Non ho mai sopportato l’esistenza di un pensiero come quello che sto per esternare: ossia, che un libro non debba poter circolare o non debba più essere ristampato. Stavolta – e con profondo malessere – mi avvicino alla consapevolezza che un’opera come questa non può che sporcare l’intelligenza umana, macchiare la storia della letteratura francese e mostrare lo strapiombo dell’arte d’uno scrittore che accantona la narrativa per sprofondare nei liquami d’un pamphlet paranoide, aberrante, vigliacco e idiota.
L’Ebreo massacrato e demonizzato da Céline non è soltanto la metafora d’un potere massonico, mafioso e razzista al contempo: è l’Ebreo in quanto appartenente a una razza, quella ebraica, dipinta come votata a una e una sola causa: schiavizzare e distruggere quella “ariana”.
Siamo nel 1937. Céline si rivela omofobo, razzista, paranoide, demonizzatore, assolutamente antisemita, totalmente antimassonico; il suo nazionalismo francese è imperialista; la sua capacità di denunciare e criticare limiti, aporie e vizi dell’umanità sembra essere marcita: Céline s’è inventato un mostro, e questo mostro è l’Ebreo. Non è il primo ad avere creduto all’esistenza d’un male assoluto; è in buona compagnia, assieme ai regimi totalitari e alle religioni monoteiste. Ma mi fa piangere l’idea che uno scrittore di così grande talento abbia ceduto alla pazzia in questa maniera, e abbia avallato idee così assassine, demenziali e volgari.
Il delirio paranoide di Céline vede ebrei al centro e al comando d’ogni cosa: delle banche (Rotschild), del socialismo, dell’editoria, del cinema, del teatro; della massoneria, delle Chiese Protestanti, e via dicendo. Tutto quel che circonda Céline – e il mondo, a suo dire – è figlio d’un complotto giudaico, massonico, plutocratico e via dicendo. Gli ebrei hanno deciso ogni guerra: e nelle guerre non fanno morire i loro figli: questo è il tenore delle argomentazioni. Naturalmente, condite di tutte le peggiori volgarità che la mente umana possa concepire. Devastante. L’anticomunismo di Céline può invece soltanto fargli onore; meno per certe argomentazioni (i leader bolscevichi erano fondamentalmente ebrei: naturalmente) che per altre, che piuttosto contribuiscono a denunciare sin d’allora l’arma della propaganda del regime sovietico, e la miseria che massacrava la martire popolazione russa. Purtroppo, questo libro non è un pamphlet anticomunista: l’anticomunismo nasconde soltanto l’ennesima dichiarazione d’odio alla razza ebraica.
Di fronte a tanta violenza, tanta cattiveria e tanta cieca determinazione, rimango onestamente depresso. Mi consola parzialmente quel che scrive il prefatore, Leonzio, in “Dolore e corruzione”: «Per molto tempo ho cercato di spiegarmi perché Bagatelles pour un massacre fosse l’unico libro veramente infernale prodotto dalla letteratura francese dopo Choderlos de Laclos. Ogni metodo usato per situare o circoscrivere questo disumano atto d’accusa e di autoaccuse rischia di apparire funesto o ridicolo: ridicole le motivazioni patologiche (“un momento di follia”) e quelle estetiche (“l’antisemitismo è solo una metafora dell’odio per il mondo”); funeste quelle psicologistiche (“Céline vuole fare scandalo perché in una fase di impotenza creativa”) e quelle enigmatiche (“Bagatelles è un pamphlet antisemita ma noi non sappiamo cosa siano gli ebrei per Céline”). Per quanto queste sciocchezze contengano sempre un riverbero di verità, la realtà è che la materia di questo libro, più che ributtante è intrattabile, impermeabile a qualsiasi giudizio non pretenda di usarla» (p. 7).
Un libro più che ributtante: intrattabile.
Spesso Céline ricorre a dei dati: le fonti citate sono sempre prive di puntuali riferimenti bibliografici. Riporto soltanto questo schema, che costituirebbe una “Dichiarazione del Gran Rabbino”: imprecisata, orba di date e di altri riferimenti. Avrà senso trascriverla? Soltanto per dimostrare il livello di pazzia dell’autore francese, e per spiegare a fondo quale fosse la sua ossessione:
Popolazione totale della Francia: 40 milioni.
