Campo Rossana

In principio erano le mutande

Autore: 
Campo Rossana

Una sorella maggiore di Bridget Jones più ruspante e nostrana si svela tra le pagine di questo libricino già avviato alla decima ristampa e pazienza per chi attende da anni, con passione e sacrificio, che qualche editore si accorga della sua misera arte.  
Se il contenuto si presta a facili risatine di solidarietà femminile per quella serie infinita di amori “sfigati”, snocciolati capitolo per capitolo, allo stesso tempo non si può fare a meno di essere intrappolati dallo stile di così “basso livello” che finisce, alla lunga, per annoiare se non addirittura infastidire.
In principio erano le mutande” è la storia di una donna sempre in “bolletta”, con la vita e con se stessa, alle prese con amori, indifferente il sesso, che definisce “infami”. Ad essi dedica i diversi capitoli del romanzo utilizzando sovente la tecnica del flashback per narrare come tutto ha inizio nelle tragicomiche avventure in cui si butta a mo’ di ariete, finendo naturalmente con la testa fasciata. La tenacia non gli manca e lo spirito di intraprendenza neanche. Vive, tuttavia, crogiolandosi nella pigrizia domestica e nello sbando più totale, non decidendosi mai a cambiare. Accanto alla sua quotidianità fatta di frigoriferi sempre vuoti e di creditori che la inseguono, si collocano le vicissitudini delle amiche, tra cui quella del cuore di nome Giovanna, le cui preferenze sono indirizzate verso uomini di colore e, come afferma lei, “al massimo sudamericani”.
I rapporti con le amiche sono la parte più originale e, allo stesso tempo raccapricciante, di tutto il romanzo. Questa banda di donne indipendenti che, tra lavoretti assurdi per tirare avanti la baracca, inseguono il Grande Amore della vita raccontandosi il tutto con un linguaggio molto più simile ai gruppetti ubriachi di uomini dediti alle attività di “caccia e pesca” che a quello delle signorine del romanticismo ottocentesco.
Quante donne, ma anche quanti uomini, potrebbero scrivere di fantozziane avventure che si prestano a livelli di comicità irresistibile!
La nostra eroina si dà da fare sviscerando pagine di disastri amorosi e di vagabondaggi tra vacanze pagate con i soldi degli amici e quelle di sola riflessione per
liberarsi dai ricordi di un amore traditore. 

Il titolo nasce dai discorsi con le prime amiche sui primi approcci tra uomo e donna.
“Per esempio, c’è una parola che a me Simona e Nicoletta ci fa sballare solo a pensarla. La parola è Mutanda, con la variazione altrettanto forse più porca di Panorama. Siamo lì tutto il giorno a menarcela nei giardini e appena il fatto succede e lo dicono subito. Ti sei fatta vedere le Mutande. Oppure ti ho visto tutto il Panorama”.
La simpatia che trasuda da questi racconti suddivisi in fasi della vita, ciascuno collocato in un capitolo, fa dimenticare, per l’appunto, come si nota chiaramente dagli estratti, uno stile assolutamente povero e diretto, di strada. Si prova un leggero stordimento dalle prime pagine zeppe di volgarità. Non ci si fa quasi più caso, tuttavia, una volta introdotti nelle vicende della nostra “sventurata” ragazza.
Tra compatibilità zodiacali, i-king, il panettiere, il ginecologo infedele, l’archeologo-depresso, lo psicologo con il complesso di Edipo ed il pittore futurista, si insinua la figura di Pavarotti, ma non quello vero, solo l’ideale erotico della protagonista.
Rozzo nelle espressioni, schietto nella volgarità, sincero nei contenuti, senza toccare l’argomento grammatica e punteggiatura, il romanzo strizza l’occhio a facili letture sotto l’ombrellone per ripararsi dalla calura estiva, utilizzandone le pagine, di tanto in tanto, come ventaglio. Le dimensioni ed il formato lo permettono.
Animato da uno spirito commerciale allo stato puro, è stato trasposto liberamente nell’omonimo film di Anna Negri, datato anno 1999.
Dico e Giovanna, il porco di destino ce l’ha con me. Lo sento, ti dico che quando uno è sfigato lo sente. Lei mi dà una manata nel suo stile sulle povere chiappe doloranti e dice, Non dire cagate. Non ci ho voglia delle tue cagate ora”.
Sempre perché la solidarietà femminile si vede anche dalla capacità di ascoltare, anche quando non se ne avrebbe alcuna voglia.
Mi chiedo ancora come questo libro sia finito nelle mie mani.
Il consiglio finale è superfluo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Rossana Campo, classe 1963, è oggi una delle più affermate giovani scrittrici italiane.
Tra i suoi lavori “Il pieno di super (1993)”, “Mai sentita così bene (1995)”, “L’attore americano (1997)”, “Mentre la mia bella dorme (1999)”, “Sono pazza di te (2001)” che pare siano riusciti meglio, almeno dal punto di vista stilistico.

