Cannella Carlo

Tutto deve crollare

Autore: 
Cannella Carlo

“I giornalisti hanno con la vita lo stesso rapporto che le cartomanti hanno con la metafisica, passano metà del loro tempo a parlare di ciò che non conoscono e l’altra metà a tacere di ciò che sanno”. Questa frase, folgorante e vera, mi sembra una buona introduzione al libro di Carlo Cannella Tutto deve crollare, romanzo ricco di immagini di grande, straordinaria potenza. Il personaggio principale è un italiano senza scrupoli che in Brasile impara l’arte del crimine - sfruttamento della prostituzione prima, traffico di organi e su scala mondiale poi. Ha un braccio destro, Fernando, che lo aiuta a rapire una bambina india, Isabel, che lui trasformerà in moglie (schiava personale, per la precisione). Con la figlia nata dal rapporto, lo scenario di violenza si allarga. L’uomo dovrà scoprire che nonostante l’onnipotenza da lui teorizzata e praticata - onnipotenza nella quale il capitalismo finanziario mostra il suo presente volto criminale - verrà tradito da tutti, Fernando compreso, che farà impazzire la moglie india e la figlia afflitta da un sorta di sindrome di Stoccolma.

Tutto questo nel libro è reso attraverso una grande forza visiva, plastica, immaginativa. Conosciamo dal di dentro il punto di vista del criminale, e nello sguardo disincantato e feroce di cui esso dispone, com’è della buona letteratura - che lo voglia o meno l’autore empirico e per quanto la cosa appaia ributtante – non stupisce scovare punti di vista controversi. Un buon romanzo, benché sappia da che parte stare com’è in questo caso, sa offrire ragioni paradossali al punto di vista del nemico. In questo senso Tutto deve crollare fa benissimo il suo dovere, fino al punto forse di risultare indigeribile per molti lettori che cercano consolazione con i buoni sentimenti. A mio avviso, invece, ciò che dimostra molto bene, non so con quanta intenzionalità da parte dell’autore, è che la vera letteratura non è pericolosa solo per i tiranni ma per le stesse democrazie.

Leggo in rete queste parole dell’autore in risposta a una domanda sui fini che si era proposto con il libro, dapprima pubblicato in vibrisselibri, la casa editrice “virtuale” di Giulio Mozzi: “Dare una rappresentazione esaustiva del male: mostrarne il volto, scenderne alle radici, spiegarne le ragioni”.

Gli è riuscito benissimo. Tutto deve crollare in certi momenti impressiona. Impressiona la scrittura, l’esattezza nominale che non teme di dire la violenza per quello che è, la totale assenza di consolazione (non ci aspettiamo infatti che la sinistra ne faccia un vessillo – oggi la sinistra in Italia si accampa nelle lagne di Vecchioni). Dire come fa Cannella nella stessa  occasione che è importante “descrivere l’atto nella sua crudezza” che una  “radicalità della visione (volgare perché volgare è la violenza) è un dovere delle parole” può trovarci d’accordo. Così anche questa proposizione: “Se la letteratura si limita a rappresentare il senso di pietà, la commiserazione per l’osceno, e non a dare una visione reale e cruda della violenza, diventa inevitabilmente romantica.”

Fosse tutto così liscio questo sarebbe uno dei più grandi libri degli ultimi vent’anni. E invece qualcosa non funziona a dovere. Il niccianesimo paraculo del personaggio principale è verboso, grava sulle azioni sottraendogli spessore (ne avrebbe di enorme) per la tendenza a dire troppo. Sull’analisi dei paradigmi simbolici che governano o subiscono il mondo si può concordare. Che l’arroganza gigantesca delle oligarchie oggi al potere abbia bisogno di milioni di cretini, lo sappiamo, solo che qui è detto in dialoghi o sermoni monologanti troppo lunghi: difetto non raro di certa letteratura italiana corrente. In questi thriller d’idee (penso a quella sorta di romanzo “storico” che è L’odore acido di quei giorni, di Paolo Grugni, sugli anni Settanta, oppure al romanzo “epistemologico” di Bruno Arpaia, L’energia del vuoto – li ho entrambi recensiti su www.paradisodegliorchi.com), i personaggi in certi momenti rischiano di sparire dietro alle idee stesse, di diventare mere funzioni astratte e valoriali. Parlo di economia letteraria, va da sé.

