Ropraz, Svizzera francese, maggio 1978. Lo scrittore Jacques Chessex, valdese di Payerne, letterato ribelle e anticonformista, si costruisce casa nel villaggio, a un passo dal cimitero di Losanna. Scopre la storia di Rose Gilliéron, giovanissima figlia di un giudice di pace, sepolta nel viale proprio sotto le sue finestre. Morta di meningite nel 1903, era stata stuprata, smembrata e divorata nella tomba. In paese e in tutti i dintorni, allora, era scattata la psicosi del vampiro: si dormiva con ghirlande d'aglio, crocifissi piazzati su porte e finestre, e qualcuno aveva già slegato il cane (…).
Era iniziata la caccia al vampiro, complice la stampa: il “Feuille d'Avis de Lausanne” del 23 febbraio parlava dell'esistenza di un “ignobile vampiro”, la stampa europea pubblicava indagini sul “Vampiro di Ropraz”. La polizia indagava come poteva: puntando uno studente di medicina, futuro chirurgo (“lo terremo d'occhio, quello là”, p. 37), due pregiudicati condannati a suo tempo dal padre di Rose, un macellaio ambulante. Qua e là, intanto, si ripetevano avvistamenti del notturno misterioso vampiro: “Sembra che nessuna collina, nessun bosco, nessuna scorciatoia sfugga al potere del mostro. È ovunque, il vampiro di Ropraz, si aggira, spia, minaccia, lievita a causa sua la paura ancorata in fondo alle fattorie isolate. (…). Il vecchio senso di colpa dei corpi puniti e offerti al diavolo” (p. 42).
La stampa cavalca la psicosi. Nuovi articoli domandano sicurezza e giustizia. Le campagne sono sconvolte dalla presenza del misterioso vampiro. Il 14 aprile, giovani svizzeri giocano a calcio con quella che si rivela una testa scotennata: la testa è quella di Nadine, nuova morta profanata e violata nel paese di Carrouge. Più avanti, toccherà a Justine, da Ferlens. Comincia a intravedersi qualche coincidenza: è come se il vampiro fosse informato del giorno di sepoltura di giovani brune dal corpo delicato e flessuoso. Ma proprio quando le indagini stanno puntando l'ambiente cimiteriale e i becchini della zona, spunta un primo presunto colpevole: un ragazzo sfortunato, proveniente da un ambiente contaminato dalle piaghe dell'analfabetismo, dell'alcol e dell'incesto; uno che si diletta a stuprare le vacche. E che, da ex compagno di classe della prima vittima, era stato già pizzicato a pedinarla e a spiarla.
Le indagini sembrano inchiodarlo; una prima perizia medica lo scagiona, ma non appena fuori il vampiro si impegna a violentare una vedova. Stando a Chessex, ciò accade perché in galera ha conosciuto il sesso: una misteriosa donna vestita di bianco è andata a trovarlo più e più volte. Mucche a parte, s'era dichiarato vergine. Un vergine ossessionato dal sesso, che il sesso vero aveva appena scoperto. Subito andava a cercarne dell'altro.
Si ritrova nuovamente al gabbio, condannato all'ergastolo, pena commutata in internamento al manicomio. Dal manicomio fuggirà, dopo una decina d'anni, per arruolarsi al fronte: paradosso dei paradossi, finito nella Legione Straniera, sarà uno degli otto soldati mai riconosciuti che si ritroveranno, cadaveri, sorteggiati per riposare nel sepolcro del Milite Ignoto, sotto l'Arco di Trionfo. La morale della nera favola di Chessex si tinge così di grottesco: lo strupratore e smembratore di cadaveri, lo sfondavacche e violenta-vedove, un'infanzia passata a subire violenze sessuali nel gretto ambiente rurale di provenienza, una nera fama in tutta Europa, da “Vampiro”, si ritrova, morto, omaggiato come eroe di guerra.
***
Era possibile credere all'esistenza di un vampiro nella Svizzera del primo Novecento? Il clima culturale poteva prevederlo: grande povertà, ignoranza assoluta, miseria invincibile. “Le idee non circolano, la tradizione pesa, l'igiene moderna è sconosciuta. Avarizia, crudeltà, superstizione, non si è lontani dalla frontiera di Friburgo, dove brulica la stregoneria” (p. 23). L'ultimo lupo era stato ucciso soltanto vent'anni prima. Le giovani donne erano come “stelle” che “magnetizzavano la follia”, secondo l'autore: in un contesto non estraneo agli incesti e alle violenze domestiche più assurde e ripetute, le donne erano oggetto di desiderio – e di stupro – con una certa, triste facilità. Il fatto che simbolicamente qualcuno potesse diventare il colpevole delle colpe segrete e inespresse di tanti serviva a sciacquare qualche coscienza. Così, probabilmente, andarono le cose.
