Cavalli Giulio

Nomi, cognomi e infami

Autore: 
Cavalli Giulio

Ha perfettamente ragione Gian Carlo Caselli quando nella prefazione di “Nomi, cognomi e infami” ci ricorda che la resistenza alle mafie parla molte lingue. Spesso ce lo dimentichiamo perché probabilmente, immersi nella propaganda e amnesie da disinformazione, non si sta troppo a sottilizzare.

Importa semmai la sostanza di quello che viene raccontato, nella considerazione che la mafia prima che esercizio letterario, al di là degli stili e sensibilità, è un cancro della vita civile; e come tale va curata con tutte le medicine a disposizione. L’attore Giulio Cavalli ha appunto scelto ormai da anni di dedicarsi al “teatro civile”, per il quale è quasi imbarazzante parlare di interpretazione.
In realtà, se è legittimo guardare alla tecnica teatrale di chi si muove sul palco, diventa davvero difficile per chi ascolta, od in questo caso legge, dare priorità allo stile e prescindere dai contenuti di quello che viene raccontato in queste pagine. Il resto, quel senso ormai abituale di grottesco, viene da sé.
Mi viene or ora in mente “Promemoria-15 anni di storia italiana ai confini della realtà” di e con Marco Travaglio: vicende tutt’altro che divertenti, ma le sequenze senza intervalli fatte di ordinaria delinquenza e inciuci, consegnano allo spettatore un senso di sconforto misto a divertimento che scaturisce in maniera spontanea, senza nemmeno la necessità di facili ironie.
Per certi aspetti anche questo è l’effetto del teatro civile di Giulio Cavalli, almeno quello che scaturisce dai monologhi riportati nel libro: l’opera di un clown pronto allo sberleffo “perché ridere di mafia è una ribellione incontrollabile”. Un effetto talmente potente e tristemente riuscito da costringere il nostro attore a vivere sotto scorta.
 
Un grottesco frutto dei paradossi di un’Italia in cui comici e attori sono in grado di fare autentica politica, mentre i cosiddetti politici riescono benissimo a farci ridere.
Come si sia arrivati a tutto questo non lo so; forse molto nasce da coloro che auspicavano il nostro paese in mano a un nuovo duce mentre poi ci siamo ritrovati soltanto delle Wanne Marchi prestate alla politica.
Al di là di queste considerazioni va riconosciuto che gli “sberleffi” alla mafia di Giulio Cavalli, almeno nella pagina scritta, ci sono piaciuti.
La prosa non è banale, alterna un ritmo quasi rap fatto di frasi brevi, secche, con sequenze di meditate invettive che magari non ci fanno riconoscere poi tanto quell’ironia che forse era negli intenti dell’autore, ma ci regala comunque monologhi belli incazzati e soprattutto pieni di sostanza. Ovvero informazione.
Ancora una volta quel paradosso tutto italiano di cui dicevo prima: in questo caso, come in altri, si assiste un teatro che rappresenta più verità e informazione rispetto ad una presunta informazione giornalistica che invece è teatro e finzione. Probabilmente di “Nomi, cognomi e infami” ho dato una lettura un po’ superficiale ma, pur non essendomi troppo speso in analisi stilistiche e letterarie, ritengo che l’intento di Cavalli sia giunto a buon fine: abbiamo perfettamente capito come la mentalità mafiosa non tolleri sarcasmi sul suo mito, costruito da figuri ignoranti e sanguinari travestiti da uomini d’onore; e parimenti abbiamo avuto l’opportunità di leggere una sorta di saggio di argomento mafia, seppur in una forma particolare, sicuramente più importante e istruttivo rispetto ai consueti vaniloqui di tanti nostri editorialisti.
 
