Céline Louis-Ferdinand

Colloqui con il Professor Y

Autore: 
Céline Louis-Ferdinand

Questo libro è un figlio del Novecento. Non per via della scrittura, o della struttura, o di altre ragioni estetiche: ma per ragioni, semplicemente, industriali. Non sarebbe stato pubblicabile in un tempo estraneo alla circolazione seriale d’un’opera che non ha nessuna ragione di fascino letterario; non è un romanzo, né una raccolta di racconti, né un libro di poesie, né un saggio. È un’intervista. È l’intervista di un autore che divideva la critica, per ragioni fondamentalmente politiche; non aveva eccessivi guadagni e aveva una gran voglia di nominare il suo editore. Gallimard. Gallimard, Gallimard.
“Colloqui con il Professor Y” è un oggetto: con codice a barre. 
Rattrista pensare a Céline che avalla un’operazione del genere; allora sarà preferibile dire che questo libro è destinato a quei cultori, e quegli appassionati della sua scrittura, e della sua opera, e ad essi soltanto: loro troveranno, con ogni probabilità, divertente o irresistibile quel che risulta essere fondamentalmente cazzeggio, e della peggior specie; e a sfondo industriale, come s’accennava, e per finalità economiche. Un giocattolo per letterati.
Nell’incipit di questa tempesta di puntini di sospensione e di chiacchiericcio riempitivo – con detestabile ironia di circostanza, e velata ricerca di comprensione nel lettore per la porcheria appena pubblicata – Céline si trova ad ammettere che, nel tempo della crisi delle vendite delle opere letterarie, affossate dalle vendite di gialli e rosa e dai successi di altri media, l’artista crepa di fame; rifiutando interviste alle radio e alle tv, non ha altro rimedio – concerta tutto con Gallimard – che questo. Un libro-intervista. Grottesco.
Un libro che va ripetendo ed esaltando, fondamentalmente, uno ed un solo concetto, tra una sberla e uno sganassone ai lettori contemporanei e agli invidiati colleghi: che Céline rivendicava l’invenzione dell’emozione del linguaggio scritto.

Nel tempo in cui trionfava il fasullo, e la pubblicità contribuiva a propinare menzogne su menzogne, Céline sentiva d’aver individuato la via del riscatto e della rigenerazione della letteratura: la scrittura emozionale. Veicolo primo, i puntini di sospensione; che caratterizzano – fino ad ammorbare – la scrittura dell’artista francese. Questa intervista è un diluvio di puntini di sospensione. Sfogliate e capirete. L’argomento delle campionature dell’argot e della lingua parlata è accennato ma trascurabile: Petronio, ad esempio, avrebbe avuto diverse rimostranze da esternare all’autore.
S’accenna – e la questione poteva essere più approfondita – all’io narrante, che l’artista giura d’impegnarsi a ricoprire di merda (p. 44); pur ammettendone la centralità e l’essenzialità. Quanto al resto…tra dichiarazioni d’odio e d’estraneità a un sistema che sembra invece vagheggiato con estremo desiderio, tra pugnalate non troppo velate all’industria editoriale e alla narrativa “d’emulazione”, o di ripetizione di pattern e stili, linciaggi dell’accademia e dei lettori medi, ciondolando il libraccio s’avvia alla conclusione.
Due pagine di excerpta impedirebbero l’acquisto d’un oggetto editoriale: feticisti e fan esclusi, intendiamoci.

«Alé! Faccia l’insolente!...ebbene, stia a sentire professor Y, adesso lei la metto a posto una volta per tutte: le opinioni degli uomini non contano un fico! Dissertazioni! Bolle di sapone! Troiate!...puaah! Conta solo la cosa in sé! L’oggetto! Capito? L’oggetto! È riuscito? Non è riuscito?...per la madonna! E il resto? Accademismo!...mondanità!» (p. 26)
Appunto. Lire 1400 nel 1971, edizioni Einaudi di Torino.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Louis-Ferdinand Destouches, detto Céline (Courbevoie, 1894 – Meudon, 1961) medico e scrittore francese.

Louis-Ferdinand Céline, “Colloqui con il Professor Y”, Einaudi, Torino, 1971.
Traduzione di Gianni Celati e Lino Gabellone.