Ebrei e incrociati: 2 milioni.
Ricchezza totale della Francia: 1.000 miliardi, di cui 750 agli Ebrei.
Francesi mobilitati nella prima guerra mondiale: 8.400.000.
Ebrei: 45.000.
Francesi uccisi: 1.750.000 (1 su 5). Ebrei uccisi: 1.350 (1 su 33).
(p. 99)
Ora: siano o meno autentici, questi dati rivelano quale fosse il tarlo di Céline, e degli antisemiti – in generale: la consapevolezza che la ricchezza della nazione fosse in mano a una minoranza di cittadini “stranieri” (non posso che virgolettare), sentita come estranea, profittatrice e rivale. Quella minoranza, nella loro percezione, dominava e inevitabilmente dettava legge. L’odio cieco – ribadisco, pure nell’ipotesi grottesca che quei dati corrispondano alla verità – imponeva di parificare ogni ebreo a un altro ebreo: il povero proletario o il piccolo borghese veniva equiparato al ricco banchiere. La teoria delle razze era l’arma princeps per giustificare un malessere economico di un popolo: possibile? Il razzismo questo nasconde, semplicemente? Fame di denaro e potere, o di diversa distribuzione di denaro e potere?
Céline è orribilmente pesante, alogico e stupido, quando argomenta così, altrove: “Per il popolo un Ebreo è «un uomo come un altro»…questa spiegazione lo convince al cento per cento…i caratteri fisici, morali, dell’Ebreo, il suo infinito arsenale di astuzie, cautele, piaggerie, la sua avidità delirante… la sua prodigiosa slealtà… il suo razzismo implacabile… il suo strabiliante potere di menzogna, assolutamente spontaneo, di una faccia tosta mostruosa… l’Ariano li ingoia ogni volta… li subisce in pieno, fino a dissolversi, sparire, creare, senza chiedersi un solo istante quel che gli capitando…cosa succede?...che razza di musica?... Crepa come ha vissuto, mai disingannato, cornuto fino in fondo” (p. 124).
Il viaggio nell’incubo non finisce qui. Céline trascrive – sempre senza integrare corretti riferimenti bibliografici – frammenti del Talmud. Che dovrebbero suggerire al lettore l’idea che la prima religione razzista e violenta sia quella ebraica. Dunque, mi limiterò – non potendo verificarne la correttezza e la puntualità nella traduzione, confidando tuttavia nell’antica cura editoriale della Guanda – a trascrivere questi passi talmudici; che onestamente mi sembrano altrettanto inquietanti, quindi preferisco immaginare si tratti d’un errore di Céline o di una traduzione infedele; o di testi desacralizzati. In nessun caso, anche qualora fossero autentici passi del Talmud, mi sembra – ovvio e stupido ribadirlo – che possano giustificare un libro assassino, spietato e razzista come questo. Non è a certe ingiustizie che si deve rispondere con ingiustizie peggiori o più atroci. Questo è un campione delle citazioni talmudiche celiniane:
“L’Ebreo che stupra o corrompe una donna non ebrea e anche la uccide deve essere assolto secondo giustizia, perché non ha fatto del male che a una giumenta” (Il Talmud) – p. 194.
“Gli Ebrei sono la sostanza stessa di Dio, ma i non-Ebrei non sono che semente di bestiame” (Il Talmud) – p. 219.
“Dio ha dato agli Ebrei ogni potere sui beni e sul sangue di tutti i popoli” (Il Talmud) – p. 225. “I non-Ebrei sono stati creati per servire l’Ebreo giorno e notte” (Il Talmud) – p. 246.
“Né promesse né giuramenti impegnano l’Ebreo verso i cristiani” (Il Talmud) – p. 252.
“Solo gli Ebrei sono uomini e le altre nazioni non sono che varietà di animali” (Il Talmud) – p. 253.
Fine dell’incubo: chiudo per sempre questo libro, e non leggerò più niente di Cèline per qualche anno. Mi devo spurgare dal male: soffoco.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Louis-Ferdinand Destouches, detto Céline (Courbevoie, 1894 – Meudon, 1961) medico e scrittore francese.
