Destinato a disintegrare propagande d’ogni colore e d’ogni nazione, l’esordio di Céline è un romanzo che sembra avere naturalmente un senso: descrivere e narrare miserie, debolezze, corruzioni e infamie della razza umana.
La prima persona cruda e hamsuniana, e l’altrettanto hamsuniana tendenza al vagabondaggio, non poteva non risultare innovativa, negli anni Trenta, a quanti fossero stati estranei alla narrativa dell’artista norvegese; anarcoide e febbrile come un narratore hamsuniano, si distingue per un elemento non marginale; la capacità di rappresentare e scolpire il male. Le bassezze della società del primo Novecento, l’umanità malata e umiliata dalla violenza di autorità diverse – la “patria” durante la guerra, il padrone nell’industria –, vezzi, difetti, calamità e malattie della specie vengono radiografati sino alla nausea. La lingua è intraducibile: un lettore diverso da un madrelingua francese perde migliaia di sfumature e di tratti essenziali, per via del fatto che Céline sporca la sua narrazione con – parrebbe – notevole aderenza al parlato, ludico argot e via dicendo. Un italiano come l’estensore di queste notarelle, costretto a leggere il testo in traduzione – per giunta, in una traduzione dal retrogusto vagamente censorio degli anni Trenta – deve effettuare uno straordinario sforzo d’immaginazione e deve decisamente sublimare con una sorta di comprensione rabdomantica quel che non può essere compreso al di sotto delle Alpi. Detto questo, logicamente non nego che lo spirito della narrazione riesca a valicare i limiti dell’autoreferenzialità linguistica. Leggiamo un libro che, in questo frangente, dovremmo correttamente dire di “poter leggere”, senza avere l’opportunità di integrarci nel tessuto linguistico. Possibile poter attingere all’essenza d’un romanzo che vive, fondamentalmente disarmonico e asimmetrico nell’intreccio e nella struttura, principalmente scintillante di lingua propria e scrittura atipica, soltanto mediante una traduzione? Naturalmente, no.
L’italiano che legge questo romanzo di Céline deve divinare, come accade ai filologi nelle situazioni irrimediabili, per capire – ad esempio – quale dialetto poteva avere un bretone e come esso poteva suonare a uno studente di Medicina che cazzeggiava in Place Clichy, al principio della sua notte.
Ammesso quindi il primo e unico – ma non certo minimo – handicap nella percezione e nella comprensione del testo, rimane un ostacolo da superare, per il contemporaneo: a seconda degli orientamenti politici, esso è il disprezzo per il nemico – Céline è tra quegli artisti che non si potevano, e talvolta ancora non si possono leggere, nell’Europa sinistra del dopoguerra: era stato collaborazionista – o l’ammirazione entusiastica e a volte incondizionata per l’intellettuale antagonista.
L’auspicio e l’invito è a leggere l’esordio dello scrittore francese de-ideologizzandosi, e spurgandosi da pregiudizi o risentimenti partigiani. Vale per compagni e camerati, post-compagni e post-camerati. La ragione è semplice: questo libro non ha niente di politico; è piuttosto, nella prima parte, un libello esistenzialista, anarcoide e antimilitarista, e questo può non dispiacere, ad esempio, ai detrattori aprioristici dell’opera di Céline. Altrove, è egolatrico ed egoarchico; bastona ogni forma d’alterità, e ovviamente riesce a denigrare l’identità del narratore; questo romanzo è un conato di coscienza letteraria nuova, è lo specchio del male che tutti conosciamo e non sempre vorremmo combattere. La narrazione principia nella Francia della Prima Guerra Mondiale e si sviluppa attraverso tre continenti: dalla vecchia e marcia Europa, alla volgare e plutocratica America, alla povera e fragile Africa.
Bardamu è un medico d’un’umanità incurabile. Sente l’amore come “l’infinito messo a portata dei cani”; combattendo in battaglia, si domanda quali siano i nemici, e riesce a definire la guerra come “tutto ciò che non si capiva”: millanterie, eroismi, autolesionismi, massacri, violenze: fino ad una pazzia, forse di maniera forse affatto spontanea, figlia della coscienza della sete di sangue che connota la specie.
