da Costantinopoli.”. Dalla lettura di questi anni emerge una fase di preparazione al genocidio disarmante. E tutto sotto gli occhi di un’Europa indifferente che lascia il potere nella mani dei Giovani Turchi, movimento rivoluzionario estremamente nazionalistico (e per questo ostile agli ‘stranieri impuri’ Armeni).
Il saggio in effetti è l’intreccio, la fusione di riassunti degli avvenimenti storici dove la voce di Cimara mi sembra più forte e decisa che introducono i resoconti del nonno sulle realtà vissute fino ad arrivare alle parti puramente narrative dove Costant diventa il protagonista di una storia, sì vera, ma tratteggiata con tutti gli elementi di un romanzo delicato che cerca di cogliere ogni sfumatura e contraddizione. Il mix può risultare contraddittorio all’inizio o forse è sembrato a me perché precedenti saggi che ho letto erano impostati con un unico linguaggio e un rigore quasi scientifico. Questo libro no e devo dire che è il suo punto di forza. Non credo che una tematica così grave e controversa possa essere affrontata per ben 252 pagine con rigidità. Ci sono così tante anime che urlano in mezzo alla voce di Costant che chiuderle dentro a rigorosi schemi è impensabile. Oltre al fatto che l’intento di Cimara è quello di recuperare l’immenso lavoro del nonno e riportarlo alla luce in modo che tutti, oggi, possano riconoscere il valore e l’importanza di una vita dedicata a scrivere soprattutto di tragedie vere. Dure. Assurde. Legalizzate nel silenzio. Sangue. Scomparse. Violenze. Terrore. Tutto concentrato in un’unica vita vissuta di certo intensamente con l’intento di non mollare la presa, anzi, di registrare ogni particolare.
La narrazione è piena di aneddoti, personaggi che si alternano e raccontano tante piccole e miserabili anime che si lasciano vivere mano a mano chi incontrano Costant e con lui instaurano dialoghi o rapporti duraturi tra un viaggio e l’altro.
Di certo è un libro crudo. Diretto. Lucido nel suo tentare di riunire tanti fili. Tante voci che sono poi la stessa, quella di Costant che ha raccolto davvero ogni conchiglia.
Non è una lettura facile, tutt’altro. Io ho faticato. Certe pagine se lette davvero col cuore, ascoltando il suono delle parole e addentrandosi nei meandri dei significati sono strazianti. Decapitazioni. Violenze carnali. Sadismi. La politica del terrore. Torture di ogni tipo. Sfruttamenti. Morti per fame tra il piscio e la merda. Cataste di corpi sparsi. Pestilenze. Gente che pur di sopravvivere mangia cani e topi. E mi fermo. Non sono una con lo stomaco ‘forte’, mi sembra evidente. Nonostante i bombardamenti dei tg giornalieri ancora mi viene la pelle d’oca quando appaiono certe immagini. Per cui.
Per cui questo saggio è stata una delle sfide più dure per me. Davvero.
Eppure non si può non sapere.
Non ascoltare la voce di Costant e di Cimara. Sono due isolate e misere voci, potrebbe ribattere qualcuno. Vero. Verissimo. Eppure trovo che due sia sempre meglio di niente. Specialmente quando trattano di una tragedia di queste portate che a tutt’oggi trova ancora esponenti pronti a negare (si sgolano per negare) che sia mai successo. O se proprio che non era un genocidio, solo qualche morto come in tutte le guerre civili. I commenti mi sembrano superflui. Poi.
Poi come in tutti gli avvenimenti storici recenti le versioni possono essere varie, i critici si spaccano e la realtà cambia i suoi contorni a seconda dell’angolazione e dell’opinione socio-politica-economica del soggetto che la divulga.
In quest’ottica non si può sostenere oggettivamente che tutti gli avvenimenti e le opinioni espresse in questo saggio corrispondano a realtà. Si può, però, a mio avviso registrarli, questi avvenimenti e opinioni, e farne tesoro. Confrontarli con le altre posizioni. Metterli in un angolino della testa a maturare.
Concludo con uno stralcio dell’ultima pagina che mi ha lasciato addosso qualcosa, ho pianto. Si tratta della testimonianza di Karapert Mkrtchian, nato a Tigranakert nel 1910.
E’ giusto sapere ma fa davvero male.

