Chomsky non vuole appartenere a nessuna tradizione.
A nessun partito. A nessuna ideologia. Né liberal, né conservatore, né socialista: libero intellettuale. Simpatizza per i pensatori anarchici, inevitabilmente. Combatte gli ingiustificati privilegi dell’amministrazione statunitense, e – scrive bene Peck – l’irresponsabilità della sua potenza; analizza le responsabilità degli States, senza demonizzare la loro condotta; ammonisce a non allinearsi ai nemici ideologici, assassini di diversa qualità, della libertà e dei cittadini: Cina, Cuba. Perché sia il bolscevismo che il liberismo aggrediscono “qualsiasi processo periferico, autorganizzato, volto a cambiamenti sociali radicali”. Hanno, in altre parole, carattere elitista.
Chomsky è naturalmente dalla parte dei perdenti (p. 44): sempre. E si oppone agli intellettuali di regime, come ogni intellettuale anarchico, dimostrando quanto siano strumenti della propaganda della Nazione. Esempio classico, i leninisti. Ecco che in patria, esattamente come nel fu blocco sovietico, non viene recensito (il libro è del 1987…) e discusso dalle maggiori riviste scientifiche (p. 49), a differenza di quanto accade in Inghilterra, Canada, Oceania. È nelle cose. Una voce che non serve interessi e padroni non ha peso: ha senso. Ma deve vivere di canali altri, di circuiti altri di confronto e dialettica e sensibilizzazione del pubblico.
“La realtà” – scrive James Peck nella prefazione – “può essere odiosa quanto si vuole, ma con l’evaderla non s’afferma certo la dignità dell’uomo. Al contrario, questa dignità consiste proprio nel vedere la realtà com’è e nel reagire ad essa in modo responsabile”. Allineiamoci, e avanziamo. Tenendo presente che lo spirito dell’opera è ben sintetizzato dal passo che segue:
Ricchezza e potere tendono ad accumularsi in coloro che sono astuti, privi di scrupoli, avidi, privi di comprensione e di compassione, naturalmente servili verso l’autorità e pronti ad abbandonare i principi morali per i guadagni materiali (N.C.).
L’opera è strutturata in tre parti: un’intervista di James Peck a Noam Chomsky; due raccolte di tre articoli, “La responsabilità degli intellettuali” e “Interpretando il mondo”. Nell’intervista, N.C. parla delle sue origini famigliari (figlio di democratici rooseveltiani, ebrei e sionisti) e di cosa significhi essere cresciuto durante la Grande Depressione; della relativa influenza esercitata sul suo pensiero dalle opere letterarie di fiction; del marxismo nel Terzo Mondo, dell’invasione del Vietnam. Racconta della sua formazione scolastica, e dell’istruzione negli USA; delle prime posizioni politiche (marxiste antileniniste); degli studi linguistico-filosofici, dell’avventura nel kibbutz (ne apprezzava lo spirito autarchico, detestava il controllo statale), dei rapporti tra CIA e università (Harvard esclusa).
Nella prima raccolta di articoli, s’evidenziano: in “La responsabilità degli intellettuali” (1966) la dipendenza e la derivazione dalle osservazioni pubblicate da Dwight Macdonald su Politics, vent’anni prima; l’intellettuale si domandava quanto i popoli angloamericani fossero responsabili degli atroci bombardamenti della Seconda Guerra (Dresda, Zara, Hiroshima), ricordando che quei pochi privilegiati – gli intellettuali – in grado di demistificare la realtà e le propagande dei regimi avevano una responsabilità maggiore. Nostro dovere è “dire la verità e smascherare la menzogna” (p. 104): punto. Si discute della propaganda nazista, americana (questione vietnamita), cinese; si demistifica la fame di democrazia statunitense nel mondo, chiarendo che essa implica libero accesso economico alle loro risorse e relativo controllo politico; la conclusione è terribilmente attuale, ed emblematica. Meditiamo:
“La domanda ‘Che cosa ho fatto, io’? dovremmo rivolgerla a noi stessi quando leggiamo, ogni giorno, di nuove atrocità commesse in Vietnam, noi che creiamo, comunichiamo o semplicemente tolleriamo gli inganni che saranno usati per giustificare il prossimo ‘intervento in difesa della libertà’”. (p. 136)
Non vale solo per i cittadini americani. Vale anche per noi cittadini italiani, costretti dai nostri governi vassalli ad assecondare ogni strategia di politica estera americana, anche la più scopertamente criminosa e imperialista.
