Cassola Carlo

Monte Mario

Autore: 
Cassola Carlo

“Monte Mario” appartiene alla produzione letteraria caratteristica del periodo di Cassola che sancisce il ritorno dell’autore alla narrativa essenziale. Tuttavia si avrà ben presto l’intuizione di un romanzo atipico, un’opera anomala, sia per la peculiarità del sentimento d’amore, non unicamente ancorato a quel vivere quotidiano più volte descritto in precedenza, sia per l’ambientazione, il periodo storico e la tipologia dei soggetti.

Abbandonati i consueti paesaggi della sua amata Toscana, le persone semplici, di modeste origini e la minuta borghesia, che lo hanno spesso appassionato, si inoltra in un mondo nuovo, quello di Roma in un contesto per lui contemporaneo, gli anni Settanta, dove i protagonisti provengono entrambi da un livello abbastanza elevato della scala sociale ed affronta le sfaccettature dell’amore e le complesse tematiche relazionali.
Non cambia l’anima profonda del libro, come ne evidenzia, nell’introduzione delle edizioni più recenti, Carlo Bo: “In Cassola il fondo della sua speculazione è sempre lo stesso, è eterno e riguarda il mistero della vita con tutte le sue naturali appendici: il tempo, l’uomo ed il registro dei sentimenti.”
 
Saranno appunto i sentimenti, racchiusi nella loro ineffabilità, a sfiorare intimamente i lettori attraverso lo svolgersi naturale della narrazione, e ciascuno di noi ne trarrà, in ultima analisi, una propria interpretazione personale. La struttura è costruita interamente sul dialogo tra i due personaggi principali, Elena Raicevic e Mario Varallo, in perenne contrasto e collocati agli antipodi. I loro toni non risulteranno mai troppo accesi, sebbene essi polemizzino nell’arco di tutto lo svolgersi della storia. Di ciò bisogna ringraziare lo straordinario talento narrativo di Cassola, in grado di esprimere sensazioni ed opinioni contrastanti con un’autentica naturalezza.
 
Elena è una giovane donna, bella ma profondamente complicata , imprevedibile e contraddittoria. Proviene da una famiglia agiata e tuttavia sradicata dalla sua terra. Suo padre è, infatti, un esule istriano trasferitosi a Roma quando la figlia aveva appena un anno. Nonostante sia cresciuta nella Città Eterna, Elena rimarrà legata in maniera viscerale alla sua terra d’origine, perché l’Istria ce l’ha nel sangue: “La mia patria è l’Istria, e la mia capitale Trieste… Vorrei che si ricostituisse quella piccola patria lì” (p. 120).
Sorprende l’abilità dell’autore nel delineare una figura femminile che si differenzia rispetto alle precedenti, colpevoli forse di accettare con eccessiva indulgenza il loro destino, mentre Elena, sognatrice ed idealista, cerca un amore che non sia solo fisico, ma che coinvolga tutto il suo essere, un sentimento totalizzante. Ed in questa ricerca non si scoraggia né si arrende. “Perché per me la vita è amore, e l’amore è qualcosa di completo, un tutto unico, non è che ci sia l’amore spirituale da una parte e quello fisico dall’altra…L’amore è la comunicazione dei corpi e delle anime” (p. 141).
 
Mario è un ufficiale dei Carabinieri da poco promosso a capitano, è nato a Trieste dove ha vissuto fino alla giovinezza prendendo parte alle manifestazioni irredentiste a favore della italianità della zona A. Non è mai stato uno spirito libero ed ha abbracciato la carriera militare soprattutto per necessità dopo la scomparsa del padre.
Preciso, pragmatico e misurato, si è ben presto adattato alla vita di caserma, convincendosi che l’ordine e la disciplina siano valori imprescindibili per temprare il carattere di un uomo.
Fedelmente ancorato ad una cultura tradizionalista, fautore di una condotta morale dalla volontà irreprensibile, osservante con i superiori ed autoritario con i sottoposti, appare per forza immobile se comparato alla fluttuante e controversa Elena.
Il suo modo d’amare, così concreto e fisico, ne rispecchia a meraviglia il carattere. Difficile pertanto trovare una sintonia con la visione idealistica di lei. Eppure Mario è del tutto avvinto da Elena, nonostante la consideri a tratti aristocratica, testarda e sfuggente. Una ragazza viziata che gli è “entrata dentro”.
 
