Fra’ Tommaso Campanella, come molti grandi uomini, aveva un sogno. Questo sogno si chiama città del Sole. L’opera si sviluppa attraverso un dialogo tra un cavaliere dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, ed un genovese (nocchiero di Colombo) che racconta entusiasta al primo l’esperienza del suo viaggio. Immergiamoci nell’opera, partendo con la descrizione della città da un punto di vista geografico urbanistico, che è già qualcosa di spettacolare. La città fondata da un gruppo di filosofi provenienti dalle Indie, profughi dalle invasioni Tartare, è situata probabilmente nell’isola di Sumatra, si arrampica su un colle, ed è divisa in sette gironi che prendono i nomi dei sette pianeti allora conosciuti dall’astronomia. Tali gironi sono demarcati da delle possenti mura che rendono la città praticamente inconquistabile. All’interno di ogni cinta muraria è dipinta l’intera conoscenza dell’umanità, geografia, storia, matematica, medicina, filosofia, lingue,religioni etc, di modo che tutti possano attingere a questo bene fondamentale. Già questo, basterebbe a far capire la grandezza del Campanella, che nel tardo Cinquecento reclamava la cultura per tutti. Una cosa che mi ha veramente sorpreso è stata che i solari tengano in egual considerazione tutti i profeti e le relative religioni, dal Paganesimo, al Cattolicesimo, passando per Maometto. Alla città si accede tramite quattro porte situate ai quattro punti cardinali. In cima al colle sorge un magnifico tempio, sede del governo della città. Passiamo ora a descrivere come vivono gli abitanti di questa città. La città del sole si governa tramite una Teocrazia. Chi detiene infatti il potere spirituale e temporale è un sommo sacerdote, il Sole nella lingua locale, il Metafisico nella nostra. Il Sole è coadiuvato da tre assistenti che si chiamano Potestà(addetto all’arte militare), Sapienza(preposto alle arti e alle scienze) e Amore (che si occupa dell’educazione, della salute, e della riproduzione). I nomi dei principi non sono casuali ma riflettono la concezione metafisica dell’uomo di Sant’Agostino. Fra qualche riga ne parlerò un po’ meglio, adesso preferisco concentrarmi sulla figura del Sole. Il Metafisico è il sacerdote di un Dio che non è chiaramente identificato e che coincide con le leggi stesse che regolano l’Universo. Il Sole non è al potere per diritto di nascita, ma perché è colui che eccelle in tutte le arti e in tutte le scienze, una persona di doti così straordinarie, che cui tutti ma proprio tutti gli abitanti della città, suoi pari, decidono liberamente di assegnargli il più importante ufficio.
«Più certi semo noi, che un tanto letterato sa governare, che voi che sublimate l’ignoranti, pensando che siano atti perché sono nati signori, o eletti da fazione potente. Ma il nostro Sole sia pur tristo in governo, non sarà mai crudele, ne scelerato, né tiranno un chi tanto sa.»
D’altronde dire che questo ruolo sia il più importante, è forse sbagliato almeno dal punto di vista di un solare. Nella città del Sole tutte le occupazioni hanno infatti pari dignità, non esistono classi, il lavoro manuale è apprezzato tanto quanto quello intellettuale, e ognuno si dedica all’attività per cui dimostra la maggiore inclinazione. Gli ufficiali che controllano l’applicazione delle poche leggi vigenti nella città, hanno più che altro il compito di educare le persone e svolgono così bene la loro attività, che nella città non si verificano i reati che contraddistinguono le nostre società (furti, violenze etc). Anche gli ufficiali sono scelti in base al merito e proprio tra questi vengono scelti i principi che governano la città. Insomma una città basata interamente sull’eccellenza. Si può riscontrare sotto questo aspetto un punto di contrapposizione tra il pensiero campanelliano e quello machiavellico (un altro, l'ho salto apposta perchè è palese*). Se infatti Machiavelli poneva sullo stesso piano fortuna e merito, ritenendo che sono necessarie entrambe per raggiungere i propri fini, Campanella sembra concentrarsi solo sul merito. Se poi qualcuno sostiene che in fondo avere talento è una fortuna per cui non c’è una vera e propria contrapposizione tra i due pensieri, io replicherei che essere naturalmente dotati facilita ma senza impegno non si va da nessuna parte lo stesso. Ma andiamo avanti. In questa città-stato non esiste la proprietà privata, tutto è comune (abitazioni, luoghi di svago, vestiti , ahimè anche le donne), è evidente l’analogia rispetto al pensiero di Platone, un’analogia che però non è completa dato che Campanella nella sua visione collettivista elimina come detto ogni distinzione tra classi. Ma cose c’è di così negativo nella proprietà privata? Lasciamo che sia il genovese a dircelo:
«Dicono essi che tutta la proprietà nasce da far casa appartata, e figli e moglie propria, onde nasce l’amor proprio; ché, per sublimar a ricchezze o dignità il figlio o lasciarlo erede, ognuno diventa o rapace pubblico, se non ha timore, sendo potente; o avaro ed insidioso ed ipocrita, si è impotente. Ma quando perdono l’amor proprio, resta il commune solo.»
