Gadda Carlo Emilio

Il castello di Udine

Autore: 
Gadda Carlo Emilio

"Tendo a una brutale deformazione dei temi che il destino s’è creduto di proponermi come formate cose ed obbietti, come paragrafi immoti della sapiente sua legge. Umiliato dal destino, sacrificato alla inutilità, dalla bestialità corrotto (….) vorrò dipartirmi un giorno dalle sfiancate sèggiole dove m’ha collocato la sapienza e la virtù dei sapienti e de i virtuosi , e, andando verso l’orrida solitudine mia, levarò in lode di quelli quel canto, che, se ben grattato, potrà dare bellezza nel ghigno”. Così s’apre Tendo al mio fine, prosa d’arte al principio del Castello di Udine apparso a puntate su Solaria e raccolto per la prima volta nel 1934, secondo volume pubblicato dal Gadda. Il dolore muta in rabbia di questa magistrale prosa, meravigliosa dichiarazione di poetica, e allo stesso tempo atto di fede nella potenza trasfguratrice dell’arte, unica cosa al mondo in grado di mutare “la morte, i cipressi e gli inferni, in vita, in lauri, in astri eterni” per citare il superbo sonetto di Luigi Tansillo, che certo il Gadda aveva in mente perché poco dopo scrive: “Umbra Profunda… diceva di sé l’Arrostito” riferendosi a Giordano Bruno (il quale aveva intriso le sue opere dei versi di Tansillo) mi ha sempre  emozionato  e ha accompagnato anche 'il mio cammino solitario' nella vita e nell’arte da quando avevo ventun’anni. La lezione di Tendo al mio fine non smetterà mai di espandersi e arricchirsi a ogni nuova lettura. Ed era ed è legge che custodisce ed impone l’inutilità marmorea del bene, che ignora e misconosce le ragioni oscure e vivide della vita, la qual si devolve profonda: deformazione perenne, indagine, costruzione  eroica”.

Le ragioni oscure e vivide della vita (autocitazione dal prezioso  Racconto Ignoto di anonimo del Novecento) misconosciute dal mondo borghese necrofilo e grottesco della sua Milano, come della nostra moderna Italia, dove lo starnazzare della razza umana continua a infuriare sempre di più tra le patacche di un'alta borghesia spesse volte tronfia e attaccata alla carriera, al ruolo, e all’incapacità totale di rapportarsi alla realtà, misconoscendo appunto la vita che, trasfigurata dall’arte, si fa deformazione eroica. E dove i piccoli borghesi, attanagliati da un tragico senso di inferiorità, si involgariscono senza requie. Questo il mondo del Gadda, di un Gadda inferocito con la vita che lento riemerge, vindice, in una parola lirica ed epica, come le prose del Diario di Guerra e di Prigionia che seguono nel volume, e in tutta l’opera del gran lombardo che emergerà tardiva dal “lento strazio degli anni".  

“Bisogna avere una realtà dentro di sé, per costruire una realtà più grande e più fulgida” cita calligrafico il Gadda, che amava Tacito, Tito Livio, Catullo e Orazio come nessun’ altro, quel senso d’ordine, dello Stato, e del valore dei principi Repubblicani che sempre hanno mosso il Gadda a voler superare la sua condizione di vittima. “Perché era ferire i nemici per salvare i fratelli, e non sacrificare i fratelli per condonare ai nemici." L'impeto epico e lirico si fa solenne nei "Testi di Guerra e Prigionia": un Gadda sorprendente emerge da queste pagine, meno complesse e più immediate di quelle delle opere maggiori, al di là della retorica patriottarda come pacifista si schiera la sincera evocazione dell’Autore, che dichiara di aver vissuto durante la guerra, nonostante il dolore fagocitante e terribile, gli anni migliori della sua vita: “dove essere e idea erano un tutt’uno” e dove l’orgoglio militare  era l’orgoglio incrollabile della dignità umana ritrovata e perduta, l'orgoglio di uno scopo e di un senso ritrovato e perduto nella noia e nella quotidianità della vita borghese. Così il Gadda non rinnega quell'entusiasmo cieco e temerario che lo portò ad amare nessun'altra macchina come la mitragliatrice, che lo portò  alla guerra nonostante aggiunga: "Ho scontato quella fantasia con anni di disperato rimorso, sono andato, come un cieco, al mio disperato destino" L'amicizia, il cameratismo si nutrono della ferocia di una parola a tratti epica, grottesca, struggente perché "Essere era disparire, sopravvivere significò non essere "

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE 
Carlo Emilio Gadda (Milano, 1893 – Roma, 1972), scrittore e sceneggiatore italiano.
 
Carlo Emilio Gadda, "Il Castello di Udine". Prima edizione: Solaria, 1934. Quindi: Garzanti, "gli elefanti", aprile 1989
 
Per approfondire: GADDA in Lanke

 Andrea Foschini

ISBN/EAN: 
978881166960X

Commenti

[Castello di Udine] Non so

[Castello di Udine] Non so perché non mi ha salvato le note.

Edizione Esaminata e Brevi Note ( permettimi di aggiungerle ora ) Carlo Emilio Gadda Milano 1893- Roma 1972  scrittore, sceneggiatore Italiano  Il Castello di Udine, prima edizione Solaria 1934. Prima edizione Garzanti  Aprile 1989

[Gadda] Se ti va bene, fammi

[Gadda] Se ti va bene, fammi sapere. A presto e  a buon rendere  grazie  Andrea

(Gadda): Bella scheda e

(Gadda): Bella scheda e preziosissima segnalazione! Grazie Andrea!

[Gadda] Grazie a voi e buon

[Gadda] Grazie a voi e buon lavoro. Da leggere del Gadda anche le Novelle raccolote soltanto nel volume primo di quelli dedicati a Gadda delle Spighe garzanti e i racconti incompiuti e dispersi

[gadda] preziosa segnalazione

[gadda] preziosa segnalazione davvero;). Aggiunto, in calce, il link agli articoli sin qua apparsi a proposito di CEG

Bisognerebbe affrontare

Bisognerebbe affrontare l'opera letteraria del Gadda tenendo, sempre presente le sue prime prove, come l'abozzo di romanzo incompiuto " Racconto  Ignoto" le novelle nonché  anche la Meditazione milanese.


A presto  e buon lavoro

[gadda] se vorrai, potrai

[gadda] se vorrai, potrai pensarci tu;). Mi sembra autore pienamente nelle tue corde. Noi stiamo, tra una cosa e l'altra, portando avanti un'ondata di speciali, nel 2010: da Parise a Schnitzler, da Bufalino a Malaparte...

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Pensavo di dedicarmi al Giuseppe Desa Da Coperino, A Bocca aperta.  Di Carmelo Bene" Poema epico del sud dei Santi" Film mai realizzato, capolavoro indiscusso e vertice poetico dell'Autore, presente in Opere....vedrete