Louis-Ferdinand Céline, “Bagatelle per un massacro”, Guanda, Milano 1981.
Traduzione di Giancarlo Pontiggia. Nota introduttiva di Ugo Leonzio.
Prima edizione: “Bagatelles pour un massacre”, Paris 1937.
Articoli e Approfondimento in rete: Louis-Ferdinand Céline / Chez.com (LFC) / Levity / Antenati.
Gianfranco Franchi, Lankelot, giugno 2005. Originariamente pubblicato su Lankelot.com
Commenti
"Siamo nel 1937. Céline si rivela omofobo, razzista, paranoide, demonizzatore, assolutamente antisemita, totalmente antimassonico; il suo nazionalismo francese è imperialista; la sua capacità di denunciare e criticare limiti, aporie e vizi dell?umanità sembra essere marcita: Céline s?è inventato un mostro, e questo mostro è l?Ebreo".
Assolutamente in disaccordo - avendo letto e amato tutta l'opera céliniana - su questo tuo giudizio estremo.
E scusa se te lo dico, fogna dell'intelligenza è un termine che userei per tanti ma non certo per Céline che, al contrario, è stato uno dei pochi geni letterari del Novecento.
Céline fu un provocatore e questo libro, e non solo questo, resta a dimostrarlo. Al contrario tuo credo che sia un'opera che vada ristampata (io, fotunatamente, ne possiedo una copia) perchè fondamentale per capire lo spirito di Céline. Un'opera estrema, certo, che può disturbare. Ma non è certo l'unico autore spavaldo e anarcoide nonostante gran parte della letteratura del Novecento sia stata assai "politicamente corretta".
Ti posto il passo della recensione di "Mea culpa" in cui motivo queste mie riflessioni
"Dio solo sa come L?Ebreo cerca di pulirsi, di raffinarsi ?arianamente? per poter meglio ingannarci, impaniarci. Malgrado questo lavorìo, rimane dopo tanti secoli l?insorpassabile gaffeur dei cinque continenti?
Da Bagatelle per un massacro
"Ho preso un?affermazione a caso tra le tante su questi toni contenute in questo pamphlet estremo ed insidioso, che tra le pieghe e più di altri mostra l?anima anarco-rivoluzionaria di Céline. Il tema del mimetismo ebraico che si fa potere è qui gridato in maniera estrema e senza limite. Questo spaventa in Céline, il suo essere l?unico vero esteta dell?anarchismo che diventa messaggio etico, esistenziale. A leggerlo bene, sia nella forma che nella sostanza, Bagatelles non è molto diverso dagli altri suoi scritti: l?impatto ideale ed emotivo è fortissimo; truce, impietosa e corrosiva la forma letteraria. Come nel Voyage, in Mort à crédit e in Mea Culpa, le parole sono fuoco, energia, potenza e liberazione. Finalmente qualcuno senza briglie, un?esteta, un puro, un assoluto. Non possiamo prenderlo a pezzi. Per questo, Céline, o lo si ama o lo si odia. Non esistono vie di mezzo".
Dalla recensione di Mea Culpa
La categoria "politicamente corretto" neppure esisteva. e dubito che stesse provocando.
Diciamo che era piuttosto astuto, molto poco spavaldo e anarchico pubblicare qualcosa del genere nel 1937. Sappiamo benissimo a chi parlava.
X Franco. Non esisteva il termine politicamente corretto ma ne è sempre esistita la sostanza. La provacazione sta nel modo di scrivere quelle cose, nella ferocia dialettica. Che Céline pensasse che gli ebrei fossero un male è indubbio, ma non era solo, era in compagnia di mezzo mondo e forse più nel crederlo. Pertanto mi sembra assolutamente fuori luogo soprattutto il tono offensivo che usi nei suoi confronti. Se io avessi scritto "fogna dell'intelligenza" su uno scrittore da te amato mi avresti certamente ripreso. In ogni caso Céline è stato un genio indiscusso, e il fatto che con sé porti ancora tutte queste polemiche lo sta a dimostrare.
