Carroll Lewis

Matto per le bambine. Lettere e ritratti

Autore: 
Carroll Lewis

Antologia delle lettere di Carroll, selezionate in ordine cronologico (1864-1896) e indipendentemente dai destinatari, secondo la sensibilità di Carla Muschio, “Matto per le bambine” è un'edizione elegante e intelligente di un epistolario di formidabile interesse per due diverse ragioni. La prima, quella che personalmente trovo essenziale e seducente, è la letteratura. È da queste pagine che nasce un'opera di genio come “Alice nel Paese delle Meraviglie”, è in queste lettere che si sprigiona la libertà creativa, anarchica e sregolata di Carroll. Chi ama i nonsense, i calembour e i giochi di parole, in generale, le ambiguità semantiche, le acrobazie e i funambolismi e via discorrendo, qui può trovare quanto cercava, e attingere idee nuove.La seconda, quella che oggi pare più attuale e rilevante, è il dubbio sulla natura effettiva di queste lettere – intendo dire, sulla loro valenza: Carroll era forse un pedofilo frustrato, che con il beneplacito delle madri scattava foto di nudo alle piccole (e meno piccole) donne che ospitava in casa, oppure si serviva semplicemente delle bambine per avere relazioni con le madri? Nella seconda ipotesi, da buon italiano sorrido e glisso – e aggiungo: bel lavoro, diacono Carroll. Quanto alla prima, non posso che umanamente confidare che, al di là delle foto, niente abbia corrotto l'innocenza di quelle bambine. Mi piace pensare sia andata così, e non vedo perché dovrei cercare del marcio laddove nessuno può provare sia esistito. Dubitarne ha senso in sede psicanalitica o di studio linguistico; più avanti rileggeremo quanto ne scriveva Almansi in “Bugiardi”, poco prima di morire, e ciascuno deciderà che posizione prendere.