In “Obiettività e cultura liberale” (1968) si parla della limpida opposizione di Bakunin ai criminosi progetti statalisti marxisti; del pericolo dell’elitarismo degli intellettuali, in primis nei regimi bolscevichi; dell’antitesi tra anarchia e socialismo bolscevico; del franchismo, e dell’intervento sovietico nei fatti di Spagna; della Catalogna cara ad Orwell (e non solo).
Ne “La fabbrica del consenso” (1984; il concetto deriva dagli studi di Walter Lippmann, negli anni Venti), si parla del massacro dei nativi americani (80 milioni circa, secondo le stime più prudenti: sopravvissuti, 200mila): un genocidio senza precedenti celebrato dagli yankee assassini durante il Columbus Day. Come niente fosse. Quindi, di chi seguì ai nativi (messicani, filippini, vietnamiti, nicaraguesi e via dicendo) nella politica americana; e del placido consenso della popolazione, semper, e della scarsa differenza tra “propaganda” e “istruzione” o “formazione”. Ancora: di quando Wilson spedì truppe a invadere Haiti e la Repubblica Dominicana, dove ripristinò la schiavitù, distrusse villaggi, sterminò la popolazione; del rischio grottesco dell’infamia delle infamie, ossia “la religione dello Stato”. Come s’ottiene? Tramite l’arte raffinata della fabbrica del consenso, rivoluzionaria nella pratica della democrazia. La propaganda rappresenta per la democrazia ciò che la violenza costituisce per il totalitarismo. Secondo NC, siamo sottoposti a un sistema di lavaggio del cervello sotto l’egida d’una sedicente libertà.
Passiamo al secondo blocco di articoli. In “Linguaggio e libertà” (1970), saggio eponimo dell’edizione italiana, si medita sul legame tra questi due poli; per reminiscenza schellinghiana (“Il principio e il fine di tutta la filosofia si chiama Libertà”), si denunciano le repressioni allora in atto nell’URSS e negli USA; per reminiscenza di Rousseau (“Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini”: 1755), si contesta la legittimità delle istituzioni sociali, della proprietà privata, della congiura delle oligarchie dei rocchi. Si discute dello Stato come responsabile di una sola cosa: la sicurezza dei cittadini, sulla scia di Humboldt; della necessità, tuttavia, di considerare lo Stato necessario per salvaguardare l’ambiente fisico.
In “Psicologia e ideologia” (1972), si discute di antropologia e razzismo; di genetica, e dei limiti del behaviorismo, con una progressiva confutazione delle teorie di Skinner; in “Eguaglianza” (1976) si medita sull’uguaglianza dei diritti, delle condizioni e delle doti naturali; cioè sulla natura del genere umano. Quindi, sul ruolo dello Stato in una società caratterizzata dal dogma della proprietà privata; del socialismo, e del suo rapporto con l’eguaglianza delle condizioni dei cittadini (scarso). Infine, si ricordano le uniche virtù essenziali: onestà e sincerità, responsabilità e sollecitudine. Tutto il resto dovrebbe discenderne.
L’instabilità del sistema è dovuta alla sua dipendenza dalla menzogna. Ogni sistema fondato sulla menzogna e sull’inganno è intrinsecamente instabile. D’altra parte, il sistema ha dalla sua un’enorme elasticità, una straordinaria capacità di assorbire i colpi, nonché scarse resistenze da vincere, limitate e sufficientemente emarginate perché l’impatto della propaganda ufficiale resti potente e ubiquitario.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Noam Chomsky (Philadelphia, USA, 1928), intellettuale, filosofo e linguista americano.
Noam Chomsky, “Linguaggio e libertà”, Marco Tropea, Milano 1998.
Collana Net, 37. Traduzione di Cesare Salmaggi. Prefazione di James Peck. Contiene un notevole apparato di Note e un Indice analitico.
Prima edizione: “The Chomsky Reader”, 1987.