Tutto ciò mi spinge ad azzardare l’ipotesi che Campanella avesse già intuito un concetto che sarà introdotto solo due secoli più tardi da Adam Smith. Quest’ultimo, infatti, sosteneva che ogni individuo, egoista per natura, nel perseguire il proprio interesse personale è come guidato da una mano invisibile a compiere le scelte migliori anche dal punto di vista della collettività. Campanella probabilmente intuì che tale meccanismo è possibile solo se viene garantita la proprietà privata e la libera iniziativa economica, ma preferì (almeno così la penso io) sostituire l’interesse individuale con l’amore per la patria , con la volontà di contribuire al progresso della Città del Sole. Difatti, il perplesso Ospitaliero, non convinto che la proprietà comune sia una buona scelta, obietta che in un tale sistema nessuno sarà incentivato ad impegnarsi nel proprio lavoro. La pronta risposta del genovese è:
«… ti dico che c’hanno tanto amore alla patria loro, che è una cosa stupenda, più che si dice delli Romani, quanto son più spropriati. E credo che li preti e monaci nostri, se non avessero li parenti e li amici, o l’ambizione di crescere più a dignità, seriano più spropriati e santi e caritativi con tutti»
Nella visione di Campanella ogni individuo è allo stesso tempo Stato, l’interesse della collettività in Campanella non è perseguito inconsapevolmente come in Smith, ma si fa guida dell’azione individuale. Chimera? Certamente, però lasciatemi dire che è bellissima. D’altronde , come disse il grande De Andre’, un uomo senza utopia è come un cinghiale laureato in matematica.
E’ forse per queste ragioni, che qualche studioso si è spinto ad affermare che Campanella avesse anticipato nella sua opera l’ideologia marxista. Sono completamente in disaccordo con questa interpretazione che travisa l’opera sia del Campanella che del Marx. Innanzitutto, una delle frasi più celebri di Marx è “la religione è l’oppio dei popoli”, mentre Campanella condivideva la concezione di Metafisica di Tommaso D’Aquino che pone al centro del proprio interesse Dio. Basterebbe questa differenza a far affermare che le due opere sono agli antipodi. Ma andiamo avanti, le due opere sono completamente diverse anche per l’impostazione. Molti si ostinano a non capire che anche se Marx viene studiato spesso in filosofia, egli era innanzitutto un economista, lui voleva dimostrare da un punto di vista scientifico, usando quindi la logica matematica (fra l’altro fallì nel suo intento come dimostrato da Von Bortkiewictz ), l’esistenza di una sistematica ed ingiusta estrazione di plusvalore da parte del capitalista al danno del lavoratore. Campanella non vuole dimostrare niente di simile, tutt’al più esprime il sogno di una società in cui Fede e Scienza coesistano senza guardarsi in cagnesco, fra l’altro quest’affermazione è dimostrata anche dalla sua presa di posizione in favore degli eretici Giordano Bruno e Galileo Galilei. Campanella anela una società in cui tutti son fratelli non (o almeno non solo) per la possibile esistenza di iniquità distributive ma perché crede ciecamente negli insegnamenti di Gesù Cristo. Gesù infatti ci insegna che dobbiamo riconoscerlo in ogni nostro prossimo. Quindi ogni persona racchiude in sé Gesù e quindi racchiude in sé Dio ed il mistero della Trinità. Concezione dell’uomo espressa già da Sant’Agostino, ma con una differenza. Sant'Agostino concepisce il rapporto trinitario tra il Padre e il Figlio mediato dal Sapere, mentre Campanella avanza una concezione della Trinità dov'è l'Amore (il Figlio) il rapporto che lega il Padre (Potestà) e lo Spirito (Conoscenza). Ma non voglio fare una lezione di catechismo, anche perché sono un pessimo cristiano, per cui mi fermo qui.
