Cheever John

Il nuotatore

Autore: 
Cheever John

Questo volume “Il nuotatore” raccoglie tre racconti dello scrittore americano John Cheever, edito in Italia da Fandango, ed è un libro agile, vero tascabile per quanto riguarda le dimensioni, che si legge in un'oretta e mezzo, e che diverte, spiazza, incuriosisce (almeno a me ha fatto questo effetto). Nella prefazione Fernanda Pivano ci ragguaglia su chi sia l'autore, e quanto importante sia stato per la rinascita dell'interesse nei confronti dei racconti negli Stati Uniti dopo il declino post-Hemingway. Sono note che ho trovato interessanti e divertenti (ma trovo divertenti le cose più disparate, attenzione!).

Ma vengo ai racconti: Il nuotatore (che dà il titolo alla raccolta, e di cui, avverte la Pivano, esiste una riduzione cinematografica con Burt Lancaster), Un giorno qualsiasi, e Una radio straordinaria.

Sono brevi storie narrate con precisione ed intensità, che trattano di famiglie della classe media, o medio-alta, statunitense, alle prese con la vita di tutti i giorni, sempre (e solo) apparentemente uguale, serena.

Nel primo ecco Neddy Merrill che, una domenica di mezza estate, trovandosi nella piscina di alcuni amici, decide di tornare a casa attraversando tutte le proprietà della contea provviste di piscina, come se formassero un fiume. Seguiamo così il viaggio di quest'uomo che, in costume da bagno, salta cancelli, passa per boschetti, attraversa strade e autostrade, si trova imbucato in feste di persone che trova antipatiche, saluta una simpatica coppia nudista...

Durante il viaggio, però, accade qualcosa: un temporale improvviso, la stanchezza lungo il percorso e la poca lucidità dovuta al bere, e l'accenno al voler “rimuovere i ricordi sgradevoli” (pag. 17), il comportamento delle persone che non è – esattamente – come si aspetta dovrebbe essere nei suoi confronti. Ma se la rimozione operata dalla sua memoria è stata efficace mentalmente, questa non può cambiare le cose, e ciò che Neddy scoprirà quando, stanco e provato dal lungo pomeriggio di corse e nuotate, arriverà al posto che chiamava - casa -.

Il secondo tratta di una coppia, Jim e Ellen, con figlio di 5 anni, in un giorno d'inizio estate, nella casa di campagna della madre di lei, nel New Hampshire. I vari personaggi sono, anche qui (come nel primo, nonostante non vi abbia fatto cenno, scusate), tratteggiati senza fronzoli, da Agnes Shay, una delle domestiche, irlandese, emigrata per fare fortuna, alle prese con la piccola Carlotta, al giardiniere Nils, che nessuno prende mai in considerazione, che vive lì tutto l'anno, mentre la signora arriva d'estate e poi vuole fare tutto a modo suo. Jim è alla fine del suo soggiorno, mentre il resto della famiglia resterà lì per tutta l'estate, ed è felice di stare lì come di andarsene e tornare a lavoro, sembra. Una vita, quella in campagna, che può sopportare, e di cui può anche esserne felice, solo per un periodo limitato, mentre Ellen non pensa ad altro che a trovare una casa in cui trasferirsi dal trambusto cittadino.

Anche nel terzo troviamo una coppia, Jim e Irene, benestante, nella media, che rientra in tutti quei parametri medi delle statistiche dei vari studi sulle famiglie che ogni anno escono, anche più volte l'anno. La loro piccola passione segreta è la musica classica, che ascoltano ogni giorno da una vecchia radio in soggiorno. Questa, però, come accade talvolta agli oggetti un po' vecchi, si rompe, per cui il buon marito decide di cambiarla con una nuova fiammante, che all'inizio non incontra troppo i gusti della moglie, ma che rivela doti inaspettate. La nuova radio, in fatti, si sintonizza sui vari appartamenti del condominio, facendone ascoltare le conversazioni dei vari abitanti alla giovane coppia, e soprattutto alla moglie, che sta in casa tutto il giorno. Irene passa così dalla musica classica al buco della serratura condominiale, in una dipendenza sempre più stretta per le conversazioni dei propri vicini. Fino a quando, un giorno, sente che un uomo, dopo un litigio, picchia la moglie, e prega Jim, appena tornato dal lavoro, di andare a fermarlo: la goccia che fa traboccare il vaso. L'apparenza serena e perbene dei due giovani salta e l'ossessione fa precipitare il racconto.

I tre incipit (in ordine di apparizione):

"Era una di quelle domeniche di mezza estate in cui tutti se ne stanno seduti e continuano a ripetere: "Ho bevuto troppo ieri sera". Si poteva udire i parrocchiani che lo bisbigliavano all'uscita della chiesa, si poteva udirlo anche dalle labbra del parroco, mentre si infilava faticosamente la tonaca nel vestibolo, si poteva udirlo nei campi di golf e di tennis, e anche nella riserva per la protezione della fauna, dove il presidente della locale associazione ornitologica era ancora in preda ai postumi di una sbornia." (pag. 11)

"Alle sette del mattino, quando Jim si svegliò, si alzò dal letto e fece il giro delle finestre della camera. Era così assuefatto al rumore e al traffico congestionato della città che, dopo aver trascorso sei giorni nel New Hampshire, trovava ancora violenta ed estranea la bellezza del mattino in campagna." (pag. 27)

"Jim e Irene Westcott facevano parte di quel genere di gente che ha raggiunto una media di reddito, posizione e rispettabilità soddisfacente secondo le statistiche riguardanti chi ha compiuto gli studi universitari. Avevano due bambini, erano sposati da nove anni, vivevano al dodicesimo piano di un condominio nei pressi di Sutton Place, si recavano a teatro in media 10,3 volte all'anno e speravano di andare a vivere un giorno a Westchester." (pag. 43)

Tre racconti in cui, al centro, troviamo l'indagine dei rapporti interpersonali, nei loro silenzi come nei loro dialoghi, nei loro sbuffi, nei loro gesti. In ognuno, una piccola ossessione, quasi da nulla, che mina però il rapporto, in maniera ora più, ora meno evidente, e che alle volte esplode, ed altre no.