Nella seconda parte, la figlia va a cercare la madre in Brasile. Pure qui non mancano le pagine pleonastiche, per esempio quelle sulla crescita culturale della ragazza, sulla musica che ascolta, sui gusti che cambiano con il tempo. E quando entra in scena il deus ex machina della vicenda, un ex militante di Lotta Continua ossessionato dal bisogno di regolare i conti con il padre della ragazza, accade che le scene in situazione siano appesantite dal bisogno di concettualizzare ciò che dovrebbe essere evidente in sé. Sarebbe bastato lasciarli agire, i personaggi – nel libro di Cannella, il rischio sarebbe stato il capolavoro.

EDIZIONE CONSIDERATA E BREVI NOTE

Carlo Cannella, laureato in sociologia, a parte molti altri lavori, è stato cantante e musicista  di gruppi hardcore-punk come gli Stige e gli Affluente. Ha narrato quest’esperienza musicale nel suo primo romanzo, di stampo autobiografico e rigorosamente autoprodotto, dal titolo La città è quieta… ombre parlano. Nel 2010 ha fondato la casa editriceSenzapatria

Carlo Cannella, “Tutto deve crollare”, Perdisapop, Bologna, 2011. Prima edizione: Vibrisse libri, 2008, a cura di Giulio Mozzi.

Approfondimento in rete:  http://vibrisselibri.wordpress.com/catalogo/carlo-cannella-tutto-deve-crollare/ + Libri Consigliati [Maria Grazia Piemontese] + CorpiFreddi + Artapartofculture [Gaia Cenciarelli] + La Poesia e lo Spirito + Sinestetica + Argonline.

Michele Lupo, aprile 2011

ISBN/EAN: 
978888372537

Commenti

[cannella, tutto deve

[cannella, tutto deve crollare] nuovo articolo di Michele Lupo! Buona lettura.

[perdisa] ultime schede dei

[perdisa] ultime schede dei libri PERDISA: http://www.lankelot.eu/Perdisa

[cannella] sembra parecchio

[cannella] sembra parecchio interessante - a partire da quel titolo così magnificamente apocalittico. Non so se corrisponde a quel che ho bisogno di leggere in questo momento della mia vita, ma somiglia molto a qualcosa che potrei tornare a cercare tra qualche anno, per rileggere gli anni Zero e meditare su certi toni e certi rovesci.

La cosa più interessante e vera sembra la biografia dell'autore. Quella andrebbe romanzata. Molto italiana, molto credibile: "Ha fatto un mucchio di mestieri: il venditore di Bibbie porta a porta, il cavatore, l’operaio manutentore, l’impiegato di concetto, l’agente assicurativo, il commerciante di videogiochi". E ha capito un sacco di cose, cambiando un sacco di lavori.

Grazie Michele!

[cannella] be' no, non è una

[cannella] be' no, non è una lettura allegrissima - magari ne riparliamo

ciao Gianfranco

[narrativa perdisa] E sempre

[narrativa perdisa] E sempre di Perdisa consiglio imperdibile Niente da capire di Luigi Bernardi

http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia...

[luigi bernardi] Gordiano

[luigi bernardi] Gordiano aveva scritto di "Senza luce": http://www.lankelot.eu/letteratura/bernardi-luigi-senza-luce.html più o meno quando aveva cominciato a lavorare proprio per Perdisa...

[Carlo Cannella] Ho letto il

[Carlo Cannella] Ho letto il romanzo autobiografico e non era male, lo si gustava soprattutto se si apprezzava un certo ambiente musicale e non solo. Tra l'altro gli Affluente li ho ascoltati molto molto tempo fa. Curioso di leggere questo romanzo.

[carlo cannella] grande

[carlo cannella] grande pagina, michele, questa tua. L'interpretazione è molto equilibrata, e trovo condivisibile sia il discreto entusiasmo per la crudezza e per l'episodica potenza della scrittura - soprattutto le prime pagine, in questo senso, rimangono impresse - sia la malinconia per i limiti successivamente riconoscibili: quando scrivi...

"[...] Il niccianesimo paraculo del personaggio principale è verboso, grava sulle azioni sottraendogli spessore (ne avrebbe di enorme) per la tendenza a dire troppo. Sull’analisi dei paradigmi simbolici che governano o subiscono il mondo si può concordare [...]"