Prima edizione: “Entretiens avec le Professeur Y”, Gallimard, Paris 1955.

Articoli e Approfondimento in rete Chez.com (LFC) / Antenati.


Gianfranco Franchi, Lankelot, giugno 2005. Prima pubb: Lankelot.com

 

ISBN/EAN: 
9788806502522

Commenti

Si, in realtà questi colloqui céliniani non sono rilevanti nell'insieme della sua opera. Purtroppo, almeno qui in Italia, il censurato e ostracizzato Céline, è quasi oscurato: mancano all'appello da più anni testi come "La scuola dei cadaveri", "Bagatelle per un massacro", "La bella rogna", "Nord" e "Rigodon". Considerati romanzi scomodi sono stati letteralmente cancellati. Eppure sono in molti che li vorrebbero leggere. E ci si lamenta per la "censura" ai vari Guzzanti e compagnia televisiva... siamo un paese ridicolo.

Bagatelle è bene che rimanga dov'è, per qualche millennio. Altrimenti tutti smetterebbero di leggere Céline. Quanto a "Nord" e "Rigodon", io ho vecchie edizioni qui a casa, ma non riesco a toccare libri di Céline dopo aver letto quella monnezza paranoica di Bagatelle. Ne abbiamo già parlato. Quel libro ha distrutto l'idea che avevo di Céline.

Si, ma anche se non piace è ingiusta la censura. Lo direi anche per un libro di Stalin o di Hitler. In fondo, ancora circolano sia in Mein Kampf che il libretto rosso di Mao.

Sì. Ma andrebbero messi nelle mani giuste, quei libri che nomini: quelle degli studiosi, dei politologi, degli artisti; dei linguisti, o dei sociologi. E via dicendo. Non nelle mani di chiunque sia appena alfabetizzato. E' pericoloso e c'è poco da fare. Dai a uno skin il Mein Kampf e lo prenderà per il Vangelo. Dai a una zecca adolescente e allergica allo studio qualcosa di un Gran Compagno Combattente e vedi come si prepara bene per le manifestazioni. Ma è storia vecchia, certa destra e certa sinistra si sono sempre servite di manovalanza di nullo livello intellettuale, ammaestrando a dovere con armi improprie. I libri.

(meno male che adesso hanno quasi finito. Hanno perso tutta la credibilità. Rimangono gruppuscoli extraparlamentari fin quando non sbadigliano l'uno percento e vanno a ingrassare a spese nostre. Parliamo di tempi praticamente finiti).

Lo so, ma siamo in democrazia. Ognuno ha accesso a tutto. Non si può prendere questo contraddittorio sistema solo per quello che ci fa comodo. E allora è giusto editare ogni testo, pur se disgustoso o pericoloso. Con me sfondi una porta aperta sul contestare la fruizione massificata di tutto, ma qual'è l'alternativa possibile? Se ci pensi non è semplice divincolarsi su una questione cosi spinosa.

Io non credo, infatti, che si debba pubblicare tutto o almeno rendere tutto facilmente accessibile. E' pericoloso, sbagliato e grave. Se mi domandi i criteri risolverei rapidamente pensando al titolo di studio, se l'istruzione fosse strutturata diversamente.
Certi libri non dovrebbero essere disponibili o acquistabili da Feltrinelli. E nemmeno sulle bancarelle. Dovrebbero essere patrimonio esclusivo di certe minoranze di intellettuali e di specialisti. Per carità, sarò eccessivo. Ma sono felice di non essere rimasto tramortito da letture fuori posto e fuori età. Mi sembra di aver rischiato.
Il discorso si complica quando si estende ad altre forme d'arte. Diciamo - limitandoci alla Letteratura, in generale - che basterebbero criteri semplici. Ad esempio, evitare che i libri di politici con milioni di morti per ragioni razziali o ideologiche sul groppone possano circolare vicino a quelli dei narratori o dei poeti. Che senso ha? A chi serve?

Consolazione immediata. Ormai leggono davvero in pochi. C'è talmente tanta offerta che tuto sparisce in un attimo. Purtroppo certi nomi si notano subito, questo sì. Appunto, basterebbe nasconderli:). E' triste doversi appellare alla censura. E' pur vero che questo secolo non è famoso per i rapporti tra maestri e allievi. E' tutto troppo diretto, e male mediato. Questo.