Coerentemente con quanto Cavalli ha voluto più volte ribadire nelle pagine del suo libro: “se è vero che le storie di mafia sono storie di scippi, il furto meno raccontato e combattuto è stato quello della parola: dell’esercizio libero di pensiero e di parola” (pag. 32). Anche se di “Nomi e cognomi” vorremo dare una lettura minimalista, meno letteraria, ci rimarrà il racconto di una cronaca mafiosa (e politica) che funziona benissimo appunto come uno di quei saggi usciti dalle penne dei migliori mafiologi.
Un esempio su tutti. Malgrado abbia macinato per anni storie delle mafia e della camorra, centinaia di articoli di cronaca criminale, mi era sfuggita l’ennesima perla di Gaetano Pecorella, uno degli assistenti Do Nascimento della nostra Wanna Marchi premier.
Il 20 luglio 2009 su Telelombardia, a telecamere spente, l’onorevole, già avvocato difensore del boss De Falco, diceva di Don Pugliesi (ucciso proprio su mandato del suo ex assistito): “custodiva le armi della camorra”. E poi “ci sono diversi moventi..[..] Addirittura qualcuno diceva che c’era quelle di gelosia, perché aveva storie con qualche ragazza”.
Le storie di Bruno Caccia, di Rosario Crocetta, Pippo Fava fanno da contraltare alle meschinità dei Pecorella e dei loro simili.
Insomma quello che Caselli chiama “l’antiracket culturale” è riuscito.
La dimostrazione dell’efficacia delle parole recitate e scritte da Cavalli, volte ad “instillare germi di consapevolezza, germi di coscienza, germi di libertà”, però temo non sia soltanto la stima dei suoi fans, adesso pure suoi lettori, quanto quello della scorta che lo accompagna da due anni.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Giulio Cavalli (Milano, 1977) nel 2001 fonda a Lodi la compagnia Bottega dei Mestieri Teatrali. Nel 2007 debutta al Piccolo Teatro di Milano con Linate, 8 ottobre 2001: la strage, al quale seguirà nel 2008 Do ut Des, spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi. A causa di questo spettacolo inizia a ricevere le prime minacce. Nel 2009 porta in scena A cento passi dal Duomo, scritto con il giornalista Gianni Barbacetto. Nel gennaio 2010 gli viene consegnato il premio Pippo Fava. Attualmente calca le scene con Nomi, cognomi e infami, i cui monologhi sono raccolti in questo libro.
 
Approfondimento in rete:
 
 
Giulio Cavalli, Nomi cognomi infami, Milano 2010, Edizioni ambiente
 
27 novembre 2010 - Luca Menichetti
ISBN/EAN: 
9788896238370

Commenti

[nomi, cognomi e infami] Lupo

[nomi, cognomi e infami] Lupo dice: "Ha perfettamente ragione Gian Carlo Caselli quando nella prefazione di “Nomi, cognomi e infami” ci ricorda che la resistenza alle mafie parla molte lingue. Spesso ce lo dimentichiamo perché probabilmente, immersi nella propaganda e amnesie da disinformazione, non si sta troppo a sottilizzare."

> da leggere.

[cavalli] e per approfondire,

[cavalli] e per approfondire, curiosare, ritrovare qualcosa di dimenticato o scoprire qualcosa di nuovo, due sentieri di ricerca.

Mafia in Lankelot: http://www.lankelot.eu/mafia

Verdenero in Lankelot: http://www.lankelot.eu/Verdenero

[cavalli] Grande

[cavalli] Grande segnalazione, amice Lupo. Grazie per averci presentato questo libro. Mi piace molto - e altrettanto mi rattrista - questo passo:

"è l’opera di un clown pronto allo sberleffo 'perché ridere di mafia è una ribellione incontrollabile'. Un effetto talmente potente e tristemente riuscito da costringere il nostro attore a vivere sotto scorta."

> E' il concetto di "ribellione incontrollabile" associato a "ridere della mafia" che mi sembra finalmente esplosivo.

[cavalli] Uno dei libri che

[cavalli] Uno dei libri che mi ero impegnato a leggere e poi riferirne.

Solo uno dei. Adesso spero a breve di passare agli altri, peraltro già letti da tempo.

[cavalli] magnifico:)

[cavalli] magnifico:)

(Cavalli) "Come si sia

(Cavalli) "Come si sia arrivati a tutto questo non lo so; forse molto nasce da coloro che auspicavano il nostro paese in mano a un nuovo duce..."


