Carbone Andrea Libero

Filosofia della chiacchiera

Autore: 
Carbone Andrea Libero

Perché è Archimede, nel famoso sketch calcistico dei Monty Python, a concepire – ma solo all'ottantanovesimo minuto – l'idea per vincere la partita? E perché, sempre in quello sketch, Marx lamenta un fuorigioco? Perché Swift diffidava degli uomini di spirito? Qual era il grande limite dei filosofi, secondo Marx? Qual è la differenza tra “entertainment” e “amusement”? E qual è l'etimo più antico della parola “ethos”? Cos'è, infine, che non interessava a Wittgenstein, e perché?

Le risposte si nascondono nel libro del giovane filosofo siciliano Andrea Libero Carbone, classe 1975, uno dei fondatori di duepunti edizioni. “Filosofia della chiacchiera” (Castelvecchi, settembre 2009) è un must. È la prima appendice colloquiale di qualsiasi storia della filosofia.

“Non si vede quale sia l'utilità di una filosofia della chiacchiera. Non certo quella di fare una bella chiacchierata, perché chiunque è già capace di parlare a vanvera quanto e come vuole fin dapprincipio, senza una speciale filosofia. Né si tratterebbe di qualcosa di diverso dalla chiacchiera stessa, dal momento che qualunque cosa si dica sull'eccesso di parole, non si tratta d'altro che di parole in sovrappiù (...)” (Incipit di “Filosofia della chiacchiera” di Carbone, p. 5).

Non voglio schedare un libro così intelligente, né voglio recensirlo. Voglio parlare di quel che ho letto. In allegro disordine. Probabilmente è la strada migliore per spiegare di che cosa si tratti questo piccolo gioiello. Allora, andiamo: in filosofia, la chiacchiera lascia tracce che dal punto di vista del ragionamento e del concetto passano inosservate, insegna il pensatore isolano. Potrebbe essere un peccato; qualcosa va comunque perduto, sempre. Le chiacchiere non valgono proprio niente? Difficile a dirsi. Il chiacchierone è uno che realizza “l'io”, ossia l'effetto del linguaggio, meglio di qualunque filosofo. Certo, senza averne consapevolezza. Ecco: “La filosofia” - insegna Carbone - “sa fare astrazione dal vociare indistinto, lo aggira, lo corteggia, vi fa leva per innalzarsi” (p. 29). Stupendo, no?

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La filosofia è nata in Grecia. Anche la filosofia della chiacchiera, ammesso che esista, dev’essere nata lì, sostiene Carbone. Come si dice “chiacchiera” in greco? “Adoleschia, in generale il termine preferito dai filosofi, deriva da lesche, portico, luogo di incontro per sfaccendati loquaci. Lalia ha un'origine evidentemente onomatopeica. C'è poi blituri, vocabolo che indica il nonsense imitando il suono degli strumenti a corda. Parola che non significa nulla” (p. 9). Preferisco “adoleschia”. Il blituri sembra uno strumento da sala operatoria.

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Il rapporto dei filosofi con il denaro – Carbone: “misura assai condivisa dell’utilità delle attività umane” – è problematico fin dalle origini, ed è una delle principali ragioni per cui la filosofia è denigrata come chiacchiera. Succede. Talete sapeva come ovviare. Carbone ricorda perfettamente quella lezione. Nutritevene anche voi. Sappiate farvene forti. Vi tornerà comoda.

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Carbone medita: filosofi e fisici condividono un destino simile, in quanto le loro discipline sono comunemente abbreviate, compendiate o per meglio dire ridotte a due formule parallele, espressione del totale di conoscenze che molti si sentono soddisfatti di avere nei due campi: Cogito ergo sum (Cartesio), e E= mc2 (Einstein). La sintesi è una maledizione, temo.

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Carbone segnala: non si sarà mai ripetuto abbastanza che la parola «metafisica», e di conseguenza la disciplina tutta, non è stata inventata da Aristotele, bensì dal primo editore della sua opera, Andronico di Rodi. Lui era quello che faceva il libro.

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Swift ritiene che, tra le pratiche umane, la conversazione sia l’unica in cui sia data la possibilità di raggiungere realmente la perfezione. Non siete d'accordo?

