Carnevali Emanuel

Il bianco inizio

Autore: 
Carnevali Emanuel

“A volte le poesie consumavano i miei pensieri […]. Ma più spesso ero afflitto e disperato. Che senso ha tutto questo preoccuparsi delle parole, pensavo, se non c'è nessuno disposto ad ascoltarle? America, immenso istituto di lavori forzati per uomini forti, quasi mi schiacciasti, ma ogni tanto ero capace di risalire la china e tornare a combattere. Non fui mai abbastanza forte da ferirti […]. C'era sempre una piccola luce splendente che mi guidava attraverso l'America, questo paese nero: sapevo di essere un poeta e avevo in animo il desiderio di scrivere” (Carnevali, “Mio fratello”: in questa edizione, p. 10).

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Sostiene Francesco Cappellini che Emanuel Carnevali (Firenze, 1897-Bazzano, 1942) fu il poeta destinato ad “andare contro”: contro il padre, e contro il proprio paese abbandonato in adolescenza, contro la lingua italiana, “perduta presto nei sordidi vicoli di New York e mai più ritrovata, nemmeno dopo in patria”, e contro la propria cultura. Carnevali spiegò, a suo tempo, perché volesse questo: in buona sostanza... “voglio diventare un poeta americano perché, nella mia mente, ho ripudiato i modelli italiani di buona letteratura”. Ma poi Carnevali andò contro la stessa poesia americana: bastarono cinque anni per imparare la nuova lingua. Sostiene Cappellini che andare contro, per Carnevali, non sia stata una scelta, ma una “vocazione”.
 
Carnevali non fu soltanto uno dei pochi artisti tra i nove milioni di nostri compatrioti che in vent'anni, tra fine Ottocento e primo Novecento, decisero di sradicarsi da qui. Fu il primo poeta italoamericano. Fu uno dei padri della stagione modernista americana, per via della sua influenza su artisti come William Carlos Williams: un beat ante litteram. Fu l'artista che Pound voleva come primo traduttore dei “Cantos”. Fu un ragazzino immigrato senza una lira, costretto a inventarsi un sacco di mestieri. Fu un letterato che imparò una lingua, e seppe farne arte, leggendo le insegne dei negozi. E, come scrive Cappellini, fu uno che a ventun anni era già arrivato.
 
“Questo ragazzo di ventun anni c'è. Lo chiamano 'black poet', e l'unica regola del suo ordine monastico è: la poesia è la vita («La lingua è una creatura, sangue, nervi, muscoli: bisogna conoscerla»). I suoi occhi spietati attraversano la follia della metropoli: «i petti degli uomini / che strisciano via / corazzati di bugie nere e blu e grigie». La stessa spietatezza che riserva per se stesso: «Nell'anima non mi è restato che un cespuglio / che oscilla e ondeggia / al vento come i capelli di una strega»” (p. 31).
 
Uno che a ventun anni era già arrivato. Uno che già allora poteva decidere di far tradurre i più grandi poeti italiani negli States: da Palazzeschi a Saba, da Soffici a Papini. Sembrava destinato a diventare una sorta di nuovo Rimbaud. Ma poi, nel 1920, s'ammalò. Aveva ventitre anni. Primi ricoveri. Sifilide, psicosi. Primi tentativi di recuperarlo, da parte degli amici, negli States. Speranze vane. Cappellini racconta: “La sifilide sembra scomparsa ma le condizioni non migliorano. Non può lavorare, non riesce a riprendere forze, le mani tremano continuamente, l'attenzione non riesce più a fermarsi su nulla. Nel 1922 le condizioni sono così disperate che i soliti amici gli pagano il biglietto della nave che lo riporterà in Italia” (p. 32). La sua malattia è l'encefalite letargica. Chi s'ammalava di quel morbo soffriva, spiega il curatore, “progressivo stato confusionale, disorientamento spazio-temporale, inibizione psicomotoria interpolata a episodi di agitazione psicomotoria” (p. 33). Carnevali si spense dopo una sofferenza, e uno strapiombo di delirio e faticoso ritorno alla coscienza, durato vent'anni: era il 1942. Il ragazzo prodigio se n'era andato. Come scrive in “Mia madre”: “Ma sono stato interrotto da una malattia tremenda, la più irreale e la più reale tra le malattie, chiamata encefalite, e ora non sono nient'altro che un vaso pieno di gigli, un rumore, vento, nient'altro […] Che posso dirti di me stesso, Madre, eccetto che ho sprecato nella malattia una buona metà della mia vita vera e che questa malattia picchia duro chi è già balbuziente?” (p. 5).
 