> mi trovi pienamente d'accordo. Punto pagina 43 per far capire anche a chi passa di qua: "Per una sorta di immedicabile cinismo ho l'impressione che il mondo abbia una brutta faccia e che faticherà a disfarsene. E' tutto putrido. Il parco è ormai ridotto a una distesa di fanghiglia appiccicosa. Ai lati dei viottoli e sotto gli alberi la terra si è raggrumata in tanti piccoli ammassi rotondeggianti, lambiti stancamente da rigagnoli di acqua fangosa, mentre il vento continua a depositare foglie marce e piume d'uccelli nelle bocche delle statue, mettendone in rilievo i ghigni antropofagi. Per quanto possa essere abituato ai sorrisi spettrali, alla coscienza di consapevolezza di chi li ostenta con audacia, riesco a malapena a trattenere i miei sbalzi d'umore e la mia ostilità verso il mondo" [p. 43]

[carlo cannella] aggiorno il

[carlo cannella] aggiorno il paragrafo "edizione esaminata e brevi note", professore - inserendo parecchi link, e l'indicazione puntuale della prima edizione. Ora apparirà così: 

Carlo Cannella, “Tutto deve crollare”, Perdisapop, Bologna, 2011. Prima edizione: Vibrisse libri, 2008, a cura di Giulio Mozzi.

Approfondimento in rete:  http://vibrisselibri.wordpress.com/catalogo/carlo-cannella-tutto-deve-crollare/ + Libri Consigliati [Maria Grazia Piemontese] + CorpiFreddi + Artapartofculture [Gaia Cenciarelli] + La Poesia e lo Spirito + Sinestetica + Argonline.

[cannella, tutto deve

[cannella, tutto deve crollare] altre suggestioni che voglio condividere con te. Mi sono piaciute molto diverse [poche ma buone] descrizioni di Manaus. Questa in particolare:

"Manaus era stato il centro più importante per la raccolta della gomma. I soldi scorrevano a fiumi. I ricchi mandavano a stirare le camicie a Lisbona, perfino le piazze erano lastricate col caucciù, ma poi era esploso il mercato della gomma sintetica e la città era stata quasi completamente abbandonata. Dell'antico splendore non erano rimasti che edifici fatiscenti, gli enormi moli metallici galleggianti, il teatro Amazonas, il ricordo dei celebri cantanti d'opera che ne avevano calcato le scene. Per ciò che mi riguarda la città mi diede l'idea di un'immensa prigione. Più gettavo lo sguardo in giro più avevo l'impressione che la foresta la circondasse in una specie di morsa e che fosse impossibile uscirne" [p 81]

Sai cosa m'è tornato subito in mente? Il personaggio dei fumetti che ho più amato, e sentito simile - per via del mondo in cui erano ambientate le sue storie. Vale a dire Mister No, che guidava uno scalcinato Piper in Amazzonia, negli anni Sessanta. Nel mio immaginario, Manaus è proprio così. Forse è lo stesso anche per Cannella, chissà.

[tutto deve crollare,

[tutto deve crollare, cannella] Altra questione interessante, dal punto di vista politico, è ciò che si respira in questo romanzo. E' profondamente anticristiano, in questo senso sembra di ritrovare tanta ruggine francese di metà Novecento. E' anche, a volte, sgradevolmente anticristiano, gratuitamente anticristiano. E' profondamente antioccidentale, in questo senso sembra di ritrovare il vecchio mondo spaccato in due, buoni a est e cattivi a ovest [dico per dire, eh?], e spesso si ha la sensazione che il gioco si possa trasformare in "buoni a sud, idealmente islamici, e nel medio oriente; cattivi e cristiani a nord". Un gioco abbastanza facile e per niente razionale. E' incredibilmente vecchio, dal punto di vista lessicale [avrò contato circa sei o sette "porco" o "porci" associato a "fascista" o "fascisti": un po' farsesca la cosa, negli anni Dieci del secolo ventunesimo, sembra schizofrenica; l'aggettivo "porco", in generale, è speso con strana generosità, mi pare anche nelle ultime pagine, in contesto extrapolitico:) ], e quando parla di anarchia il narratore sembra un po' confuso (Stirner considerato un neohegeliano: perché? non ho capito). 

