Campolongo Sabrina

Il cerchio imperfetto

Autore: 
Campolongo Sabrina

Questo quadro ferisce. Lo sfondo sembra lacerato. Sono colori cupi ma stridenti, in certi punti. E quella zona più scura mi fa pensare ad un buco nero, ad una crepa profonda. Ci si perde, si affoga, ci si sente stritolati se si resta a fissarlo a lungo, come sto facendo io. È un grido” – così commenta Massimo, senza distogliere lo sguardo dal quadro, e diventa interprete dell’animo di Francesca: improvvisamente, senza che lei se lo aspetti, si ribaltano i ruoli e non è più lei, pittrice, ad andare oltre nelle sue creazioni e a restituire un’identità completa a quello che dipinge, ma un giovane che sembra “ sazio d’amore”.
Molti pensano che sia il sole al tramonto. Invece è una palla da acrobata, una palla da circo. Sono la sola a saperlo (…) l’onda di angoscia che mi assale ogni volta che lo guardo, ha reso necessario il suo portarlo qui, fuori dalla mia casa”.
Il ricordo di quella dolorosa creazione si riaffaccia preciso, nitido, lacerante; una palla sulla quale aveva tentato di salire più volte un bambino, dopo giocolieri e clown, dopo urla impossibili da consolare. Tutto in un attimo, per una distrazione: “Ti divincoli, digrignando i denti, scalciando e urlando, mentre Gianni ti parla all’orecchio (…) provo a chinarmi su di te…mi trattiene per un braccio”. Ed anche poco dopo sarà di nuovo Massimo a rivelare:
“Il quadro l’hai chiamato ‘ritratto di una bambina sola’ (…) e soprattutto ci sono quegli occhi della bambina. Occhi divoranti, sperduti ma forti. Occhi che non sono tristi, sono disperati… animati da una rabbia che ti scuote. Come se si sforzasse di non piangere (…) alla fine del braccio lasciato steso, c’è una pietra, stretta tra le dita, tra le nocche imbiancate dalla pressione feroce. Fa paura la tua bambina Francesca. Ma fa anche venire una voglia pazzesca di stringerla tra le braccia”.
Per la protagonista, la speranza di un inaspettato riconoscimento, di un‘armonia cercata, di un’identità denudata con l’apparente desiderio di spogliare un’anima ferita e ridarle forma; ma la paura fa sempre da sfondo alle emozioni che Francesca sa di non poter spingere oltre, di non poter desiderare troppo.
Spera di imparare a credere di non essere abbandonata: un gioco di forza con se stessa e con quel maledetto fischio del treno… ma vuole giocare, ridere, sentire brividi, e le mail continuano e l’esaltazione anche ed ogni attesa potrebbe preludere ad una gioia più grande.
E lei, che restituisce a Viola la sua essenza, la sua luminosità e i suoi colori, che dipinge un giorno intero il dolore di Marga, “poco più di un bozzetto, però i suoi occhi sono quelli che avevo in testa. Due pozzi verde cupo. Spaventati, increduli, violati, gli occhi di una bambina smarrita”.
Lei, bambina smarrita, tiene blindata l’anima anche con le amiche che ama, per non guardare un conto che non torna, un’infelicità durata troppo… che conosce la fascinazione della pittura e che l’autrice esprime nella necessità della scrittura come contenitore da riempire fino all’orlo, che strappa l’anima , la ricuce e trova nelle parole di Iris momentanea consolazione: “Iris ha una teoria sulle mie crisi (…). Sostiene che a volte capita che le persone perdano dei pezzi, del loro passato, del loro presente, della sostanza di cui è fatta la loro anima. Fino a quando il corpo amputato si ribella, si blocca, si rifiuta di proseguire finché io non tornerò indietro a raccogliere ciò che ho perduto. Finché non lo rimetterò a posto”.
Alcuni abbandoni sono talmente penetranti da rimandare al cuore e alla pelle, odori e immagini nitide che il tempo non pittura mai con pennellate che si schiariscono, anzi a dispetto del trascorrere della vita, esse sono sempre immobili, disgustose e aggrediscono soprattutto quando si è più deboli, non si è mai salvi e non solo dal fischio del treno ma dalla possibilità di dare il senso giusto alle cose anche al dolore e all’accettazione di se stessi… quindi alla vita.
L’abbandono della madre, le assenze, la diversità con gli altri bambini del collegio, il figlio autistico, gli uomini con armonie spesso cacofoniche riportano insieme a sudori, tremori e rifugi nei bar più vicini, “ odio, rabbia cieca. Lei non è venuta. Nemmeno oggi, nemmeno a natale (…). Lei che non mi vuole, lei che non mi ama, lei che non amo, forse, ma che voglio disperatamente amare” – il volersi perdere in un amore totale e nello stesso tempo la coscienza che uno stato di gioia non duri mai a lungo. Dopo un buio accecante che sfuma in blu elettrico la notte, la vita sembra aprirsi in forma di margherita; Francesca permette a ciascuno, quando il suo segreto cade in una tazzina mentre serve con disinvoltura un tè, di formarne un petalo e soprattutto lo accarezza, lo coglie, se ne fa, senza recita, partecipe…
Le pagine si snodano incalzanti, tolgono il fiato, si continua a leggere con mani sudate, respiro corto, pancia squarciata da luci ed ombre che schiaffeggiano, baciano, piangono, ridono e accettano, nella necessità della parola che diventa sempre più necessaria connotazione, una pittura che crea quadri su quadri, colori su colori, presepi di angeli all’aeroporto, in attesa di un volo per volare. La certezza ora, tante volte sognata, che suo figlio dipinge, che la vede, che ha disegnato esattamente le sue mani come traccia indelebile di affinità comunicative, “so di tenere tra le mani quello che tante volte ho disperatamente invocato. Il tuo sguardo su di me. Tu mi hai visto. Tu mi guardavi” – permette di leggere il dolore come necessario substrato di crescita e raggiunge la vera coscienza dell’accettazione quando l’autrice, conscia della spiritualità dell’imperfezione della vita, precisa: “Del resto sarebbe inutile. Alcuni cerchi non riescono a chiudersi, l’ho capito anch’io. Puoi spingere e tirare, piangere o arrabbiarti, oppure accettare di aver ricevuto in dono un cerchio imperfetto. E amarlo”.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Sabrina Campolongo (1974), scrittrice italiana.

