Carrino Luigi Romolo

Acqua storta

Autore: 
Carrino Luigi Romolo

Napoli, giorni nostri. Lo Stato vero è quello animato da chi governa il territorio, si direbbe. Dettando leggi diverse da quelle parlamentari; a volte complementari, può capitare. Le regole dei padroni di questo Stato sono barbariche. Tuttavia riescono, come uomini d’altri tempi, a parlare di un concetto nobile, antico e complesso come quello di “onore”. Proprio vero che i significati delle parole mutano, ed esistono nuovamente quando sono condivisi da un gruppo di persone. Estranee al senso originario. Nel libro di Carrino, “onore” è restare fedeli a un matrimonio combinato, nascondere l’omosessualità – in galera è diverso, intendiamoci – e ricordare la lezione dantesca di Brunetto Latini, tenendolo come monito. Ma l’onore è anche portare gli stipendi ai fedelissimi, porta a porta o giù di lì, e magari la spesa alle mogli dei galeotti. Lo Stato vero è questo, il nostro Stato è scomparso – ha mai avuto reale incidenza e reale influenza, in certe terre? – e quando appare è complice della fatiscenza e della decadenza. La polizia si diverte con le marchette. E via dicendo. 
In questo scenario depressivo, terrificante e doloroso, e tuttavia non incredibile, s’ambienta il romanzo di Carrino “Acqua storta”, cronaca di una morte annunciata tra i barbari che affossano parte della nostra società, dominandola. Stilisticamente fondato su un periodare frammentato e scabro, essenziale, giocato su una struttura tendenzialmente dialogica, con rapide descrizioni dal retrogusto cinematografico, parla una lingua ibrida – parte napoletano, parte italiano regionale – che risulta comunque accessibile (non posso dire sia “suggestiva”: l’impatto, crudo e realistico, mi ha impedito di assaporare la qualità del lessico. La testa andava altrove).
  
Narratore in prima persona è Giovanni, figlio del Boss Don Antonio. La storia del loro cognome ha, in questi giorni, il sapore dell’istant-book:
“Quasi vent’anni fa, papà fece bonificare una palude verso Villa Literno, per farci la discarica della munnezza, per farci costruire delle case. Gli altri capoclan invece di Don Antonio Farnesina cominciarono a chiamarlo Don Antonio Acqua Sporca. Poi, qualche anno dopo, forse per via dell’occhio, cominciarono a chiamarci Acqua Storta. A me pure mi chiamano Giovanni, il figlio di Don Antonio Acqua Storta” (p. 107).
Glossare è superfluo.

Giovanni ha un’intelligenza elementare, rude e grezza. Ascolta musica popolare orribile (qualche nome, per fortuna, ancora sfugge extra-moenia partenopee; ma l’elenco si direbbe completo) e mastica sopravvivenza, divagando per brutale sessualità – non estranea alla violenza, e all’accatto – da un cliché esistenziale stomachevole. Impossibile – qualcuno esulterà – simpatizzare per un personaggio del genere, a dispetto del dramma della sua soffocata e respinta omosessualità: che racconta (anche) così:

“Ma io e Salvatore siamo un fatto segreto in questa città che parla sotto i muri, che getta il sale dietro alle spalle per scongiurare il malocchio e la sfortuna. Nella nostra città noi siamo come a degli orfani e lasciamo pure i nostri figli orfani, prima o poi. Siamo sparati, prima o poi ci sparano a tutti quanti. E pure nella ‘famiglia’ siamo orfani, ognuno pensa ai soldi e a campare a lungo e ai cazzi suoi. E i segreti che abbiamo non restano segreti a lungo. Io questo lo so, è impossibile. Dobbiamo fare come le talpe, camminare sottoterra. E noi là stiamo, sottoterra. Solo là riusciamo un poco a vivere per i fatti nostri, a vivere un poco la vita come si deve vivere. Cazzo, si è fatto proprio tardi, devo tornare a casa” (p. 18).

Siamo dalle parti d’un romanzo neorealista, sia da un punto di vista linguistico che da un punto di vista contestuale e ambientale; sembra si stia badando sia alla satira che alla denuncia delle condizioni dei cittadini, nella fattispecie di quelle cricche feroci e spietate che controllano e inquinano la vita degli onesti. Cambiandola radicalmente. L’impatto è pesante, perché il lettore è inchiodato alla responsabilità dell’ascolto di storie – mondi, persone – che non vorrebbe esistessero, che non vorrebbe avessero cantori, che non vorrebbe conquistassero, con le loro azioni, regolarmente centralità nei notiziari e nei quotidiani.
È quindi un romanzo necessario e intelligente, perché va a risvegliare la nausea, l’odio e il malessere che faticosamente respingiamo ogni giorno quando sentiamo parlare di certi eventi e certe bande, altre da quelle parlamentari, diversamente impresentabili. Aiuta a capire perché quei sentimenti hanno ragione di esistere. Fa male.

