Cavarero Sara

Il profumo del tempo

Autore: 
Cavarero Sara

Fonso e Alfonso sono in realtà un'unica persona ritratta in due diversi contesti temporali. Il primo è un anziano ottantenne che, accanto alla moglie Pepita, conduce un’esistenza scandita da una ritualità quotidiana ingessata e prevedibile. Alfonso invece rappresenta il suo passato di giovane che, abbandonato dopo la morte dei genitori alle angherie dello zio Rodrigo, parte per Barcellona con l’amico Antonio, spinto da un insopprimibile bisogno di libertà e di conoscenza. Ad attenderlo troverà, dopo una serie di lavori precari, un’occupazione da marinaio, un’intensa storia d’amore per una bellissima ragazza a nome Margarita ed una nuova famiglia. Il destino di Margarita appare fatalmente avvinto a quello del fratello Fernando, a sua volta maritato con Pepita, in un comune e tragico epilogo che segna una svolta tanto decisiva quanto dolorosa nell’esistenza di Fonso/Alfonso. 

Le Edizioni Creativa continuano a sfornare in abbondanza esordienti di prima qualità. La casa editrice, che ci fece scoprire il talento tra gli altri di Susanna Sarti, Sabrina Campolongo, Maria Giovanna Luini ed Alberto Manfredini, dà ora il benvenuto a Sara Cavarero, ispanopiemontese laureata in Lettere presso l’università di Torino, che pubblica il suo primo romanzo. Un libro compatto ed avvincente, insolito e struggente, alieno da ogni accademismo e senza tanti infingimenti pseudocolti. Molto spagnolo, questo sì, ma l’impatto con il pur maestoso ed imponente scenario di Barcellona risulta mediato da una vena morbida ed affettuosa.
 
La narrazione si dipana solida ed incalzante, sostenuta da un’invenzione astuta. All’andamento lento con cui descrive la routine quotidiana dei due anziani coniugi, la Cavarero alterna magistralmente il ritmo serrato con cui le vicende dal lontano passato si avvicinano sempre di più al presente. La soluzione narrativa adottata, in un continuo alternarsi di decostruzione e ricostruzione del racconto, assume un ruolo decisivo come rimando ad una realtà in brutale transizione. Una netta polarità tra l’atmosfera stanca ed indolenzita della vecchiaia e quella in cui si aprì un ventaglio di destini, una delle cose più belle di questo libro. Sintetici ritratti, quasi un affresco familiare o una serie di foto lentamente riesumate da un vecchio cassetto del passato, come indica l’espressione malinconica del titolo “Il profumo del tempo”.
 
Solo nelle ultime pagine scopriamo ciò che per tutta la lettura del libro avevamo solo intuitivamente percepito, il motivo per cui Fonso e Pepita sono solo compagni di solitudine, di una solitudine che non si poteva né dividere né dire perché andava portata tutta intera ed il silenzio era il suo prezzo. Perché le cose - sembra dirci Sara Cavarero in questo suo garbato e struggente esordio narrativo - benché semplici non sono mai come realmente appaiono. Spesso la verità è un’altra, ed in questo caso è solo quella dei due anziani protagonisti.
 
Narrato in terza persona, con una prosa asciutta e generosa che non cade mai nell’astrattezza e nell’inclinazione alla meditazione, il romanzo segna la nascita di una scrittrice di cui sicuramente sentiremo ancora parlare.
 
Gian Paolo Grattarola 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE : 
 
Sara Cavarero – Il profumo del tempo – Edizioni Creativa, 2008
 
Sara Cavarero, ispanopiemontese, è laureata in Lettere all’Università di Torino. Da sempre attratta dalla scrittura, inizia con la composizione di poesie. Partecipa ad alcuni concorsi letterari ed alcune sue poesie trovano collocazione in antologie di importanti premi.

Si dedica poi alla narrativa pubblicando racconti.  Occasionalmente recensisce libri e traduce dallo spagnolo.

ISBN/EAN: 
9788889841440

Commenti

Nuova segnalazione di Gian Paolo!

"Un libro compatto ed avvincente, originale e struggente, alieno da ogni accademismo e senza tanti infingimenti pseudocolti. Molto spagnolo, questo sì, ma l?impatto con il pur maestoso ed imponente scenario di Barcellona risulta mediato da una vena morbida ed affettuosa."

> Hai usato la parola proibita, vedo. "Originale". Ora dovrai spiegarci perché:). Scherzi a parte, è l'aggettivo più pericoloso del mondo, credo ne converrai.

Si ovviamente. Ma con originale intendevo riferirmi al modo in cui ha costruito la narrazione (praticamente su due piani che vanno lentamente ad integrarsi, come ho avuto modo di spiegare nella recensione, alternandosi continuamente nel corso del racconto). Una maniera insolita di accompagnare il lettore incontro alla spiegazione finale. In sostanza la Caravero ad ogni frammento del presente accosta succesivamente uno del passato, creando due storie lontane nel tempo che a poco a poco si congiungono.

Spero di essermi spiegato sufficientemente.

Gian Paolo

Preferisco "insolito", credimi:).
Originale è proprio la parola impronunciabile. Soprattutto considerando quel che mi dici: alterna flashback e presente. Non è nuovo...

Ok correggo.

Grazie
Gian Paolo

Fatto.

grazie a te!