Chomsky Noam

Atti di aggressione e di controllo

Autore: 
Chomsky Noam

È facile dire che quello che occorre è la Democrazia, ma è meno facile affrontare il fatto indiscutibile che la Democrazia è limitata allorché le risorse e i mezzi di comunicazione sono concentrati in poche mani 
(Noam Chomsky).

Noam Chomsky, ebreo di origine russa nato negli Stati Uniti, è ricordato dalle enciclopedie soprattutto per aver rivoluzionato gli studi di linguistica contemporanea con la teoria generativista del linguaggio. In parallelo con l’attività di ricerca psicologica, fin dagli anni ‘60 è stato uno dei maggiori rappresentanti della sinistra radicale americana, uno studioso, e soprattutto un uomo che non ha mai smesso di alimentare il proprio e l’altrui cervello con l’analisi, spesso negativa  e spietata, della società contemporanea.
Una cospicua parte della sua produzione letteraria è dedicata a testi, saggi, ricerche e studi sul mondo moderno, sulle sue contraddizioni, i suoi mali ed i suoi peccati. Temi poco noti e spesso taciuti dai mezzi di comunicazione di massa, come i vari conflitti e genocidi in Jugoslavia, Kosovo, Panamà, Haiti, Indonesia; o il potere e il controllo che i media hanno su gran parte della popolazione; non mancano riflessioni sociologiche e di natura economica, così come denunce e proteste contro l’imperialismo americano.
Uno studioso con uno sguardo a trecentosessanta gradi sul mondo, insomma, sempre attento e controcorrente nel tentativo di mantenere sempre vivo lo spirito critico che lo ha sempre contraddistinto
Anche nel caso di questo interessante e dettagliato libro, evocatore nel titolo di affascinanti suggestione foucaultiane, Chomsky si schiera dalla parte dei più deboli, contro lo strapotere di uno stato troppo libero e svincolato dalle leggi di cui tanto si fa portavoce valoroso, per evidenziare quali siano le caratteristiche e il comportamento di uno stato fuorilegge.
Uno stato che senza molti problemi rifiuta di sottomettersi alle risoluzioni dell’ ONU, organismo istituito per “mantenere la pace e la sicurezza internazionale, la garanzia dell’uguaglianza e dell’indipendenza di tutti i popoli, lo aumento della cooperazione in campo economico, sociale e culturale” e, cosa più importante di tutte, “la tutela dei diritti dell’uomo”.
Uno stato che, durante il ventesimo secolo, ha ripetutamente compiuto “atti di aggressione” illegali, attuando politiche contraddittorie e poco rispettose dei principi della dichiarazione del 1948 sui diritti dell’uomo.
Uno stato che per lungo tempo ha appoggiato regimi “abusivi” e illegali, tirannie orribili, finanziando dittatori e politiche aggressive e omicide.
Il nemico analizzato e condannato da Chomsky è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare, è un nemico sorridente e bugiardo, che apre ad ombrello la propria potenza sconsiderata per inglobare e conquistare i territori-chiave di una politica economica che non prevede rimorsi, ma solo profitti: si tratta degli Stati Uniti d’America, sono loro gli autori di questi celati e pervasivi “atti di aggressione e controllo”. 

C’è una parte del pubblico e della critica che considera i libri divulgativi di Chomsky di parte, nettamente schierati a sinistra e pieni di pregiudizi nei confronti dell’America imperialista e annientatrice; indipendentemente da queste interpretazioni, è da sottolineare il fatto che il linguista americano non ha mai offerto saggi o articoli senza una documentazione affidabile e facilmente verificabile, anche perché si rifà soprattutto alle leggi dell’ONU e ad altri accordi chiaramente consultabili da chiunque.
Di conseguenza, non è possibile accusarlo di travisare la realtà o di offrire un’informazione faziosa e parziale: niente invenzioni o bugie da parte sua, soltanto una spiccata capacità di approfondimento e ricerca su temi scottanti, una innata attitudine divulgatrice e tanta voglia di svelare i retroscena più inquietanti dello stato “della democrazia esportabile”. 
Il libro, che può essere diviso in tre parti, differenti per argomenti e tematiche trattate, è composto da vari saggi, tutti interessantissimi e di facile lettura, anche se ricchi di riferimenti legislativi e geopolitica. 