Secondo la prefatrice Daria Galateria, questo è un racconto che va considerato “Capolavoro di antropologia con la sua lingua affilata, che stringe precisa il gelo, i vecchi usi e la follia”, perché “Chessex approda sornionamente al ridicolo dei miti d'oggi, chiudendo in segreta allegria il più esigente dei suoi racconti neri” (pp. 14-15).
Senza dubbio, l'opera costituisce uno schiaffone alle letterature vampiriche contemporanee; plana nella realtà, e mostra quanto orribile e trista essa sappia essere e rivelarsi, e restituisce i vampiri alla Letteratura Gotica dopo aver umiliato le loro incarnazioni terrene, rurali e quotidiane. Chessex è come un intellettuale illuminista che, per prendersi gioco delle superstizioni, dell'ignoranza e dell'arroganza del popolo, finisce per snudare spettri e feticci del suo inconscio, contraddizioni e contrasti spesso insolubili – il primo, quello tra pubblica menzogna e privata verità; il secondo, quello tra peccatori non smascherati e peccatore inchiodato alla sbarra; il terzo, quello tra desiderio e possesso.
Racconto lungo da interiorizzare e conservare con cura. Scritto in nome dell'intelligenza e della tolleranza, in un'epoca che s'appresta ad ammainare entrambe, è un documento storico e letterario di almeno discreto interesse.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jacques Chessex (Payerne, Svizzera 1934), saggista, poeta e romanziere svizzero di lingua francese. Legion d'Onore 2002.
Jacques Chessex, “Il vampiro di Ropraz”, Fazi, Roma 2009. Collana “Le strade”, 150. Traduzione di Maurizio Ferrara. Prefazione di Daria Galateria.
Prima edizione: “Le vampire de Ropraz”, 2007.
Approfondimento in rete: WIKI fr - Rassegna Stampa IT
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2009.
Commenti
Jacques Chessex, ?Il vampiro di Ropraz?, Fazi, Roma 2009. Collana ?Le strade?, 150. Traduzione di Maurizio Ferrara. Prefazione di Daria Galateria.
Prima edizione: ?Le vampire de Ropraz?, 2007.
"A Ropraz donc, cet hiver 1903, il fallait un coupable. Absolument. On le trouva. Il s'appelait Favez. Favez le demeuré, à l'appétit sexuel démesuré parce que brimé par d'innommables frustrations.
Le sexe et Dieu c'est l'affaire de Chessex. On le sait. Ses livres en témoignent. Mais ici, l'auteur atteint un sommet. Son «Vampire» est un chef-d'oeuvre de concision et de lucidité. Une langue pure et abrupte, cristalline et épineuse au service d'une pensée qui effraie à force d'intelligence"
http://www.swissinfo.org/fre/magazine/detail/Sur_la_piste_du_crime.html?...
"Senza dubbio, l?opera costituisce uno schiaffone alle letterature vampiriche contemporanee; plana nella realtà, e mostra quanto orribile e trista essa sappia essere e rivelarsi, e restituisce i vampiri alla Letteratura Gotica dopo aver umiliato le loro incarnazioni terrene, rurali e quotidiane. Chessex è come un intellettuale illuminista che, per prendersi gioco delle superstizioni, dell?ignoranza e dell?arroganza del popolo, finisce per snudare spettri e feticci del suo inconscio, contraddizioni e contrasti spesso insolubili ? il primo, quello tra pubblica menzogna e privata verità; il secondo, quello tra peccatori non smascherati e peccatore inchiodato alla sbarra; il terzo, quello tra desiderio e possesso".
Suggestiva la clausola. Mi dà l'idea di un libro di sicuro interesse. Anche i cenni alla lingua usata, al tipo di scrittura, sembrano renderlo davvero fuori dall'ordinario. Certo che la storia è paradossale. Ma è stata parecchio romanzata, a quel che ti risulta?
ciao caro:).
No, è quello il bello. La storia è vera, inclusa la rassegna stampa. Visto da fuori, sembrava un romanzetto gotico alla Gotthelf. Letto e studiato, è un reportage narrativo, scritto a distanza di tanti anni dai fatti, che racconta molto della cultura rurale di certe nazioni europee, dell'uso scandalistico della stampa, dei paradossi - infine - del Milite Ignoto (che è, devo dire, la trovata geniale dell'opera, aggettivo speso non a vuoto).