Cenni Biografici
Giandomenico Campanella, frate, eretico, filosofo, teologo, studioso di politica, poeta, astrologo, rivoluzionario, mago, sognatore, nasce a Stilo (in provincia di Reggio Calabria) nel 1568 da famiglia contadina. Non potendosi permettere gli studi è costretto ad entrare nell’Ordine Domenicano all’età di quindici anni, prendendo il nome di Tommaso in onore di San Tommaso D’Aquino. A diciannove anni entra in contatto con l’opera di Telesio, da cui sarà profondamente influenzato e alla cui memoria dedicherà un elogio, che gli costerà la prima accusa di eresia e la segregazione nel convento di Altomonte. Dal 1589,Campanella si fa vagabondo. Lascia la Calabria per recarsi a Napoli, dove frequenta Giambattista Della Porta e inizia a studiare le arti magiche. Nel 1591 pubblica la Philosophia sensibus demonstrata, altra accusa di eresia che costringe il Campanella a scappare a Firenze. Prosegue poi il suo viaggio verso Bologna, dove l’inquisizione gli sequestra ogni scritto posseduto, e lo costringe a fuggire a Padova dove si iscrive all’Università. Dal 93’ al 94’ lavora ad alcune opere in cui inizia a formarsi la sua concezione politica. Nel 1594 viene arrestato per ordine dell’Inquisizione, e subisce per la prima volta la tortura. Viene scongiurato un tentativo di alcuni amici di farlo evadere dal carcere, e Il Sant’Uffizio ottiene la sua estradizione a Roma, dove viene rinchiuso nello stesso carcere di Giordano Bruno e Francesco Pucci. Subisce di nuovo il supplizio sia fisico che morale, è difatti costretto ad abiurare pubblicamente tutte le sue teorie, per poi essere spedito in residenza obbligatoria nel convento di Santa Sabina sull’Aventino. Un’altra accusa di eresia lo riporta nel carcere di Napoli, dove assiste all’esecuzione di Francesco Pucci (’97). Gli viene infine impartito l’ordine perentorio di tornare in Calabria. Qui si fa promotore di una rivoluzione contro i chierici spagnoli, con l’obiettivo di fondare una Repubblica Calabrese. I piani di Campanella rivoluzionario, vengono scoperti a causa di una delazione, per cui è costretto di nuovo a scappare, ma a causa di un tradimento viene arrestato e tradotto nel carcere di Napoli con le accuse di sedizione ed eresia. Di nuovo torturato, è nuovamente costretto a dichiararsi colpevole di ogni accusa e a fingersi pazzo per evitare la condanna a morte. La pena gli viene quindi commutata in ergastolo, ed è proprio dal carcere di Napoli che scriverà La città del Sole (1602), i suoi diciotto libri sulla Metafisica, i trenta sulla Teologia e l’apologia pro Galileo (1616). Le proteste contro la sua detenzione continuano però a moltiplicarsi e raggiungono il culmine nel 1626, quando i domenicani calabresi firmano una petizione per la sua liberazione e la inviano al Re di Spagna. Campanella guadagna la libertà, ma per poco, dopo un mese è di nuovo catturato e ricondotto nelle carceri romane del Sant’Uffizio. Altri tre anni di carcere, finché papa Urbano VIII decide che è arrivato il momento di riabilitare la figura del filosofo calabrese, per cui lo fa liberare e insignire del titolo di magistero in Teologia. Nel ’33 Campanella interviene a favore di Galileo nel processo messo in piedi dall’Inquisizione e nel ’34 viene scoperta una congiura anti-spagnola a Napoli, guidata da un discepolo del Campanella, Tommaso Pignatelli. Il re di Spagna vuole la vita del pensatore calabrese, che però con l’aiuto dell’ambasciatore francese a Roma, riesce a scappare in Francia. Viene accolto con grandi onori da Luigi XIII e dal Cardinale Richelieu. Muore a Parigi il 21 Maggio 1639.
