In questo modo si passa dal volo “se vuoi volare le ali si hanno o non si hanno” a “ho annusato gli odori atroci di maschi, di vecchi e anche di donne…”, per consumare tra due parametri opposti “gli inganni di una giornata”.
Morire aspettando “che le strade si sgonfino” “cercare le ragioni di un sogno” cogliere con il dubbio che sia sua “quella voce che usciva senza fantasia” attaccarsi al filo della luce della lampada che esiste da sempre e garantisce un attimo di familiare permanenza.
Senza protagonismo l’ego della Cavalli scompare man mano che si introiettano le parole e l’autrice e il lettore si riconoscono nello “spaesamento”.
Viaggiatori a se stessi e senza appartenenze, mentre la poetessa scrive “ritornerò a dire la mia luminosa scomparsa”, il lettore assapora la sensazione di essere nomade nella ricerca non della terra, ma dell’anima ovunque essa sia anche nelle cose che si negano in vista di altre; mentre ci si finge attori di se stessi in una perenne recita e nella consapevolezza espressa da Pessoa che “il poeta altro non è che un fingitore”; aggiungerei dolorosamente consapevole che è l’unica parte che gli compete e che lo esprime nel reale.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Patrizia Cavalli (Todi, 1947), poetessa italiana, ha studiato a Roma dove vive.
Ha pubblicato le raccolte di versi: “Le mie poesie non cambieranno il mondo” (1974), “Il cielo” (1981), “Poesie 1974-1992” (1992), “Sempre aperto teatro” (1999), tutte presso Einaudi. Ha tradotto dall’inglese e dal francese narrativa e teatro.
Patrizia Cavalli, “Le mie poesie non cambieranno il mondo”, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1974.
Patrizia Garofalo, 21 Marzo 2004
Commenti
Viaggiatori a se stessi e senza appartenenze, mentre la poetessa scrive ?ritornerò a dire la mia luminosa scomparsa?, il lettore assapora la sensazione di essere nomade nella ricerca non della terra, ma dell?anima ovunque essa sia anche nelle cose che si negano in vista di altre,,,
"Scomparire a se stessi, è un?altra tematica che coglie e affascina nei versi della Cavalli, scomparire e farsi voce evocante nella finzione poetica che non tradisce ma ridona al reale l?unica possibilità di essere visto e accolto.
?Morire a se stessi? aveva scritto Van Gogh."
> Van Gogh....
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/09/21/van-gogh-lettere-a-theo/
artista ispirato anche nella scrittura, non solo nella pittura.
"Senza protagonismo l?ego della Cavalli scompare man mano che si introiettano le parole e l?autrice e il lettore si riconoscono nello ?spaesamento?.
Viaggiatori a se stessi e senza appartenenze, mentre la poetessa scrive ?ritornerò a dire la mia luminosa scomparsa?, il lettore assapora la sensazione di essere nomade nella ricerca non della terra (...) "
> Trentacinque anni dopo questo libro, quanto e come è cambiata la scrittura di Patrizia Cavalli? Quali consapevolezze ha raggiunto?
non lo so.
è poetessa indubbiamente grande ma restia quindi di non facile contatto almeno per me
Ho visto un'edizione Einaudi di versi 1974-1992, potrebbe essere IL libro da studiare. Se a qualcuno passasse per le mani...