***


Inchiostro porpora – quello delle lettere di Carroll – ritorna in questa rara edizione delle sue lettere, completa di una selezione delle foto scattate dall'autore: “E' stata da poco inventata la tecnica della fotografia – scrive Carla Muschio nell'introduzione – e Lewis Carroll si attrezza per praticarla. Con il suo nuovo strumento esegue molti ritratti, specializzandosi subito in ritratti di bambini, più precisamente di bambine. Il processo di impressione della lastra fotografica è lento e viene di solito eseguito in studio. Le foto di Carroll, che fanno di lui uno dei fotografi più importanti dell'epoca vittoriana, ritraggono le bambine con espressioni ora di innocenza, ora di furbizia” (p. 8).
Per apprezzare il talento fotografico di Carroll: navigate nel sito di
Princeton, oppure in LewisCarrollSite.com, qui. Scoprirete che non ha fotografato soltanto bambine, e che davvero c'è qualcosa di pionieristico e di peculiare nel suo stile.
Torniamo alla presentazione della curatrice, per completare il quadro: “Come un corteggiatore assiduo, Carroll invia alle bambine bigliettini, regali, auguri di compleanno, le invita a teatro, a fare colazione a casa sua, a risiedere (da sole) per qualche giorno nella sua casa al mare. E a farsi fotografare, possibilmente nude. Nessuno è cieco, né Carroll né i genitori e nemmeno le bambine. Anche se non molesta le bambine, è lui il primo a dire che la situazione è sconveniente e previene le madri in ogni scrupolo. Esse sono libere di negargli le loro belle figlie” (p. 9).
E questo è quanto, per quel che riguarda la questione delle foto; si dovrebbe aggiungere, per provare a decifrare sommariamente e superficialmente un quadro biografico-estetico complesso e inusuale, che Carroll, cresciuto più circondato dall'affetto delle due sorelle maggiori e delle sue minori che da quello genitoriale – la madre ebbe undici figli – fu a volte, piuttosto, costretto a fare da “madre” alle sorelle (cfr. postfazione di Giorgio Bubbolini).
Una certa abitudine a giocare con le bambine può essere derivata da una ferita d'infanzia che niente poteva cancellare né rimarginare. Una sorta di tendenza a ripetere atmosfera e spirito dei giochi d'infanzia, con il giocattolo tecnologico nuovo, la macchina fotografica, potrebbe significare il desiderio di fermare il tempo o di tornare nel tempo in cui Carroll fu abbandonato dall'affetto materno, per indagarlo o per sublimarlo. Questa la mia congettura.
Ora: come interpretare le lettere?
L’inganno e l’artificio sono strumenti d’un gioco: di inganni e artifici è composta la sostanza delle lettere spedite da Carroll. Almansi, in “
Bugiardi”, le definisce “paido-dirette” per via della loro capacità di aderire alla dimensione “infantile” del gioco della comunicazione: oltre che “paido-dirette”, sembrano “pseudo-dirette”, nel senso che in più di una circostanza Charles Dodgson del Christchurch College, Oxford, entrato nell’eternità col nome di Lewis Carroll, giocherà sull’ambiguità del significato e del senso quasi a suggerire che “le lettere vogliano essere infide, e debbano essere riconosciute come tali”.
In sostanza, potremmo dedurre, con Almansi, che la lettera spedita da Carroll a una bambina sia un gioco che afferma di essere un gioco, e che risulti difficile non essere blanditi dal nonsense: la lettera stessa invita a non essere creduta, secondo una “retorica dello svantaggio cara all’autore”: ma con altre, riconoscibili e basse finalità.
Non è necessario che tu mi creda, non esser tanto pronta a prestar fede alla gente” – scrive Carroll a Mary MacDonald.
Non importa affatto come si inizia una lettera, né, a dire il vero, come si prosegue e nemmeno come si finisce” – in una lettera a Agnes Hull.
Secondo Carla Muschio, curatrice di questa edizione, “se vogliamo leggere qualche pagina di nonsense carrolliano in più possiamo cercarla nelle sue lettere alle bambine. Lì, come sarà stato anche negli incontri personali con le bambine, troviamo il Carroll che amiamo. Esagerato, violento, aggressivo, bugiardo, ma anche spiritoso, affettuoso e sempre innamorato. Quando troviamo nelle lettere dello scrittore il suo affetto smodato, i suoi giochi di parole, le sue storie strampalate siamo grati a quelle mamme vittoriane che hanno concesso alle loro figlie di frequentarlo, permettendogli di praticare con loro il suo speciale dono di mago dell'assurdo. Pensate: se Alice Liddell non avesse insistito, non avremmo potuto leggere nemmeno Alice nel paese delle meraviglie, perché non sarebbe stato scritto” (p. 16)
Scegliete da che parte stare. Il mio consiglio è di assecondare l'intento della Muschio. Perché così vi godrete storie improbabili di libri lanciati in testa al vescovo di Oxford, scambi di identità tra Charles Lutwidge Dodgson e il suo letterario pseudonimo Lewis Carroll (lettera a Dolly Argles, 28 novembre 1867), oppure rivelazioni sulla loro grande amicizia (a Isabel Standen, agosto 1869); assurdi viaggi tra Pechino e il Perù (piene di code di volpi da mangiare, e di gigli per i capelli); balli da rinoceronte (il pavimento crolla!), e lezioni di oblio, mezzi bambini (tutte braccia o tutte gambe), canarini che diventano grassi tacchini e gatti viandanti spiaccicati come frittelle.
Matto per le bambine” è la fotografia di un'epoca e della creatività di un artista che incarna il paradigma di un mistero che non vogliamo risolvere. Vogliamo, piuttosto, nutrircene. A oltranza. È un esercizio sublime.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Reverendo Charles Lutwidge Dodgson, alias Lewis Carroll (Daresbury, Cheshire, 1832 – Guildford, Surrey, 1898), matematico e romanziere inglese.