Grandi maestri - o maestri onesti - saprebbero mediare. Sempre. E tutto sarebbe leggibile, criticabile e interiorizzabile. 'notte.

ho seguito i commenti.
Gf: La censura, censurare i libri (o non renderli accessibili, ecco, questo è il termine giusto) è un terreno scivoloso e pericoloso, per me sarebbe molto meglio mettere le persone in grado di scegliere e valutare da sé, cioè fornire mediatori, maestri o prof. appunto in grado di far emergere le capacità critiche degli allievi.
"Dovrebbero essere patrimonio esclusivo di certe minoranze di intellettuali e di specialisti." Certi testi lo sono già, per forza di cose o sono troppo difficili o sono rari da trovare. L'idea delle élite va presa con molta cautela e intelligenza. Io temo che anche adesso le élite decidano cosa dare in pasto alla gente nel mercato librario e cosa fare in modo che vada venduto, a prescindere dal reale valore dell'opera. Si vuol far andare, prendo un esempio con cui ho avuto a che fare di recente, Moccia? Lo si pubblica in pompa magna, invece di farlo restare fotocopiato, si fa un film, pubblicità a tuttto spiano ed ecco il caso letterario, il grande autore. E giù in frotte a comperarlo.
E ai meno letterati arrivano le schifezze e ci cascano. Allora, queste intelligenze elitarie, se esistessero e avessero potere, dovrebbero essere oculate ed oneste, insomma stiamo viaggiando verso l'utopia, perchè io non vedo né molta onestà, nè volontà di diffondere molti libri di qualità (qualcosa c'è sempre, ma bisogna cercarlo).
leggono in pochi: altra grave magagna. E si legge sempre peggio. E la scuola abbassa i livelli per mandare avanti tutti, e via così. Stiamo tornando a forme di analfabetismo, questa la tragica realtà.

E poi c'è un altro problema, in un sistema democratico è impossibile determinare le élite, in qualsiasi settore. Quindi ha ragione Marina. Pur se in linea di principio condivido il tuo assunto, Franco, resta un'utopia non non praticabile.

Sì, ma il problema sta alla base. Che cosa c'entrano le élite con Moccia? Quelle sono élite dell'industria editoriale, non dell'intelligenza. Oltretutto: si parla di un distributore/editore/megalibraio come Feltrinelli. Non vedo élite. Vedo MATERIALE PER LA MASSA.

E infatti, per ciò che intendevo io, le elite non sono certo determinate dal mercato letterario, ne dal numero di copie che circolano. Appunto, il tema resta. Come determinarle? e chi ha titolo per farlo?

Ci lavoreremo. Personalmente credo che ci siano le possibilità per cambiare le cose...e in non troppi decenni:).

Speriamo davvero. Pare che tu ne sai sempre una più di satanasso:)

Pleased to meet you, Hope You Guess My Name...

;)

è vero che nell'esempio si tratta di elite dell'industria, ma secondo me credono di esserlo anche dell'intelligenza e quindi di poter fare ciò che vogliono. temo che questo sia già successo nel corso della storia. Questo è il guaio.
Comunque, gf, se hai qualche idea presumo che la tirerai fuori prima o poi, perché per ora il discorso su come cambiare non è chiaro. Almeno per me.

Sì, in questo caso l'idea rimane oscura sin quando non la applico. Ormai faccio tutto quel che conta a fari spenti, preferisco:).

Inoltre spesso le èlite, per il bene del popolo (o meglio per il loro bene, mascherato da bene altrui), hanno commesso gravi errori, imposto testi e oscurati altri che valevano. La Divina Commedia fu messa al rogo, eppure la gente ne sapeva comunque versi a memoria, era un capolavoro scomodo e dunque la Chiesa la osteggiò per molto tempo. Interi libri della Bibbia furono interdetti ai fedeli per secoli, perché questi ultimi erano ritenuti incapaci di capirli senza l'intermediazione della Chiesa. Insomma, se queste sono le èlite (che si ritenevano intelligenti, sia chiaro), potremmmo dire Libera Me Domine! Per questo ci vuole cautela estrema, il discorso è molto scivoloso, rischia di cascare in una dittatura culturale se non viene ben chiarito. E poi non sopporto che mi dicano per forza cosa devo leggere.
Se poi si afferma: chi ha il tal titolo di studio, ad esempio, o dimostra una preparazione di un certo tipo, può accedere alla tal lettura.... e via così (insomma un po' di valorizzazione della meritocrazia, ma fatta in modo onesto e senza corruzioni) allora già si inizia a ragionare diversamente.