Un passo che mi ha molto colpito - dopo la solita tirata antiborghese, nostalgica del 77, etc - è questo: "Il conduttore del programma era animato da una prospettiva politica radicale. Era una specie di prete che urlava le sue arrabbiate omelie contro l'America e la società dei consumi. Usava liberamente le parole 'parata di canaglie', 'mostri sanguinari' e 'delinquenti', ogni volta che parlava degli Stati Uniti e della politica neocoloniale del suo governo. Aveva un accento strascicato e dava sempre l'idea di essere ubriaco. I suoi gruppi preferiti erano i Black Flag, i Dead Kennedys e i Millions of Dead Cops, cosa alquanto divertente dato che erano tutti americani e nello stesso tempo tra i più temuti agitatori sociali del pianeta. Probabilmente l'America non era questa terra di selvaggi fascisti che lui provava piacere a immaginarsi, ma un posto in cui confluivano i peggiori istinti del capitalismo e le nuove avanguardie della rivolta, una specie di fortino della sragione circondato da creature irregolari e dotate di una forte coscienza critica" [p. 117].

[cannella, tutto deve

[cannella, tutto deve crollare] ancora, un'altra cosa. Nel 2005, Fazi ha pubblicato l'edizione italiana di questo romanzo, "The Surrender" dell'ex ballerina Toni Bentley [ http://www.lankelot.eu/letteratura/bentley-toni-surrender.html ] che secondo me è tornata molto comoda all'artista, soprattutto per la rappresentazione della sodomia in quelle (incredibili) prime pagine. Se non hai letto "The Surrender", approfittane. Ora sono abbastanza sicuro che ti piacerà.

"Dignità e proprietà del corpo, in un attimo perde tutto. Mi piace profanare questo simulacro di buone cose vergini, la sacra immagine del pasto misericordioso offerto da Dio. C'è nella profanazione un senso di sorprendente affermazione del potere umano, e quando dico umano dico anticristiano, dico il rifiuto della pietà, dico potere mio, una volontà che si concretizza nell'abuso del debole, nella certezza dell'impunità, nel riso beffardo e nell'orgia. E c'è una filosofia feroce nel mio cazzo, che amo più dell'oscenità del vero e della mia stessa vita. Niente di amputato o adattato allo schermo televisivo. Puro bellicismo" [Cannella,  p. 11].

[ultima cosa su cannella,

[ultima cosa su cannella, tutto deve crollare] quoto in pieno - sottoscrivo in toto - quel che scrivi della seconda parte del romanzo:

"Nella seconda parte, la figlia va a cercare la madre in Brasile. Pure qui non mancano le pagine pleonastiche, per esempio quelle sulla crescita culturale della ragazza, sulla musica che ascolta, sui gusti che cambiano con il tempo. E quando entra in scena il deus ex machina della vicenda, un ex militante di Lotta Continua ossessionato dal bisogno di regolare i conti con il padre della ragazza, accade che le scene in situazione siano appesantite dal bisogno di concettualizzare ciò che dovrebbe essere evidente in sé."

> Sembra un secondo libro giustapposto al primo - originariamente, forse, ben diverso dal primo. Chissà - sarebbe da studiare il palinsesto. Così com'è, la seconda parte dà spesso una sensazione di gratuità, giovanilismo, pamphlettismo grossier e vacuità.

Oh Mich: buon libro, capiamoci. Intelligente, anche, abbastanza. Come dici, poteva essere veramente qualcosa di più. Cioè diventare qualcosa che poteva restare nel tempo. E' che ogni tanto sembra sia stato scritto col sangue agli occhi.

Editing, in certi sensi, è "arginare l'incontinenza" - o meglio, "orientarla". Ma l'editing l'autore non sempre riesce sa farselo da solo. A volte neanche l'editor sa come farlo (accettare).

[cannella] mi piacerebbe che

[cannella] mi piacerebbe che Cannella dicesse pubblicamente la sua - mi risulta una certa sua consapovolezza sulla parte che abbiamo entrambi trovato pleonastica, sua e anche dell'editore - non so cosa ne pensi invece Giulio Mozzi, che lo pubblicò per primo su vibrisse - peraltro Mozzi editore non mi persuade granché, per es. non so quanto conti il suo giudizio finale nella collana di narrativa italiana di Laurana: ma non c'è un solo libro in quel catalogo che mi abbia convinto sino in fondo

 

 

[cannella] se vuole, è il

[cannella] se vuole, è il benvenuto - come tutti gli autori, qui su Lankelot, da sempre. Ma a me interessava il tuo parere, amice, come lettore. Tu hai scritto questa scheda, a te mi rivolgevo, non a lui.