X Patrick. Non credo che Céline sia mai stato mosso da astuzia o furbizia nella sua vita, la sua biografia lo sta a dimostrare: uno dei più grandi letterati (quale egli è) del Novecento non sarebbe morto solo, sostanzialmente povero e lontano dal mondo e dagli uomini come fece lui. I veri paraculi letterari francesi del tempo stanno altrove: il sopravvalutatissimo, ma "integrato" (nonostante le coglionate che scriveva per sembrare estraneo al mondo)Sartre, lo sta a dimostrare.
E' molto semplice. Se la guerra fosse andata diversamente la vita post-45 di Céline sarebbe stata antitetica. Nel momento in cui pubblicava quegli scritti cavalcava un'onda micidiale che stava dilagando in tutta Europa. Non è - a mio avviso - da artista intelligente, né da artista indipendente, né da mente libera. Ho letto cose migliori di Céline, assolutamente sì, ma erano letteratura e non pamphlet ideologici e proprio il contatto con questo libro mi impedirà di tornarci su per qualche anno. E' stato un grande artista ma questo non cancella che abbia pubblicato porcherie. Tutto qua.
é legittimo che tu articoli il pensiero in questo modo. Porcheria è già più accettabile che fogna dell'intelligenza.
Ti posso assicurare che Céline scrisse "Bagatelles" non per averne ritorni in gloria o denaro. Lo scrisse perchè ne era convinto, tutto qua. Ribadisco, la vita di Céline dimostra la sua indipendenza da tutto e da tutti. Il suo è stato anarchismo puro elevato all'ennesima potenza. Odiava tutti, nessuno escluso. La sua esperienza dolorosa come medico e come soldato lo aveva convinto che questo fosse un mondo orribile e che gli ebrei fossero coloro che in qualche modo ne tenevano i fili. Che fossero gli usurai del pianeta. Ciò lo pensava in piena autonomia ed io non mi sento di demonizzarlo per questo.
Era autonomo, ma non era solo. Quel che affermava era ripetuto da più parti, portate avanti con la determinazione che sappiamo. La sua misantropia possiamo capirla e accettarla, l'odio per un intero popolo - una razza - è difficile perché "non fa prigionieri" e questo non ha nessun senso e nessuna plausibilità e nessuna umanità.
Posso essere d'accordo sul discorso di non fare di tutta l'erba un fascio, soprattutto quando si parla di fedi religiose. Quella di Céline è un'invettiva che può certo essere stata presa a manifesto antisemita da qualcuno. Credo che a lui fregasse assai poco di ciò, il suo furore antiebraico era tutto personale. Certo il periodo ha favorito il parto di un testo del genere, questo è indubbio. Sarebbe stupido negarlo.
Il libro è attualmente fuori catalogo.
Guanda non lo indica nemmeno tra i suoi titoli:
www.guanda.it/scheda-autore.asp?editore=Guanda&idautore=129
Non è reperibile da anni (io ho l'edizione Robespierre, addirittura, datata 1965). Anzi è completamente oscurato (e non è l'unico testo di Céline - riordiamo, tra gli altri, soprattutto: "La bella rogna" e "La scuola dei cadaveri"). E i motivi li sai bene, sono quelli per cui abbiamo più volte discusso.
Sì, non ne dubitavo. Chissà se qualcuno intanto ha ricominciato a interessarsi almeno a Drieu La Rochelle. Nei prossimi giorni dovrei riuscire a risalire fino agli articoli sui suoi libri, farò qualche ricerca sperando di dare buone nuove.
Pure li non è che stiamo messi molto bene. Alla libreria Europa però, a parte Gilles che è introvabile da tempo, il resto si trova (scorte di magazzino).
Lo trovate qui, anche se costa un po'.
http://www.abebooks.co.uk/Italia/
C'è anche qualcosa di Drieu La Rochelle.
p.s.: il sito funziona, lo abbiamo provato varie volte per la nostra biblioteca.
A latere, volevo dire a Léon che ho letto la recensione (credo un paio di volte) e che sono piuttosto d'accordo con la sua chiave di lettura céliniana.