“Il bianco inizio” è il viatico scelto dall'elegante Via del Vento di Pistoia per restituire ai lettori italiani il piacere della lettura dell'edizione Adelphi degli scritti del povero Emanuel Carnevali, “Il primo Dio” (1978). Il curatore della plaquette VdV, Francesco Cappellini, ha scelto una serie di brani già apparsi in quel volume, tuttavia ha scelto come fonte per la sua (nuova) traduzione un libro diverso: “The Autobiography of Emanuel Carnevali”, a cura di Kay Boyle, Horizon Press, NY 1967. I pezzi scelti, a volte solo in selezione, sono: “The White Beginning”; “Mother”; “Biella e Cossato”; “My Brother”; “The Crisis”; “After The Return”. Buon viaggio.
 
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“L'artista non vede che il suo dominio è il vuoto, il suo impero è il mutismo, il suo regno è il disordine, la sua danza è scompiglio. Oh, gli artisti, questi fotografi dell'amore, questi cineasti a caccia di avventure! Troppe parole sono già state dette, troppe frasi scritte, troppe canzoni cantate rumorosamente, e troppi balletti sono stati danzati. L'artista parla di Dio come se fosse un parente, lo tratta come un cugino, ora per insultarlo, ora per lodarlo. Ha così bisogno di Dio l'artista, ha così tremendamente bisogno di avere un Dio che ascolti le sue parolette...” (Carnevali, “La crisi”).
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Emanuel Carnevali (Firenze, 1897 – Bazzano, 1942), poeta italoamericano.
 
Emanuel Carnevali, “Il bianco inizio e altre prose memoriali”, Via del Vento, Pistoia 2010. Traduzione e cura di Francesco Cappellini. In appendice, postfazione e cenni biografici, con belle foto in b/n. Collana “Le Streghe”, 13. Tiratura limitata 2000 copie. La mia è la numero 1271.
 
Edizione di riferimento: “The Autobiography of Emanuel Carnevali”, a cura di Kay Boyle, Horizon Press, NY 1967.
IT: Adelphi, 1978, “Il primo Dio” a cura di Maria Pia Carnevali.
 
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2010.
ISBN/EAN: 
9788862260411

Commenti

[carnevali] Carnevali non fu

[carnevali] Carnevali non fu soltanto uno dei pochi artisti tra i nove milioni di nostri compatrioti che in vent'anni, tra fine Ottocento e primo Novecento, decisero di sradicarsi da qui. Fu il primo poeta italoamericano. Fu uno dei padri della stagione modernista americana, per via della sua influenza su artisti come William Carlos Williams: un beat ante litteram. Fu l'artista che Pound voleva come primo traduttore dei “Cantos”. Fu un ragazzino immigrato senza una lira, costretto a inventarsi un sacco di mestieri. Fu un letterato che imparò una lingua, e seppe farne arte, leggendo le insegne dei negozi. E, come scrive Cappellini, fu uno che a ventun anni era già arrivato.

[via del vento] schede delle

[via del vento] schede delle plaquette VIA DEL VENTO in Lanke: http://www.lankelot.eu/Via-del-Vento

[Carnevali] Emanuel. Sono

[Carnevali] Emanuel. Sono molto legato a lui e lui mi lega ad un amico speciale ormai irraggiungibile. Hai mai letto il libro che gli dedicò Emidio Clementi? L'ultimo Dio s'intitola, è del 2004, uscì per Fazi.

