Campolongo Sabrina

Il cerchio imperfetto

Autore: 
Campolongo Sabrina

Ci sono libri che vorresti tenere stretti in mano lunghi minuti, lunghe ore dopo avere letto l’ultima pagina, per non perdere la magia. Per sentire ancora il profumo della storia. "Il cerchio imperfetto" è uno di quei libri, quelli che poi metti in un ripiano dello scaffale dove si possa vedere, dove sia possibile arrivare subito per qualche frase da rileggere e ricordare.
C’è la storia di Francesca, la protagonista: è una pittrice speciale, che sa cogliere l’anima della gente. Nei suoi ritratti non sempre c’è verosimiglianza, eppure sembra che indovinino esattamente dove è nascosto il significato di ciascuno. Dove sono i tormenti, dove l’amore, dove la bellezza che non riesce a spegnersi. Eppure Francesca, che legge l’anima altrui, non è riuscita a fare altrettanto con se stessa: il tormento la insegue, non solo perché la vita con lei non è stata clemente, ma perché negli angoli nascosti della sua psiche si annida il panico, quello nero e tremendo che può ingoiarti quando non lo aspetti. E ci sono i segreti: il più difficile è un figlio adolescente che si chiama Denny. Francesca ha un figlio ma non l’ha raccontato a nessuno, né a Marga, la sua amica che ama uomini e donne ma non riesce a innamorarsi di nessuno, né a Viola, diventata donna dopo molte operazioni chirurgiche, e neanche a Massimo. Francesca ha conosciuto Massimo nell’atelier che espone i suoi quadri, davanti a uno dei suoi dipinti (un palla da giocoliere arancio), e ha lasciato che si instaurasse una relazione epistolare fatta di lunghi messaggi email che l’hanno emozionata e coinvolta e totalmente dominata con il passare del tempo. Ma di Denny non ha detto neanche a lui, e non l’ha fatto perché Denny è autistico ed è ricoverato in una clinica, dove Francesca lo incontra ogni settimana senza capire se la veda oppure no. Se sappia riconoscere in lei sua madre.
Si potrebbe pensare, a questo punto, a un romanzo capace di scardinare le certezze grazie a una retorica chiamata: quella del pietismo. Facile suscitare commozione e sensazione parlando di malattia mentale, di adolescenti difficili e madri disperate. Ma Sabrina Campolongo non conosce retorica, e riesce a mantenere la narrazione su toni lucidi (anche se empatici) perfino quando Francesca incontra suo figlio e tenta disperatamente di entrare in relazione con lui. Quando esplode di amore materno riversando sulle tele la sua disperazione. Quando crolla sotto i colpi crudeli degli attacchi di panico in bar sconosciuti.
La vita di Francesca è solitudine, ma anche nella solitudine esistono spiragli di bellissime presenze: oltre alle amiche Marga e Viola, oltre a Cesare che arriva e parte senza preavviso ma a suo modo la ama e si fa amare con brutale istintività, Francesca ha Iris che la ascolta e la aiuta in silenzio sui cuscini di una stanza calda come un utero, prescrivendo pillole bianche per i momenti peggiori. Finché, come nelle migliori normalità quotidiane, un piccolo dettaglio cambia le cose e la vita prende una strada del tutto inattesa…
Sabrina Campolongo sa scrivere: può sembrare ovvio, eppure nella pletora di libri che, volendo, possiamo incontrare sul nostro cammino uno scrittore che "sa scrivere" non è banalità. Perché per scrivere bisogna sentire. E vedere. E ascoltare. Ed essere tanto umili da lasciare che le storie fluiscano libere dentro, ma tanto presuntuosi da decidere di raccontarle agli altri con la nostra personale visione del mondo. La collana Declinato al Femminile si è arricchita del romanzo "Il cerchio imperfetto" dimostrando ancora una volta che Francesca Mazzucato e Gianluca Ferrara hanno fiuto e molta lungimiranza: si fa fatica a credere che romanzi come questo siano destinati a spegnersi per la scarsa distribuzione o per la sorte strana che determina a volte percorsi imprevedibili per alcune storie, si fa fatica a pensare che il pubblico possa non gradire. Perché, al di là degli eventi, "Il cerchio imperfetto" è un racconto di amicizia e solidarietà, di amore a volte storto (come il cerchio che se nasce imperfetto tale rimane sempre, comunque lo tiri per aggiustarlo) ma sempre pieno e spontaneo, di dolore come quello che ogni giorno lacera l’esistenza di tanta gente. E di bellissima scrittura, capace di portarti dove l’autrice vuole e farti respirare la vita di Francesca, Marga, Iris, Viola, Cesare, Massimo e Denny. Con una certa, bellissima nostalgia quando la lettura finisce, e con la meravigliosa consapevolezza che anche a distanza di giorni i protagonisti rimangono lì, vivi e impressi in testa come vecchi amici di sempre.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Sabrina Campolongo (1974), romanziere, italiana.

Sabrina Campolongo, "Il cerchio imperfetto", Edizioni Creativa, 2008.
Prefazione di Rosella Postorino.


Approfondimento in rete: Mangialibri/ balenebianche.splinder.com

IN LANKELOT:
Campolongo Sabrina - Il cerchio imperfetto - MariaGiovanna Luini
Campolongo Sabrina
- Il cerchio imperfetto - patrizia garofalo
Campolongo Sabrina
- Il cerchio imperfetto - cir8110


 

ISBN/EAN: 
8889841433

Commenti

>Si potrebbe pensare, a questo punto, a un romanzo capace di scardinare le certezze grazie a una retorica chiamata: quella del pietismo.