Vorrei tanto sapere chi sono questi signori, avrei un sacco di cose da chiedere e probabilmente condividere... ma per favore!. Chi è che in Italia vuole il nuovo Duce? fatemeli conoscere...(magari trovare uno statista come Mussolini, democratico naturalmente...)  


Non capisco davvero il parallelo con il tema trattato.


 

[cavalli - federico] il

[cavalli - federico] il concetto di Luca-Lupo è abbastanza semplice. Vale a dire che l'eccessiva tolleranza tenuta nei confronti di mister B. sin dalla prima metà degli anni Novanta, e da troppi nostri connazionali, si può spiegare anche con la nostalgia del cesarismo. E' un'ipotesi sensata. Drammaticamente sensata. E al contempo è vero che chi sognava un paese retto da un cesaretto s'è ritrovato un paese massacrato da una wanna marchi avida, massonica e non estranea alle collusioni con i mangani. Dai, non c'è niente di particolarmente provocatorio, è tutto abbastanza evidente e pacifico.

Piuttosto: non ti incuriosisce il libro, l'argomento, l'incredibile vicenda dell'artista? E' questo il nodo.

[cavalli] per esempio, è

[cavalli] per esempio, è sbalorditivo leggere questa notizia:

"Malgrado abbia macinato per anni storie delle mafia e della camorra, centinaia di articoli di cronaca criminale, mi era sfuggita l’ennesima perla di Gaetano Pecorella, uno degli assistenti Do Nascimento della nostra Wanna Marchi premier. Il 20 luglio 2009 su Telelombardia, a telecamere spente, l’onorevole, già avvocato difensore del boss De Falco, diceva di Don Pugliesi (ucciso proprio su mandato del suo ex assistito): “custodiva le armi della camorra”. E poi “ci sono diversi moventi..[..] Addirittura qualcuno diceva che c’era quelle di gelosia, perché aveva storie con qualche ragazza”."

> come è possibile che ci si sia anestetizzati alla lettura di cose del genere? Questa è una foto degli effetti del berlusconismo. Cose del genere sono diventate "normali", normale amministrazione. Ma sono mostruose anomalie.

(Cavalli) Vedi Franco, il

(Cavalli) Vedi Franco, il fatto è che io dissento profondamente da questo tipo di tesi. Non trovo paralleli tra Berlusca e il Duce, non vedo cesarismo o simili. Per me è un falso problema, i problemi sono altri e ben più gravi. In più questi italiani che vogliono un nuovo Duce io non li ho mai incontrati.  Tanto meno in Forza Italia, eppure ne ho  conosciuta assai di gente che bazzicava quel partito. T'assicuro che i modelli erano ben altri.

[cavalli] io non ho

[cavalli] io non ho conosciuto molte persone che si vantavano di aver votato forza italia: le uniche, qualche commerciante e qualche libero professionista. Ma pochini forte. Qualcosa potrà significare, ma transeamus. In compenso credo che nell'immaginario collettivo an fosse considerata, oltre che alleata del partito di quel signore là, anche una formazione politica non estranea a nostalgie cesariste; magari rinnovate e modernizzate sotto forma di presidenzialismo. Mettiamola così, non mi sembra così stupefacente che berlus. abbia avuto consenso anche perché giocava a fare il leader forte. 

A me sembra stupefacente invece che di fronte alla storia raccontata in questo articolo tu ti possa concentrare su una riga o due che hanno peso molto ridotto nell'economia del testo, e più ancora nella questione denunciata. Vale a dire il dramma di questo coraggioso attore che si trova a campare sotto scorta per tutta una serie di cose che non credo fossero note ai concittadini... dai federico, leggi bene il pezzo.

[caselli, cavalli] qui:

[caselli, cavalli] qui: http://issuu.com/edizioniambiente/docs/giuliocavalli l'introduzione, per quanti fossero curiosi.