Ecco, allora, l'esordio di Andrea Libero Carbone: “Filosofia della chiacchiera” (Castelvecchi, 2009. Collana Etcetera). Nelle parole dell'autore, “Perché abbiamo tutti pensato almeno una volta nella vita che i filosofi non sono altro che chiacchieroni? Perché ogni filosofo ha l'impulso irrefrenabile di dare del chiacchierone a chiunque gli capiti a tiro? 'Filosofia della chiacchiera' prende per la prima volta sul serio queste domande e curiosamente cerca anche di rispondere, approfittando di un istante di silenzio dell'interlocutore. È un saggio breve, di 84.000 battute, concepito come un'appendice colloquiale a ogni storia della filosofia. Io stesso non saprei dire se è serio o faceto. Parla di Platone, Montaigne, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, Habermas, ecc., non si salva nessuno. Va avanti senza fermarsi dall'inizio alla fine, una digressione dopo l'altra, non fa pause, respira parlando. Ma il bello è che lo si può interrompere quando si vuole. O anche metterlo sullo scaffale e dare a intendere di averlo letto anche se non è vero”.

Rassicurante. Leggetelo, e poi scandagliate la bibliografia. Intanto, parlatene: confrontatevi. In un certo senso, questo libro comincia a vivere dopo essere stato letto. Primum vivere, deinde philosophari? Eh.

 

BREVI NOTE

Andrea Libero Carbone (Palermo, 1975), filosofo italiano, consulente editoriale (FR), ufficio diritti; alle spalle, un Dottorato di ricerca in Filosofia alla Sorbona. È uno dei fondatori di :duepunti edizioni di Palermo. Ha tradotto Aristotele (tra i vari, per BUR). I suoi ambiti di ricerca sono: filosofia, cultura visuale, cultura del mondo antico, storia della scienza, storia dell'immaginario. Ha insegnato Letteratura Digitale Francese. Questa è la sua opera prima.

Andrea Libero Carbone, “Filosofia della chiacchiera”, Castelvecchi, Roma 2009. In appendice, bibliografia (giganteggia Douglas Adams) e indice dei nomi. Collana Etcetera. Copertina di Maurizio Ceccato. Euro 7,50.

9788876153327

Altre pubblicazioni di ALC: Filostrato, “Immagini”, a cura di Andrea L. Carbone, con una postfazione di Michele Cometa, Palermo, :duepunti edizioni, 2008; Platone, “La settima lettera”, traduzione e note di Andrea L. Carbone, seguito da "Per una filosofia epistolare" di Andrea L. Carbone, Palermo, :duepunti edizioni, 2005; Aristotele, Problème XXX, traduction du grec ancien par Andrea L. Carbone et Benjamin Fau, suivi par "Une histoire naturelle de la pensée" par Andrea L. Carbone, Paris, Allia, 2004.

Per approfondire: LEPISMA

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2009.

ISBN/EAN: 
9788876153327

Commenti

Perché è Archimede, nel famoso sketch calcistico dei Monty Python, a concepire ? ma solo all?ottantanovesimo minuto ? l?idea per vincere la partita? E perché, sempre in quello sketch, Marx lamenta un fuorigioco? Perché Swift diffidava degli uomini di spirito? Qual era il grande limite dei filosofi, secondo Marx? Qual è la differenza tra ?entertainment? e ?amusement?? E qual è l?etimo più antico della parola ?ethos?? Cos?è, infine, che non interessava a Wittgenstein, e perché?

Le risposte si nascondono nel libro del giovane filosofo siciliano Andrea Libero Carbone, classe 1975, uno dei fondatori di duepunti edizioni. ?Filosofia della chiacchiera? (Castelvecchi, settembre 2009) è un must. È la prima appendice colloquiale di qualsiasi storia della filosofia.

Onore ai ragazzi di duepunti, e al Carbone che per una volta passa in prestito a Castelvecchi;)

"Carbone segnala: non si sarà mai ripetuto abbastanza che la parola «metafisica», e di conseguenza la disciplina tutta, non è stata inventata da Aristotele, bensì dal primo editore della sua opera, Andronico di Rodi. Lui era quello che faceva il libro".

Vedi quante cose si scoprono? Questo non lo sapevo.

"Swift ritiene che, tra le pratiche umane, la conversazione sia l?unica in cui sia data la possibilità di raggiungere realmente la perfezione. Non siete d?accordo?"

é una bella domanda. Ci devo pensare. Sicuramente la conversazione ha un valore altissimo, in questo senso.

