Leggere i racconti "Tenersi per mano" dell'autore statunitense Kevin Canty (raccolta pubblicata negli States nel 2001) provoca uno strano miscuglio di sensazioni: da un lato l'ammirazione per come l'autore sia stato capace di accompagnarti, senza mai eccedere. lungo un percorso costellato di traumi, dolori, malattie, morti relazioni sentimentali clandestine, traumi dell'infanzia in un'America desolata e marginale, dall'altro la sensazione di déjà vu, di avere già letto molte altre volte questo tipo di racconti, di non trovare questa raccolta così tanto diversa ed eccitante come viene descritta, di non trovare quello scarto nella narrazione e nei sentimenti espressi tale da farti ricordare l'autore negli anni a venire.
La raccolta si apre con le due pagine disturbanti di "Tokio, amore mio" dove leggiamo di un mostro giapponese pronto a scagliarsi contro l'amata città "Questo è il mio momento, l'attimo prima. Queste sono le mie belle ali, che si dispiegano. Tu aspetti, insonne. Tu aspetti me. Io sono ciò che accadrà subito dopo - per te, Tokio. Tokio, amore mio. Per te." (pag. 11) per poi scivolare lentamente nella difficile storia d'amore vissuta fra una zia ex-tossicodipendente e il nipote eroinomane ambientata in una Seattle dalle scorie grunge di "Acquario", nell'esistenza complicata di un undicenne grasso "Flipper" che vive solo per i dolci e spedito in un campo estivo per dimagrire dove avverrà un fatale incontro con una ragazzina incinta: "Alette di adipe strabordano dalla cintura, tremolando appena lui si muove. Undici anni. Il barilotto, la palletta, il cicciottello di mamma. Quando si piega per allacciarsi le scarpe, i rotoli della pancia di uniscono come le labbra di un delfino. L'aveva detto sua madre e sua sorella l'aveva sentito per caso. Adesso è il suo nome da delfino: Flipper." (pag. 33), nella solitudine di un uomo e una lesbica di ritorno da un matrimonio affogata nell'alcool e in tentativi di sesso, circondati da cacciatori in cerca di cervi e meraviglie naturali in "Luna di miele", nello straziante corteggiamento di Vincent a Laurie, una donna malata di cancro e prossima alla morte ,in un albergo in riva all'oceano di "Carolina Beach": "Si sdraia, per fare una prova, poi si mette di nuovo a sedere. Pensa che aspetto avranno le sue cicatrici, che effetto faranno a toccarle. Nemmeno per un attimo - questo gli va riconosciuto - nemmeno per un attimo si pente di essere lì." (pag. 69) che divide la palma di migliore racconto con il racconto "Piccola Debbie", sette pagine pressoché perfette, il ritratto spietato eppure tenero di una coppia che pur nelle difficoltà, nelle incomprensioni guarda comunque avanti, confidando che prima o poi tutto si sistemi "Guardiamo in alto verso le stelle che vorticano di fronte ai nostri occhi, ubriache. La nostra piccola storia va avanti un giorno in più." (pag. 103) e poi via via nei sogni da "Barman" di un ragazzino che scopre i tradimenti della madre, nei turbamenti di un nonno che per occuparsi del nipote abbandonato dalla madre, finisce a letto con una bellissima prostituta nel racconto che dà il titolo alla raccolta, nelle impressioni di una coppia in viaggio verso Tucson che scopre un uomo disteso ai bordi di una strada nel deserto in "Spaventapasseri", nell'indecisione di una ragazza rimasta senza genitori che si trasferisce nella loro casa rimasta vuota e che decorando la croce posta sul luogo del loro incidente farà uno strano incontro di "Piccoli palazzi" ed infine nella storia dal sapore tragicomico di "Fidanzata investita da un autobus" con un ragazzo che vede morire la fidanzata appena scaricata e non riesce a trovare altro di meglio che fare sesso con un'amica.
"Tenersi la mano" è insomma una raccolta di racconti dove tutto sembra essere al posto giusto, con frasi cesellate, ambientazioni splendide, storie che commuovono, scuotono, stuzzicano, fanno anche sorridere ma che alla fine non vanno al di là del tempo di lettura, non scavano nei giorni a venire, non lasciano impronte, non si distinguono da tanti altri, non hanno (seppure chiaramente in ambiti diversi) per esempio la potenza scardinante di "Trilobiti" di D'J Breece Pancake, lo sguardo livido di Charles D'Ambrosio, il magma intellettuale e pungente dei racconti di David Foster Wallace, il gelo stuzzicante di A.M.Homes o la verve inventiva e sarcastica delle opere di George Saunders.
In attesa di leggere altre opere (se verranno tradotte) di Kevin Canty, per ora resta l'amaro in bocca e un certo nervosismo per avere letto ancora una volta fra le note di copertina o nei lanci promozionali quelle frasi diventate quasi dei mantra religiosi: "Libro dell'anno per...", "Fra i venti scrittori migliori secondo.." o gli immancabili riferimenti a Raymond Carver e Cechov e che non sono altro che dolci pillole da assumere per digerire l'ennesimo autore straniero del quale, anche se non leggessimo nulla, non sentiremmo certo la mancanza.