[Cavalli] Se posso.L'idea che

[Cavalli] Se posso.L'idea che mi sono fatta da tempo, e per l'ennesima confermata dal libro, è proprio quella che dice Franchi.L'idea appunto che la cosidetta discesa in campo di B. sia stata facilitata dalla voglia di un "uomo forte" che oltretutto facesse da diga al paventato comunismo.Ma di fatto in B. c'è stato un cesarismo per modo di dire: un farsi gli affari suoi a tutti i costi, motivo peraltro del suo impegno politico, e di conseguenza, visti i precedenti personali, una chiara minimizzazione della mafia etc etc. E' cronaca di questi mesi, quando il nostro si incazza con chi a suo dire sputtana il buon nome italiano raccontando i mafiosi.Sempre di informazione di tratta, a ben vedere.Appunto per questo B. ha proprio poco da spartire col citato "duce", se non una certa allergia per il sistema democratico.Ma siccome B. è lì in quanto eletto, è evidente che la minimizzazione di questi problemi non è disgiunta dal voler un premier "ghe pensi mi".Si parla di contrasto alla mafia mediante informazione, non mi pareva poi un accenno totalmente gratuito.Tant'è - ripeto - il fatto che molti possano aver interpretato B. come una speranza di cesarismo vecchio stile, non vuol dire affatto che l'abbiano vista giusta. E difatti- ribadisco- sono il primo a dire che B. ha poco da spartire col citato statista del ventennio.Ma una cosa è la considerazione che si ha del personaggio, altra l'idea che possono averne avuta altri.Quindi non vedo tutti questi problemi per un inciso di due righe.

[ridere della mafia] come

[ridere della mafia] come insegnava Peppino Impastato: http://www.lankelot.eu/letteratura/impastato-peppino-redazione-di-radio-...

(Cavalli-Berlusconi) Io parlo

(Cavalli-Berlusconi) Io parlo con cognizione di causa, credo, avendo fatto politica per anni e conosciuto sia gli ambienti di AN (soprattutto) che quelli di Forza Italia. La mia netta percezione è che in AN, si, sia pur vagamente, qualcuno avesse ancora nostalgie cesariste o giù di li, ma che ciò fosse realmente marginale nel grosso dell'elettorato e dei suoi esponenti. Per Forza Italia invece dissento ancor di più, in quanrto queste infatuazioni cesariste davvero non le ho proprio notate. L'ideale per i ragazzi che ho conosciuto era il modello dello yuppie anni Ottanta riaggiornato al 2000, l'idea dell'imprenditore di successo e giù di lì. Modello che mi fa schifo, ovvio, ma che non ha nulla a che vedere col cesarismo. Il leader forte è altro discorso, e s'è fatto strada un po' in tutto l'Occidente, ormai. Davvero il discorso del cesarismo mi pare fuori luogo, e quello del Duce ancor meno. Sul resto, Franco, bé niente di nuovo sotto il sole, non mi sconvolge certo ciò che leggo. Insomma, non sono mica nato ieri. Ciò non vuol dire che non mi ponga le mie questioni in merito. Nella fattispecie, però, mi premeva di più stigmatizzare questo concetto di cesarismo spesso usato in maniera troppo leggera o automatica. E non sto parlando di Lupo che ha scritto il pezzo, ma dell'uso politico che si fa a sproposito di questo termine, a mio parere per occultare i reali problemi di una politica che non gira a 360 gradi, e che investe di mediocrità tutti i partiti, nessuno escluso.

(Cesar-oni/mafia): Se posso

(Cesar-oni/mafia): Se posso intromettermi nella discussione, vorrei dire che a me le due righe di Lupus sembrano un'acuta e ironica, quanto azzeccata, sintesi analitica del fenomeno dominante della politica italiana. Sono daccordo con Léon quando dice che il fenomeno si possa registrare un pò dappertutto, ma è allo stesso tempo innegabile che quello a cui assistiamo è un cesarismo post-moderno: la politica del "ghe pensi mi", o anche solo tale frase, sarebbe inaccettabile in ogni regime puramente democratico e che non contempli una certa dose di "cesarismo", o di delega della collettività ad un individuo. iI fatto che l'opinione pubblica sia anestetizzata a queste frasi è un sintomo evidente. Inoltre l'idolatrizzazione della propria persona messa in atto da B., seppure spesso fantozziana, l'esaltazione delle sue capacità fisiche, delle sue imprese internazionali etc. con tanto di bizzarri cantori mori-Bondi, rientra in un modo di fare politica che se cesarismo non è, è almeno un abbrivio, una pre-anestesia ad una società che si vuol portare in quella direzione. E quindi di un popolo che accetta, auspica, come dice lupo, una tale trasformazione.