Approfondimento in rete: Sito ufficiale dell’artista / Wiki en / Archivio Web Noah Chomsky
Gianfranco Franchi, Lankelot. Agosto 2008.
Dedicata a chi non si vende. La libertà non ha prezzo.
gf
Commenti
Seconda pezza d'appoggio, dopo quella di Antonio, per un futuro organico archivio Chomsky.
A voi,
gf
Ricchezza e potere tendono ad accumularsi in coloro che sono astuti, privi di scrupoli, avidi, privi di comprensione e di compassione, naturalmente servili verso l?autorità e pronti ad abbandonare i principi morali per i guadagni materiali (N.C.).
Uno studio approfondito del pensiero di Noam Chomsky a proposito di azioni particolarmente efferate come l'assassinio di John F. Kennedy, l'abbattimento delle Torri Gemelle e sul ruolo di CIA ed FBI ha come risultato di comprendere come Chomsky sia di fatto un difensore delle versioni ufficiali di questi enormi oltraggi e delle agenzie nascoste da cui sono scaturiti. E' un difensore de facto di quell'Impero a cui sembra opporsi attraverso l'applicazione di veri e propri metodi di propaganda, contro i quali sembra mettere in guardia, incluso l'uso della frase "teoria della cospirazione", che una volta ha definito con "qualcosa che la gente dice quando non vuole che tu pensi a ciò che sta veramente accadendo". La sua raccomandazione che la gente pratichi una "autodifesa intellettuale" è corretta. Ma quanti sono in grado di rendersi conto che la persona che ci sta mettendo in quardia è in effetti una delle più pericolose fra quelle dalle quali abbiamo bisogno di essere difesi ? Vi affidereste ad un vigile del fuoco che lascia ch la vostra casa arda, a un bagnino che vi lascia affogare o a un medico che vi sottopone ad una iniezione letale usando modi rassicuranti accanto al vostro letto ? Se Noam Chosmsky non esistesse, la diaboligarchia avrebbe dovuto inventarlo. Per il Nuovo Ordine Mondiale vale tanto quanto 50 divisioni corazzate. Tutto questo e altri approfondimenti si possono leggere in questi articoli:
Ripensare Noam Chomsky Noam Chomsky ed i fatti dell'11 settembre Noam Chomsky, il CFR, il Gruppo Bilderberg e la Federal Reserve Noam Chomsky e la CIA Noam Chomsky neo-malthusiano, eugenetico e fascista in pectore. Grazie per l'attenzione
Ave e benvenuto. Domani leggo con tutta calma i link che hai segnalato. Credevo fosse più Gore Vidal degno dell'invenzione che dici, a dirtela tutta. Dammi 24 ore e ne riparliamo...
Allora, il frammento che proponi è di Barrie Zwicker: si tratta di Towers of Deception.
Nel blog, articolo 2, Noam Chomsky, una pedina importante del Nuovo ordine Mondiale
di Daniel L. Abrahamson leggo:
"La sua formula è rimasta costante negli anni: incolpare sempre "l'America" e le "multinazionali", lasciando nell'ombra la vera classe dominante che manovra i fili di nascosto, e che utilizza gli USA come un ariete di sfondamento. E dopo aver addebitato all'imperialismo americano tutti i mali di questa terra, Chomsky offre la soluzione: un governo mondiale sotto le Nazioni Unite."
> E quale sarebbe questa "vera classe dominante"?
Altro passo abbastanza divertente: "Chomsky li deve negare, perché il suo ruolo è quello di depistare e distrarre prendendosela con il movimento per la verità sull'11/9."
> Sai cosa sembra? La vecchia tattica stalinista di criticare qualcuno giocando su personalismi e menzogne. Non so perché ma ho la sensazione che gli autori di quelle pagine andrebbero studiati a dovere.
Quanto alla questione ulteriore delle posizioni di Chomsky sulla CIA,guarda, mi sembra siate fuori strada, tu e gli amici yankee che pubblicizzi: ha dichiarato NC nell'intervista a Gabriel Matthew Schivone:
"C?è stata una codificazione graduale dei limiti alla tortura, che hanno avuto qualche effetto, anche se limitato, prima della regressione alla barbarie di Bush. L?opera di Alfred McCoy ripercorre quella brutta storia".
