UN LIBRO DA SALOTTO. DOMENICALE
Sembra che le case editrici non possano proprio fare a meno di casi editoriali da gettare nell’arena-supermercato dell’editoria, di libri fantasma stampati in serie che vendano il maggior numero possibile di copie, che ingenerino demenziali dibattiti culturali da salotto con il pubblicitario travestito da scrittore che vende porta a porta la sua faccia, i suoi vestiti, i suoi gusti politici.
Durante questi ultimi anni abbiamo dovuto sopportare i cannibali di stronzate, il noir italiano da soap opera, le barzellette di Totti, l’erotismo da Novella 2000 di Melissa P., i deliri di Oriana Fallaci, il revisionismo pubblicitario di Gianpaolo Pansa per arrivare infine a KLITO (Fazi Editore, 12,50 euro) che è solo l’ultimo esempio di questo spreco d’inchiostro e cellulosa che ci sarebbe potuti tranquillamente risparmiare e che nelle strategie editoriali dovrebbe forse andare ad occupare lo spazio vuoto fra Bukowski, Céline e Gutierrez.
Un libro, KLITO, che si presenta in una confezione rosa come i graziosi vestitini della Barbie, con un cuore marchiato da un codice a barre in copertina e sul retro, come autoincensamento (voluto o non voluto dall’autore non importa) i commenti degli sfortunati lettori che avevano letto le anticipazioni del romanzo, che difendono l’autore, che esigono spiegazioni, che lo accusano di misoginia, di becero anti-americanismo e chi più ne ha ne metta.
In fin dei conti, di cosa si tratta?
Chiaro, del solito lamento del solito fighetto belloccio, assunto da una multinazionale che lo sfrutta pagandolo vagonate di soldi, che impiega il proprio tempo gustandosi film porno, dialogando con il tipico psicologo rincoglionito, con l’amico alieno Accasetteventicinque, giocando alla playstation, ingurgitando ogni genere di droghe, alcool e medicinali, consumando surgelati, conquistando donne per poi sodomizzarle, violentarle, scrivendo lettere a Bush, Berlusconi e ai grandi marchi (pagine queste che dovrebbero essere forse i picchi della critica sociale?), infarcendo ogni riga con tutta una serie di luoghi comuni e qualunquismo di bassa lega che non ha nulla di coraggioso e che non fa che rendere la lettura ancora più indigesta.
Il libro è tutto qui: una scatola vuota. Non aspettatevi altro.
È una prosa che scopiazza e fagocita tutti gli autori più à la page del momento, che ricorda Frédéric Beigbeder e il suo “LIRE 26900” (altro libro sopravvalutato e adatto per quei no global onanisti con l’occhialino giusto e il tono da intellettuale stropicciato) ma senza i suoi deliri caustici, ad alcune pagine di Chuck Palahniuk ma senza la sua carica irrisoria e catastrofista, alla violenza paranoica di Bret Easton Ellis in American Psycho ma senza la sua cura dei particolari, la credibilità dell’ambientazione e una trama che avvinca, i fogli di quaderno di un bambino dell’asilo ma senza la loro anarchia di simboli, colori, angoli piegati, senza dimenticare, in apertura, la presuntuosa citazione di Céline come per porre un marchio di libertà, violenza, solitudine all’opera ma che risuona solo come l’ennesimo sberleffo di questo Giuseppe Carlotti, un presuntuoso venditore da televendita e intanto, con le mani tagliate e le vesciche di una giornata di lavoro senza sosta, mi auguro che il buon vecchio Ferdinand, dovunque sia, se ne sbatta di uno come Giuseppe Carlotti o che lo colpisca a sangue per fargli capire come stanno le cose.
È assurdo che io sia qui a parlarvi di questo libro, a occupare lo spazio di questa recensione. Queste sono solo poche righe per invitarvi a non spendere soldi per questa truffa chiamata KLITO e a cercarvi MORTE A CREDITO per capire cosa significhi la parola “coraggio”.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Giuseppe Carlotti (Roma, 1974), scrittore italiano. Laureato in Giurisprudenza, si occupa di marketing e comunicazione. “Klito” è il suo primo libro.
Scriveva in rete firmandosi “Gaux De Michet”. È stato regista della commedia teatrale “Hai visto che razza di…”, scritta da Valerio Lo Monaco.
Giuseppe Carlotti, “Klito”, Fazi Editore, Roma 2005.
Il 10 novembre 2008 è uscito nelle librerie il suo secondo romanzo "Non sono un bamboccione", edito sempre da Fazi Editore.
Approfondimento in rete: Rassegna stampa / sito ufficiale dell’autore / blog ufficiale.
Recensione apparsa nel marzo 2005, ora riveduta e corretta.
Commenti
(ritorna un vecchio, storico e caustico articolo di Andrea.
Nota per gli admin: se avete tempo di rivedere i link - mandano tutti al lanke.com - correggeteli;) ).
sì, in effeti. prova a farti un giro su wikipedia mettendo il suo nome. beh, ecco, ci sono delle rivelazioni incredibili.
gran bella stroncatura.
(link: grazie Hammer!)
:)
ao', e mo' scrivi qualcosa di nuovo, dai, è una vita...
"Durante questi ultimi anni abbiamo dovuto sopportare i cannibali di stronzate, il noir italiano da soap opera, le barzellette di Totti, l?erotismo da Novella 2000 di Melissa P., i deliri di Oriana Fallaci, il revisionismo pubblicitario di Gianpaolo Pansa per arrivare infine a KLITO (Fazi Editore, 12,50 euro) che è solo l?ultimo esempio di questo spreco d?inchiostro e cellulosa che ci sarebbe potuti tranquillamente risparmiare e che nelle strategie editoriali dovrebbe forse andare ad occupare lo spazio vuoto fra Bukowski, Céline e Gutierrez".
Sono in accordo su tutto, e questo libro pare davvero orribile, salvo il discorso su Pansa. Per quanto sono temi già trattati a suo tempo ne "La guerra civile in Italia" dell'allora senatore missino Pisanò, rendono almeno giustizia dal punto di vista storico alle menzogne dei libri di storia dell'Italia repubblicana. Che poi Pansa abbia visto che il tema tirava è un altro discorso. Ma sono testi necessari, visto che quello di Pisanò fu oscurato dalla pseudo-cultura italiota del tempo.
la cosa più divertente è dove, indirettamente, ho incontrato Carlotti, anni dopo. Ma sospetto di non poterlo dire.
Sappiate solo che è uno a cui piace molto, molto, molto mangiare.
E' un grande esperto di ristoranti inabbordabili.