Caterini Andrea

La guardia

Autore: 
Caterini Andrea

La leggenda di Tiberio Mitri, il campione che sfidò “Toro scatenato” Jake La Motta e morì vecchio, solo e dimenticato, travolto da un treno a Roma, non ispira, a dieci anni esatti dalla fine dei suoi giorni, soltanto documentari e biografie nostalgiche: il secondo romanzo del giovane letterato romano Andrea Caterini, La guardia (Italic Pequod, pp. 160, euro 14), si fonda sulla trasfigurazione della fine del vecchio pugile triestino per dare vita a un melodramma famigliare mai avvenuto. Caterini immagina un mondo in cui il figlio maschio del pugile, Alessandro, è sopravvissuto al padre: ma come il padre sembra predestinato a un epilogo sordido e oscuro. Lo scrittore capitolino, nella Nota in appendice, ha spiegato che «quella morte fece scendere Mitri dall'Olimpo della mia immaginazione al terreno della miseria umana. Quella vicenda però, la porto dentro fin da allora e sapevo che, in un modo o nell'altro, prima o poi si sarebbe espressa. Da qui è nato e si è nutrito nel tempo La guardia».

È il romanzo di Tiberio e Alessandro, che avevano smesso di parlarsi da un pezzo, e vivevano vite che più diverse non si può. Alessandro aveva passato l'infanzia e l'adolescenza intera a rincorrere suo padre. E questa rincorsa aveva avuto ragione di esistere perché all'epoca Tiberio «aveva solo voglia di dimenticare, di scomparire e lo riteneva d'ostacolo a quel suo sogno d'oblio». Tiberio voleva restare solo, voleva sprofondare nel niente. Forse proprio per questo s'era ammalato di quella malattia che sembra la malattia della dimenticanza: era come se a un tratto avesse preteso di dimenticarsi volontariamente tutto quanto. E se si trovava di fronte una sua foto da giovane, non si riconosceva. Quell'immagine non era più uno specchio. Soltanto la strada di casa riusciva sempre a trovarla, in un modo o nell'altro; e il suo corpo, ogni tanto, sembrava aver mantenuto una sua specifica memoria: era come una ritualità fisiologica che imitava più che altri sé stessa, scrive Caterini.
 
Alessandro intanto s'era costruito una sua «virulenta e illusoria stabilità». La notizia della morte del padre prende e disintegra quella corazza. Da un certo punto di vista, il grande pugile era morto molti anni prima di quel momento: ma vedere la verità nuda e cruda non poteva non essere uno choc per il figlio. Che comincia col rifiutare di riconoscerne il cadavere, rischiando così di farlo disperdere, post cremazione, nel nulla; e si ritrova, col passare del tempo, a sprofondare in una crisi esistenziale e sentimentale profondissima, che finisce per disintegrare tutto quel che aveva conquistato.
 
La tragedia del pugile che voleva l'oblio e del suo bambino non più bambino che voleva un padre è l'asse portante d'una narrazione sentimentale e ondivaga, in più d'un frangente irregolare: non solo stilisticamente, perché tutto a un tratto la scrittura implode in periodi abnormi, non pretenziosi ma semplicemente contorti o perifrastici, e solo lentamente ritorna all'apprezzabile quiete originaria, ma strutturalmente, perché le pieghe secondarie e oscure delle vite sentimentali dei due non convincono e non sembrano particolarmente riuscite e rappresentate. Invece, proprio come nella sua opera prima, Caterini dà il massimo quando torna a parlare dell'arte del pugilato e del combattimento: guadagna naturalezza (recupera naturalezza) e scrive passi interessanti come questo... «Ogni pugile è consapevole che la vita gli ha concesso un numero preciso di incontri; eppure ogni incontro anziché aggiungere qualcosa lo sottrae, prima di tutto ha un incontro in meno. Non esiste al mondo un pugile vincente – neppure le cinture più gloriose, quelle della farfalla e del toro, sono escluse da questa verità. Ogni atleta combatte per conoscere la sconfitta e la perdita. E ogni incontro è appunto nient'altro che sconfitta e perdita».
 
O come questo, più avanti. «Ogni pugile è più che mai consapevole che quell'arte realizzata con un talento tutto teso al sacrificio e al dolore, è l'esatto opposto della violenza. Come nella vita, quel quadrato inscena il mondo entro il quale la lotta per la conoscenza di sé e dell'altro vale la propria scommessa».
 
«L'uomo altro non conosce che ciò che ha già perduto», racconta il romanziere romano, classe 1981, nel suo libro. L'ossessione per il perduto padre trascina il figlio in una spirale morbosa e malata. L'epilogo non poteva non essere funebre.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Andrea Caterini (Roma, 1981), scrittore e critico letterario italiano. Ha esordito con “Il nuovo giorno” (Hacca, 2008). Ha curato il “Diario italiano 1997-2006” di Enzo Siciliano. Collabora con “Nuovi Argomenti”, “Stilos”, “Il Riformista”.
 
Andrea Caterini, “La guardia”, Italic Pequod, Ancona, 2010. Grafica di copertina di Giordiano Giunta.
 