Edizione esaminata e brevi note:
Kevin Canty (Berkley, 1953) ha svolto una serie disparata di mestieri (dall'operaio edile allo sterminatore di talpe) e suonato a lungo in gruppi rock. Poi, quando aveva trentotto anni, la prestigiosa rivista Esquire gli pubblicò il suo primo racconto. Da allora ha scritto, oltre a Tenersi la mano nel sonno, un'altra raccolta di racconti (A Stranger in This World) e tre romanzi: Into the Great Wide Open, Nine Below e Winslow in Love. Le sue opere sono state tradotte in sei lingue e incluse più volte nella lista dei libri dell'anno del New York Times. Canty insegna scrittura creativa alla University of Mantana di Missoula, dove vive con la sua famiglia.
Kevin Canty, "Tenersi la mano nel sonno", Minimum Fax, Roma, 2007. Prima edizione 2001, traduzione di Veronica Raimo e Fabio Severo.
Andrea Consonni, marzo 2010
Commenti
[Kevin Canty] Kevin Canty,
[Kevin Canty] Kevin Canty, Tenersi la mano nel sonno.
Una mezza delusione.
[kevin canty] passo al volo
[kevin canty] passo al volo per caricare subito in prima pagina;)
[canty] questo il mio passo
[canty] questo il mio passo preferito: ""Tenersi la mano" è insomma una raccolta di racconti dove tutto sembra essere al posto giusto, con frasi cesellate, ambientazioni splendide, storie che commuovono, scuotono, stuzzicano, fanno anche sorridere ma che alla fine non vanno al di là del tempo di lettura, non scavano nei giorni a venire, non lasciano impronte, non si distinguono da tanti altri, non hanno (seppure chiaramente in ambiti diversi) per esempio la potenza scardinante di "Trilobiti" di D'J Breece Pancake, lo sguardo livido di Charles D'Ambrosio, il magma intellettuale e pungente dei racconti di David Foster Wallace, il gelo stuzzicante di A.M.Homes o la verve inventiva e sarcastica delle opere di George Saunders."
> Charles D'Ambrosio da queste parti manca: considerando che dovrebbe trattarsi di un italoamericano, sarebbe - a maggior ragione - bello parlarne un po' e presentarlo a tutti. Ti va?
Quanto a "Trilobiti", segnalo a tutti che è appena stato ristampato, con postfazione di sua maestà Percival Everett, dai sempre interessanti tipi di ISBN.
Infine, quanto a Saunders... idem come D'Ambrosio, mi sembra che nessuno ne abbia parlato. Naturalmente, ti rivolgo lo stesso invito:).
[canty] sottoscrivo - alla
[canty] sottoscrivo - alla cieca - la clausola: "resta l'amaro in bocca e un certo nervosismo per avere letto ancora una volta fra le note di copertina o nei lanci promozionali quelle frasi diventate quasi dei mantra religiosi: "Libro dell'anno per...", "Fra i venti scrittori migliori secondo.." o gli immancabili riferimenti a Raymond Carver e Cechov e che non sono altro che dolci pillole da assumere per digerire l'ennesimo autore straniero del quale, anche se non leggessimo nulla, non sentiremmo certo la mancanza."
> Praticamente hai appena descritto l'editoria acchiappona (è la maggioranza assoluta dell'editoria IT) del 2010.
Carver credo sia stato accostato anche ai criceti. Più minimal di loro...
ot - ma che lavoro è lo
ot - ma che lavoro è lo "sterminatore di talpe"? :)))))
[Canty] Va bene, me ne occupo
[Canty] Va bene, me ne occupo io. Parto da George Saunders, appena riesco. Per Canty, non c'è niente da dire, sa scrivere e scrivere molto bene (so che bisognerebbe leggerlo nell'originale per dare un vero e proprio giudizio ma alla fine...) ma a mio parere non ha quello scatto di originalità che ti fa sussultare sulla sedia. Forse questa mia mancanza d'entusiasmo viene anche dalla lettura di tanti autori statunitensi delle ultime generazioni, in gran parte pubblicate da Minimum Fax e non solo, e alla fine ci si accorge di molte somiglianze e di tanti autori che, seppur bravi, potrebbero anche non essere tradotti, o meglio, non essere venduti come autori di capolavori assoluti.
[OT] Avendo io, da piccolo,
[OT] Avendo io, da piccolo, collaborato allo sterminio delle talpe nei campi e nei giardini di mio nonno e parenti, potrei quasi spiegartelo. In versione artigianale, si tratta di "spaccare la testa" alle talpe che ti distruggono i campi, le colture, i fiori. Animali piccolissimi. Una roba crudele. E adesso un poì me ne vergogno.
[canty] pienamente d'accordo
[canty] pienamente d'accordo [sugli americani interessanti ma non geniali]. Quanto alle talpe, non riesco a immaginarmi la scena, ma posso immaginare il senso di colpa a posteriori. Dev'essere terribile.