"Sulla via per Deir-ez-Zor ci hanno staccato, noi bambini, e portati in una valle e messi in fila. Ci hanno fatto sedere su un prato. Non sapevamo cosa sarebbe successo dopo. Uscendo dalle file, mia madre venne parecchie volte da noi, ci baciò e tornò indietro. …. Quando mia madre venne per l’ultimo volta, ci baciò come una pazza, era vestita solo della sottoveste … Noi bambini non sapevamo nulla di ciò che accadeva. Strappavano loro i vestiti una dopo l’altra … e tagliavano la testa con un’ascia e gettavano i corpi nella valle. Mia madre venne per l’ultima volta, ci baciò e tornò indietro. Aveva dato una moneta d’oro alla sentinella ogni volta che veniva da noi, i suoi tre bambini per baciarci."

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Diego Cimara (Roma 1944) ha studiato psicosociologia e giurisprudenza per poi diventare giornalista prima alla Rai e poi al Tg1. Dove prima come esponente della redazione cronaca ha raccontato dagli uccelli di Valle Giulia all'uccisione politica di Pasolini, dallo stragismo degli anni ''70 agli anni di piombo fino alla congiura di Catilina-Moro nelle idi di quel Marzo che cambiò l'Italia ed anche la sua connotazione che si era eccessivamente esposta con indagini su Pecorelli, P2, massoneria, mafia e terrorismo. Così dal 1981, dopo la guerra del Corno d'Africa dove si prese una grave malattia, è passato alla redazione cultura.
Cimara ha già pubblicato, fra l'altro, 'Denise', una storia d'amore; 'Fatti non Parole'.

Cimara Diego, 'Genocidio Turco degli armeni', Editing Edizioni (novembre 2006).

APPROFONDIMENTI:

Genocidio armeno
su wikipedia
Su Carmilla: il genocidio degli armeni e il riduzionismo ingenuo di Guenter Levy
Alcune fotografie (ma ce ne sono davvero tante sparse on line)
Sempre sul dibattico tra storici sul genocidio armeno:
il genocidio armeno in un recente dibattito storiografico

ISBN/EAN: 
8860940273

Commenti

Avevo scritto, non più tardi di ieri sera che mi serviva tempo per questo pezzo. Poi ho dormito male e ci ho pensato. Alla fine non ce l'ho fatta. Ho ripreso il libro e quello che ne è uscito lo potete leggere qui. Mi scuso se sono sembrata eccessivamente 'romantica' o 'sentimentale'. In realtà non sono una recensionista. Scrivo le miei impressioni su quello che leggo ma non seguo specifici canoni. In questo caso poi è stata davvero dura. Se ho mancato nella stesura e nei dati mi scuso ancora (ho ancora un bonus di alcune volte per imparare vero? ^ _ ^).

Ieri mi sono dimenticata di precisare che ho conosciuto Cimara e sapevo della Editing Edizioni perchè è la casa editrice che mi ha pubblicato il romanzo d'esordio. E'stato un caso insomma. Ma per questo testo sono propensa a pensare che dovesse arrivarmi tra le mani.

Dimenticavo! Tra gli approfondimenti ho messo solo quei testi che mi sono riletta tra ieri sera e oggi. In realtà on line c'è un mondo(come sempre) che tratta la materia. Sostenitori della teoria 'si è un terribile genocidio' e gli avversari del 'non proprio' oppure 'tutt'altro'. C'è davvero di tutto comprese interviste interessanti tradotte in italiano a storici stranieri e a sopravvissuti. Non li ho citati perchè rischiavo di dimenticarne qualcuno, mi è sembrato più onesto inserire i testi che io stessa ho visionato.

Splendido!
Dieci minuti e volo a leggerti...

Ho un po' sistemato la pagina graficamente. Ora leggo.

"come in tutti gli avvenimenti storici recenti le versioni possono essere varie, i critici si spaccano e la realtà cambia i suoi contorni a seconda dell?angolazione e dell?opinione socio-politica-economica del soggetto che la divulga."

Tristemente vero. Certe letture servono per capire, smentire e incrinare le false certezze di una Storia troppo spesso parziale.

"Il negazionismo di questo barbaro massacro, questo primo grande genocidio, con cui si è aperto il nostro secolo, e il suo rapido oblio hanno ribadito quella legge che regola la storia dove ?ogni amnesia è in un certo senso un?amnistia?."

Inizia così il saggio."

> L'incipit è raggelante, e di una chiarezza micidiale.

