Rosaria Capacchione, giornalista de "Il mattino" redazione di Caserta, scrive di camorra da più di vent' anni. Pare che il suo primo articolo firmato e dedicato al famigerato clan dei Casalesi, famiglia dominante a Caserta e provincia, sia del gennaio 1986, quando, per fare un mero esempio, probabilmente Saviano ancora doveva digitare la prima lettera sulla tastiera per comporre il suo mega successo editoriale “Gomorra”, dove non a caso la giornalista casertana è citata in uno dei variegati capitoli dell’opera.
Al di là della notazione meramente fatta a titolo di suggestione, Rosaria ha cominciato sul campo, con inchieste articoli e reportages su capi clan quali gli Schiavone, i Bidognetti, Zagaria e Iovine prima di molti, se non di tutti. E’ una donna colta, intelligente, coraggiosa, dalla conversazione sobria ed affabile, mai priva di umorismo e nello stesso tempo mai banale. Ama con passione verace la sua terra, ne soffre terribilmente le ferite ma non si ripiega in un affranto ed impotente vittimismo, ma cerca con perizia e lucidità le cause scatenanti del male. E a volte ti sorprende, con i suoi rimandi ad autori letterari di spessore e non certo noti al grande pubblico per esemplificare alcune sue convinzioni, oppure indirizza il lettore verso il senso del contenuto con le citazioni a ripetizione di Leonardo Sciascia nelle introduzioni ai capitoli del suo libro e quando non esita affatto, nella conclusiva pagina delle dediche (doverose e sentite quelle a Saviano e al magistrato Cantone, oggetto come lei delle esplicite minacce del clan di cui sopra in un’udienza del processo “Spartacus” nel marzo 2008 ed a seguito di quelle tutti e tre finiti sotto scorta), a rendere noto che desidera ringraziare, oltre a tanti altri, gli amici di “Ciao”, sito internettiano di ispirazione commerciale aperto a chiunque voglia scrivere, in quanto gli ha consentito di praticare “nuove forme di scrittura”. Al termine di una ricerca dai risvolti inquietanti, con leggiadria e semplicità regala quindi righe così personali a chiudere un testo che di vanità e pettegolezzi non ne offre, mentre alcune verità per certi versi sconcertanti mostrano una realtà parallela dagli aspetti per così dire quasi terrificanti. Un libro che non dirada una matassa complicata e complicante, ma che fa addentrare nelle fila di una ragnatela alquanto sconcertante
D. Come nasce questo libro, Rosaria?
R. Come tutti i libri del suo genere, non credo si possa parlare propriamente di “nascita”. Diciamo che è una sorta di summa di quanto ho potuto appurare nel corso degli anni, durante la mia quotidiana attività lavorativa. Benché io lavori nel mondo dell’informazione ed è dunque ben lungi da me ignorare la potenza e le potenzialità di strumenti informativi quali quelli può mettere a disposizione per esempio Internet, sono una giornalista che crede fermamente, ancora e credo per sempre, nel valore della parola scritta. Un libro puoi sempre recuperarlo, cercare nomi, date, rileggere un passaggio che possa aiutarti a comprendere meglio una data situazione. Puoi riporlo nello scaffale, magari dimenticarlo, ma sei certo che nessuno può cancellare quello che esso racchiude. Verba volant, scripta manent, scusatemi la citazione per così dire dotta, non è da me, ma in essa rimane sempre un certo fascino ed una indiscutibile verità. Almeno oggi, almeno qui. Un libro può, anche e forse meglio di qualsiasi altro mezzo, mantenere la memoria, educare.
D.Quindi credi che questo saggio d’inchiesta, come magari altri, possa effettivamente incidere sulla realtà descritta, dai tratti a volte sconvolgenti?
R. Educare è fondamentale, divulgare e rendere noto era e rimane una necessità, bisogna non mantenere viva e vegeta l’ignoranza. Uno dei punti di forza non solo dei fatti che descrivo, ma di ogni sistema di potere per così dire “illecito”, è non garantire, anzi bloccare il normale e libero flusso delle informazioni. Dove non c’è informazione, c’è regime o meglio, prospera più facilmente l’illegalità, di qualsiasi tipo. Ma stiamo attenti: a Caserta, come in altre parti, la camorra non è apparato estraneo al tessuto sociale, un appendice criminale e violenta che impone la propria legge e rimane sostanzialmente estranea alla società. Qui abbiamo un sistema, con le proprie regole ma che offre lavoro e prebende e protezione a tutti coloro che ne fanno parte.
Allora. Credo che dobbiamo partire da un punto chiaro. Nell'immaginario collettivo spesso, troppo spesso forse, si associa alla camorra un' idea per quanto efferata e maligna direi abbastanza “folcloristica”. Vale a dire un gruppo di spietati e affratellati criminali che si dedica alle estorsioni, gestisce il mercato della droga, della prostituzione, del gioco d'azzardo, ha connivenze con qualche politico compiacente ed ogni tanto effettua delle bonifiche di vite umane al proprio interno o contro lo Stato al fine di garantirsi la eterna sopravvivenza o decretare nuovi assestamenti nella gestione del potere.