Cara Maria Giovanna, hai colto in questo passaggio il mio timore più grande, verso questa storia. Timore che non avevo mentre la scrivevo, nè quando adesso rileggo, cercando (autolesionismo puro) i refusi (che non mancano mai).
No, la paura è quando ne parlo, quando mi invitano a raccontarne "la trama". Ecco, allora lì, mettendo i fatti in fila mi dico da sola:caspita, sembra una roba proprio strappalacrime!°__°
Fermo restando il sacrosanto diritto del lettore a trovare nel libro ciò che vuole, io non credo, non mi sembra di avere giocato la carta del sentimentalismo. Se racconto la vita di Francesca la gente dice "mamma mia", ma se invece lascio che sia lei a farlo, con la sua voce, la cosa cambia. Dalle mail che ricevo mi sembra che chi ha letto abbia percepito la forza, sopra al dolore, la forza bestiale nella fragilità, nelle cadute e nelle risalite, in quel "farsi sopraffare dalla vita" (cito liberamente la prefazione della Postorino) per scoprire che si può non soccombere, e anzi, si può essere quasi felici, certe volte.
Quello che mi dici sull'assenza di retorica mi rincuora, e spero che nessun altro ve ne trovi.
Mi resta, ora, un secondo dubbio su questo mio libro, che è questo: non piacerà solo alle donne?
Il dubbio è ancora irrisolto, perchè finora mi sono arrivati quasi esclusivamente pareri femminili. (il che forse è già indicativo °_°)
Spero che il tempo mi dia risposta.
Grazie, MG, per questa tua lettura così appassionata.

Buongiorno, Maria Giovanna. Ho puntato il link de "Il mangialibri" direttamente alla recensione. Grazie per la nuova condivisione!

Sabrina, è successo anche a me di ricevere inizialmente solo commenti di donne. Poi cambia, gli uomini ti sorprendono con letture che a volte sconvolgono ogni certezza. Ho ricevuto, per "Una storia ai delfini", commenti bellissimi e intensi da uomini, e ho notato alcune differenze tra ciò che colpisce di più le donne e gli uomini.
Quanto alle storie da raccontare, oggi andavo a Empoli per presentare il mio romanzo e pensavo che volendo avrei tante storie drammatiche, di malattia e sofferenza, da raccontare, ma non voglio. Non è questo il punto, credo. La malattia, il dolore esistono: scriverne con delicatezza e realismo può dare risultati meravigliosi come nel tuo romanzo, ma scriverne con retorica o voglia di sensazione significa sfruttare il dolore vero e concreto per attirare lettori. E mi fa schifo. Sei riuscita in un'impresa difficile, lo ribadisco: hai dribblato ed evitato la retorica. Hai dato il senso della realtà, delle luci e delle ombre che sempre riempiono la vita, di quel bilancio delicato tra negativo e positivo. Perché il sorriso esiste in ogni caso, anche nei drammi più grossi.

"iris ha una teoria sulle mie crisi.
Pensa che si scatenino per avvertirmi della perdita di qualcosa. Sostiene che a volte capita che le persone come me perdano dei pezzi
del loro passato, del loro presente,della sostanza di cui è fatta la loro anima..........il corpo amputato si ribella.e continuerà ad impuntarsi fino a che non tornerò indietro a raccogliere ciò che ho perduto. Finchè non lo rimetterò al suo posto"
E' un grande libro di ricerca , che trova negli squilibri vissuti e piano piano compresi, la spiritualità dell'imperfezione senza nessuna ma proprio nessuna retorica. La prima lettura...questa notte............mi ha fatto ancora una volta riconoscere la necessità della scrittura, dello strappare da sè per sè e per gli altri. Non è un libro di cui riesco a scrivere subito...........mi è penetrato molto dentro ed io arriverò più tardi a parlarne quando mi sarò almeno staccata dalle sensazioni ed emozioni e riletture che mi ha suscitato . grazie di cuore a Sabina per questo dono.

Grazie a te, Patrizia.
Dire qualcosa a qualcuno a quel livello lì, quello dove le paure del presente e del passato, e le gioie, e gli amori hanno creato un substrato denso, di cui non si riesce a parlare facilmente... questo è quello che mi spinge a voler fare leggere quello che scrivo, le storie partite da un fondo, per un fondo.
grazie

sabrina

c'è un attimo in cui il libro non è più "il mio libro" ed è quando stabilisci di pubblicarlo.per amore.........per donazione................e niente altro.
E' un momento che ho sempre vissuto come una forma di tristezza mista a gioia.....un parto che però deve giungere ad...altro da te.........e il cerchio imperfetto.....colpirà molti...alcuni ci si ricosceranno e ti ringrazieranno per le parole che non avevano trovato dentro se stessi per parlare....................altri ne soffriranno........altri , quelli che non lo leggeranno, uomini e donne che siano ,avranno perso un'occasione.

parto oggi sabrina e nella mia valigia c'è il tuo libro.
E' molto possibile che oltre che a farmi compagnia ..il cerchio imperfetto.......crei..ipotesi di ricerca.

Ne sono davvero lieta, Patrizia.
:-)

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