"Filosofia della chiacchiera? prende per la prima volta sul serio queste domande e curiosamente cerca anche di rispondere, approfittando di un istante di silenzio dell?interlocutore. È un saggio breve, di 84.000 battute, concepito come un?appendice colloquiale a ogni storia della filosofia. Io stesso non saprei dire se è serio o faceto. Parla di Platone, Montaigne, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, Habermas, ecc., non si salva nessuno".

Serio o faceto che sia, è tutto decisamente interessante. Almeno per i miei gusti di amante della filosofia. Grazie per la dritta, Franco, pensavo che questi argomenti non ti esaltassero più di tanto;). Va be che la chiave di lettura è nelle tue corde. A Giambo interesserà di sicuro, e forse anche a Marco, sì. Gliene parlerò.

3. Eh... "Andronico intendeva così indicare la sistemazione di alcuni scritti dopo (meta) le opere di fisica. I filosofi posteriori hanno inteso l'espressione in senso lato, e può darsi che - oltre alle magagne individuate da Kant - questo difetto d'origine abbia incoraggiato più tardi molti di loro ad attribuire al termine metafisica quel senso alquanto generico e ormai abbastanza diffuso di accozzaglia ciarlatanesca e pedante di idee insensate, almeno fino all'invenzione della patafisica" (vedi Jarry qui in Lanke).
pp. 25-26

5. Nei miei modesti scaffali di filosofia, Carbone va tra Campanella e Carchia (dizionario di Estetica). Chiaro che sono un letterato e non un filosofo, ma con questo libro è stato un colpo di fulmine.

Giambo già so che ci va in fissa. Il libro è uscito - esce il 3 settembre - nella collana "et cetera", quella delle chicche d'autore, dal "Manifesto per la soppressione dei partiti" della Weil, al libretto di Derrida sulla menzogna (lui ha quello) e via dicendo.

http://ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/unlibroalgiorno/visu...

ANSA
(Castelvecchi, pp. 93, euro 7,50). Perche', come diceva una celebre attrice italiana in un noto spot, ci piace tanto chiacchierare? La risposta, secondo Carbone, e' assai meno banale di quel che ci si potrebbe aspettare. La chiacchiera infatti e' parente (stretta) della filosofia ed e' praticabile con un lusso, come qualcosa che si puo' fare quando gli affanni quotidiani della vita sono gia' risolti. Nonostante il fatto che, dall'antichita' ai nostri giorni, ''il filosofo abbia trovato spesso nel chiacchierone un antipode', e nonostante il fatto che abbia tentato di difendersi dalla chiacchiera distinguendosi anche linguisticamente da questa (polymathie contro logos, secondo Eraclito), la sua prossimita' alla chiacchiera aerea e' nota fin da quel'aneddoto aurorale che ha segnato la filosofia: Talete cade nella buca perche' la teoria, chiacchiera inutile, ''e' lontana dal mondo della vita''. E d'altra parte gossip, termine oggi tanto diffuso e fortunato, deriva dall'antico godsibb, ''unione di God e sibb - spiega Carbone - , ovvero persona di famiglia, con allusione ai discorsi scambiati nell'intimita' della casa''. Insomma, conducendo il lettore per un'ottantina di pagine sul divertente, colto e trasversale ottovolante della filologia, dell'analisi del testo, della citazione inaspettata, tra cinema, letteratura e filosofia, Carbone spiega che ''l'opposizione tra filosofia e chiacchiera, che si vorrebbe netta e senza sbavature (tanto da citare l'aneddoto di Plutarco su un Aristotele che prende a pedate un chiacchierone perche' disturba la sua meditazione, ndr.), presenta tuttavia una tendenza inveterata allo scarto. Tanto che perfino l'ultima condanna della chiacchiera, che vuole essere, forse non a caso, condanna della filosofia tutta e che viene dal neopositivismo logico dei primi del Novecento, e' bollata da Carbone come autocontraddittoria: se infatti Carnap e soci parlano delal filosofia come di un insieme di proposizioni empiricamente inverificabili, Carbone sottolinea come ''la verificabilita' empirica non e' empiricamente verificabile''. Insomma, anche quella e' una frase filosofica, cioe' chiacchiera. Ecco cosa vuol dire, conclude, il detto ''primum vivere, deinde philosophari'': solo se si e' liberi da problemi materiali, si puo' davvero chiacchierare. (ANSA).

Segnalato da Repubblica!

[Carbone] eliminato doppio

[Carbone] eliminato doppio incipit