Uno scenario di impianto meramente locale, ben circostanziato. Un’idea, per inciso, filmicamente rafforzata dal recente e apprezzatissimo film di Garrone tratto dal citato romanzo-saggio Gomorra di Saviano. Una pellicola che personalmente mi ha parzialmente deluso, non tanto per il suo valore come opera cinematografica ma per il senso di claustrofobia e localizzazione ghettizzante di un fenomeno ormai invece dilagante e che quindi non rende assolutamente giustizia al nuovo volto del malaffare, ma siamo sul piano delle opinioni personali e quindi proseguiamo con il nostro discorso.
E' ora di chiarire che purtroppo è passato il tempo delle favole ed è ora di essere adeguatamente notiziati su una evidente verità.
"L'oro della camorra", edizioni Rizzoli, uscito ad inizio novembre 2008, è un'inchiesta serrata e motivatissima sulla fine della fiaba di cui sopra.
D. Rosaria, tu credi che ci sia stata una sorta di omertà informativa, se non politica, verso l’ascesa dei Casalesi?
R. Affatto. O meglio,è possibile che qualcuno abbia taciuto o fatto finta di nulla, ma il nocciolo della questione non è una vera o presunta latitanza di informazione, ne sono testimone diretta anche io. Il clan dei Casalesi, così come attualmente viene identificato, ha deliberatamente scelto un low profile, nel senso: non facciamo parlare di noi. Una strategia che è stata messa in atto con accurate ed appurate decisioni di non belligeranza, con l’uso quasi casuale (ma chirurgico e freddamente mirato) della forza ed una attenzione precisa se non paranoica alla riservatezza. La dissimulazione quale arma di penetrazione nelle alte sfere dell’imprenditoria. Un piano lucido ed attentamente messo in opera.
Sia inteso, dunque. E' un libro che reclama a viva voce attenzione e pazienza, per dipanare la oscura matassa di fatti raccontati. E non è facile riassumere in poche righe tutto quanto costituisce questo prezioso volume di poco più di duecento pagine. Una lode va allo stile in cui è scritto, senza fronzoli, senza accenni ad autoreferenzialità, con tono talvolta sapientemente ironico e sarcastico ma non tronfio e polemico, senza lasciare adito a dubbi o suggerendo di continuo mere ilazioni personali. Misura, equilibrio, precisione, chiarezza espositiva. In più con una notevole scelta strutturale: è quasi usale se non generale la pessima abitudine nei libri giornalistici che vogliono darsi un tono, ripetere all'infinito, ad inizio o fine di ogni capitolo, ciò che era stato detto nelle pagine precedenti, alla fine di non far perdere il lettore disattento.
Qui non succede ed il senso logico dell’esposizione è tutt’altro che dispersivo.
Il nocciolo della questione è così ben presto detto. Il racconto di come una sorta di azienda illegale si cimenti con oculatezza perseverante al riciclaggio di denaro sporco, derivato dai proventi di attività variegate, attraverso il dominio coercitivo sul territorio in alcuni segmenti di attività imprenditoriali. Raccolta e smaltimento rifiuti. Zootecnia. Ristrutturazioni edilizie di vasta portata. Controllo assoluto tramite la notoria tecnica del subappalto delle commesse per grandi opere pubbliche, con il completo monopolio di attività lucrose quali il movimento terra oppure il nolo a freddo (l'affitto di macchinari in loco alle grandi aziende vincitrici dell'appalto, che sottostanno volentieri a questa egemonia poiché alla fine risparmiano anche loro). Infine la contraffazione industriale dei capi griffati nel ramo dell'industria tessile e la gestione delle scommesse anche lecite. Signori, in provincia di Caserta si fa sul serio, si punta in alto, con una forza e voracità pari solo al rampantismo di matrice statunitense anni ottanta.
Qui non abbiamo solo un gruppo di sanguinari, grotteschi "villici" che dominano il proprio territorio mostrando i muscoli ai propri conterranei che magari vorrebbero essere affrancati. Qui negli anni si è costituita un'azienda, che si è creata un vero e proprio sistema, un’impresa che lavora, guadagna e spadroneggia nel campo finanziario-economico e non più in quello meramente di stampo criminale -malavitoso. Uso della violenza quasi con il bisturi, scelta oculata delle necessarie entrature politiche ed economiche, mirati investimenti speculativi. Ed un gusto (che talvolta è decisamente pacchiano) per vestiti firmati, macchine di lusso, la vita e gli atteggiamenti da bel mondo e società d'elite, un'aspirazione a nobilitarsi anche nell'aspetto, a "pulirsi". Altro che vita in clandestinità in luridi tuguri come leggende come quella di Riina ci avevano fatto pensare estendendole dalla mafia alla camorra. Qui insomma si tratta di operazioni neanche tanto scriteriate rese possibili da una disponibilità di contante imbarazzante e da alcune preziose connivenze in punti nevralgici della burocrazia.