John Cheever, vincitore del National Book Award, del Pulitzer, conosciuto soprattutto per i suoi racconti, il primo uscito sul New Yorker nel 1935 (glielo pagarono 45 dollari!), autore anche di romanzi, in Italia edito da Fandango, non è indulgente nei confronti di ciò che racconta, ma secco, tagliente, mostra (sembra) le cose come sono, non come si vorrebbe che fossero, in questo molto simile al suo amico Carver. Almeno, per ciò che ho letto di entrambi (poco, in fondo, soprattutto di Cheever). Strano a dirsi, ma ti lascia entrare piano nel racconto, rende l'abitudinarietà delle vite dei suoi personaggi, sono proprio “giorni qualsiasi” quelli che racconta, giorni però in cui cadono, in ognuno, quelle piccole gocce che, alla fine, faranno traboccare il vaso delle vite dei vari protagonisti.

 

 

John Cheever, (27 maggio 1912 – 18 giugno 1982) scrittore americano.

La pagina di wikipedia in inglese: http://en.wikipedia.org/wiki/John_Cheever

La pagina di tutti i suoi libri tradotti in italiano, sul sito della casa editrice: QUI

Traduzione di Marco Papi

Prefazione di Fernanda Pivano

ISBN/EAN: 
9788860440891

Commenti

John Cheever. Il mio augurio per un buon 2009.
Ciao a tutti!!!

Intanto per ringraziarti per il tuo ritorno alla scrittura, e per la bella scelta.

Prego. Ho aggiunto i tre incipit dei racconti. Significativi, secondo me. Tre modi diversi di presentare la narrazione, ed i personaggi. Nel primo, si parte dal contorno. Nel secondo, un classico risveglio. Nel terzo, uno studio statistico.
notte buona amice.

(ancora un americano. ma questo me l'hanno regalato. domani parto fino al 6. buoni giorni.)

(buon viaggio, e grazie anche per gli incipit, pal!)

"Strano a dirsi, ma ti lascia entrare piano nel racconto, rende l?abitudinarietà delle vite dei suoi personaggi, sono proprio ?giorni qualsiasi? quelli che racconta, giorni però in cui cadono, in ognuno, quelle piccole gocce che, alla fine, faranno traboccare il vaso delle vite dei vari protagonisti."

> carveriano?

6. Moltissimo!

Se lo giocavano Fandango e Minimum Fax.

7. Capito;). Se solo Fandango si dedicasse ai libri con la passione e la convinzione con cui si dedica ai film...

6. 8. Non direi "carveriano" per una questione di tempi, Cheever è maggiore di 20 anni e passa rispetto all'amico, ed i suoi racconti appaiono su riviste come New Yorker dal '35 in poi. Vero che hanno vissuto insieme per un periodo, però. In parte della recensione che ho poi cassato azzardavo che i due siano stati (siano, poiché le opere si continuano a leggere) complementari, da ciò che ho letto, in questo senso: Carver si "occupa" della parte della società più "umile", mentre Cheever si dedica a quella più "alta". Entrambi si concentrano sui momenti di crisi, sulle gocce che fanno traboccare i vasi delle esistenze dei loro protagonisti, senza dimenticarne i passati, la routine quotidiana che azzanna e disfa lentamente le vite.
Ho tagliato poi la parte perché, avendo letto solo questa breve raccolta di Cheever, la cosa mi sembrava troppo azzardata, fondata più su "sensazioni", e non mi andava di lanciarmi così.

Per quanto riguarda Fandango: ha un ottimo catalogo, di qualità, per quel che vedo, purtroppo il sito non è all'altezza, e neppure si pubblicizzano molto, ma il loro lavoro mi sembra meritevole (senza dimenticare che la sezione editoriale l'hanno messa su, se non erro, cinque o sei scrittori tra cui Baricco, Veronesi, Nesi...non ricordo gli altri, scusate!). Cheever, Michel Butor (di cui sono molto curioso, e che non ho letto), e i romanzi di Wallace, Ken Kalfus...

Ottimo chiarimento, Branco.
E gran bel parallelismo.
*
Fandango ha da poco cambiato editor (o direzione editoriale?), puntando su un giovane letterato: Mario Desiati.
http://www.youtube.com/watch?v=cuT_ZAX2GCA

Un bel merito Fandango ce l'ha: l'essere riuscita ad accaparrarsi Toccafondo per le copertine.

un articolo su cheever dal New Yorker, un po' lungo:
http://www.newyorker.com/arts/critics/books/2009/03/09/090309crbo_books_...

Ne parlavo anche con Di Consoli, giorni fa: mi ha ribadito che questo è il miglior Cheever in assoluto. Devo leggerlo...

Sono circa 60 pagine, fai anche alla svelta!
Io ho letto solo questo, di Cheever, non so dirti se sono le cose migliori, ma sono dei gran bei racconti.

BRANCO!

OT. Per "La sottile linea scura" di Lansdale aspettiamo te!
Daje!

Il miglior Cheever senza dubbio. Sulla lunga distanza invece non mi ha molto convinto.

Qui:
http://www.carmillaonline.com/archives/2009/06/003092.html

un buon e lungo pezzo sul primo dei tre racconti presenti nel volume, quello che ne dà il titolo.
Per chi vuole.

aggiungo copertina + tag

aggiungo copertina + tag "case editrici";)