Rossana Campo, “In principio erano le mutande”, ed. Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2002.
Prima edizione 1992.

Movida, agosto 2004.
Originariamente apparsa su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788807812842

Commenti

MOVI!

"si presta a facili risatine di solidarietà femminile per quella serie infinita di amori ?sfigati?."

L'ho letto diversi anni fa e - da quello che mi ricordo - non arriva neanche a tanto.
Onestamente non ho capito la mossa di Feltrinelli...

"La simpatia che trasuda da questi racconti suddivisi in fasi della vita, ciascuno collocato in un capitolo, fa dimenticare, per l?appunto, come si nota chiaramente dagli estratti, uno stile assolutamente povero e diretto, di strada. Si prova un leggero stordimento dalle prime pagine zeppe di volgarità. Non ci si fa quasi più caso, tuttavia, una volta introdotti nelle vicende della nostra ?sventurata? ragazza."

> Probabilmente l'editore cercava qualcosa che somigliasse a un modello - il modello è quello che nomini nelle prime battute. C'è questo strano fenomeno, se un'idea funziona allora replichiamola anche noi!, si dicono tutti.

c'è un motivo per cui non l'ho annientato completamente ed è un motivo del tutto personale, ma è la cosa peggiore che mi sia capitata di leggere. E' esattamente la lettura che, in genere, evito come la peste e se,per sbadataggine, mi ci imbatto...torno immediatamente alle mie letture classiche. Se questo è il genere di scrittura contemporanea, Franco, io me ne sto alla larga.

2. Non l'ho capita neanche io.
3.Sì, ma in Bridget Jones,per quanto mi possa ricordare, non ho trovato tutte quelle volgarità. Pensa che sabato, Angela testimone, ho trovato un libro giapponese contemporaneo che da un po' m'incuriosiva. Ero sorpresa di averlo trovato...ho aperto due pagine...le ho mostrate ad Angela ed il libro è rimasto là, tra gli scaffali, aspettando forse di ritrovare il coraggio.

4, capisco. Purtroppo è la conferma di una tendenza in atto - la semplificazione: include la volgarizzazione, lo snaturamento, l'editing per migliorare l'immediatezza e l'accessibilità - che inquina buona parte dell'editoria italiana.
La ragione è sia commerciale - crisi di vendite: si pensa, abbassando il livello sino al pianoterra, di poter raggiungere più persone: che errore - sia "emulativa". Se un modello va, il modello va replicato altrove.
Ci sono delle similarità imbarazzanti tra una e un'altra collana di narrativa, in molti casi. Soprattutto a distanza di pochi mesi, massimo un anno. Per dire, guarda solo quante emulatrici ha avuto la panariello. E il fenomeno non s'è arrestato.

ciò detto, hai un approccio sano. L'industria del libro non ha niente a che fare con la letteratura, molto spesso e di norma.
L'editoria non è letteratura: è un veicolo di letterature. Di vario genere...

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