Apre il libro “ATTI DI AGGRESSIONE – La sorveglianza degli stati criminali”, il gruppo di lavori più duri e pesanti, tre saggi severi che offrono mille spunti di riflessione. 
“APOCALYPSE NOW” di Edward W. Said, studioso del Medioriente, è un breve testo del 1999 che analizza la situazione tra U.S.A. e Iraq, l’appoggio offerto dagli Stati Uniti a Saddam Hussein, successivamente trasformatosi in prepotenza e aggressione nei confronti dello stato iracheno, in grado di colpire soprattutto la popolazione innocente, le madri bisognose, migliaia di bambini privi di colpa.
Sul fatto che Saddam sia un criminale ed un mostro ignobile non ci sono dubbi, lo ha dimostrato in moltissime occasioni (la questione dei Curdi, la vicenda Kuwait, la guerra contro l’Iran, sono solo le malefatte più evidenti).
Quello che sorprende è, però, l’incredibile vendicatività degli U.S.A., che si manifesta in sanzioni senza precedenti nella storia.
Può bastare una semplice cifra: “567.000 civili morti dopo la guerra del Golfo, a causa di malattie, malnutrizione e mancanza di medicinali adeguati”.
Degna di attenzione è anche l’analisi dello strano rapporto tra Stati Uniti e Israele, che rileva le differenze di comportamento di Washington nei confronti di uno stato che occupa illegittimamente da trent’anni territori non suoi, violando le convenzioni di Ginevra e compiendo invasioni e violenze ripetute nei confronti del non-stato palestinese, contribuendo a creare un clima di violenza e devastazione in Medioriente, che dura ormai da mezzo secolo.
Interessante e quantomeno inquietante è l’osservazione sull’atteggiamento di assoluta intransigenza degli U.S.A. verso chiunque sia considerato un peccatore: ecco quindi scatenarsi la furia cieca di questo indesiderato paladino della giustizia, che non tollera le presunte armi chimiche e batteriologiche di uno stato che, come poi è stato confermato, non possiede assolutamente strumenti di offesa di questo tipo.
Da sottolineare, invece, è il fatto che sono proprio gli U.S.A., difensori autoeletti del pianeta Terra, a possedere ogni sorta di arma del terrore, l’unico paese ad aver utilizzato armi nucleari contro la popolazione civile e ad avere sganciato nel 1991 sessantaseimila tonnellate di bombe sull’Iraq. 
STATI CRIMINALI” è il secondo saggio, dalla penna di Chomsky, un’accurata e precisa analisi di quelli che sono definiti “stati criminali” e delle loro caratteristiche: scopriamo tante nuove cose interessanti: soprattutto come gli U.S.A. e il suo junior partner, la Gran Bretagna, abbiano affrontato la crisi in Iraq andando contro numerosi articoli della Carta delle Nazioni Unite, che dovrebbe essere “la legge suprema della Terra”. 
Dovrebbe essere il Consiglio di sicurezza dell’ONU a decidere l’esistenza o meno di una minaccia alla pace, e agire di conseguenza decidendo le misure da adottare”, dice Chomsky. Esistono, quindi, modi legittimi di reagire alle minacce arrecate alla pace mondiale e nessuno ha e può avere il diritto di prendere decisioni autonome.
Nessuno sulla carta, nella realtà gli U.S.A. possono “agire multilateralmente quando possono e unilateralmente quando devono”, secondo le parole di Madeleine Albright. Ancora una volta gli U.S.A. dimostrano la volontà consolidata di “predicare bene e razzolare male”, per di più cercando di mettere spesso tutto a tacere. In questo saggio viene argomentato, con dovizia di materiali, documenti e riferimenti legislativi il disprezzo per la supremazia del diritto che ha profonde radici nella cultura statunitense.
Con lo stesso ragionamento seguito da U.S.A. e Gran Bretagna, ovvero l’utilizzo della forza per punire gli stati che minano la pace, anche l’Iran avrebbe avuto il diritto di attaccare l’Iraq per ribellarsi, essendo stata l’unica vera vittima dell’aggressione chimica da parte di Saddam (peraltro supportata dagli Stati Uniti); ma ciò non sarebbe di certo stato accettato, o comunque si sarebbe bloccato sul nascere tale tipo di comportamento. Non avviene questo, invece, nei confronti della superpotenza a stelle e strisce che, con l’attacco al Vietnam del Sud, le bombe sulle città libanesi nel 1986, l’invasione di Panamà,, l’intricata faccenda di Haiti e tante altre importanti ma celate azioni illecite, risulta essere uno dei maggiori, se non il più pericoloso, “Stato criminale”. 
Conclude la trilogia una “APPENDICE” - di Ramsey Clark – “Nel cinquantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani”, un’interessante riflessione sulla dichiarazione del 10 dicembre del 1948 e sulla capacità degli U.S.A. di professare profonda obbedienza ai principi in essa contenuti, per poi violarli puntualmente comportandosi nel modo in modo deplorevole con Cuba, Iraq, la Libia, il Sudan, l’Indonesia e molti altri stati
Con “L’OMBRELLO DELLA POTENZA AMERICANA – La Dichiarazione Universale dei diritti umani e le contraddizioni della politica degli Stati Uniti”, di Chomsky, entriamo nella seconda parte del libro, che va ad analizzare precisamente l’ infinito potere dello stato americano, ottenuto e consolidato non sempre in maniera legittima, passando per la Conferenza mondiale dei diritti umani tenutasi a Vienna nel 1993, la scoperta del “più grande mercante d’armi del mondo”, l’uso illegittimo della forza contro il Nicaragua, l’invasione di Panamà, l’attacco al Vietnam del Sud, Timor Est e l’Indonesia, i problemi con l’Honduras, le reiterate violazioni dell’art. 13(2), 14 e 23 della Dichiarazione.
La terza e ultima parte, originale e tremendamente attuale, si intitola: “IL CONTROLLO DEI MEDIA - Gli spettacolari successi della propaganda”. In  questo saggio Chomsky esamina i media e il ruolo che essi hanno nella democrazia occidentali, i rapporti con il potere, la concezione di democrazia, e divide l’analisi in alcuni interessanti paragrafi: “La nascita della propaganda”, “La democrazia degli spettatori”, “Le pubbliche relazioni”, “Fabbricare l’opinione”, “La rappresentazione come realtà”, “La cultura del dissenso”, “Una schiera di nemici”, “Una percezione selettiva”, “La Guerra del Golfo”.