C’è un co-protagonista, Robinson, che sarà una sorta di fratello spirituale di Bardamu attraverso viaggi e vagabondaggi; c’è qualche amorazzo, una straordinaria vocazione alla ricerca del morboso e del torbido nella sessualità, naturalmente proto-houellebecquiana, una pioggia di comparse tratteggiate nervosamente, e più funzionali alla dimostrazione del teorema (l’uomo è marcio) che alla stesura d’un intreccio coerente.
Il romanzo appare, a settanta anni abbondanti dalla sua prima apparizione, decisamente annacquato e verboso nelle ultime duecento pagine – quelle dedicate, per intenderci, al ritorno in Francia e alla descrizione del clima post-bellico. La scrittura di Céline non schiaffeggia e non sconvolge più, dopo essere stata ampiamente interiorizzata e perfezionata da una rabbiosa e decadente minoranza di narratori e letterati europei e americani; la sua febbrile lucidità d’osservazione, e il suo distacco nel giudicare l’umanità, rimangono invece esemplari. Discutibile certa tendenza aforistica: Céline è sentenzioso e lapidario; la tecnica del giudizio secco e inequivocabile giocato dopo una dozzina di pagine lente, tartaglianti o paludosette cessa di funzionare dopo un po’; è una tattica interessante, ma è ripetuta con eccessiva costanza. Da adolescente, leggevo certe sparate sull’amore, o sull’anima, o sui mali della società e d’ogni essere umano, o sulla naturale malvagità della razza e via dicendo e rimanevo basito: pensavo d’avere avuto il privilegio di testimoniare il – e non “un”, attenzione – senso ultimo della vita – perché questa è la magia del lugubre gioco di prestigio di Céline. Ma la vita non è una massima – o un florilegio di massime – d’un cinico, né è più vero d’un altro il tono basso e roco d’un vagabondo che ha saputo guardare molto, ascoltare forse meno; perché restava troppo preso dall’abnorme profondità dei suoi pensieri, e dalla disperazione di esistere, e d’esser stato al fronte e d’aver visto morire, in diversi sensi, esseri umani.
Il Novecento è stato un secolo sporcato da guerre mostruose, ideologie aberranti, atomizzazione della vita sociale e traslazione dei ritmi e degli automatismi della fabbrica nella quotidianità; l’umanità è sopravvissuta, come sempre, e ha saputo spiegare, nelle arti, dove sbagliava e quando e per quali ragioni. Céline avrebbe detto che la ragione era unica: l’umanità stessa. Probabile: d’accordo, è una buona intuizione, addirittura condivisibile. Ma la storia dell’umanità non s’è ancora chiusa, come io ho chiuso questo libro. Mostrare il male significa suggerire come vincerlo. Nominare è dominare.
“Viaggio al termine della notte” è stato ed è il giovane Holden dell’adolescente nichilista, o – genericamente – antagonista. È stato, per la gioventù di destra nelle nazioni europee, il monumento dell’intelligenza, della profondità e del talento d’un narratore che la sinistra non sempre voleva fosse studiato. Lasciatemi essere eufemistico. Adesso tira vento nuovo. È facile – quasi “neutro” – leggere Céline nel 2005.
Questo libro è una bandiera d’una sconfitta – quella dell’umanità – che conosce, ad oggi, soltanto un riscatto diverso dalla speranza, o dall’utopia: l’arte. Non negatevi una nuotata nei fiumi dell’Ade. Ma non crediate che siano le sole acque della vostra vita. La fonte è altrove – è pura e scintilla.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Louis-Ferdinand Destouches, detto Céline (Courbevoie, 1894 – Meudon, 1961) medico e scrittore francese.
Louis-Ferdinand Céline, “Viaggio al termine della notte”, Dall’Oglio, Milano 1933. Traduzione di Alex Alexis.
Prima edizione: “Voyage au bout de la nuit”, 1932.
Articoli e Approfondimento in rete: Louis-Ferdinand Céline / Chez.com (LFC) / Levity / Antenati.
Gianfranco Franchi, Lankelot, giugno 2005 - prima pubb: Lankelot.com
Commenti
ma che ci faccio
La fonte è altrove. E' pura e scintilla. Brucia, ma è fredda.
Uno dei 5 libri più importanti della mia vita, questo. Insieme a "Morte a credito" è il migliore di Céline.
