Dalla copertina con un’ammiccante bambolina alla Betty Page che riporta gli slogan “Finalmente il romanzo sulla pornografia che tutti ci vergognavamo di aspettare” e “1 woman vs. 600 men”, potesti dedurre, erroneamente, che Gang Bang (nel gergo, apoteosica multifornicazione di una donna con un numero indefinito ma abbondante di uomini) è un romanzo pornografico. Erroneamente, appunto, perché Gang Bang racconta, sul set di un porno destinato a diventare film imprescindibile per ogni collezionista di materiale erotico che sappia il fatto suo, una storia di amore, di odio, di danaro e ovviamente di sesso. Insomma di tutti gli ingredienti che costituiscono, con varianti più o meno romantiche, la vita. Chuk Palahniuk, indiscutibile autore di culto dalla sua prima pubblicazione, Fight Club, con quel suo stile asciutto, minimalista e morbosetto che gela le parole per poi farle scoppiare in fuochi d’artificio, queste cose le sa trattare, ma in Gang Bang fa un po' le finte. Il tema lo aveva toccato di striscio già in Portland Souvenir, ma con piglio di cronaca. Gang Bang, ispirato alla storia vera della regina della pornografia Annabel Chong, bigottina rancida prima e attrice hard dopo (aver subito uno stupro), duecentocinquantuno rapporti sessuali con settanta uomini diversi in sole dieci ore sul bigliettino da visita, arranca con difficoltà, annoia un po e solo verso la metà (forse un pelo oltre) trasecola con un colpo di scena che prepara il finale a sorpresa. Orgiastico, tanto per restare in tema. La storia, semplice in apparenza, si svolge tutta nello stanzone d’attesa dove sui megaschermi si proietta la filmografia della pornodiva. Cassie Wright, vicina alla pensione, vuole ritirarsi dalle scene in grande (e cospicuo) stile con un gang bang che la farà entrare nel guiness dei primati. Tra i 600 che aspettano l’attimo di gloria (secondo il protocollo … da quando Annabel Chong ha cominciato a dettar legge), nudi, col cazzo di fuori e con il numero scritto in pennarello indelebile sul bicipite, il 72, il 600 e il 137, rispettivamente un ragazzo complessato, una vecchia stella del porno partner abituale di Cassie e un divo della tv caduto in disgrazia. Poi c’è Sheila, segretaria personale della pornodiva e responsabile di produzione, il personaggio più palahniukiano del libro. Ognuno di loro fornirà la sua versione dei fatti, in prima persona. Nessuno sarà veramente chi dice di essere. Dai loro quattro punti di vista si intuirà sempre più chiaramente lo scopo vero del film che si sta girando: non uno di noi era partito con l’idea di fare uno snuff movie, dice (spargendo stavolta indizi) il numero 600.
Un’enorme quantità di aneddoti sugli attori di Hollywood, una raccolta massiccia di dati scientifici e di documentazione proveniente dall’industria del sesso ed i titoli (goliardici) dei film di Cassie che fanno la parodia di film e libri famosi (Il buio oltre la siepe diventa Il culo oltre la siepe, L’importanza di chiamarsi Ernesto, L’importanza di chiavarsi Ernesto, immaginatevi che cosa fa due volte il postino...) fanno il resto. Divertente. Un tantino monoreferenziale. Un tantino ingenuo. Lontano dalla carica sovversiva, dalla feroce critica alla società di Fight Club e di Invisible Monsters, si limita a riflettere sul libero arbitrio degli individui adulti di compiere le proprie scelte. Sulla legittimità di procurarsi un reddito esercitando il proprio potere personale. Bisogna o no limitarne i comportamenti al fine di impedirgli di farsi del male? E i piloti di auto da corsa? Quelli che fanno i rodei? dice Sheila. D’altronde non è un saggio sociologico né uno studio antropologico, ma solo un romanzo sulla vita di chi nella pornografia ci lavora. La vita che come effetto collaterale, come un nuovo ceppo di epatite o di herpes non rispetta neanche l’intrattenimento per adulti. Non sono una barzelletta, né una leggenda. Quel figlio del porno sono io, dice uno dei personaggi. Un tocco di tenerezza, a modo suo. Conclusioni a carico del destinatario. Come direbbe Palahniuk, il succo del libro è: nostalgia.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Chuck Palahniuk (Pasco, Washington, 1962), romanziere americano.