«Male assoluto le leggi razziali
Non definisco così il fascismo»
Alemanno oggi allo Yad Vashem: «In quel caso ci fu un cedimento al nazismo»
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME ? «Yad Vashem ci ricorda il buco nero dell'umanità». Gianni Alemanno è seduto nella hall di un albergo di Tiberiade, sorseggia una granita di caffè ed è in attesa della macchina che lo porterà a Gerusalemme. Al museo dell'Olocausto c'è stato già nel 2003, quando era ministro dell'Agricoltura, ma questa volta la visita ha un sapore diverso: questa mattina, infatti, ci andrà da sindaco di Roma, il primo sindaco di centrodestra della Capitale. E Yad Vashem, per la destra italiana, non è un luogo come gli altri.
Oggi i rapporti con Israele sono buoni, tanto che nella commissione Amato che si insedierà il 10 settembre ci sarà un alto rappresentante della comunità ebraica romana, ma un tempo non era così. Un tempo, prima della visita di Gianfranco Fini, all'epoca vicepremier, a Gerusalemme nel febbraio del 2003. Un viaggio che ha fatto storia: Fini parlò del «fascismo come male assoluto», determinando un altro strappo dentro l'ex Msi.
Fiuggi e Yad Vashem: Alemanno, la svolta della destra italiana passa per queste tappe?
«Il percorso è stato più continuo ma Fini sbloccò una congiuntura internazionale che sembrava granitica».
Lei, all'epoca, fu critico con quella definizione del fascismo. Come mai?
«Mi sembrava sbrigativo definirlo il "male assoluto". Nemmeno gli storici di sinistra si sono mai spinti così avanti. Ma non criticai il viaggio di Fini. Anzi, dopo quella visita ci fu il distacco tra me e Francesco Storace: lui fece l'adunata dell'Hotel Hilton, io non partecipai».
Storace in verità, durante la campagna elettorale, venne accusato dalla comunità ebraica di essere antisemita...
«Non è giusto etichettarlo in questo modo. Lui fu il primo politico della destra ad andare in visita in Israele quando era presidente della Regione Lazio».
Per lei il fascismo fu il male assoluto?
«Non lo penso e non l'ho mai pensato: il fascismo fu un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale».
In che senso?
«Fu un cedimento al nazismo e al razzismo biologico, che non era nelle corde iniziali del fascismo».
Però un certo antisemitismo è serpeggiato anche dentro l'Msi...
«Nella mia esperienza, dentro l'Msi di Giorgio Almirante, chi era antisemita veniva espulso».
Può sostenere che non ci fosse nemmeno antisionismo?
«Adesso l'antisionismo è una variante dell'antisemitismo. Ma nell'Msi, allora, si faceva una certa confusione e c'era una maggiore indulgenza».
Fini parlò anche di epoca del male assoluto. Su questo è d'accordo?
«Sì. È un periodo che comprende comunismo, fascismo e nazismo. Con il totalitarismo di destra che fu una risposta a quello di sinistra. Però ci sono stati due pesi e due misure: per quello di sinistra c'è stata l'assoluzione».
Oggi come sono i suoi rapporti con gli ebrei?
«Buoni. Sono vicepresidente della Fondazione del museo della Shoah e mi sono impegnato per la prosecuzione dei viaggi della memoria ad Auschwitz. L'Olocausto è stato una tragedia immensa anche perché furono sterminati tantissimi bambini».
È vero che ha fatto benedire la sua croce celtica al Santo Sepolcro?
«Avvenne nella visita del 2003. Ma quello, per me, è un simbolo religioso, che non ostento perché non voglio intromissioni nella mia intimità».
Da quello che si vede sembra che non la porti più...
«Così così... Non voglio dare adito a strumentalizzazioni».
E oggi cosa pensa di quella visita di Fini?
«Quella scelta, di dare un segnale così chiaro, è stata giusta. Ha contribuito a creare quella destra democratica che era mancata».
Come mai?
«Perché il dopoguerra da noi è durato tantissimo, a causa della sinistra comunista e della destra che poteva essere più coraggiosa».
Ernesto Menicucci
07 settembre 2008
Equilibrismi. é inevitabile se si è sindaco di Roma. Almeno lui non rinnega la Croce Celtica (pur se è stato costretto a togliersela, a quanto si capisce) non dice che il fascismo è stato il male assoluto.