Trenta pagine davvero illuminanti che completano “Atti di aggressione e controllo”. Un libro di non facile lettura, ma in grado di parlare al cervello dei lettori per permettere loro di vedere la realtà sotto un’ottica differente, per approfondire le tematiche che, di solito, vengono affrontate dai nostri mezzi di comunicazione  soltanto superficialmente e – perché no - per comprendere cosa realmente si nasconde dietro la facciata serena e rassicurante della più grande superpotenza mondiale.
Un libro scritto e curato con la passione e l’impegno dello studioso che, nell’osservare la realtà, si accorge che la “parte malata” che opprime il nostro mondo diventa, giorno dopo giorno, più grande, e che l’uomo dovrà trovarvi, al più presto, un rimedio: analizzando criticamente gli avvenimenti che possono apparire normali e scontati, capendo cos’è giusto e cos’è sbagliato, e mettendosi in moto per modificare lo stato delle cose attuale.
Il desiderio di render noto a tutti la strada da percorrere per far compiere la svolta decisiva alla nostra società, dunque, attraverso un libro duro, severo, amaro, ma terribilmente necessario.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Noam Chomsky (Philadelphia, 1928), studioso di linguistica, saggista e scrittore  americano.
Noam Chomsky, “Atti di aggressione e controllo”, Marco Tropea Editore, Le Querce, Milano , 2000.

Approfondimento in rete:
Noam Chomsky Archive / Archivio Web Noam Chomsky.

Antonio Benforte, 4 novembre 2004
Recensione apparsa originariamente su ciao.com e lankelot.com.

ISBN/EAN: 
9788843802586

Commenti

Grazie per aver riproposto questo vecchio pezzo. Sempre utile e sensato, soprattutto adesso che certi discorsi sembrano essere venuti un po' a cadere - che pare quasi si sia normalizzato il dissenso antiamericano, per così dire. Chomsky tornerà a essere necessario.

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