La mia idea di èlite non coincide con "classe dominante". La Chiesa non ha nessun titolo per essere èlite, al di fuori delle parrocchie. per esempio. E' un chiaro esempio di abuso di potere e di irrichiesta influenza su questioni non religiose.
*
Il discorso del livello di istruzione, non a caso, s'accennava già nel comm. 7.

Il discorso dei titoli di studio Franco é anche delicato. E la censura non la sopporto. Sono anni che voglio leggere Mein Kampf, se non altro per poterlo demolire con metodo, ma in Svizzera è addirittura proibita la pubblicazione. Se lo vuoi devi insudiciarti le mani in mezzo alle teste rasate e questo è davvero troppo stomachevole.
Forse più dei titoli i meriti, sociali, culturali. Difficile, ma suggestivo. Chi contribuisce a diffondere cultura può averne di nuova (in un certo senso lo stiamo facendo).
Ho passato il lunedì passato con una bellissima architetta libanese, un filosofo di Boston e un amico fiorentino a discutere di politica e manco a dirlo ho scandalizzato per aver OSATO parlare contro la mediocrazia in vigore in Europa (democrazia onestamente é altro). Vorrei parlarvi delle cose tremende che sono appena successe in Svizzera, da dare di stomaco. Urge cambiare qualcosa. Subito.

Sono una bibliotecaria, non sono per l'accesso indiscriminato alla lettura ma per l'indirizzo ad essa. In certe forme, nelle biblioteche, questo esiste. Perché un manoscritto o un'edizione rara o pregevole non può essere data neppure in consultazione se non si presenta una richiesta motivata dalla ricerca. Attenzione, ragazzi al resto del discorso: nel Duemila, una bibliotecaria del Modenese viene denunciata penalmente (e condannata, poi in appello fu assolta, ma la vicenda generò un polverone) per aver autorizzato il prestito a una ragazzina quattordicenne del libro ?Scopami? di V. Despentes, acquistato dalla biblioteca in quanto inserito in un elenco di testi consigliati agli adolescenti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell?ambito della campagna contro la droga ?Il vero sballo è dire no?.
Dodici anni fa ebbi l'ordine di non prestare "L'amante di Lady Chatterly" ai minori di 16 anni. Le particelle lementari di Houellbecq entravano e uscivano liberamente, perché all'uscita del libro, nessuno lo aveva letto trovandolo "osceno". Scusate, ma io ricopio qui la frase con cui chiudevo un articoletto apparso sul precedente Lankelot a proposito di questo tema. La frase è di una collega: "Dio mio, quando un ragazzo mi chiede un libro, qualsiasi libro, io penso che per fortuna è già salvo"
E continuo a pensarlo.

Ilde, con molto rispetto: qui non si parlava di consentire o meno ai minorenni l'accesso a certe letture.
Oso sperare che Houellebecq non venga distribuito ai quattordicenni pur trovandolo ottima lettura.
Lawrence è meno pericoloso, ma comunque è positivo limitare l'accesso agli adolescenti a film o libri per cui non sono maturi.
Altro è limitare l'accesso agli adulti. Se si presuppone che una persona sia capace di esercitare il diritto di voto a maggior ragione dovremmo acconsentire a lasciarglie esercitare la sua intelligenza.
Io ho opinioni poco condivise sul diritto al voto e non sopporto che a venticinque anni, una laurea e un inizio di dottorato mi si vieti ancora l'accesso a certi volumi in nome di una qualche censura ideologica. Se ho letto Melissa P. e sono sopravvissuto penso di poter sopportare benissimo anche Hitler, non può essere tanto peggio.