Non occorrono pertanto le tradizionali e famigerate amicizie politiche. C'è bisogno di altro e di più, occorre la connivenza con qualche oscuro funzionario di Stato, che può facilitare ad oliare meccanismi burocratici o l'appoggio di qualche affarista senza scrupoli, come si evince anche dall'apparato corposo del saggio in questione, costituito anche da ampie citazioni letterali di sentenze di tribunali ed ordinanze di custodia, scritte purtroppo, nella maggioranza dei casi, in un linguaggio astruso e apparentemente volto più che illustrare e chiarire motivazioni, ad oscurare i contenuti ed anche qui ci dovrà essere un perché.
La domanda lecita che davvero sorge spontanea è come sia stato possibile creare un colosso finanziario, un impero economico di così vasta portata ed evidenza senza che Stato riuscisse a porre un freno tranne che in anni recenti e tuttavia dovendo "subire" la latitanza di alcuni dei più noti esponenti a capo di questa banda o associazione o meglio semplicemente Cartello, Impresa eversiva.
D. Un’ultima domanda Rosaria: tu pensi che gli strumenti per combattere questa azienda del malaffare siano sufficenti?
R. Assolutamente. Ci tengo a precisare che il problema non sono le le leggi, le procedure e quant’altro di norma consente ad uno stato democratico di difendersi e di battere quanto da me descritto. Occorre però più preparazione, più formazione, Il personale c’è ed è spesso adeguatamente motivato. Ma abbiamo a che fare con un nuovo tipo di sistema malavitoso e quindi chi lo affronta deve essere all’altezza conoscitiva ed operativa per controbattere con efficacia questo “nuovo” modello di malavita organizzata.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Rosaria Capacchione (Napoli, 16 febbraio 1960), giornalista.
Rosaria Capacchione “L'oro della camorra”, Rizzoli, Milano, 2008.
Paolo Pappatà, su Internet Baol70, 4 marzo 2009
(Versione ridotta senza intervista già pubblicata sul sito Ciao.it nel novembre 2008 a cura dello stesso autore)
Commenti
ritorno di BAOL!
certo che a impaginare so diventato una sega però :-). Bentrovato a te ed a tutti, finalmente ci sono :-)
con intervista esclusiva a Rosaria Capacchione:).
Grande contributo. E ancora complimenti al magnifico coraggio dell'autrice.
é tornato Baol!
2, era il link:)
l'ho sistemato.
4, un anno dopo!
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/114/baol70
si l'ho fatto apposta proprio oggi un anno dopo :-) anche se magari c'è qualche refuso. Comunque in onore a Lankelot.eu, se tutto va bene c'ho un paio di cosette inedite a loro modo interessanti. Sto lavorando per voi :D
olè!;). Ricordo che avevi anche due bozze, un reportage dal Messico e un pezzone su Culicchia... sbaglio?
ehehe...quelli so vecchi, ma arrivano pure i nuovi. Poi torno a leggere vedo che qui il fuoco è ancora caldo :-)
è un incendio, amice;)
bene così...dopo tanto tempo fa solo che piacere che nulla si spegne :-)
Rosaria forse già saprà, e anche tu...
ma nell'ultima antologia di REIM,
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/01/03/reim-riccardo-il-cuore-oscur...
"Il cuore oscuro dell'Ottocento", qualche scritto importante per decifrare la storia della Camorra:
sui proto-camorristi e sulla loro ?zumpata? (Mastriani, ?I lazzari?), sui cerimoniali di ammissione alla Camorra (notevole: De Blasio, ?Usi e costumi dei camorristi?, 1887; superstizioni della Camorra (sempre a firma De Blasio) tra le varie chicche che potrebbero, chissà, tornare utili...
intanto, grazie di cuore - a nome di tutti - a Rosaria per le sue battaglie. Più che l'acquisto del libro, scontato, credo serva dimostrare, nella vita di tutti i giorni, franca e totale opposizione a tutte le forme di condotta camorristica o mafiosa. Qui a Roma il nome è soltanto differente, e apparentemente legittimo. Stato. Vaticano. Si può dire? Lo dico io. Credo che per capire cosa muova quella gente ad associarsi e a collaborare al di là della legge serva capire come ci si muove nella legalità, a certi livelli. Poi parecchio diventa chiaro per tutti. Le dinamiche sono simili.
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A breve vi porterò qualcosa di raro a proposito di un altro eroe, Peppino Impastato. E lo strano documento dell'oscuro Messina Denaro, le "Lettere a Svetonio". Intanto, sventoliamo la bandiera Capacchione: eterno rispetto e onore per gli onesti che rischiano la vita.
e lalla ce la porta a sassari
14, è un grande esempio etico, uno dei pochi nel giornalismo italiano. Sarà un'occasione per meditare su tante cose. Ci racconterete.
12. le passo volentieri le indicazioni, ma lei è una sorta di bibliografia vivente in merito :-)
13. attendo Impastato allora
14 spero di esserci anche io tra il pubblico, quando sarà
13, eccolo qui:
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/03/09/impastato-peppino-redazione-...
ed ecco il male:
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/03/09/messina-denaro-matteo-letter...
vado