Umano, troppo disumano
Il Filosofo Ignoto non rinuncia alla libertà di pungere. Sa che il suo filosofare è necessariamente fuori dalle rotte della filosofia a binari fissi. Per questo si affida alla scrittura folgorante per frammenti, di cui l’aforisma è lo straordinario strumento che fulmina.
Il Filosofo Ignoto, in arte Guido Ceronetti, si avvale della facoltà di essere irriverente. Con le sue pugnalate di pensiero specula sulle cose della vita senza mai perdere di vista il sentimento del tragico e la stanchezza della specie.
In Insetti senza frontiere (Adelphi, pagine 166, 12 euro) Ceronetti, l’aforista anticonformista, si avventura nel territorio minato dei pensieri anticonvenzionali – convinto che quello che scrive non piacerà a tutti – con l’intenzione di dissacrare luoghi comuni, menzogne, imbecillità di un mondo che sta entrando in una decadenza pericolosa, dalla quale il genere umano non potrà fare ritorno.
Ceronetti, consapevole della sua inattualità, in trecentoquarantatre aforismi passa in rassegna la condizione umana e le fragilità del suo pensare. La consolazione della filosofia, che ripara le case in rovina, la grandezza della poesia, che corregge gli errori della Ragione, sono le discipline di cui il Filosofo Ignoto si serve per pugnalare il suo tempo, le sue miserie, le sue contraddizioni e soprattutto le sue ipocrisie.
Le sue riflessioni colpiscono al cuore "il viaggio al termine della notte" nel quale siamo precipitati: "Ci si addentra sempre più nella notte, e la morte invece, di apparire come liberatrice, imprime su ogni istante un terrore sempre uguale". Di fronte all’umanità che ha perso la strada maestra, Ceronetti è il fustigatore della natura umana e della sua propensione a lasciarsi incantare dalle sirene del vuoto e dell’apparenza, che hanno consegnato il mondo allo strapotere assoluto del male.
Il Filosofo Ignoto piange per la debolezza dell’Occidente che ha rinunciato alla bellezza. Prova sgomento per il nostro tempo che ha scelto di morire nella volgarità del pensiero unico e della mediocrità. All’orizzonte non si intravede l’intuizione di un’idea.
La nostra epoca è uno sterminato treno di feriti che percorre senza fine una strada priva di via d’uscita, che sappiamo pieno di lamenti,carico d’indicibile sofferenza umana.
Ceronetti sa che la festa è finita, dal nichilismo diventa sempre più difficile uscire perché "contare su qualcuno, se si tratta di esseri umani vivi, è sempre un rischio di nuove ferite. Più fortunati, gli appartenenti ad associazioni criminali, circoli segreti: in caso di bisogno l’aiuto non gli mancherà, in ogni luogo. Tutti gli altri faranno bene a dubitare di trovare in amanti, mogli, figli , fratelli, compagni, una certezza di sostegno nell’angoscia e nella necessità. Non parlo di danaro: trovi sempre chi te lo dà; è il cuore che è introvabile. Dà più ausilio un talismano, se la tasca non è bucata. C’è una dolcezza a pensarsi soli, lucida disperazione. Le carovane elargitrici d’acqua dei Dedanìm, un miraggio. Il soccorso per amore, una lotteria".
Ceronetti, con l’ironia e il paradosso, ma anche con un suggestivo disincanto per una modernità che uccide la tenerezza, squarcia il velo della realtà. Quello che il Filosofo Ignoto ci fa vedere non è edificante. La fotografia del presente è un cumulo di macerie. La desertificazione del cuore sta gelando le radici . Il tragico risultato è una società per niente umana che ha perso l’orientamento, che ha voglia di farsi del male.
Ceronetti redige le sue stilettate per svegliare, anche se sa che il mondo non troverà mai più la via della bellezza. Il Filosofo Ignoto si chiede a che punto è la notte della condizione umana. Scruta il cielo ma non trova risposte, anche Dio è schizofrenico. L’attesa si prolunga, viene buio, nessuna finestra s’illumina.
Filosofare con la libertà di pungere, questo gli resta da fare. Perché tale libertà è scritta nei nostri statuti, è garantita a tutti gli insetti dotati di pungiglione difensivo- offensivo indispensabile allo loro sopravvivenza – a scapito, se necessaria, di quella degli umani.
Nelle epoche del crepuscolo degli idoli, il Filosofo Ignoto concepisce il più tragico dei suoi paradossi. Egli arriva a rinnegare l’uomo, questo scellerato che si è impadronito da stupratore sadico del globo per farne un inferno. Che altro ci resta da fare se ogni abitante della terra sta diventando un milionario di disastri?
BREVI NOTE
Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere (Adelphi, pagine 166, 12 euro)
Bibliografia
Cantico dei cantici, Adelphi
Poesie, frammenti, poesie separate, Einaudi
Poesie per vivere e per non vivere, Einaudi
Salmi, Einaudi
Aquilegia. Favola sommersa, Einaudi
La vita apparente, Adelphi, 1982
Viaggio in Italia, Einaudi, 1983
La iena di San Giorgio, Einaudi, 1984
Albergo Italia, Einaudi, 1985
Come un talismano, Adelphi, 1986
Compassioni e disperazioni, Einaudi, 1987
Qohelet o l’Ecclesiaste, Einaudi, 1990
La pazienza dell’arrostito, Adelphi, 1990
D.d. deliri disarmati, Einaudi, 1993
Tra pensieri, Adelphi, 1994
Il silenzio dei corpi, Adelphi, 1994
Pensieri del te, Adelphi, 1994
La distanza. Poesie ‘46-’96, Rizzoli, 1996
Cara incertezza, Adelphi, 1997
L’occhiale malinconico, Einaudi, 1998
Briciole di colonna, La Stampa, 1999
Lo scrittore inesistente, La Stampa, 1999
La carta è stanca. Una scelta, Adelphi, 2000
La fragilità del pensare, Rizzoli, 2000
La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria, Einaudi, 2000
N.U.E.D.D. Nuovi Ultimi Esasperati Deliri Disarmati, Einaudi, 2001
Messia, Edizioni Tallone, 2002
Qohélet. Colui che prende la parola, versione e commenti, 2002
IN LANKELOT:
Ceronetti Guido - Insetti senza frontiere - nic
Ceronetti Guido - Pensieri del Tè - Paolo Castronovo
Nicola Vacca
(articolo pubblicato il 27 maggio su Linea Quotidiano)
Commenti
Neo NICK!
è da un pezzo, anni, che sento parlare di Ceronetti, ho incrociato qualche suo libro e mi sembra interessante. C'é una sua intervista sul venerdì di Repubblica della scorsa settimana. personaggio atipico, direi.