"Lasciatemi essere eufemistico. Adesso tira vento nuovo. È facile ? quasi ?neutro? ? leggere Céline nel 2005".
Come immaginerai non condivido affatto, queste pagine céliniane sprigionano oggi più che mai un fuoco altrove introvabile. Per me resta, e resterà sempre un genio. Incompreso e ostracizzato, come tutti i veri geni.
Non ha inventato niente, aveva molta musica dentro. Non era un genio ma era un antagonista con grande personalità e spesso buona ispirazione. Rimane nella memoria per i puntini di sospensione e per certo radicalismo. Non poco, ma niente di rivoluzionario, mi sembra. Ho letto narrazioni in prima persona più intelligenti e diversamente crude. In generale, senza scomodare i contemporanei: ho letto Hamsun, che scriveva "Fame" 35 anni prima di questo libro.
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P.s. Quel passo che citi non era cmq riferito a quel che hai capito tu. Se leggi, ti accorgi che parlo del contesto politico.
Dici che è quasi "neutro" leggere Céline, l'ho inteso in senso letterario. L'ho letto il pezzo, e l'avevo già letto sul vecchio Lanke.
Ho letto "Fame", è un bel libro, struggente, ma è assai diverso da questo. Il modo con cui Céline narra le vicende umane, piaccia o meno, mi sembra unico. Non so, a me ha toccato corde profondissime, più di altri autori. Forse è un fatto di sensibilità personale.
E' quasi neutro oggi, che è cambiato il vento e non è più un autore la cui lettura implica quasi necessariamente adesione o simpatia per la Destra. Quello è il senso di quel passo. Scrivo quelle frasi alla fine di un paragrafo tutto concentrato sul legame tra lettori europei di Céline e loro fede politica, nella stragrande maggioranza dei casi, sino a pochi anni fa.
*
"Fame" è una fonte per un certo tipo di narrazione in prima persona. Senza quel libro molti altri sarebbero stati scritti con decine d'anni di ritardo. Il "Viaggio" di Céline è semplicemente il romanzo del grande medico che non sa e non vuole più curare, il manifesto di chi crede che tutto sia marcio e corrotto e irrimediabile. Ma è evidente che non è vero; come stratagemma letterario può andare, ha presa. Ma la realtà insegna l'opposto. Che c'è speranza, e che precipitarsi nella disperazione e nella disillusione è comodo, perché nega interazioni...e quindi se va male è tutto logico, perché come può andar bene se tutto è sordido, corrotto, marcio, putrefatto? Non so. Ripeto, è un espediente comodo. Spero solo C. non ci abbia creduto fino in fondo.
Sarà che - e a volte ciò mi fa paura - la mia fiducia nel genere umano, con tutte le dovute proporzioni di adattamento a questo tempo, non è tanto diversa da quella di Céline: poca assai, a dire il vero.
E mi sa che il nodo è là. Purtroppo Céline ha facilitato questo tipo di inneschi, in certe sensibilità. Ha agevolato la normalizzazione del baratro. Per questo voglio trattarlo solo da scrittore e studiarne solo lingua e contenuti. Il suo spirito è istintivamente mio nemico. Io non credo nella prevalenza del male e della corruzione. Credo che quando prevalgono vanno affrontate e combattute, non assimilate e universalizzate. Se non per fare letteratura.
Ma si, hai ragione. Solo che ho 33 anni e quel che è interiorizzato è interiorizzato. E, parafrasando Céline, ho i miei buoni motivi per odiare il genere umano. Fortunatamente amo parecchio la vita, e ciò mi fa da opposizione. Ma la lotta è parecchio dura. Dura assai.
"Non ha inventato niente, aveva molta musica dentro. Non era un genio ma era un antagonista con grande personalità e spesso buona ispirazione. Rimane nella memoria per i puntini di sospensione e per certo radicalismo. Non poco, ma niente di rivoluzionario, mi sembra. Ho letto narrazioni in prima persona più intelligenti e diversamente crude. In generale, senza scomodare i contemporanei: ho letto Hamsun, che scriveva ?Fame? 35 anni prima di questo libro."
Concordo assolutamente. Tuttavia: non un genio, questo si capisce, ma un antieroe della letteratura ed uno scrittore "modernissimo". E non so quanto possa essere facile da leggere... certi passi fanno ancora - ahimè - male.
