Grossman David

Che tu sia per me il coltello

Autore: 
Grossman David

Può crearsi un legame vivo tra due persone sconosciute? Possono delle lettere veicolare due vite, coi loro carichi di silenzi, angosce, paure? Può la forza della scrittura svelare inganni, miserie, sconfitte? O, al contrario, aiutare a cucire trame dozzinali di menzogne, sotto lustrini e specchietti per allodole?

Queste, alcune, delle domande che sembrano evaporare dalla penna di David Grossman nell’ormai noto “Che tu sia per me il coltello”, romanzo epistolare in tre parti:

Yaìr

Myriàm

Pioggia

L’overture spetta a Yaìr e sue saranno la maggior parte delle lettere presenti nel libro e indirizzate a una donna sconosciuta, Myriàm, notata in un gruppo di persone eppure da queste lontana, nascosta dietro un sorriso “da campgna elettorale”, anonimo e perfetto ad ogni evenienza.
Un sorriso da difesa, agli occhi silenziosi di Yaìr, che imprime nella memoria ogni particolare, ogni movenza, ogni espressione, di quella donna chiaramente diversa dalle altre presenti nella sala.
Decide di scriverle e le propone un patto, una singolare alleanza: un rapporto vero, senza sfondo, immaginifico, libero. Fermo e lucido, se occorre, affilato come la lama di un coltello...

…voglio che tu sia per me il coltello...

...dammi le tue gioie, i tuoi dolori, le paure, le idiosincrasie del tuo ieri, i sorrisi di quest’oggi, le speranze che temi di avere domani…

 dammi i sogni che ancora non hai fatto, gli incubi che ti hanno spiata di notte...

…dimmi tutto, purché sia vero... doloroso anche... come un coltello.

 Myriàm accetta. Non sappiamo nulla di lei, tranne le frasi che Yaìr riporta nelle lettere di risposta: ne nasce un primo affresco funambolico, altalenante, un mondo di uomo celebrativo, eccentrico, cinico... ...non chiede di incontrarla, Yaìr. E’ la virtualità della situazione ad attrarlo, la visionarietà del potersi dire tutto senza occhi-giudici: fissa un timer, passato il quale la corrispondenza cesserà di essere. Inesorabile, preciso... come il taglio di un coltello. Ha una famiglia Yaìr, e così Myriàm: nessuna tresca, nessun adulterio da consumare nello squallore dell’inganno... ‘[…] non mi pento di averti convinto a non incontrarci faccia a faccia […] Io mi sarei subito sentito obbligato a sedurti, a scoprirti in quel mio modo rozzo, come se tu fossi merce in vendita. Pensa cosa ci saremmo persi, quante cose non avremmo mai saputo” (p.104)

Mira altrove Yaìr: vuole cuore e mente, emozioni: il corpo può attendere o godere tra le pieghe di una pelle cara e nota, o nella trasgressione di avventure di poco conto. Non con lei, non con Myriàm, non con le sue lettere che non avranno seguito oltre la prima pioggia, a estate matura. “Certi giorni sento che sono ancora molto lontano dal conoscerti come vorrei. Ed è già agosto” (p.111)

Lettere di parole e di silenzi: “Hai lasciato sulla pagina non poche righe bianche e io non sapevo come riempirle” (p.70). Scrive Yaìr e più dice e meno di sé svela, funambolico, caustico, drammatico: aumentano le lettere e inizia il Possesso: invidia, gelosia, impazienza: “A volte la tua arroganza mi fa davvero impazzire. Sei così rigida, te l’ ho già detto? E in modo sgradevole, non femminile" (p.85) Angoli oltre la vita reale, fuori tempo e spazio: fantasie di carte arbitrarie. Regala immagini Yaìr, lampi e ombre a sé vicine… rubate ai suoi illusionismi da mercante. Qualcosa, poi, cambia. Lo avvertiamo in Yair, nelle risposte alle lettere di Myriàm che l’Autore ci nega: “Ora, ora sii per me il coltello. Chiedimi come mai, ogni volta che mi mostri una ferita, devo fare uno sforzo meschino per non fuggire. Naturalmente negherò questa mia codardia e dirò che è il contrario […]” (p.218) Il gioco si sgretola, diventando più difficile: i mesi trascorrono il corso di due vite sconosciute, rivelate da una quotidianità lontana che diventa, rischia di diventare, casa...

...e fugge Yair.

 Un’ultima lettera, firmata coi suoi estremi reali e una richiesta di rinuncia. E Yaìr esce dal cerchio. La danza è ripresa da Myriàm che ci regala parole posteriori alla fuga: oscilla tra colpe e mancanza di quella presenza, accuse e sconforto e la vita reale che, immancabilmente, si spiazza, ancora, sperando: “Te l’ ho detto: non voglio saperne di burocrazie e clandestinità. Se deciderai di venire da me, sarà alla luce del sole, senza bugie. Perché io non so vivere negli anfratti” (p.245).

Illogica rabbia e sentore di offesa, roulette di domande e pensieri gelosi, meschini, illazioni. Rivendica, Myriàm, il diritto di essere opprimente, angosciante, assillante e debole, fragile, indifesa... perduta, smarrita. E’ caos. Abbandono. “Cosa succede ora?” s’interroga in una sinusoide di veli strappati all’inganno “Succede che Y. si è trasformato nel mio coltello” (p.274) E capisce, Myriàm, quanto difficile sia un’ involuzione del tempo fittizio al normale, e il rebus: la prima pioggia così amata, così invocata, segnerà l’uscita finale di Yair dalle sue parole incomplete. Ed è stata la pioggia, ritardando la sua comparsa, a mischiare le carte del gioco, ad anticipare il punto improvviso di Yaìr. E “Pioggia” è la parte conclusiva del libro. Pensieri. Mozziconi d’entrambi in un vortice di colpi di scena, segreti, follie e pavidi germi di coraggio che conducono il lettore a un epilogo bizzarro e, mediamente, inconcludente.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello. trad. di Alessandra Shomroni, Milano, Oscar Mondatori, 2000 (testo utilizzato, ristampa del 2003) Euro 6,80 David Grossman (Gerusalemme, 1954. Scrittore israeliano)

Laura Caroniti

ISBN/EAN: 
9788804473671

Commenti

(sai che l'epilogo continua a ricordarmi il "mediamente" di Consoli - ma Carmen, dico? )

Puo' starci.A pensarci sì:sta. Diversamente io. A me ricorda "Il minotauro" di Tamuz,per aria e asfissia (poca).

ti lascio di là e ti trovo qua!!!! sono contento! "ed ero contentissimo..." ;-)

Ricordi Il minotauro?C'eri anche tu, a Boboli, con Veronica. Ed io. :)

Non posso non ricordare!!!! una giornata incantevole, a ripeterla oggi ci sarebbero molti meno capelli, a quel che ho capito (e anche da parte mia...e la vero? se li sarà tagliati anche lei? eh, domande...)...
Questo libro di Grossman non sono riuscito a finirlo, ancora. Letta tutta la prima parte, e anche la fine, ma non tutto. Non ce la faccio. Mi lega troppo alla persona che...non lo so. grazie per avermi fatto conoscere questo posto. e ora un po' di sano...ciao!

Che bello ritrovarti qui, Laura;).

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