"La teoria che porta avanti Zarian Costant è evidente: gli Armeni sono stati sterminati per soddisfare l?esigenza degli uomini al potere dell?impero ottomano che vedevano nella questione armena una fastidiosa spina nel fianco. Una razza che non doveva crescere né mischiarsi alle altre."

> Come hanno fatto i comunisti russi con gli ucraini. Aspetto Karlsen perché venga a commentare, è uno storico preparatissimo, vedrai che saprà integrare. Altro passo fondamentale.

"Decapitazioni. Violenze carnali. Sadismi. La politica del terrore. Torture di ogni tipo. Sfruttamenti. Morti per fame tra il piscio e la merda. Cataste di corpi sparsi. Pestilenze. Gente che pur di sopravvivere mangia cani e topi. E mi fermo. Non sono una con lo stomaco ?forte?, mi sembra evidente. Nonostante i bombardamenti dei tg giornalieri ancora mi viene la pelle d?oca quando appaiono certe immagini. Per cui."

> (significa: essere rimasti sani).

Queste foto che hai segnalato sono impressionanti.
http://freeweb.dnet.it/liberi/genoc_armeno/documentazione_fotografica.htm

"Ieri mi sono dimenticata di precisare che ho conosciuto Cimara e sapevo della Editing Edizioni perché è la casa editrice che mi ha pubblicato il romanzo d?esordio. E? stato un caso insomma. Ma per questo testo sono propensa a pensare che dovesse arrivarmi tra le mani."

> Il destino dovrà portarci anche il tuo romanzo d'esordio, allora.
Grazie di cuore per questo articolo, puntuale preciso e appassionato, e arricchito da una ricca serie di pagine per approfondire. Auspico, a questo punto, che nelle settimane e nei mesi a venire appaiano nuove testimonianze e nuovi studi sul genocidio armeno per mano turca.

Splendido contributo, Barbara. Davvero: benvenuta tra noi.

Ho cercato un pò on line perchè mi mancava un frammento.
Alla presentazione del libro nel corso della fiera di Roma ho conosciuto Misha Wegner, figlio di Armin Wegner, il primo a documentare e diffondere nel mondo le fotografie dello sterminio armeno. Mi ha molto colpito il coraggio di un uomo che oggi porta in giro le foto scattate dal padre attraverso mostre e dibattiti. Misha racconta di un padre assente, un padre che aveva addirittura taciuto le sue attività fotografiche per proteggere il figlo. E lui, il figlio, ha accettato i silenzi in cambio di un'eredità pesante. Difficile perfino da raccontare a facce sconosciute. Scatti rubati alla storia.
Peccato che on line sia difficile reperile, queste fotografie o almeno come miniature.
Comunque ho trovato questi:

http://www.broderie.it/pages/pagesPolis/armeni.htm

http://gariwo.net/giusti/wegner.php

Grazie davvero Gianfranco per l'accoglienza e i complimenti. Ci sarebbe molto da dire e di certo non sono in grado di essere esaustiva o precisa.

Sul fatto del mio romanzo d'esordio, come ti ho già scritto, è stato tanto amato da me a vent'anni quanto fragile, acerbo, imperfetto nello stile. Non è adatto a un dibattito qui tra persone colte e intelligenti, nel senso che lo considero più un esperimento. La mia palestra solitaria post maturità. Che, per carità, mi è servita ma di certo non è la scrittura di cui vado più fiera.

Io ho questo chiodo fisso delle opere prime, proprio perché credo siano tutte fragili, acerbe e imperfette. E tuttavia là s'annida l'essenza del futuro, e si rivelano i prossimi sentieri di ricerca e di scrittura:).
*
Vado ad approfondire Armin Wegner, grazie per questa nuova segnalazione.

un sorriso
gf

grazie per quest'approfondimento così necessario su questa ennesima strage lasciata da parte troppo spesso.

Scritto che ti fa onore e spicca di atipica umanità. Buona denuncia, ammirazione per questa generosa sensibilità. Ottima comunicazione.