Il romanzo inizia con il ritorno inaspettato della ragazza nella vita del capitano, dopo un anno dalla fine della loro relazione; il passato quindi si ripresenta inevitabilmente alla porta con tutto il suo corollario di conseguenze.
Elena vive una situazione familiare conflittuale gravata, dopo la morte della madre, dalle continue assenze del padre, verso il quale prova sentimenti di rivalsa sia per un bisogno d’attenzioni a lungo negato sia per l’ evidente competizione nei confronti della sua nuova compagna, una donna ancora giovane e molto attraente responsabile di aver cancellato troppo in fretta il ricordo della prima moglie nel cuore del genitore.
A causa di tale incompatibilità, decide di abbandonare la casa paterna, senza fornire alcuna spiegazione ai suoi congiunti, per stabilirsi in quella di Mario nell’attesa di trovare, nei giorni a venire, una dimora alternativa.
 Finirà col rimanerci per quattro settimane.
Questa improvvisa ed insolita circostanza destabilizza la tranquilla ed abitudinaria esistenza del capitano, ben adattato alla sua vita da scapolo, instillando nella sua mente l’eventualità di intravedere una seconda chanceper il loro rapporto.
Elena appare da subito risoluta nell’evitare il benché minimo contatto fisico, nonostante si percepisca una naturale attrazione di fondo e l’inizio, tra i due, di un alienante gioco ambiguo mette a dura prova la pazienza di Mario, sempre meno determinato a resisterle.
La schermaglia amorosa prosegue alternando alla ritrosia motivata di lei, i maldestri slanci seduttivi di lui, fomentati dalla prerogativa, tutta maschile, che se riuscisse a far cadere Elena tra le sue braccia, approfittando di un momento di debolezza, porrebbe per sempre fine all’intricata faccenda perché “l’amore avrebbe guarito Elena da tutti i suoi mali” (p.137).
Sposiamoci: vedrai che riuscirò a farti felice” (p.167) diviene il suo caposaldo, emblema di una mentalità retrograda che poco si addice al temperamento della ragazza.
Il ruolo di Mario nel corso del libro sembra perdere tono, diventa incentrato più sulla conquista fisica di Elena che nel perseguire un sentimento d’amore. La ragione di tale cambiamento sta nella convinzione del capitano che, al fine di liberarsi dall’ossessione per la ragazza, dovrà inevitabilmente riuscire a fare l’amore con lei.
Sarà la fuga improvvisa di Elena a spezzare questo circolo vizioso e Mario, dopo lo smarrimento iniziale e lo sconforto per quella straziante nostalgia legata ai ricordi semplici della loro vita assieme, troverà nell’indifferenza l’unica salvezza al suo soffrire.
Si rincontreranno per caso, da lì a poco, ma i loro destini appariranno ormai irrimediabilmente già scritti.
 