Tornando poi al tema del pezzo, davvero importante, aggiungerei che la negazione della mafia come problema culturale rientra in questa visione cesarista-presidenzialista-ghepensimiana. Il modo in cui il governo attuale si vanta delle "vittorie sulla mafia" sottointende questo retropensiero: "voi cittadini potete farvi i c...vostri, perchè alla mafia ci pensiamo noi, guardate qua!" Quando invece vari Saviano ci hanno insegnato che la mafia, soprattutto nei suoi territori, è un modello di pensiero e di vita, un'adesione ad un potere al di fuori di ogni garanzia, la mafia è uno stile., un anarchismo deteriore, antiumano e opportunista .E dunque ben vengano autori come Cavalli che col potere distruttivo del riso corrodono la presa di questa mentalità. E quindi grazie alla segnalazione di Lupus, non mi dilungo oltre. 

(Cavalli) Mi spiego meglio,

(Cavalli) Mi spiego meglio, Francesco. Per me è questo passo che inficia l'analisi esposta in questo pezzo.


"Un grottesco frutto dei paradossi di un’Italia in cui comici e attori sono in grado di fare autentica politica, mentre i cosiddetti politici riescono benissimo a farci ridere. Come si sia arrivati a tutto questo non lo so; forse molto nasce da coloro che auspicavano il nostro paese in mano a un nuovo duce mentre poi ci siamo ritrovati soltanto delle Wanne Marchi prestate alla politica".


Ora, come si fa a trovare un nesso tra il fatto che Cavalli vive sotto scorta, che tutto ciò è frutto di paradossi italiani, dovuti ai politici che fanno ridere (semplifico, ovviamente), e dire che tutto ciò forse è dovuto a chi auspicava un nuovo Duce e s'è trovato invece Wanna Marchi? A parte l'evocazione di Wanna Marchi che trovo non abbia proprio senso, neppure sotto metafora, ma ti renderai conto che questa consequenzialità non tiene, ma da nessun punto di vista. Ripeto, ammesso che ci sia questa voglia di cesarismo che io non vedo, cosa c'entra con Cavalli e la mafia e coi politici che fanno ridere?

(Cavalli): Cerco di spiegarmi

(Cavalli): Cerco di spiegarmi meglio anch'io, Ok forse nella frase di Lupus è sottointesa una troppo diretta connessione fra la scorta di Cavalli e il Berlusconismo. Qui possiamo essere daccordo. Togliamo di mezzo pure la Wanna e parliamo in generale di "venditori di fumo". Però, non riuscire a vedere sintomi di cesarismo (definiamo: delega della collettività dei suoi poteri nel potere e nel carisma individuale di un leader, insomma una pre-dittatura -Cesare come preAugusto- basata sul consensso manipolato attribuito a un "uomo della provvidenza") mi sembra difficile! Saranno i diversi punti di vista?! Insomma non è lui l'unto dal signore sceso in campo per liberarci dallo spettro del comunismo, come se dovesse proteggerci dalla prossima invasione degli Unni?!Quando ormai il comunismo si era bell'e suicidato da solo, da anni! Non è lui che non soffre il controllo delle autorità di garanzia, prima di tutto la costituzione, perchè gli impediscono di governare in autonomia come un vero Presidente deve poter fare? Non è lui che va diffondendo leggende sulla sua persona, costruendosi un'aura magico-demonica attorno? Certo non ha la saggezza per scrivere il De bello gallico, è un Cesare in salsa fantozziana, diciamo così; ma è innegabile che da quindici anni il popolo italiano va in brodo di giuggiole davanti al sorriso di questo ridicolo Cesarino. Da qui, passare alla mafia e alla sua mentalità generale il passo mi sembra breve: essa vive degli stessi meccanismi, rapportati a territori più stretti, seguendo il carisma e il potere di tanti piccoli cesari-boss. Per cui la connessione fra il pericolo in cui si trova Cavalli, che quella mentalità va distruggendo, è connesso anche al fatto che quella mentalità (cesaro-mafiosa) è quella dominante nella nostra società, o almeno nell''immagine di essa che ci stiamo abituando a sorbire. Ora, rivedendo vecchi articoli, ho capito che c'è di mezzo un discorso che riguarda soprattutto Léon e Lupus, e nel quale non voglio intromettermi.  Ma pongo una domanda: com'è che quasi tutti i discorsi riportano, come fonte a sorgente, a Mr.B.? Non sarà forse perchè è riuscito a catalizzare su di sè l'attenzione, trasformando la politica in se stesso, un pò come fece il conquistatore delle gallie? 