(Sulle letture adolescenziali o addirittura infantili avrei molto da dire; mamma non ha mai scoperto che le rubavo i libri, a partire da undici anni, e che a quindici avevo letto quasi tutto Shaekspeare, pezzi di Ovidio, Vatsyana, e molto altro nella più totale confusione. O forse lo sa, il che spiegherebbe la sparizione dalla biblioteca di famiglia di Sade, più o meno in quel periodo. Il furto è un incentivo alla lettura.)

santo Cielo, scusate! Rileggendo il mio post comprendo che nella fretta ho scritto una enormità: a proposito di H., ma certo Michele, quel che volevo dire è che SICCOME nessuno lo aveva letto, non ci si rendeva conto della sua "inadeguatezza" per i ragazzini (cosa indubbia!). Scusate. Un'altra cosa: ho spostato apposta il discorso dalla censura di tipo "politico-sociale" a quella di tipo "moralistico". Sono assolutamente d'accordo con te che se sei sopravvissuto a Melissa P. puoi leggere ogni altra cosa e concordo nel diritto per chiunque di leggere. Invece se vogliamo riallacciarci al discorso fatto inizialmente da Franco, potrei condividere l'idea che non tutto andrebbe per forza pubblicato. Marina anche centra un punto importantissimo e io che oggi lavoro all'università posso confermare: si legge sempre meno e sempre peggio. Partecipo a volte a forum dove si parla di libri: libri? Faletti, giallisti americani, la Kinsela e le autrici di Harmony. Ah. Scusate, viene da dire, pensavo si parlasse di libri...

Thomas il Mein Kampf te lo spedisco io, se proprio hai premura. E' quasi solo ridicolo.

Tenta. Ridicolo o no, ha fatto la storia di questo secolo. Ti scrivo una email.

ecco, io l'ho letto a quindici anni, non esattamente con la maturità e la responsabilità adatte. Ma mi è scivolato addosso, tutto sommato.

Si legge sempre meno e sempre peggio all'università perché non si viene preparati prima, i problemi sono a monte, nella scuola in generale e non solo. In verità esistono maestre e prof bravissime ad invogliare i bambini o i ragazzi alla lettura, ma vi sono altri problemi, che potremmo definire legati al modus vivendi. me lo dite come fa un bambino ad avere voglia di leggere per suo conto quando tra scuola (magari a tempo pieno, otto ore), attività sportive e quant'altro ha le giornate piene come quelle di un ministro? Appena riesce a starsene un po' a casa s'attacca alla tv o ai videogiochi, perchè è stracotto. Ogni tanto riesce a giocare come vuole con gli amici in attività non "inquadrate". E non ditemi che esagero, è pieno di casi del genere. Ho socnfinato ma è una parentesi che andava fatta.
*
Quanto alle letture giovanili, se sono sopravvissuta a Porci con le ali a 15 anni...

E pensa che la generazione successiva s'è trovata in eredità quella sega del figlio della Ravera, Nicola Decimo o Nicola X come simpaticamente si firmava. Almeno la Ravera aveva ideologia e un po' di stile. Il figlio è. Eh. Va bene, sto zitto.

questo proprio non lo sapevo, non l'ho mai sentito nominare!

E' espatriato dai suoi confini naturali, quelli del Liceo Mamiani che tanti mostri (Muccino) addusse a Roma, circa dieci anni fa con un libro particolarmente aberrante. A firma Nicola X. Ma non parliamone che mi sale il veleno con discreta facilità.

Ho conosciuto Nicola X, frequentavamo lo stesso pub dietro il Mamiani, c'ho fatto più d'una chiacchierata e ho bevuto qualche birra insieme: un coglione quasi sempre ubriaco (gli bastava poco davvero per perdere lucidità. Aveva 18 anni, ma il cervello sembrava quello di un bimbo minorato (con tutto il rispetto per i bimbi minorati).

Sul Mein Kampf: l'ho letto a vent'anni e non dice nulla di gran che interessante. Molte delle cose che ci sono scritte Hitler le mise in pratica (ma l'impianto generale lo rubò a Rudolf Hess che culturalmente gli dava una pista), questo l'unico interesse storico che può suscitare.

Grazie ad Angela, a breve "Le onde".

Già arrivato?

assieme al disco. grande pensiero.
grazie;).

Perfetto!
Ho immaginato per te fossero importanti entrambi.