Approfondimento in rete: Wiki it
In Lankelot: articoli su ANDREA CATERINI.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio 2011.
ISBN/EAN: 
9788896506172

Commenti

[la guardia] (...) Caterini

[la guardia] (...) Caterini dà il massimo quando torna a parlare dell'arte del pugilato e del combattimento: guadagna naturalezza (recupera naturalezza) e scrive passi interessanti come questo... «Ogni pugile è consapevole che la vita gli ha concesso un numero preciso di incontri; eppure ogni incontro anziché aggiungere qualcosa lo sottrae, prima di tutto ha un incontro in meno. Non esiste al mondo un pugile vincente – neppure le cinture più gloriose, quelle della farfalla e del toro, sono escluse da questa verità. Ogni atleta combatte per conoscere la sconfitta e la perdita. E ogni incontro è appunto nient'altro che sconfitta e perdita».

[la guardia] e a partire da

[la guardia] e a partire da qui...

CATERINI in Lankelot: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?C/Caterini+Andrea

BOXE in Lankelot: http://www.lankelot.eu/boxe

[La guardia - Caterini - Boxe

[La guardia - Caterini - Boxe - Grossi] C'è un racconto, in Pugni di Pietro Grossi, dal titolo Boxe, che è davvero splendido. Parla di boxe, ovvio.

[boxe, grossi] scrivine,

[boxe, grossi] scrivine, amice, scrivine... parlacene. ;)

[tiberio mitri] e sempre a

[tiberio mitri] e sempre a proposito del vecchio campione giuliano: http://www.lankelot.eu/letteratura/amadei-aureliano-falcone-alessandro-p...

[tiberio mitri] Su 'Pugni' di

[tiberio mitri] Su 'Pugni' di Grossi m'ero espresso a suo tempo così.


http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chiave=37


su Caterini meglio stendere un velo pietoso.

[branco, pugni di grossi] sei

[branco, pugni di grossi] sei d'accordo con Al? 

[OT Pugni] A me i tre

[OT Pugni] A me i tre racconti sono piaciuti, e molto. Per quanto mi riguarda, sono stati una pausa da ciò che leggo di solito in rete, e da altre letture più abituali, ecco. Sai che non leggo tanti italiani. A me ha dato l'impressione di aver trovato una voce. Mi capita di leggere cose che mi sembrano senza voce, mentre in questi racconti ce l'ho trovata. Questo.

[ot, pugni, branco] a questo

[ot, pugni, branco] a questo punto aspetto con grossa curiosità il tuo pezzo: molto curioso di leggerlo.

[caterini] Ma "Alfredo Erre"

[caterini] Ma "Alfredo Erre" non sarà mica lo stesso Alfredo Erre che quando ha letto il mio primo romanzo, non avendolo capito, mi ha chiesto privatamente per email una sintesi dei contenuti così da poterne fare una recensione sul suo sito? Ovviamente risposi che di una tale recensione potevo farne a meno e che non mi ero mai venduto per averne una. Ed è forse lo stesso che dopo, sentendosi offeso dalle mie parole, ha scritto una stroncatura? Quanto ho riso leggendola, gentile Alfredo; mi creda, è stato divertente. Allora già sapevo d'essere diverso da lei, oggi me ne da conferma. Pensi, mi sono iscritto a questo sito solo per rispondere alla sua miseria pubblicamente. Di solito non commento qualcosa che mi riguarda. I giudizi negativi e argomentati sono solito accoglierli ringraziando (Franchi può confermare). Forse, invece di stenderli, sarebbe meglio alzarli questi "veli pietosi" per vedere cosa c'è sotto.

 

[caterini] buondì Andrea. Ti

[caterini] buondì Andrea. Ti metto subito in contatto con Alfredo Ronci, gli segnalo il tuo intervento. Consideratemi a disposizione per moderare, qualora ce ne sia bisogno. Salut!

 

[caterini] intanto confermo

[caterini] intanto confermo quanto dice Andrea. Vale a dire che è sempre stato assolutamente onesto e tollerante nei confronti dei giudizi negativi: la mia esperienza personale è questa qui. Sereno di fronte agli encomi, sereno di fronte alle critiche. Lasciatemi aggiungere che spero possiate dialogare con serenità. Siete entrambi lettori forti: siete entrambi innamorati della letteratura. Questi sono sempre buoni punti di partenza.

[Caterini] Lo 'scrittore'

[Caterini] Lo 'scrittore' Caterini ha sempre pensato di essere Proust. In realtà è solo un onomatopeico prrrrrrrrrrrrrr

[caterini] "Persino nei casi

[caterini] "Persino nei casi in cui la moltiplicazione degli esigui vantaggi personali operata dall'amor proprio non basterebbe ad assicurare a ciascuno la felicità di cui ha bisogno, ecco, pronta a colmare il disavanzo, l'invidia. E' vero che, quando l'invidia si esprime in frasi sprezzanti, 'Non voglio conoscerlo' va tradotto con 'Non posso conoscerlo'. Questo è il senso intellettuale. Ma il senso passionale è realmente ' Non voglio conoscerlo'. Si sa che non è vero, ma se lo si dice non è per semplice artificio, bensì (anche) perché lo si prova, e tanto basta alla soppressione della distanza, cioè alla felicità".

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto 

 

[caterini, ronci] ci riesco a

[caterini, ronci] ci riesco a farvi parlare? Ci provo. Andrea, ti andrebbe di scrivere uno o due articoli sui libri che hai più amato in vita tua, qui su Lankelot? Alfredo: nel caso, commenteresti?

Andrea: mi andrebbe bene anche se recuperassi materiale d'archivio. Alfredo: mi piacerebbe che commentassi con l'obbiettività e la sensibilità che ti riconosco e che conosco.