Lewis Carroll, “Matto per le bambine. Lettere e ritratti”, Stampa Alternativa, Viterbo, 2001. Collana Fiabesca, 65. A cura di Carla Muschio. Postfazione di Giorgio Bubbolini. Contiene foto e lettere autografe di Carroll.
Prima edizione.

Approfondimento in rete:
Wiki en / Carroll Myth / Lewis Carroll Society / Gutenberg / The First Monty Python. / Chronicle

In Lankelot
Carroll Lewis - Alice nel Paese delle Meraviglie / Attraverso lo specchio - franchi
Carroll Lewis - Matto per le bambine. Lettere e ritratti - franchi

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2009.


 

ISBN/EAN: 
9788872262221

Commenti

Antologia delle lettere di Carroll, selezionate in ordine cronologico (1864-1896) e indipendentemente dai destinatari, secondo la sensibilità di Carla Muschio, ?Matto per le bambine? è un?edizione elegante e intelligente di un epistolario di formidabile interesse per due diverse ragioni. La prima, quella che personalmente trovo essenziale e seducente, è la letteratura. È da queste pagine che nasce un?opera di genio come ?Alice nel Paese delle Meraviglie?, è in queste lettere che si sprigiona la libertà creativa, anarchica e sregolata di Carroll. Chi ama i nonsense, i calembour e i giochi di parole, in generale, le ambiguità semantiche, le acrobazie e i funambolismi e via discorrendo, qui può trovare quanto cercava, e attingere idee nuove.

"La seconda, quella che oggi pare più attuale e rilevante, è il dubbio sulla natura effettiva di queste lettere ? intendo dire, sulla loro valenza: Carroll era forse un pedofilo frustrato, che con il beneplacito delle madri scattava foto di nudo alle piccole (e meno piccole) donne che ospitava in casa, oppure si serviva semplicemente delle bambine per avere relazioni con le madri? Nella seconda ipotesi, da buon italiano sorrido e glisso ? e aggiungo: bel lavoro, diacono Carroll. Quanto alla prima, non posso che umanamente confidare che, al di là delle foto, niente abbia corrotto l?innocenza di quelle bambine. Mi piace pensare sia andata così, e non vedo perché dovrei cercare del marcio laddove nessuno può provare sia esistito. Dubitarne ha senso in sede psicanalitica o di studio linguistico; più avanti rileggeremo quanto ne scriveva Almansi in ?Bugiardi?, poco prima di morire, e ciascuno deciderà che posizione prendere".

Giustissime osservazioni, Franco. Stesse pesanti accuse e insinuanti dubbi si abbatterono anche su Barry. é successo anche nel cinema, con registi come Gus Van Sant e Zhang Yuan, e altri che dimentico. Qualcuno, avrà vagheggiato teorie simili anche al riguardo di Heim e Araki, rispettivamente per libro e film su Mysterioius Skin. é una bruttissima abitudine, sovente non supportata non dico da prove, ma nemmeno da sensazioni. Chi tocca con l'arte l'infanzia rischia sempre parecchio. E il nostro mondo, quello mediatico in particolare, è assai moralista in superficie. In privato poi chi s'ammanta di questo moralismo di facciata commette spesso orrori inenarrabili, ma questa è un'altra storia...

Vero - proprio per questo è necessario distinguere e salvare l'arte dai pettegolezzi, o dalle letture morbose. Sembra che anni fa Carroll sia stato "rigenerato" dalla biografia di una studiosa inglese che ha spiegato quante mamme avesse frequentato, diciamo così, partendo dalla ingenua corrispondenza con le bambine. Tutto a un tratto, la critica ha cambiato approccio:)

4 - Non mi sorprende che la critica cambi approccio col cambiare delle stagioni.