* Suggerimento : Ateismo VS Teocrazia
EDIZIONE ESAMINATA
Tommaso Campanella, La città del Sole, Edizione curata da Adriano Seroni, Universale Economica Feltrinelli, 1991
DEDICATISSIMA A LANKELOT
Commenti
In attesa dell'intervento di Thomas, intanto vediamo che reazioni suscita. Mi son dilungato un po' sulla biografia, però mi ha impressionato anche quella.
Grosso Red. Per ora solo questo. Davvero molto molto molto determinato e coraggioso e tosto. Bene così.
Giustificato e adeguato il carattere.
Per i commenti, passo appena posso.
"Una cosa che mi ha veramente sorpreso è stata che i solari tengano in egual considerazione tutti i profeti e le relative religioni, dal Paganesimo, al Cattolicesimo, passando per Maometto. Alla città si accede tramite quattro porte situate ai quattro punti cardinali. In cima al colle sorge un magnifico tempio, sede del governo della città."
> Splendido, sì.
"un altro, l?ho salto apposta perchè è palese*)."
> "saltato"
"Tutto ciò mi spinge ad azzardare l?ipotesi che Campanella avesse già un intuito un concetto che sarà introdotto solo due secoli più tardi da Adam Smith. Quest?ultimo, infatti, sosteneva che ogni individuo, egoista per natura, nel perseguire il proprio interesse personale è come guidato da una mano invisibile a compiere le scelte migliori anche dal punto di vista della collettività. Campanella probabilmente intuì che tale meccanismo è possibile solo se viene garantita la proprietà privata e la libera iniziativa economica, ma preferì (almeno così la penso io) sostituire l?interesse individuale con l?amore per la patria , con la volontà di contribuire al progresso della Città del Sole. "
> Notevole.
" Molti si ostinano a non capire che anche se Marx viene studiato spesso in filosofia, egli era innanzitutto un economista, lui voleva dimostrare da un punto di vista scientifico, usando quindi la logica matematica (fra l?altro fallì nel suo intento come dimostrato da Von Bortkiewictz ), l?esistenza di una sistematica ed ingiusta estrazione di plusvalore da parte del capitalista al danno del lavoratore. Campanella non vuole dimostrare niente di simile, tutt?al più esprime il sogno di una società in cui Fede e Scienza coesistano senza guardarsi in cagnesco, fra l?altro quest?affermazione è dimostrata anche dalla sua presa di posizione in favore degli eretici Giordano Bruno e Galileo Galilei. "
> Comparazione e analisi molto personali e intelligenti.
Ora ti domando una cosa. Perché il nostro tempo è incapace di fondare un'utopia nuova? Cosa ci separa da Campanella?
Grazie per gli incorraggiamenti pre, durante e post elaborazione e per gli apprezzamenti.
8) Rispondere a questa domanda è difficile, almeno senza sparare una banalità. Ci devo pensare un po', di istinto rispondo manca il coraggio. Per quanto riguarda il nostro Paese secondo me,siamo entrati in una fase "del tira a campare", non c'è spinta, non c'è più voglia di farsi centro di qualcosa, di proporre qualcosa di nuovo. Siamo diventati vigliacchi?
E' una buona congettura. L'istinto non sbaglia mai.
Allora mostreremo il coraggio perduto.
Cosa altro pensi che possa mancare?
(e grazie a te per spirito e qualità della realizzazione, e per la dedica).
Forse, siamo diventati anche pigri, ci siamo abituati alla delega. Deleghiamo agli altri l'educazione dei figli e di molte altre cose che dovremmo fare noi così come il compito di dirci quale deve essere il nostro sogno. Campanella a quindici anni, sacrificava tutta la sua vita per il sogno di studiare, oggi ad quindicenne medio di oggi viene insegnato dalla TV che il massimo è partecipare ad amici e diventare noti.
Bene. Quindi il secondo nodo è la deresponsabilizzazione, accompagnata dall'impoverimento culturale e dall'anestesia degli individui tramite i mass media "allineati" allo Stato e la semplificazione dell'istruzione.
Passiamo al terzo.
Ci manca la Fede in qualcosa che non sia spiegabile. Se uno non crede che possa succedere qualcosa di logicamente impossibile, i sogni perdono la loro natura e diventano pianificazione razionale del futuro. Forse Ratzinger c'ha ragione quando critica l'illuminismo. Personalmente è la prima volta che mi trovo in accordo col Ratzinga!