Grazie davvero, Barbara. Grande contributo.

dopo un anno, troppo!,scusatemi,ringrazio Barbara Gozzi,Franchi,marina monego,arpaeolia e gli altri che mi hanno dato tanta attenzione.Ho scritto il seguito di Genocidio Tuirco degli Armeni,rispetto al fatto che le 12 mila pagine ereditate da mio nonno lo storico Costant Zarian sono per intero la storia dell'A>rmenia,ve ne faccio un breve esempio: IL PAESE DELLE PIETRE CHE ROTOLANO ARMENIA in EUROPA di diego e dylan cimara La grande cupola bianca dell’Ararat riempie il cielo turchese d’Armenia. Ecco il mio paese tormentato, il mio sogno,la mia infanzia,i miei giorni e i ricordi che mi uccidono e mi fanno vedere come oggi il capo dei dervisci di Konya, di fronte alla colonna di deportati prossimi alla morte per fame che si ribella all’ordine criminale di non aiutare gli armeni e grida: “Questa non è la volontà del Profeta, che il suo nome sia benedetto. Nutrite e alloggiate questa gente, perché il suo grido ridiscende contro di noi dai cieli dell’Altissimo, e reca maledizioni”. “Tu, giovane vite, i tuoi dolori sono il passato,e tu il futuro.Tu,fiore dai petali di musica.Tu,foglio di manoscritto di antica storia di Matenadaram.Tu lacrima di Erebuni. Tu, ricordo di Kars,Ani, Zvart not e di Erzerum,”albicocco in fiore”di Komitas.Sei la farfalla di Artashat,la colomba di Zimara che vola per Ulitsa Machtots in un giorno di primavera quando l’Ararat ha ancora quel cappello di neb bia e neve. Tu, canzone del bardo Sayat-Nova che dice alle ragazze il sogno di Van ,tu, poema, tu “poesia di Sasun”... Mio paese tormentato, mio paese dal passato insonne. Tu, uva asthick dagli occhi neri di Karahundj. Tu, acqua chiara di Sevan, chiesa e preghiera di Erevan. Tu, testimone parlante dell’ep urazione, occhi di pianto, umile corte di giustizia, sempre amica terra mia d’Armenia. Non andare dove il sentiero ti può condurre;va, invece, dove non c’è sentiero… e lascia una traccia..” Costant Zarian. “Questo popolo ha sostenuto lotte che lo hanno minacciato di rovina, ma esso le ha superate tutte, è forte e sano e fiorente....L’uomo del Caucaso non conosce gli alti e i bassi della borsa di New York, la sua vita non è una corsa sfrenata al successo, esso ha il tempo per vivere e sa procurarsi il nutrimento per vivere scuotendo i frutti degli alberi e macellando il gregge. Gli Europei e gli Yankees sono dunque uomini più grandi ? Lo sa Iddio!”Knut Hamsun. “L’armenità è come una traccia di flauto, che l’orecchio appena percepisce ai confini dell’udito; co me due profondi occhi orientali neri sotto sopracciglia foltissime, intravisti in filigrana dietro paesag gi consueti . L’armenità è sapere che in ogni dove c’è uno simile a te, che ha una simile storia alle spalle; che due si incontrano in un qualsiasi caffè del mondo, scoprono che il loro nome termina in –ian, com inciano a parlare e si scoprono presto cugini. E si raccontano, e ciascuno prende piacere nella storia dell’altro, e la riconosce. L’armenità è sentire in se stessi l’eco e il ricordo delle vaste pianure dell’Anatolia e dei morti che ancora le abitano, e là hanno lasciato le flebili voci del loro rimpianto.”Antonia Arslan. Noi non siamo storici e tanto meno politici, ma per approfondire maggiormente quanto ci ha racco ntato l’anziano e canuto armeno Wahè, venditore di tappeti orientali, e a nostro parere, addentrato nella politica del suo Paese, ecco il libro, storico-politico, frutto di anni di ricerche del giornalista e scrittore Diego Cimara dove denuncia il “genocidio” la soppressione, tra il 1915 e il 1917, di alme no un milione e mezzo di cristiani armeni proprio per mano dei Turchi. Mentre altre centinaia di mi gliaia sono stati massacrati negli anni precedenti. Il riconoscimento di quella spaventosa tragedia da parte dell’Europa, e di alcuni Stati nazionali, è stato tardivo ed è contestato aspramente dai governi ottomani che si sono succeduti sino ad oggi. Il libro di Diego Cimara, è una vera e propria denuncia al mondo intero dell’olocausto di un pacifico popolo, di quel popolo errante che si chiama armeno. I sopravvissuti al genocidio potrebbero raccontare, un viaggio all'inferno traboccante d'orrore e disperazione che la forma libro rende solo per difetto, visto che mancano le urla dei bambini sgozzati davanti alle madri, delle donne stuprate, degli uomini torturati e massacrati come animali. Manca l'odore della sporcizia dopo settimane, mesi di cammino forzato, spesso verso la morte. Eppure per molti (gli Usa non hanno ancora riconosciuto ufficialmente il genocidio, cosa che ha fatto invece l'Italia nel 2001) tutto questo non è mai esistito. E allora è impossibile non capire «le ansie terribili di un popolo inerme e insicuro, a cui ogni giorno può volgersi in male, dove i vecchi non raccontano di maghe e di orchi, ma ricordano gli eccidi di 20 anni prima, o di dieci, e sgranano come un rosario l'elenco dei parenti massacrati o scomparsi», scrive Arslan. «Tu sai che hanno ammazzato 60, 70 persone della tua famiglia, sai che avevano 3,15,40 anni, sai come sono stati uccisi, torturati. Ma quando ne parli ti irridono», continua la scrittrice, «e comunque devi ricominciare sempre daccapo, perché non è una verità certa, condivisa.” Da secoli,il monastero di Khor Virap guarda il monte Ararat, simbolo dell’Armenia.A dividere il monastero e la montagna, torrette di guardia, filo spinato, mine antiuomo.E’ un simbolo,quest’ava mposto della cristianità ortodossa.Il simbolo di un paese da sempre schiacciato tra grandi imperi e nazioni nemiche. grazie,un caro abbraccio a tutti!