Purtroppo non sono neanche cento pagine. Ma è qualcosa di più di una chicca (tra l'altro, l'autore è molto amato in Francia e in Svizzera; a breve, in IT ripubblicheranno il suo capolavoro, "L'orco", già Rizzoli anni Settanta. Sembra sia bellissimo...)
(una cosa che te lo e me lo renderà meno simpatico: nel suo anticonformismo e nel suo alcolismo c'è un aspetto odioso; sembra avesse - abbia? - simpatie staliniste. Dal libro in questione non si riconosce nulla, ma la Galateria, nella prefazione, parla chiaro. Tengo a dirtelo prima...)
OT, mi aspetto commenti dei suoi conterranei o quasi Mat e Thomas. E' davvero una gloria letteraria svizzera, Chessex? Com'è percepito in patria?
4 - 5. "L'orco" mi intriga già dal titolo. Sulle simpatie staliniste: non ho mai fatto processi alle intenzioni, se non sono libri palesemente ideologici - o metafore riconoscibili dell'ideologia - non ho problemi a leggere e goderne.
in questo caso, vai tranquillo. Anzi: per noi che amavamo i vampiri in tutte le loro incarnazioni letterarie e cinematografiche, questo libro è una robusta immersione nella realtà. Saggia e cattivella al punto giusto...
La lettertura elvetica è poco studiata in Ticino; il sistema scolastico svizzero è basato sulla divisione per cantoni - ogni cantone ha le sue scuole, i suoi metodi le sue materie, persino il suo numero di anni - generalmente si studia per "provenienza linguistica. Io e Ma abbiamo studiato a Lugano, ergo formazione in italiano.
Si studia letteratura italiana, con testi italiani; qualche autore ticinese viene più o meno menzionato di passaggio (Pusterla, Orelli, poco altro). In tedesco si affronta quache testo di lingua alemanna, Dürrenmatt, Friesch, Hesse.
In francese non abbiamo mai lavorato autori elvetici e conosco solo Grangé, francese ma legato alla romandia.
Andrebbe anche pres in conto che questo è un paese con sei milioni di abitanti, dispersi tra quattro lingue, due religioni e una decina di sottoculture locali e rivalità storiche.
Per taglia e densità di popolazione è una specie di Sardegna, tranne che invece di due lingue se ne parlano quattro.
Il Ticino conta 300000 abitanti, praticamente un quartiere di Cagliari. Abbastanza ovvio che si rivolga al vicino forte per un'identità culturale.
Non conosco l'autore comunque; bella segnalazione
9. Mi sto appassionando al mistero della Svizzera. Perché davvero in Europa non ne capisce niente nessuno. Potreste segnalarci - o scrivere di - un saggio che spiega cos'è, come si convive tra tante etnie diverse... qualcosa a metà tra antropologia, usi e costumi, storia?
E questi ticinesi che dici - Orelli, Pusterla - perché non ce li presentate? Possibile che sia più popolare Chessex di Orelli?
Durrenmatt, Hesse, Gotthelf li abbiamo recensiti;).
(in Ticino non studiate letteratura elvetica? Non è un paradosso?)
"quattro lingue, due religioni e una decina di sottoculture locali e rivalità storiche.
Per taglia e densità di popolazione è una specie di Sardegna, tranne che invece di due lingue se ne parlano quattro."
> Pensa che patrimonio straordinario che hai - avete - da raccontarci... cantateci il vostro territorio!
11> diciamo che non esiste una vera letteratura elvetica (due premi Nobel, di cui uno scomparso nell'oblio e l'altro poco apprezzato).
La Svizzera è anomala per questioni soprattutto politiche, che alla lunga hanno portato a quello che esiste oggi, un paese ricco e conservatore. Il 70% della popolazione parla tedesco, e puoi immaginare che leggere una lingua che ti è completamente estranea è dfficile, soprattutto nell'ottica di un cantone aggressivamente protettivo verso il proprio idioma.
Infine, Orelli non lo consoco quasi, e Pusterla è un ex professore; non sono in grado di commentare la loro poesia in modo adeguato.
Il reportage sulla Svizzera si può fare; nel forum?
No no: nel sito.
Titolo: Reportage dalla Svizzera - Canton Ticino (o quel che pensi sia meglio). Va fatto, e in più puntate.
Se maturate - se maturi - l'idea di farne un gran saggio, ne parliamo in privato e ti trovo l'editore;)
intanto, cominciamo e vediamo come viene
devo dire che i vampiri sono sempre un argomento intrigante,anches eho l'impressione che si siano libri più suggestivi di questo. La trovata del Milite Ignoto è una bella beffa.
è LA beffa del libro, ti dico:)