INNOCENZA
Un libro testimonia la verità. Ed è una verità scritta col sangue dello spirito, combattendo contro l’unico nemico che non potrà mai essere considerato tale, perché egli è radice e origine, e non può essere vinto, né odiato.
Ma può essere denunciato. La testimonianza della verità può vincere l’odio, e mitigare la sofferenza. La consapevolezza di voler donare la propria esperienza ad altri esseri umani, perché possano trovare coraggio e resistere e parlare ed evitare di sprofondare nel senso di colpa, e nell’afflizione, significa – se non sublimare quel che è stato, che non è possibile – accettare di renderlo paradigmatico: normalizzarlo, e pubblicarlo. Perché si tratta d’un fenomeno drammatico e allucinante che è accaduto, accade e potrà accadere ad altri ancora: e rifiutarne l’evidenza è una colpa e un delitto, a danno di chi ha patito violenze di questo tipo. Abusi da parte di un genitore. A danno dei suoi bambini.
Violenze sessuali, violenze fisiche, violenze psicologiche: dalle più infami e aberranti alle più subdole – perché non lasciano segni visibili, non esistono se non nella memoria e nell’anima di chi le ha patite, o le ha testimoniate.
E allora non ha più importanza lo stile dell’autore, l’estetica può e deve essere accantonata nell’analisi di questo libro. Poteva scrivere come voleva: doveva scrivere. Perché se soltanto una persona s’è riconosciuta in queste pagine, e ha trovato il disperato coraggio di ribellarsi e di denunciare quel che ha sofferto, allora forse il dolore terribile dell’autore, della sua sorellina e della sua famiglia non è stato invano. Può essere sorgente di salvezza per anime innocenti: e questo, impossibile non scriverlo con chiarezza, è un miracolo.
Il libro d’esordio di Andrea Coffari, pubblicato con lo pseudonimo di Andrea Cammarata, è una lettera aperta al padre. Un uomo ricco, gentile, educato e colto, di sangue aristocratico, integrato nella miglior società bresciana. Un uomo insospettabile: capace di abusare sessualmente dei suoi due figli, Andrea e Perla, per anni interi, nel cuore della loro infanzia. Capace di distruggere le loro esistenze e di influenzarle in eterno, determinando un insostenibile flagello di sensi di colpa e un oceano di dolori e di problemi esistenziali; capace di mentire di fronte ai parenti e ai tribunali, pur di preservare la propria immagine di professionista universalmente apprezzato e di uomo pulito.
Capace di umiliare e di cercare di disintegrare moralmente la madre, di pilotarne la separazione dai figli per un decennio, di infamarne il nome e l’onorabilità a distanza di anni – non per follia, ma perseguendo un disegno d’una lucidità malvagia e malata. È un uomo imperdonabile e diabolico: duplice e ambiguo, pronto a mascherare la verità e a spacciare il falso per realmente accaduto, insensibile al dolore dei propri figli e cieco di fronte alle ferite e ai traumi provocati. È l’assassinio dell’innocenza: e che chi si macchia del sangue dello spirito sia dannato in eterno.
Andrea racconta. Con intelligenza, equilibrio, dolcezza, passione, umanità. E fa rabbia non trovare traccia di un risentimento totale: perché spontaneamente vorremmo gridare, leggendo quelle parole scolpite nelle pagine con una precisione e una puntualità e una misura impressionanti, che quel nemico va detestato e rinnegato definitivamente – che non merita pietà, che non merita rispetto, che non merita più parole. Ma si percepisce che l’autore ha interiorizzato la lezione più grande e nobile del cristianesimo. Ha perdonato.
Si perdona, ma non si dimentica niente.
Indietro non si può tornare: la giovinezza è stata rapita, la purezza aggredita. Ma si può avere pietà per chi ha tentato di ucciderti. Si deve essere anime buone e grandi – ma può succedere. E il lettore s’inchina. S’inchina perché non c’è traccia di menzogna, d’artificio o di esasperazione. Si ascolta il grido di dolore, di rabbia e di amore di chi è stato oltraggiato, rifiutato e tradito: del figlio che s’è sentito augurare, infine, una morte atroce, senza aver mai avuto altra colpa che quella d’esser venuto al mondo. E che pure resiste, intatto.
Esemplare.
Andrea si racconta al lettore. Racconta tutto quel che è accaduto: dalle sevizie ai subdoli meccanismi di partecipazione-colpevolizzazione, dalle tristi e drammatiche, inevitabili faide familiari al sentiero di rinascita e di affermazione intrapreso nel tempo. Grazie all’amore della futura madre dei suoi figli, grazie alla dolcezza della mamma ritrovata, alla irremovibile solidarietà della sorella. Grazie a se stesso, ai suoi talenti, alla sua sensibilità.
Avverranno processi; traslochi; tentativi di rimozione dell’accaduto, e di difesa del carnefice. Nonostante il carnefice non sia commosso dal pericolo di morte del primo nipote; nonostante si prenda gioco dei successi del figlio, e derida i suoi sacrifici e le sue affermazioni esistenziali e professionali; nonostante non accenni mai a domandare perdono per le sue atroci colpe, il padre viene invitato ad avvicinarsi a chi ha torturato per anni. Invano.
E allora non stupisce che quest’uomo sappia perfino saccheggiare l’eredità destinata ai figli, né che s’ostini nell’infamia e nella maldicenza: che la sua vita sia lunga, e che possa un giorno aver coscienza del male, e implorare perdono.
Coffari-Cammarata conclude questo libro atroce e fondamentale rinunciando a se stesso, in un ulteriore, commovente e autentico slancio di generosità. Con queste parole: “Spero nel mio piccolo di contribuire a suscitare l’attenzione che questi problemi meritano perché una società che non è in grado di tutelare i bambini nei loro diritti fondamentali, imprescindibili, è una società di pazzi.
Voglio concludere ricordando a chi verrà colpito dalle mie parole di non pensare a me che oramai sono un adulto, ma ai bambini che gli vivono accanto e a quelli che sono a lui estranei; qualcuno di loro in questo momento sta vivendo in un inferno dal quale deve essere salvato e nessuno può ritenersi esonerato dal dovere di amare” (pp. 128-129)
“Tuo figlio, Andrea” merita d’essere integrato nei programmi scolastici delle scuole secondarie, da subito. Che questa storia sia letta, e che appartenga alla memoria di tutti: che insegni, e che non sia dimenticata.
Grazie, Andrea.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Andrea Cammarata, pseudonimo di Andrea Coffari (1961), scrittore e musicista italiano.
Andrea Cammarata, “Tuo figlio, Andrea”, Pendragon, Bologna, 1999.
Introduzione dell’autore.
Postfazione di Ernesto Caffo.
Nota di Achille Melchionda.
Sito ufficiale dell’autore: www.ludmille.it
Recensioni in rete: A cura di Gabriella Bona.
Gianfranco Franchi, "Lankelot"
Aprile 2004. Prima pubb: Lankelot.com
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