Certo che quel fogna dell'intelligenza ormai potresti anche levarlo. Era frutto dell'emozione negativa del momento, immagino;)
Massì. Vado.
Céline è uno scrittore estremo che, come pochi, è riucito a sconfessare con la crudeltà di un linguaggio carnale e quindi autentico l'ipocrisia e la falsità di quella morale benpensante che oggi, in tempi di infelice omologazione culturale, spadroneggia con la sua volgare dcadenza.
Anche in Bagatelle il grande Céline riesce a scuotere le coscienze e a fare male davvero. "Lo smidolllamento nelle cose dell'anima ci confeziona piùrincoglioniti, più servi e pazzi fastidisi, maniaci ottusi e sordi che tutt le sifilidi di un secolo messo insieme".(pagina 194 dell'incriminata edizione Guanda che ho l'onore di possedere).
Adesso che il nostro Viaggio al termine della notte è appena iniziato possiamo dire che Céline aveva previsto tutto.
Capita soltanto ai grandi come lui
Caro Nick, nel caso
Caro Nick, nel caso specifico delle Bagatelle io ho riscontrato altro rispetto allo scuotere le coscienze: c'era un'angoscia paranoide senza precedenti, e un odio nei confronti dei giudei che credevo irraggiungibile. A Cèline ascrivo grandi talenti e grandi meriti, e il diritto di pubblicare un delirio come questo; mio diritto - nostro - è di riconoscere che di pozza della razionalità si tratti. Selby l'ha superato. Ma a LFC vorremo comunque bene. Ma per altri libri.
Magari basterebbe dire, oggi:
Magari basterebbe dire, oggi: qual è la nazione al mondo con più ebrei? Israele? Macché! L'America. E molte osservazioni potrebbero discenderne. Ma che senso avrebbe?
[Bagatelle per un massacro]
[Bagatelle per un massacro] Ho appena preso in biblioteca un libro che potrebbe interessare al Fede: "Céline e il caso delle "Bagatelle" di Riccardo De Benedetti, Edizioni Medusa, uscito proprio nel 2011.
Lascio questo link:
http://lf-celine.blogspot.com/2011/11/celine-e-il-caso-delle-bagatelle-di.html
[kyrie eleison]
[kyrie eleison] http://www.youtube.com/watch?v=qDd6T5ciE5o
(Céline - Bagatelle) Grazie
(Céline - Bagatelle) Grazie della segnalazione, Andrea. Lo metto in lista futuri acquisti.
[Céline] Il frammento 7
[Céline] Il frammento 7 tratto da "Céline, ancora" di Giancarlo Pontiggia contenuto in Céline e il caso delle "Bagatelle" di Riccardo De Benedetti: "Perché - ci chiediamo in un ultimo, forse vano, soprassalto di chiarezza - coloro che nel Novecento non si sono accontentati delle deboli verità sociali che la cultura dominante ammanniva, si sono trovati a estremizzare, a delirare, al punto da non poter più dire alcuna verità, spesso a non saper più di cosa stavano veramente parlando? Perché una cosa è indubbia, ed è il motivo per cui non riusciamo a restare indifferenti di fronte a Céline: la sua opera (Bagatelles comprese) è tutta animata da una strenua, violenta, parossistica ricerca delle verità sulla natura dell'uomo. Ma più Céline cerca di dirle, le sue verità ferite e feroci, più sbatte contro il grande apparato di menzogne politiche della modernità; e più cerca di smontarlo, questo apparato, più dalla verità fatalmente si allontana. Céline è condannato al vuoto, a non poter comunicare nulla, forse, proprio per il fascino stilistico che esercita, l'umor nero che lo accompagna, l'energia blasfema, distruttiva che sprigiona. Le sue intuizioni gli si deformano sotto il peso dello stile, fino a perdersi nella vertigine compiaciuta del grido, nell'estasi solitaria dell'invenzione. Ogni eccesso mortifica la verità: Céline lo sapeva benissimo, e le sue ossessive, grandiose, stilistiche conneries hanno finito per ornare a meraviglia il nostro secolo. Censurare le Bagatelles, in fondo, faceva parte del gioco."