[Cavalli]   Berlusconi è 

[Cavalli]  

Berlusconi è  l'italiano medio  e rappresenta quello che  egli vorrebbe essere..........soldi, donne e potere.

per questo è stato votato, perchè ha rincoglionito chi si è fatto rincoglionire e non cadrà facilmente.

perchè i cretini sono rimasti

[cavalli - lupo] l'artista ha

[cavalli - lupo] l'artista ha segnalato l'articolo nella sua rassegna: qui, http://www.giuliocavalli.net/2010/11/27/lankelot-sul-libro-nomi-cognomi-...

[cavalli] qui invece la

[cavalli] qui invece la rassegna stampa verdenero: http://www.verdenero.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=148:cavalli

[giulio cavalli] dal suo

[giulio cavalli] dal suo blog, sul FATTO:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/04/io-mi-difendo-ma-chi-difende-...

"Scuola media. Classe terza. Una delle tante scuole della provincia in cui vivo io e (più di tutto) i miei figli. È un percorso tra alunni e ‘Ammazzateci Tutti’ su legalità e antimafia. Si parla di arresti, di regole, di azioni e di persone, di territorio, Lodi e di Giulio Cavalli. Le minacce, scorta e le solite cose. Si discute e si alza una voce. “Cavalli se ne deve andare da Lodi. Ci ha messo tutti in pericolo“.
Poche parole. Mi verrebbe da dire le solite, mischiate dall’invidia, dal miope federalismo per la difesa del proprio territorio e (perché no) dal diritto di pensarla diversamente. “Cavalli se ne deve andare” l’ho sentita e me l’hanno scritta centinaia di volte. I più pavidi e unti la sussurrano solo nell’angolo dei bar. Ma dove vivo (e più di tutto i miei figli) tutto è troppo piccolo perché anche i segreti dei bar non rimbalzino in piazza. Qualche anno fa sulla porta di un cesso di scuola ci avevano anche messo l’equazione ‘viva Gela, viva la mafia, abbasso Cavalli”, come se fosse uno schieramento di opposti, una cosa solo mia, solo tra noi. Mi ferisce invece l’idea del pericolo. Lo ammetto. Il pericolo è danno: sono dannoso per la città in cui vivo. Io e (più di tutto) i miei figli.
Ho imparato a diventare impermeabile. Ho mangiato il fango con il sorriso sulla bocca, qualche volta ho colto anche delle verità che non avevo considerato, nelle critiche più dure. Mi sono ripromesso di imparare a conviverci trovando anche una bozza di equilibrio instabile. Mi è capitato di sentirmi comodo in qualsiasi posto del mondo, mi basta riuscire a tenermi lontano, a tenere lontano la mia famiglia da quell’alito che mi ritrovo ad ingoiare..."

> CONTINUA QUI: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/04/io-mi-difendo-ma-chi-difende-i-miei-figli/108873/

[don puglisi] (ANSA) - CITTA'

[don puglisi] (ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 26 MAG -"Preghiamo perché questi mafiosi e mafiose si convertano". Lo ha detto il Papa ricordando all'Angelus la beatificazione di don Puglisi, ucciso dalla mafia nel '93, e beatificato ieri a Palermo. ''Dietro ai dolori di tante persone, uomini e donne, anche bambini'' - ha detto il Papa - ci sono le ''mafie''. L'appello di papa Francesco ricorda il grido contro i mafiosi lanciato da Giovanni Paolo II il 9 maggio del '93 dalla valle dei Templi di Agrigento.