Carrino vuole essere crudo, terrigno e viscerale, e questa sua è essenzialmente una fotografia della retrograda cultura della Camorra, e dello scacco che soffoca una città e una regione. Tutti volevamo capirne qualcosa di più. L’omosessualità come ragione d’una condanna a morte è un movente che tra quella gente può risultare sensato. Farne Letteratura era estremamente difficile. Impresa riuscita, ma è difficile gioirne.

Allegoria atroce della palude del tempo nostro, e d'una terra che ingiustamente soffre. Da leggere. 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Luigi Romolo Carrino (Napoli, 1968), laureato in Informatica, specializzato in Ingegneria del Software. Scrittore, poeta e autore teatrale italiano.


Luigi Romolo Carrino, “Acqua storta”,
Meridiano Zero, Padova 2008.  


Approfondimento in rete: Blog ufficiale dell’autore / Nunzio Festa in Booksblog / Viadellebelledonne

Gianfranco Franchi
, gennaio 2008

IN LANKELOT:
Carrino Luigi Romolo - Acqua storta - franchi
Carrino Luigi Romolo - Acqua storta - M.Grazia Becherini
Carrino Luigi Romolo - Pozzoromolo - Valentina Petracchi
Carrino Luigi Romolo - Pozzoromolo - franchi

ISBN/EAN: 
9788882371593

Commenti

Vorrei che lo leggessero, in primis, i nostri amici campani. Angela e Antonio e Sga. Voi saprete interpretarlo e raccontarlo e analizzarlo con altra profondità, e intelligenza - comprensione - vera. Buona lettura.

recensione "morigerata" ma sostanziosa. Ma se leggo scritto da te "È quindi un romanzo necessario e intelligente" ovviamente mi interesso. Anche se per motivi che credo tu ormai comprenda, "Siamo dalle parti d?un romanzo neorealista, sia da un punto di vista linguistico che da un punto di vista contestuale e ambientale" mi fa vacillare nell'interessamento. Però insomma, ne terrò conto

Ti dirò, della Napoli oltraggiata e sommersa si potrebbero scrivere fiumi d'inchiostro. Costruire un romanzo sull'arcinota distanza dei napoletani dalla legalità, su quella mentalità avvezza al sopruso, all'ossequioso rispetto della legge del più forte, è al tempo un grande merito e un grande rischio. La differenza la fa l'approccio, il come.
Il pericolo di cadere nello stereotipo è sempre dietro l'angolo e la scelta di uno stile neorealistico con conseguente lingua ibrida forse risulta una forzatura. Preferisco altre voci, ma è questione di gusti personali. Tuttavia se il consiglio viene da te, val la pena di rischiare. Ammortizzate letture e pagine arretrate, ordinerò il libro.

Mi saprete dire. Personalmente credo di essere stato più spettatore che lettore; in un certo senso sono stato a guardare il libro. Per capire in profondità, ne sono convinto, serve la presenza e la conoscenza del territorio.

La vostra lettura critica sarà determinante.

lapidaria la faccenda, attendo (Nonna dove sei?)

"Siamo dalle parti d?un romanzo neorealista" E non è il mio genere: mi sorprende ti sia piaciuto.

"È quindi un romanzo necessario e intelligente, perché va a risvegliare la nausea, l?odio e il malessere che faticosamente respingiamo ogni giorno quando sentiamo parlare di certi eventi e certe bande, altre da quelle parlamentari, diversamente impresentabili". Beh, non è propriamente un tema originale. Per dirne necessario devi aver trovato qualcosa che si può apprezzare solo leggendolo a fondo.

"L?omosessualità come ragione d?una condanna a morte è un movente che tra quella gente può risultare sensato. Farne Letteratura era estremamente difficile. Impresa riuscita, ma è difficile gioirne".

Dici? Anche questo mi sembra un tema già trattato, con alterne fortune.

Sai cosa...
mai letto un libro con gente di camorra protagonista; mai sentito tanto fastidio se non in certi romanzi di genere. Per quanto mi riguarda è stata esperienza nuova. Mi manca l'inchiesta di Saviano, ma in narrativa fatico a ricordare qualcosa di degno. Distante dalle mie corde, certo. Ma non per questo meno importante.
Ha l'impatto di un cazzotto, è aberrante. Non è quello che cerco, ma ci sono incappato e ho l'impressione che mi sia servito.
Ave Fede!

8 - Ave Frank! Beh, se lo dici tu mi fido ciecamente;)

Magari hanno ragione loro, a cercare non la bellezza e il senso, non lo spirito e la giustizia, ma semplicemente la narrazione di una storia, magari scomoda e impopolare e con tanto ritmo. Dobbiamo avere equidistanza...

10- Ci mancherebbe, Franco. Non è snobismo il mio. é solo che l'ho sempre ritenuta una "letteratura facile", spesso retorica, moralistica. Forse sbaglio. In questo caso certamente.

Beh... nel libro di Carrino mancano entrambe. Altro elemento sorprendente. Né retorico, né moralistico. Appunto, filmico. Come se fosse tra i personaggi, e non intendesse giudicarli né comprenderli. Soltanto raccontarli. E' un effetto ben riuscito, ti dico.