Gustibus non...e altre parole che non ricordo. Ignoranza will lead me home...sob
"Fame" è superbo.
;). Sì, male è la parola giusta. Direi che risponde a entrambi gli ultimi commenti. Male è quel che sprigiona da Céline. E' un autore vicino alla distruzione dell'umanità, un demolitore di sogni e di speranze e di giustizia. Magari perché ne pretendeva diversa, di giustizia, per ragioni che non capisco.
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"Fame" è immenso, sottoscrivo.
Céline mi ha sconvolto quando ho letto il Viaggio e ha continuato a sconvolgermi in Morte a credito. Assolutamente d'accordo con te, Franco, per quel che riguarda il problema della lingua. Certi autori andrebbero letti in originale (però ad esempio, io che ci ho provato col tedesco, ho trovato Hesse piuttosto indigeribile in lingua, mentre ho amato alla follia i Romantici...). Detto questo sul giudizio globale di Céline concordo più con Lèon. Céline sa farsi detestare come uomo, non c'è dubbio, ma nello scrittore c'è qualcosa di geniale, perlomeno è quello che ho pensato leggendolo (e credo di aver letto parecchio, anche se non tutto). Ho come l'impressione (correggetemi) che questo autore sia molto difficile da leggere restando "al di sopra", "neutri". Voglio dire, Franco, e tu ne sai qualcosa (!!!), Céline ingaggia una lotta con il proprio lettore. A volte è più stupida (Colloqui con il signor Y, concordo in parte con la tua recensione: a me è parso divertente, ma anche abbastanza odioso nel piagnisteo continuo sulle disgrazie dello scrittore incompreso), a volte è magnifica, come in altri scritti (Viaggio e Morte a credito, ma anche Casse-pipe...).
"Questo libro è una bandiera d?una sconfitta ? quella dell?umanità ? che conosce, ad oggi, soltanto un riscatto diverso dalla speranza, o dall?utopia: l?arte. Non negatevi una nuotata nei fiumi dell?Ade. Ma non crediate che siano le sole acque della vostra vita. La fonte è altrove ? è pura e scintilla."
L'ho letto non molto tempo fa e devo dire che l'ho trovato uno dei libri più noiosi e pesanti che mi sia mai capitato di leggere, i continui puntini di sospensione mi davano i nervi, oltre alla sistematica demolizione di qualsiasi speranza sull'umanità. L'ho trovato cinico e terribile. Fastidioso.
Ancora dai commenti:"Il suo spirito è istintivamente mio nemico. Io non credo nella prevalenza del male e della corruzione. Credo che quando prevalgono vanno affrontate e combattute, non assimilate e universalizzate. Se non per fare letteratura."
questo è esattamente quello che ho sentito verso Celine, del quale non credo leggerò altro.
Concordo sul problema della lingua, lì ho grossi limiti.
Condivido l'intervento di Ildelaura che mi pare abbia centrato il punto: Céline o lo si ama o lo si odia, raramente genera indifferenza. Questa, immagino sia la sua forza, la sua potenza letteraria che, come dite giustamente, andrebbe verificata con la lingua originale in cui è stato scritto il testo. Per questo l'aggettivo neutro mi sembra fuori luogo. E ciò che dice anche Marina (in negativo) lo conferma.
NEUTRO era POLITICO!
E dai!
Ma accidenti. Mica scrivo in turco.
Parlavo della circolazione del libro. oggi NEUTRA da un punto di vista POLITICO.
Ma mica mi riferivo a quello che hai scritto in quel passo, ma a quello che era venuto fuori dal discorso fatto ieri notte qui sopra.
Eh. Che è esattamente questo. Cfr. comm. 6 e 7.
"Non ha inventato niente, aveva molta musica dentro. Non era un genio ma era un antagonista con grande personalità e spesso buona ispirazione. Rimane nella memoria per i puntini di sospensione e per certo radicalismo. Non poco, ma niente di rivoluzionario, mi sembra. Ho letto narrazioni in prima persona più intelligenti e diversamente crude. In generale, senza scomodare i contemporanei: ho letto Hamsun, che scriveva ?Fame? 35 anni prima di questo libro".
Forse neutro è improprio, ma la sostanza è che, nel bene o nel male, non abbia rivoluzionato gran che.
Esatto. Ma neutro è totalmente IMPROPRIO. Totalmente.