 

IL PRIMO DIO - Massimo Volume


C'è forza nella pioggia che bagna il bordo del lavandino
e le mie braccia tese, oggi.
Non nelle colline, nè nel cielo che tiene bassi gli uccelli
e ha i colori sbiaditi di una polaroid.
Emanuel Carnevali, morto di fame nelle cucine d'America
sfinito dalla stanchezza nelle sale da pranzo d'America
scrivevi
E c'è forza nelle tue parole
Sopra le portate lasciate a metà, i tovaglioli usati
Sopra le cicche macchiate di rossetto
Sopra i posacenere colmi
Sapevi di trovare l'uragano
Dire qualcosa mentre si e' rapiti dall'uragano
Ecco l'unico fatto che possa compensarmi
di non essere io l'uragano
Emanuel
Primo dio
Rimbaud
Preghiera a cose più belle di me
Rimbaud
Avvento della giovinezza
Immagine perfetta
Senzazione perfetta
E' nella pioggia, oggi, il vostro grido
 

[carnevali - clementi]

[carnevali - clementi] sarebbe una gran cosa se fossi tu a parlarne, qui sul sito. Quando ti va - e quando puoi.

[Emanuel Carnevali]Il vento è

[Emanuel Carnevali]Il vento è uno stallone / selvaggio e splendido. / Il vento è un cavaliere / che cavalca sul dorso di una nuvola. / Il vento è uno sciocco / a far l'amore con gli alberi infedeli / che non lo ricambiano, / perché lui vorrebbe piegarli mentre loro / stendono le braccia al cielo. (Emanuel Carnevali - Poesiole - Agosto 1931)

[Off Topic - Impaginazione]

[Off Topic - Impaginazione] Ora mi chiedo: dopo aver imparato a fatica a  mettere le parentesi quadre, come si fa ad impaginare per bene qualcosa?  Non per niente, è che si perde tutta la poesiola... Con tutto il grande rispetto per il vostro lavoro... Non si tratta di contenuti, ma di contenitori o semplicemente di interlinee, paragrafi...

[impaginazione] ah, a volte

[impaginazione] ah, a volte ci stanno dei misteri:). Tecnicamente il commento era impaginato benissimo. Non so dirti.

Negli articoli... una buona norma è lasciare l'interlinea standard, quella "singola": ogni variazione sull'interlinea crea psicodrammi ai software:). Un'altra è non inserire note, nel testo. Stesso discorso. Le altre stanno qui:

http://www.lankelot.eu/istruzioni.html ma le più rilevanti sono queste:

"

LA TUA RECENSIONE…
Ci troviamo ora davanti al problema vero e proprio: il tuo pezzo. Il consiglio è… preparalo prima su Word e poi copialo in questo spazio. Se, una volta scritta e copiata la tua recensione nello spazietto bianco, il tuo pezzo si presenta come un cumulo di righe storte, parole più piccole e altre più grandi, intere frasi in grassetto o altre in corsivo… non preoccuparti. In questo caso facciamo un passo indietro: torniamo al tuo programma di scrittura (in genere è Word) e dai uno sguardo alla tua recensione. Sembra perfetta? Ok, selezionala completamente col tasto sinistro del mouse e premi poi il tasto destro: vai su “Paragrafo” e dai un’occhiata a “Spaziatura”. Ecco: in “Spaziatura” abbiamo “Prima” e “Dopo”.
Per rendere il testo immutato pure quando lo copierai su Lankelot fai bene attenzione che sia “Prima” che “Dopo” siano posizionate su “0 pt”. Ottenerlo è semplice, basta cliccare la casellina affianco a “Prima” (spesso è in bianco) e posizionarla su “0 pt. Fai lo stesso con quella di sotto, e poi premi OK. Ora copia la tua recensione da Word e ritorna alla tua pagina su Lankelot. Nel riquadro in cui inserire il tuo testo troverai tre file di icone (la B, I, U di grassetto, corsivo e sottolineato ma anche la riga “Codice sorgente”) e concentrati sulle prime iconcine della seconda riga, sulla destra. Se noti la terzultima è una cartellina con la W di Word. Ecco: è quella che ci consentirà di copiare il nostro testo. Una volta premuto su quella cartelletta si manifesterà una tabellina gialla che dice “Incolla da Word”. Premiamo i tasti Ctrl e V contemporaneamente ed ecco apparire la nostra recensione. Premi OK.
Se il testo sembra spostato tutto verso sinistra, non spaventarti! Selezionalo per intero e poi clicca l’ottava icona nella prima fila (si chiama “giustificato”) che riporterà il testo alla forma originariamente concepita su Word."

[carnevali] un concorso

[carnevali] un concorso dedicato al poeta italoamericano: a cura di ScrittInediti. http://www.scrittinediti.it/blog/2011/12/08/un-concorso-dedicato-a-emanu...