In questi giorni, per ragioni di studio e di piacere del tutto personali, sto ritrovando Pasolini narratore. Avevo letto, anni fa, "ragazzi di vita". "Una vita violenta" mi mancava.
Linguisticamente il gioco è quello che ama Carrino: italiano regionale e tanto dialetto, con colpi da maestro nei dialoghi. C'è altra e diversa ironia, ma l'intento di PPP era (anche) politico, Carrino sembra estraneo alla politica. Questo per condividere quali associazioni di idee abbia innescato il libro di LRC...

13, come mai torni alle origini di via fonteiana? :)

:). Eh. Questi giorni mi fischiavano le orecchie. Attualmente mi trovo in via Ramazzini, dietro casa, a seguire dinamiche popolane oggi incomprensibili. "Una vita violenta" (a proposito, Campofreda l'ha praticamente fatto suo. Non solo linguisticamente. I suoi racconti, a rileggerli dopo PPP, sono un appendice apocrifa) è uno stradario antropologico degli anni Cinquanta.

Eh, leggendo la recensione anch'io ho pensato inevitabilmente a Pasolini. Una vita violenta l'ho letto forse un po' presto, sui diciott'anni, per come ero allora roba forte. Certo, la Roma pasoliniana non è la Napoli odierna.
Interessante comunque, libro e contesto.

6. aò, qua sto. e dico:

"Suddddind?astuco(ooo)restaje sii(iiiiiiii)comm ?e ?o sanghe(r) ind?e vvene meeeeje...

Ehhhh....!

(...)
(...)

ddd?o sudd venimmo ?o sud simmo crisciute
ce sta chi ha dato ha dato
e chi nunn?ha maje avuto
chello che ammo passato
chello nun ce ?o scurdammo
?o tenimmo a mmente tutte juorne che campammo
simmo ?e napule simmo ?e n?atu munno
addo' fernesce ?o bene
e s? accumencia a scava' ?o funno
scavalo cchiù bbuono scavalo cchiù mmeglio
e po? ccapisci pecchè stammo nmiezo ?e ?mbruoglie
nord e sud a llevante e a punente
chi ce cumanna è sempe
stato malamente...
francischiello vittorio garibbaldi
avota e ggira anno ?n guaiato a tutte quanti
s?anno spartute terra uommene e denare rre possidenti b-
barune e industriali
s?anno spartute terra uommene e denare e nuje ammo fatto
tutte quanti ?o sanghe amaro?

sudd ! m?abbrucia a capa, m?abbrucia a capa, m?abbrucia ?o fronte
co? chello che aggi? vist? amme m?abbrucia ?o fronte
m?abbrucia a capa, m?abbrucia a capa, m?abbrucia ?o front? fronte, fronte, fronte
eeeeeeeesudd ! m?abbrucia a capa, m?abbrucia a capa, m?abbrucia ?o fronte co? chello che aggi? vist? amme m?abbrucia ?o fronte , m?abbrucia a capa, m?abbrucia a capa, m?abbrucia ?o fronte, fronte, fronte, fronteeeeeeeeee

[...]

bisognerebbe parlare degli almamegretta, qui. (wrommm randellata sui).

"Lo Stato vero è quello animato da chi governa il territorio, si direbbe. Dettando leggi diverse da quelle parlamentari; a volte complementari, può capitare".

Verissimo, mica inventa. Curioso di leggerlo, chissà se lo trovo.

"l?onore è anche portare gli stipendi ai fedelissimi, porta a porta o giù di lì, e magari la spesa alle mogli dei galeotti. Lo Stato vero è questo, il nostro Stato è scomparso ? ha mai avuto reale incidenza e reale influenza, in certe terre? ? e quando appare è complice della fatiscenza e della decadenza".

Ricorda la storia di Cutolo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Cutolo

"Siamo dalle parti d?un romanzo neorealista, sia da un punto di vista linguistico che da un punto di vista contestuale e ambientale"

e allora potrebbe davvero piacermi.

Credo proprio di sì. La reperibilità dovrebbe essere relativamente semplice, nelle librerie, considerando che si tratta di uscita recente. Altrimenti, con fiducia via editore o librerie virtuali.
Facci sapere come è andata, post...

prossimamente uscirà un pezzo - e una sorpresa ancora - a proposito del nuovo libro di Carrino, "Pozzoromolo". Meridiano Zero, Padova, 2009.

intanto, qui:
http://www.meridianozero.it/press/carrino2rec.htm

le prime reazioni

Visto in libreria ieri sera, Pozzoromolo.
(-:

questa è una bella notizia;).
Per Marco e per tutti i ragazzi di MZ. Marchio storico, ma non ancora abbastanza nelle librerie IT...

[Carrino 2] doppia copertina

[Carrino 2] doppia copertina

[acqua storta] su "La poesia

[acqua storta] su "La poesia e lo spirito": 

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/06/17/luigi-romolo-carrino-...

"Brillante esordio letterario in cui la parola semplice, specie il dialetto, sembra l’unica soluzione adatta a mostrare la realtà proprio così com’è, nuda e feroce, senza troppi sentimentalismi o eccessi di buone intenzioni."