Passavo e ho visto questo commento inaspettato.
Ringrazio Diego Cimara. E ricordo ancora le sue parole, alla presentazione alla Fiera di Roma, appena incerte che accennavano a molte, moltissime pagine che in questo libro non c'erano ma che, prima o poi, sperava di poter divulgare.

Un abbraccio sincero,
B

Ho letto di recente il libro della Fethiye Çetin

www.aletedizioni.it/catalogo/dettagli.asp?ISBN=978-88-7520-040-4

decisamente in linea.

Grazie ancora a Barbara e a Diego Cimara.

GINEVRA - Al via le relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia. I due Paesi hanno firmato a Zurigo uno storico accordo che dovrebbe mettere fine a quasi un secolo di recriminazioni per il genocidio degli armeni sotto l'impero ottomano.

I ministri degli Esteri turco e armeno hanno firmato il protocollo che porterà alla normalizzazione dei rapporti diplomatici e commerciali e alla riapertura delle frontiere. La notizia è stata accolta con soddisfazione dalla Comunità europea. Mentre il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, ha detto di augurarsi che la frontiera tra i due Paesi "possa essere riaperta entro la fine dell'anno".

Per entrare in vigore, i protocolli dovranno essere ratificati dai due parlamenti. Questa fase, nonostante i governi detengano una larga maggioranza in aula, potrebbe richiedere più tempo del previsto a causa dell'ostilità dell'opposizione dei due paesi all'accordo.

Alle 17, nei saloni dell' università di Zurigo, era prevista l'inizio della cerimonia. Ma improvvisamente i delegati Usa e quelli armeni si sono appartati ed hanno cominciato a discutere in modo animato. Nel frattempo il segretario di Stato, Hillary Clinton annunciava annunciava il rinvio della firma. Invece, alle 21.15 ecco arrivare la firma.

La schiarita è maturata poche settimane fa. Dopo un intenso dialogo tra i due paesi. Turchia e Armenia sono stati e sono ancora divisi dal mancato riconoscimento, da parte di Ankara, del genocidio armeno e dal conflitto congelato dell'enclave armena nel territorio azero del Nagorno Karabak, in cui la Turchia ha appoggiato da sempre l'alleato azero, chiudendo nel 1993 le porte delle frontiere agli armeni.

Il punto più spinoso resta il riconoscimento del genocidio armeno. Secondo Erevan tra il 1915 e il 1917 un milione di armeni vennero uccisi sistematicamente. La Turchia, però, non riconosce il termine genocidio e ha da sempre negato l'eccidio.

Un contributo al riavvicinamento di Ankara e Erevan è arrivato inaspettatamente nei mesi scorsi dallo sport. Il presidente turco Abdullah Gul si è recato nel settembre 2008 a Erevan in una visita dai toni storici per il match di qualificazione per i Mondiali di calcio del 2010, tra le due nazionali. Adesso si attende che il capo di stato armeno Serge Sarkisian ricambi la visita il prossimo 14 ottobre per il ritorno della partita ad Ankara.

(10 ottobre 2009)
REPUBBLICA

speriamo ......