Bene. Il terzo guasto è la rinuncia ai sogni e alla fede nel futuro - e in qualcosa che sia al di là del tempo.
In altre parole, lo spirito.
Passiamo al quarto.
Il quarto forse l'ho scritto nell'articolo. Campanella sostituisce l'individualismo con quacosa di più alto, l'amor di Patria. Ci manca la Patria?
Sai come la penso in proposito, credo:).
La risposta è SI.
Premettendo che magari sto affermando un sacco di baggianate. Quando parlo di queste argomenti, ho sempre paura che qualcuno mi dica: Eh, hai fatto la scoperta dell'acqua calda!Ora dicci qualcosa che non sappiamo!
Secondo te son paure fondate, e quindi la situazione è veramente disperata perchè tutti sanno ma è più comodo vivere così?
Non tutti sanno. Se tutti si ponessero - diciamo se almeno la "medioranza" si ponesse - certe domande l'esito sarebbe scontato. Studio, rabbia, dedizione e lotta (dialettica eh?) per il cambiamento. Radicale.
"In questa città-stato non esiste la proprietà privata, tutto è comune (abitazioni, luoghi di svago, vestiti , ahimè anche le donne), è evidente l?analogia rispetto al pensiero di Platone, un?analogia che però non è completa dato che Campanella nella sua visione collettivista elimina come detto ogni distinzione tra classi. Ma cose c?è di così negativo nella proprietà privata?"
Io l'analogia con Platone non l'ho molto capita. Puoi dettagliare?
Ti riferisci alla guida del saggio? In tal caso devo dissentire: Platone non avrebbe mai cercato il consenso dei cittadini alla guida del filosofo; al contrario è stato ferocemente critico nei confronti della democrazia.
Campanella astrologo, e mi pare di indovinare un certo gusto per la numerologia (sette cinta di mura, tre assistenti, una guida. Non mi sembra un caso.
Hai idea di quali influenze abbia subito Campanella dal suo interesse per l'astrologia?
Influenze sulla posterità? Rousseau?
complimenti per il lavorone, penso sia un testo non facile!
20) No, non mi riferivo alla guida del saggio. Mi scuso se non son stato più chiaro. Nella Repubblica Platone, ipotizza una società in cui tutto è comune come in Campanella.
21) Ero indeciso infatti, se citare altre cose su quest'aspetto. Una curiosità ad esempio è che tutta la vita sessuale dei solari è guidata dagli astri.
22)«Dicono essi che tutta la proprietà nasce da far casa appartata, e figli e moglie propria, onde nasce l?amor proprio; ché, per sublimar a ricchezze o dignità il figlio o lasciarlo erede, ognuno diventa o rapace pubblico, se non ha timore, sendo potente; o avaro ed insidioso ed ipocrita, si è impotente. Ma quando perdono l?amor proprio, resta il commune solo.»
In effetti ricorda il pensiero di Rousseau. Aggiungerei che nella biografia cito Francesco Pucci. So molto poco di lui, però se non sbaglio lui diceva che gli uomino nascono buoni (anche grazie al sacrificio di Gesù Cristo), ma poi vengono corrotti dalla società. Anche questo è presente in Rousseau. Sembrerebbe che Rousseau si sia studiato per benino gli autori del Rinascimento.
21 bis) Campanella si lanciava anche in predizioni sul futuro usando l'astrologia. Però su questo punto non so dirti molto.
23) Grazie mille. Un lavorone? E' un po' troppo. Diciamo che ho riportato dell'impressioni da parte di uno che purtroppo della filosofia non sa quasi nulla. Spero che magari qualcuno più competente colga l'occasione per fare un articolo più ricco sotto l'aspetto dell'analisi filosofica.
intanto hai inaugurato, da economista e da intellettuale, la voce "campanella". Ti siamo tutti debitori e riconoscenti. Sei stato veramente bravo e coraggioso. Onore al merito.
Commenti interessanti, e degni di approfondimento. Del resto Campanella è effettivamente autore affascinante e poeta-filosofo invero, in certi punti, "criptico". Alcuni dei suoi sonetti sono ancora molto vagamente interpretati. Vedremo...