E va be', non te la prendere. Tutti hanno occhi per leggere e avrebbero capito il parziale equivoco.
Ma lo so. Ma a me dispiace che se ti spiego una cosa il giorno dopo me la ritrovo inalterata. Sembra La Zona del Crepuscolo di Dylan Dog. Io posso essere frainteso a oltranza, mi dispiace solo se mi fraintendete VOI. Sembra una sciocchezza ma ti assicuro che non è così. Cmq a posto!
O.T. (la ricordo eccome La Zona del crepuscolo di Dylan Dog, erano numeri ancora molto fascinosi quelli). Ok, a posto, solo un'incomprensione dovuta al fatto di dovermi spesso divincolare tra letture e risposte multiple:)
good.
Se uno dice che questo libro appare annacquato, semplicemente non ha capito di cosa parla. Se può interessare, vedete il nostro blog di libri, ancora parecchio scassato ma in futuro miglioramento. L'URL per il momento è http://angoscia.splinder.com. Il nome è "al termine della notte". Un saluto a tutti
Angst e destrudo, una bella accoppiata!
27 che commento é??? sembra uno spot berlusconiano.
"Céline è stato vittima della realtà, di quella realtà che egli aveva voluto salvaguardare con lo stratagemma diei simboli e ne è stato vittima perché non si è mai dato veramente pena di leggerla liveramente o soltanto di sopportarne la prima ed umile lezione". Carlo Bo. Nel mio piccolissimo, mi pare un'analisi condivisibile e che fa il paio con "Ma la vita non è una massima ? o un florilegio di massime ? d?un cinico, né è più vero d?un altro il tono basso e roco d?un vagabondo che ha saputo guardare molto, ascoltare forse meno; perché restava troppo preso dall?abnorme profondità dei suoi pensieri, e dalla disperazione di esistere, e d?esser stato al fronte e d?aver visto morire, in diversi sensi, esseri umani."
29. forse lo è ;) ricorda: silvio è ovunque
31, poveri noi!
27. per bamborino:
"Il romanzo appare, a settanta anni abbondanti dalla sua prima apparizione, decisamente annacquato e verboso nelle ultime duecento pagine ? quelle dedicate, per intenderci, al ritorno in Francia e alla descrizione del clima post-bellico. La scrittura di Céline non schiaffeggia e non sconvolge più, dopo essere stata ampiamente interiorizzata e perfezionata da una rabbiosa e decadente minoranza di narratori e letterati europei e americani; la sua febbrile lucidità d?osservazione, e il suo distacco nel giudicare l?umanità, rimangono invece esemplari."
il franchi non dice che l'intero romanzo appare annacquato: quell'aggettivo si riferisce solo alle ultime 200 pagine. e ci si potrebbe anche chiedere quanto la traduzione del '33 possa avere influito (tanto più che sulla traduzione franchi esprime delle perplessità).
ciao!
Grazie amici.
Al bamborino - che è la seconda volta che viene a farsi autopromozione da queste parti, irrichiesto e sgradito - do una carezza sul viso, con molta ammirazione per queste sue geniali strategie di comunicazione. Guarda, lasciamo per la seconda volta il link attivo. Pensa. Ci sei riuscito. Pubblicità!
Alla terza scatta la ola. Mona.
Franchi, dovresti cominciare a fare anche tu un po' di pubblicità bancarella per bancarella. Se ami la letteratura, è chiaro. Eh!
Ma certo.
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2446.10
qui c'è il primo intervento - sublime - di bamborino.
Su, tutti a leggere il suo blog. Wow! Era ora. Ma è stupendo! Vai bambo!
Ricorda molto i commenti iperintelligenti di un sito/chat in cui campeggiava spesso "molto interessante, vieni a commentarmi!".
Umanità, quanto fai sorridere.
Sai, c'è gente che ha bisogno di visibilità. Se la prenda pure. Vi prego, leggete bamborino. "Angoscia" è il blog da interiorizzare. Leggetelo, altrimenti torna a implorare letture.
Non leggete Céline: leggete bamborino.
*
Donne! E' arrivato l'arrotino e l'ombrellaio.
www.youtube.com/watch?v=xnlOSfdaF9c
www.kirjasto.sci.fi/lfceline.htm
Kirjasto. Altro che arrotino.