Per un lettore odierno, il romanzo potrebbe presentare degli aspetti inverosimili, va pertanto inquadrato nel suo contesto storico; a mio avviso, riesce ad offrire una singolare visione dell’ atmosfera che si respirava in quel periodo, per quanto riguarda la prospettiva femminile.
 Siamo agli inizi degli anni Settanta quando sono da poco ripresi i movimenti femministi di liberazione; Elena è figlia del suo tempo, ma anche vittima di un’ educazione rigida, frutto degli anni trascorsi in collegio dalle suore e, nonostante abbia un’indole ribelle, si trova spaesata arrivando a contraddirsi con il suo stesso comportamento.
 Da un lato, rivendica il diritto all’uguaglianza della donna all’uomo e si dimostra oltremodo tollerante verso una società più libertaria, entrando in aperto contrasto con il perbenista Mario; dall’altro, vive un’esistenza moralmente inattaccabile, non si è mai concessa ad alcun fidanzato, nemmeno il capitano Varallo ai tempi della loro precedente relazione.
Elena non discredita le donne che hanno avuto più esperienze sentimentali, tuttavia quando parla della propria verginità, dapprima la considera un bene troppo prezioso e poi ne caldeggia il contrario, ovvero che sia stata la sua maledizione.
Nei confronti del matrimonio manifesta idee altrettanto confuse, rifiuta le convenzioni però ammette di essersi trasferita da Mario per sperimentare come sarebbe stata la vita coniugale assieme.
Ecco perché non concepisco il matrimonio. L’idea di trovarmi chiusa con un uomo in una casa, in una camera, di essere alla sua mercè, di non potergli rifiutare nulla...Perfino la chiesa parla di debito coniugale” “Se avessi un marito, non potrei rifiutarmi di essere sua. Ecco, è l’idea di perdere questa libertà a sgomentarmi .Che poi, è la sola libertà che conti…Ma scusa, quello è un atto d’amore o no? Io credo che sia l’offerta più grande che una donna possa fare ad un uomo...Ma appunto deve essere spontanea. Deve venire dal cuore” (p.36).
Sembra arrancare in una situazione conflittuale dove l’essere libera di amare e di emozionarsi, anche scoprendo un’intimità a lungo celata, si contrappongono al dovere di concretizzare il suo ruolo come moglie e madre, ultimo strascico di un retaggio culturale appartenente al passato.
Appare come se fosse sospesa in un luogo indefinito, dominato da un moto perpetuo. Assolutamente eterea.
In questa perenne lotta tra i sentimenti e la ragione, si cela in Elena una smisurata paura di vivere e di lasciarsi andare; l’unico riparo alle avversità è costituito proprio dal suo mondo interiore, “un posto inaccessibile ai comuni mortali” (p.139).
Rimane il dubbio se nella sua fuga vi sia l’impossibilità ad affrontare i propri demoni o una scelta coraggiosa di rivendicare quell’amore vero, totalitario.
Mario, a momenti, intuisce che Elena rimarrà avvinghiata in eterno nella propria indecisione e non potrà mai rappresentare per lui la donna con la quale costruire quella famiglia che il suo orgoglio militare vorrebbe realizzare.
In altre parole è disilluso, eppure una parte di lui vivrà, fino all’ultimo, ancorata ad una debole speranza.
Ed è qui che si percepisce l’elemento subliminale comune ai due protagonisti.
Un filo sottile lega Mario ad Elena e trova la sua ragione d’essere nella speranza, come se entrambi attendessero qualcosa in grado di far generale l’energia necessaria ad unire i propri destini.
L’illusione, però, è spesso effimera e condurrà, per forza di cose, il loro percorso verso l’ inesorabile epilogo.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Carlo Cassola (Roma, 1917 - Montecarlo, 1987) scrittore e saggista italiano.
 
Carlo Cassola, “Monte Mario”, Rizzoli, Milano 1973.
Approfondimenti: WIKI it + Cassola in Lankelot + "I minatori della Maremma" (Cassola, Bianciardi)
 
Ester, marzo 2010

ISBN/EAN: 
9788817204460

Commenti

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[esordio di ester] alla grande, con una schedona di "Monte Mario" di Cassola. Buona lettura!

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[monte mario] Scrivi: "Elena è una giovane donna, bella ma profondamente complicata , imprevedibile e contraddittoria. Proviene da una famiglia agiata e tuttavia sradicata dalla sua terra. Suo padre è, infatti, un esule istriano trasferitosi a Roma quando la figlia aveva appena un anno. Nonostante sia cresciuta nella Città Eterna, Elena rimarrà legata in maniera viscerale alla sua terra d’origine, perché l’Istria ce l’ha nel sangue: “La mia patria è l’Istria, e la mia capitale Trieste… Vorrei che si ricostituisse quella piccola patria lì” (p. 120)"

> Che splendida figura femminile. E che discorsi famigliari che fa:). Complimenti per la riscoperta.