Sabrina Campolongo, "Il cerchio imperfetto", Edizioni Creativa, 2008.
Prefazione di Rosella Postorino.

Approfondimento in rete:
Mangialibri / balenebianche.splinder.com /

In Lankelot:
Campolongo Sabrina - Il cerchio imperfetto - MariaGiovanna Luini
Campolongo Sabrina - Il cerchio imperfetto - patrizia garofalo
Campolongo Sabrina - Il cerchio imperfetto - cir8110

Patrizia Garofalo febbraio 17, 2008

ISBN/EAN: 
9788889841433

Commenti

Le pagine si snodano incalzanti, tolgono il fiato, si continua a leggere con mani sudate, respiro corto, pancia squarciata da luci ed ombre che schiaffeggiano, baciano, piangono, ridono e accettano, nella necessità della parola che diventa sempre più necessaria connotazione, una pittura che crea quadri su quadri, colori su colori, presepi di angeli all?aeroporto, in attesa di un volo per volare.

Grazie di cuore Patrizia. Questa tua lettura "dall'interno" della mia storia è emozionante più di quanto riesca a dire.
:-)

un colore che diventa parola e un parola che impazzisce nel colore, con necessità, urgenza, lacerazione e liberazione.
questo libro si presta a tante interpretazioni, conosce tante varianti.....quella per esempio del titolo.cosa potremmo farcene di un cerchio perfetto?..sarebbe ........fisso, immobile, ripetuto, raggiunto e quindi ne richiederebbe un altro...............l'imperfezione è sempre ricca e foriera di ipotesi.
se invece il titolo venisse letto come accettazione di sè allora l'imperfezione acquisirebbe il senso dell'amore fuori dal comune.
Il giovane ................appenderà la palla arancione, così profondamente letta alla pittrice, nella sua camera matrimoniale. E' grandissimo sentimento quello che lo anima, è come portarsi per sempre Francesca nella sua vita............. e Francesca, consapevole che il figlio la vede............................trova la felicità di una maternità alla quale riesce a dare se stessa, pienamente consapevole di una reciprocità.

Come spesso accade in recensioni di gusto così squisitamente personale, è molto difficile commentare se non si è letto il libro.

AL di là degli aspetti di una trama qui volutamente tenuta nascosta, mi piace la chiusa

" il dolore come necessario substrato di crescita e raggiunge la vera coscienza dell?accettazione quando l?autrice, conscia della spiritualità dell?imperfezione della vita, precisa: ?Del resto sarebbe inutile. Alcuni cerchi non riescono a chiudersi, l?ho capito anch?io. Puoi spingere e tirare, piangere o arrabbiarti, oppure accettare di aver ricevuto in dono un cerchio imperfetto. E amarlo?."

L'imperfezione della vita è anche molto materiale, oltre che spirituale, molto pratica, molto vera, molto dolorosa e accettare è un verbo facile da scrivere e difficile da vivere.
Chi l'ha provata sulla pelle difficilmente riesce a parlarne.

O forse è per questo che ci sono i poeti...

Ecco qual'è l'obiettivo che deve perseguire un buon recensore. Suscitare nel potenziale lettore una scintilla capace di far deflagrare la necessità di leggere, senza svelarne la trama.
E Patrizia Garofalo è maestra in questo. Le sue parole ci spngono con la consapevole competenza che le deriva da una lunga frequentazione con i testi scritti fin sulla soglia della libreria.
Non so voi ma io entro e questo libro lo acquisto.

Gian Paolo Grattarola

Ilde ti sono grato di quanto Tu hai scritto circa la necessità della condizione dei poeti, creature meravigliosamente superflue che ci ricordano spesso quanto la vita sia una porta spalancata sull'abisso.

Gian Paolo Grattarola

Ildelaura, sono assolutamente d'accordo quando dici che l'imperfezione è materiale, verissimo. Segna la carne prima dello spirito, si scrive di ferite, non si accetta forse mai, ma ci si affeziona...

Grattarola, sono molto grata a Patrizia per averti convinto. :-)

Bellissimo il commento n.6
:-)

intanto grazie a tutti di esserci .
Proprio chi ha provato l'imperfezione del cerchio sulla pelle sente la necessità di svelarsi attraverso un libro che l'ha denudata ..............senza volerlo c'è tanto dentro della mia vita, dell'imperfezione che mi ha accompagnata, tanto di quello che ho vissuto in modo paradossalmente uguale a Francesca............la parola dell'autrice così concisa, breve, sapiente nel dosare il tempo del dolore e riflessione, dell' entusiasmo e depressione.........opera nel testo una regia abilissima di equilibri e squilibri, rimozioni e letture , abissi e rivelazioni,
diventa ed è diventata per me un arricchimento e un 'ulteriore presa di coscienza della vita.

[Campolongo 2] carattere

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