Chuck Palahniuk, “Gang Bang”, Mondadori, Milano, 2008.
Traduzione di M. Colombo.
Titolo originale: "Snuff".
Bibliografia consigliata: Chuck Palahniuk, Fight Club, collana Strade Blu, Mondadori, Milano, 2003.
Approfondimento in rete: wikipedia
In Lankelot:
ana ciurans. 12/01/2010.
(in spagnolo con modifiche:
http://www.calidoscopio.net/2009/02Febrero/Letras03.html debaser, 2008)
Commenti
Nuovo articolo di
Nuovo articolo di ANA! (mancava il tag "letteratura", per questo non appariva tra le recensioni dei libri;) )
(stai prendendo confidenza
(stai prendendo confidenza col software, vedo:). Grande. Qualche dritta: per copincollare l'archivio-articoli di un autore schedato, punta www.lankelot.eu/archivio-articoli questo archivio e prendili da là;) ).
mmm...non ci avevo pensato.
mmm...non ci avevo pensato. mi piace il computer giuro!
vai di lusso, ti dico;)
vai di lusso, ti dico;)
Davvero un bel bezzo
Davvero un bel bezzo Anaciurans. Per quanto io non abbia ancora letto un libro di CP (ma ho Invisible Monsters sul tavolo da un po' di tempo, e sicuramente nei prossimi mesi lo leggerò), questa tua pagina riesce a farmi entrare nello spirito del libro e di un autore che da tempo sono curioso di approcciare. Complimenti!
secondo me Léon il vero
secondo me Léon il vero Palahniuk quello che ci colpì fu lo scrittore di Fight Club. dopo ha replicato sè stesso con più o meno fortuna. Gang Bang è il canto del cigno dal mio punto di vista. Craig Clevenger, malgrado siano in molti a dire che copia il suo stile, è la versione tagliente. sono opinioni, ovvio.
ah... chiamami snarvic si fa
ah... chiamami snarvic si fa prima
Bel pezzo, ma. Manca
Bel pezzo, ma. Manca l'apostrofo ad un po'. Nella prima metà della recensione, se non sbaglio. (-;
perdono andrea mea
perdono andrea mea colpa...malgrado sia spagnola questa è stata una svista, sistemo subito (se mi riesce)
Capita. È che al "po'" sono
Capita. È che al "po'" sono affezionato (-; Se poi scrivi pezzi così, è facile perdonarti! Eheheh.
Perché non ci parli de "Il
Perché non ci parli de "Il manuale del contorsionista"? quando lo lessi lo giudicai una copia blasonata di Palahniuk. Mi piacerebbe confrontare i pareri :)
risposto di là, da mr.
risposto di là, da mr. burroughs...che caotica.
afezionatissima anch'io alla
afezionatissima anch'io alla grammatica italiana.
Io invece sono rimasto
Io invece sono rimasto profondamente deluso da questo romanzo, come avevo già commentato alla recensione di Castronovo. L'ho trovato noioso e ripetitivo e anche la "soluzione" mi è sembrata molto pasticciata. Visto l'argomento speravo che Chuck estraesse dal cappello qualcosa di meglio. E per me Palahniuk non si limita solo a Fight Club, trovo molto interessanti anche Survivor e anche gli altri, seppure inferiori. L'ultimo, Pigmeo, l'ho trovato invece imbarazzane e l'ho proprio mollato dopo 30 pagine, non ce l'ho fatta ad andare avanti.