[monte mario] gran bella

[monte mario] gran bella pagina, Ester - complimenti per questo tuo esordio. Scelta molto intelligente: opera meno nota di un autore molto noto. Apprezzo moltissimo. Nei prossimi mesi m'aggiudico rapidamente copia del libro e torno a parlartene.

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[ester] la tua pagina è on line qui: http://www.lankelot.eu/autori/ester puoi inserire una tua presentazione quando vuoi, post log in. L'elenco completo dei tuoi articoli sarà sempre on line, in ordine cronologico o alfabetico.

Grazie infinite a te, per

Grazie infinite a te, per avermi concesso questo spazio e per i preziosi dettagli tecnici. ;)

E' incantevole il modo in cui Cassola descrive un personaggio così complesso e sfuggente. Elena racchiude in sé diverse donne, piace anche per questo.Sembra più "autentica" di Mario, tuttavia a me non è dispiaciuto neanche lui. Di sicuro è più prevedibile ;)

Trieste e l'Istria vengono appena sfiorate, però il pezzo di cui ho ripreso parte del testo è molto bello.

Attenderò la tua impressione!

C'è stata solo una "nota stonata" a cui non ho voluto dare spazio. Ti accorgerai sicuramente. E' perdonabile.

:)

 

[monte mario]

[monte mario] ricevuto. D'altra parte, questo è monte mario e non monteverde. Una ragione ci sarà:))

Sacrosanta verità!! :)))

Sacrosanta verità!!

:)))

[monte mario] è un quartiere

[monte mario] è un quartiere ricco, pura Roma Nord, da parecchio tempo. Diciamo più un quartiere di borghesi (e di uffici, come Prati) che di artisti. A Roma è famoso per la "tribuna dei ricchi" dello stadio, la Tribuna Monte Mario, non distante dalla Tribuna Autorità. Chiamare un libro con quel nome evoca odore di benessere:)

Davvero? Sai che non ero a

Davvero? Sai che non ero a conoscenza che  fosse così tanto borghese e ricco, d'altra parte non ho mai visitato né monte mario né monteverde..

E' deplorevole, lo so, prometto che rimedierò! ;)

Non è un caso, quindi,  che abbia scelto quel quartiere per ambientare il suo romanzo, grazie per l'informazione!

 

 

 

 

 

 

 

[monte mario] Roma non

[monte mario] Roma non esiste, è il Centro storico, Roma. Il resto sono quartieri, vissuti quando come cittadine, quando come paesotti, paesoni, paesini. Ognuno ha una sua precisa identità, borghese, popolare, alto borghese, piccolo borghese, turistica, etc. Il delirio è solo che chi abita da una parte spesso lavora dall'altra, da tutt'altra... ed ecco spiegato il disastro del traffico. Qui andrebbe tutto bene se ognuno lavorasse nel suo quartiere, o al limite nel quartiere a fianco. Purtroppo non è così.

Ecco una delle ragioni per cui sogno la vita in provincia. Perché è a misura d'uomo. Roma è a misura d'androide. Paranoide. :)))

:)) Che Roma fosse

:))

Che Roma fosse terribilmente caotica me ne sono resa conto anch'io, difatti è stata la prima volta in cui  ho rimpianto il traffico triestino.  ;)

E da quel giorno, non ho più osato lamentarmi..

Qui ci si indigna per dieci minuti di ritardo e già si comincia ad imprecare, da voi mi sa che la mezzora, ormai,  è d'obbligo.

Pazzesco..

 

 

 

 

 

 

[monte mario] c'è qualcosa

[monte mario] c'è qualcosa che mi suggerisce l'armonia di Città del Messico, a volte, qui a Roma... :)))