Se ne parla anche su Lanke. E' un libro sulla CIA...
intanto ti segnalo questo passo da meditazione:
"NC:Sono sempre a disagio col concetto di ?dire la verità?, come se noi in qualche modo sapessimo la verità e dovessimo solo illuminare gli altri che non sono arrivati al nostro alto livello. La ricerca della verità è un?impresa collettiva ed interminabile. Noi possiamo, e dovremmo, impegnarci in essa quanto possiamo ed incoraggiare gli altri a fare altrettanto, cercando di liberarci dai limiti posti da istituzioni coercitive, dogmi, irrazionalità, eccessivo conformismo e mancanza di iniziativa e di immaginazione, e molti altri ostacoli."
salut
Se hai dieci minuti, fai un giro qui
www.lankelot.eu/index.php?tag=cia
Letto tutto e, nonostante non apprezzi affatto l'approccio "complottista" sull'11/9, prprio per l'evidente pretesa di inversione dell'onere della prova da parte dei cosidetti cospirativisti e per la personalità di chi ha cavalcato queste teorie, non capisco proprio la logica degli interventi in "ambientalismo di razza".
Approfondirò, ma questo mi conferma l'impressione che in argomento le posizioni siano d'un incasinato senza pari: un groviglio di teorie e controteorie che spesso perdono di vista la realtà e guardano piuttosto alle proprie ideologie, o presunte tali.
Ma non voglio limitarmi a considerazioni superficiali: mi studierò la cosa e poi...........rimarrò sicuramente della mia idea.
http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1784
questo link dove si parla (male) di Travaglio e Chomsky mi pare sia piuttosto significativo.
Sai, Luca, forse dovremmo prendere più attentamente in considerazione la biobibliografia di Chomsky. Mi sa che ha schiacciato qualcosa di troppo... nei punti nevralgici.
Probabile.
Ma mi pare paradossale che un Chomsky, che certo non è un "moderato" o persona che con le sue posizioni (vedi Israele) si sia creata poi tante simpatie presso i neocon, adesso sia additato come una sorta di reticente da parte dei cosidetti cospirativisti.
Motivi per essere antiamericani l'amministrazione Bush ne ha prodotti a iosa e Chomsky non si mai tirato indietro.
Evidentemente questi qui sono irritati perchè non supporta le loro posizioni e pratica l'opposizione alla strapotenza USA sulla base di ben altro.
Oppure ci sono altri motivi.
Però è estremamente difficile andare ad indagare nei meandri della mente umana.
Sono d'accordo.
Direi che ci mancano una serie di elementi per riuscire a decifrare correttamente queste dinamiche. D'altra parte, come scrivevo al nostro nuovo amico, mi aspetterei certe critiche contro Gore Vidal:
www.lankelot.eu/index.php/2007/10/03/vidal-gore-palinsesto/
qui spiego perché
I want to see you smile again
Like diamonds in the dust
The amazing sound of the killing hordes
The day the banks collapsed
Cease this endless chattering
Like everything is fine
And "sorry" is not good enough
Sit in the back and drive
So glad, so glad you're mine
so glad, so glad you're mine
so glad, so glad you're mine
so glad, so glad you're mine
lyrics
I want to see you smile again
Like diamonds in the dust
The amazing sound of the killing hordes
The day the banks collapsed
Cease this endless chattering
Like everything is fine
And "sorry" is not good enough
Sit in the back and drive
So glad, so glad you're mine
so glad, so glad you're mine
so glad, so glad you're mine
so glad, so glad you're mine
THE AMAZING SOUNDS OF ORGY. Radiohead.
www.youtube.com/watch?v=5Fd4S5oAN04&feature=related
So glad, so glad you?re mine
Che vi siano uomini di grande lungimiranza è un fatto. Che tra gli intelleyyuali vi siano molte consapevolezze è un altro fatto. Però il problema della democrazia è quello di vivere e di sorreggersi sui "molti" e non sui pochi e scarsi esseri consapevoli che si aggirano come ombre nel mondo. Quindi, occorrerebbe veramente tornare al concetto di "educazione" del popolo alla democrazia. Ma per arrivare a un simile ambizioso obiettivo ci vogliono strumenti che ancora non conosciamo.