Guarda qui:

"Leach's 'controversial' and critically acclaimed In the Shadow of the Dreamchild put forward the startling idea that this image was simply a myth, constructed by biographers through mistakes, misapprehensions and overactive imagination. She suggested the real Carroll/Dodgson was a very different entity; mature, complex, socially at ease and extremely interested in women. At the time she caused considerable controversy, but in the decade since her book appeared other scholars and writers from diverse disciplines, have begun to look at the question of precisely what biography has done to Lewis Carroll. "

http://www.carrollmyth.com/

3. Per quanto riguarda Carroll ho letto che fu allontanato in più occasioni dagli "oggetti del desiderio" proibiti. "Dodo", lo chiamavano così per via del suo tartagliare: "Do-do-do-Dodgson. Nice to meet you!". Ma credo che la sua personalità fosse facilmente fraintendibile.

''La seconda, quella che oggi pare più attuale e rilevante, è il dubbio sulla natura effettiva di queste lettere ? intendo dire, sulla loro valenza: Carroll era forse un pedofilo frustrato, che con il beneplacito delle madri scattava foto di nudo alle piccole (e meno piccole) donne che ospitava in casa, oppure si serviva semplicemente delle bambine per avere relazioni con le madri? Nella seconda ipotesi, da buon italiano sorrido e glisso ? e aggiungo: bel lavoro, diacono Carroll. Quanto alla prima, non posso che umanamente confidare che, al di là delle foto, niente abbia corrotto l?innocenza di quelle bambine. Mi piace pensare sia andata così, e non vedo perché dovrei cercare del marcio laddove nessuno può provare sia esistito. Dubitarne ha senso in sede psicanalitica o di studio linguistico; più avanti rileggeremo quanto ne scriveva Almansi in ?Bugiardi?, poco prima di morire, e ciascuno deciderà che posizione prendere.''

Io dico solamente che se scoprissi che Carroll era un pedofilo, questo mi farebbe personalmente tanto schifo che dunque sputerei sulla sua tomba. Di uomo. Non sulla sua opera letteraria, credo. Spero. Ma, poiche' egli parlava di bambini anche nella sua opera letteraria, potrei anche a buon ragione - in tal malaugurato caso - sputare anche su ''Alice nel Paese delle Meraviglie''. Condanna totale.

P.S.
E se ci provava con le madri, questo non e' che sia tanto meglio. Porco comunque: vai a provarci con le donne adulte e libere. Ma va tutto dimostrato, quindi... per ora taccio.

"Mi piace pensare sia andata così, e non vedo perché dovrei cercare del marcio laddove nessuno può provare sia esistito"

Be' su un quotidiano qualsiasi non ci penserebbero due volte a sputar sentenze.

10, appunto - ma anche il fu Almansi ci marciava un po' ("Bugiardi" è l'esempio classico) e sinceramente mi sembrano in tanti un po' troppo convinti...

8,9, non giudico, ma se la storia delle mamme è vera io dico che Carroll aveva sangue italiano. Mi diventa un eroe boccaccesco. Decameroniano. Tutto letterario.

11.
Giusto, Gianfrancone,
pero' un personaggio boccaccesco e' divertente solo sulla carta; a trovarselo fra i piedi nella realta' farebbe piuttosto arrabbiare e creerebbe problemi per la sua disonesta' - eventuale, nel caso di Carroll, ma molto probabile, mi sembra, a giudicar da queste lettere fin troppo ambigue e morbosette anzicheno'.
Sara' perche' mi piace la gente pulita e credo che si possa far buona letteratura anche senza esser dei deviati sessuali.

sicuramente nessuno è amico dei dongiovanni:)
ma nel caso di Carroll, per ora, una mi sembra la morale della favola: ci sono troppi pregiudizi negativi sulla sua biografia, e nessuna prova. Ottima ragione per concentrarsi sulle opere o per prendersi gioco della critica accademica, e delle sue stagionali riletture delle biografie, e delle relative conseguenze.

[Carroll] doppia copertina e

[Carroll] doppia copertina e carattere