Per me è questo il miglior libro del concorso del "Paradiso", assieme a quello di Santi.

[cannella] a proposito di ciò

[cannella] a proposito di ciò che dici sulla lingua, il lessico, e anche l'anticristianesimo eventuale (che forse mi urterebbe meno che a te): dovrei riprendere il mano il libro, ora: siamo sicuri che non abbiano da fare con il protagonista?

[cannella] dunque: lingua e

[cannella] dunque: lingua e lessico potrebbero e dovrebbero avere a che fare, man mano, con i diversi protagonisti - e così è. Ma l'anticristianesimo ha a che fare con l'autore, questa è la mia impressione. Abbastanza netta, devo dire.

[Cannella] Un saluto a tutti.

[Cannella] Un saluto a tutti. Premetto che non sono uno di quelli che sente la necessita' di controbattere alle critiche che riceve. Sono anzi dell'idea che un autore debba limitarsi a scrivere, quello che ha da dire dovrebbe gia' essere tutto nei suoi libri. Non di meno qualunque osservazione sulla mia scrittura mi ha sempre aiutato a migliorare, e' per me uno stimolo davvero importante. Detto questo non posso nascondere di aver sentito il bisogno di sentirmi con Michele dopo aver letto qui alcune note di Gianfranco, forse perche' non riuscivo a capire bene certi passaggi. Dire ad esempio che Stirner non c'entri niente con il neohegelismo mi sembra eccessivo (con Bruno Bauer e' stato senza dubbio un nome importante della sinistra neohegeliana); su The surrender non so che dire, ne ho letto qui per la prima volta, forse un certo tipo di influenza la devo semmai a De Sade. Sull'anticristianesimo potremmo disquisire all'infinito. Certo io non sono cristiano, sicuramente un personaggio del libro e' ferocemente anticristiano, ma attribuire all'autore le opinioni dei suoi personaggi resta a mio modo di vedere un'ingenuita'. Come mi sembra un'ingenuita' voler pesare la qualita' di un romanzo sulla base della morale che lo sostiene. Non l'ha fatto ad esempio  un cristiano doc, Giulio Mozzi, per lungo tempo l'unico ad essersi battuto per la pubblicazione in cartaceo.

[cannella] buongiorno carlo -

[cannella] buongiorno carlo - benvenuto, grazie per essere qui e grazie per il confronto. Ti rispondo con ordine. Ridurre Stirner a un momento di neohegelismo significa semplicare l'anarchismo e snellirlo, evitando una delle sue possibilità più intelligenti, e più fertili, e più radicali e oneste [ http://www.lankelot.eu/letteratura/stirner-lunico-e-la-sua-proprieta.html per l'impatto che ha avuto su di me la vecchia edizione adelphi, tanti tanni fa].

Quanto al marchese, immagino che la Bentley - come te - abbia potuto leggerlo e apprezzarlo. Ho pensato alla Bentley per la particolare centralità che ha la sodomia in quel suo libro - diventando allegoria: proprio come nel tuo.

Quanto all'anticristianesimo, fidati se ti dico che si capiva che tu non eri cristiano: e questo non perché hai attribuito a uno dei personaggi approcci ferocemente anticristiani, ma per ciò che hai attribuito all'altro. Ovviamente non credo sia ingenuo pesare la qualità di un romanzo sulla base dell'idealità, dell'ideologia o della morale che lo sostiene: è molto raro, e in effetti quando succede si grida al capolavoro (cfr. primo Céline), che un romanzo vada troppo al di là dell'idealità, dell'ideologia o della morale che lo sostengono.

Mozzi, infine, è uno scout di talento, e la scelta di Paolin, come di Avoledo, come questa tua, non fanno che confermarlo. Hai un buon nume tutelare - come pochi altri narratori italiani.

Grazie ancora per la tua presenza. Franco

[cannella, bernardi] In

[cannella, bernardi] In realta' chi ha riscoperto il libro e ha deciso di pubblicarlo e' stato Luigi Bernardi. A lui, al direttore editoriale di Perdisa Antonio Paolacci e all'editore stesso, persona di rara sensibilita' e gentilezza, va il mio ringraziamento.

[perdisa] approfitto per

[perdisa] approfitto per segnalare le ultime schede Perdisa apparse in Lanke: PERDISA: http://www.lankelot.eu/Perdisa