"E' arrivato l'arrotino". Umiltà e sacrificio.
Esatto.
www.youtube.com/watch?v=ArZ1MqALhQQ
È una questione di qualità
È una questione di qualità
È una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità
È una questione di qualità
È una questione di qualità
È una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità
io sto bene sto male
io non so come stare
io non so dove stare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
io sto bene io sto male io non so
cosa fare non ho arte non ho parte
non ho niente da insegnare
È una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità
CSI
www.youtube.com/watch?v=M702l-fQSDY&feature=related
una delle letture più importanti della mia vita. Come per Nietzche, tanto più ci mostra l'angoscia della vita, tanto più ce la fa amare. Io ho letto l'edizione della Corbaccio, con traduzione (mirabile) di Ernesto Ferrero, autore anche di un bellissimo saggio, incluso nell'edizione. Ferrero sottolinea come quello di Celine sia il classico atteggiamento dell'innamorato deluso. Il suo, come in Nietzche, non è nichilismo, attenzione.
Un grandissimo romanzo e un autentico genio narrativo. Incredibile la sua capacità di rendere personaggi indimenticabili in pochissime pagine. Penso a Molly. In tutto comparirà in 4 forse 5 pagine, eppure quel che ne esce fuori è un ritratto di grande potenza evocativa.
Prova a leggere SELBY, adesso.
www.lankelot.eu/index.php/2007/07/12/selby-jr-hubert-il-salice/
tra gli it, CONSONNI:
www.lankelot.eu/index.php/2006/08/24/consonni-wrong/
selby lo conosco in maniera indiretta, avendo visto (e amato) Requiem for a dream. Quindi segno sul taccuino alla voce "prossimi acquisti" (sto terminando La fortezza della solitudine di Lethem, di cui vorrei poi fare una recensione). Grazie del consiglio Gianfranco. Lankelot in questi giorni è un vero e proprio stimolo culturale.
;) Vedrai che se cominci a scandagliare gli archivi trovi delle cose incredibili. In parecchi casi, di certi libri, in IT, s'è parlato solo qua. Almeno: sul web. Notizia in parte sconfortante in parte emozionante, dipende dalla prospettiva...
*
Non è il caso di Selby, che in ogni caso in Rete è poco popolare.
In lanke trovi diverse letture di Requiem for a Dream.
Cerca e vedrai;) Film e libro.
*
(Lethem da queste parti manca, mi pare. Io avevo letto solo "Amnesia moon").
grazie a te.
Se vuoi possiamo tentare un esperimento divertente.
Mi nomini 5 autori e 5 romanzi che hai amato, te ne suggerisco 15 e vediamo se indovino...
ok, ci sto! adoro le top 5!
ecco la top 5/romanzi.
Martin Eden - Jack London
I dolori del giovane Werther - Goethe
On the road - Jack Kerouac
Fiesta - Hemingway
Viaggio al termine della notte - Celine (ma visto che già l'ho nominato, hmmm, scelgo Demian di Hesse).
A te la parola! :)
p.s. con gli anni è sempre più difficile fare una top 5/romanzi, accidenti!
Lo so:).
Ecco la mia risposta:
Quindici libri che amerai.
Primi cinque:
HAMSUN, Fame.
www.lankelot.eu/index.php/2006/09/06/hamsun-knut-fame/
HESSE, Il lupo della steppa.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/11/hesse-il-lupo-della-steppa/
KEYES, Fiori per Algernon.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/18/keyes-fiori-per-algernon/
MORSELLI, Dissipatio Humani Generis.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/17/morselli-dissipatio-humani-g...
NOTHOMB, Metafisica dei tubi.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/08/26/nothomb-metafisica-dei-tubi/
DRIEU LA ROCHELLE, Fuoco fatuo.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/09/15/drieu-la-rochelle-fuoco-fatuo/
NIEMI, Musica rock da Vittula.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/17/niemi-musica-rock-da-vittula/
SONNERGAARD, Radiator.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/09/06/sonnergaard-radiator/
MORICI, Actarus.
http://www.lankelot.eu/index.php/2007/04/09/morici-actarus-la-vera-stori...
EROFEEV, Tra Mosca e Petucki
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/12/erofeev-tra-mosca-e-petuski/
mi fermo qua, per ora;)