Camenisch Arno

Sez Ner

Autore: 
Camenisch Arno

“I deplian dell’ufficio del turismo sono appesi alla parete della baita e nella stuva. Il Sez Ner sorge al centro della Surselva. Modesto d’altezza, ha nondimeno tutto ciò che fa di una montagna una montagna vera. I pendii, i dirupi, i versanti soleggiati e quelli ombrosi, i costoni, la cima, l’ometto di pietra, la croce. Sul retro il precipizio in cui gettarsi. Se ne sta lì senza pretese, sopporta l’agitazione tutt’attorno e fa fronte alle lune del tempo, accerchiato da possenti compagni dai nomi venerabili che son più vicini al cielo di lui. In copertina ai deplian dell’ufficio del turismo c’è il casaro su carta patinata davanti al recinto dei porci, la mano sul cofano del suo Justy 4WD. Tiene l’altra mano sul fianco e le gambe incrociate. Sullo sfondo, tre grugni di porco e una taccola sul palo della staccionata davanti all’abbacinante cielo blu dello scenario montano. In grassetto sopra la foto: Einzigartiges Naturerlebnis auf der Alp.” (pag.33 -34)

Relegare Sez Ner” (prima parte di una trilogia di cui il secondo episodio Hinter dem Bahnhof è uscito per ora solo in lingua tedesca) dello scrittore svizzero grigionese classe ’78 Arno Camenisch nella categoria dei romanzi di montagna, regionalistici o passatisti sarebbe un tragico errore, uno di quelli imperdonabili per tutti coloro che amano la letteratura con la L maiuscola, quella che si trasforma in esperienza intellettuale ed umana, quella fatta di carne, sangue, idee. Quella insomma che una volta assaggiata difficilmente si dimentica. 

Sez Ner” è semplicemente un’opera maiuscola nella sua versione originale in tedesco e romancio (pur non conoscendo le due lingue in questione non ho dubbi al riguardo) e oggi nella sua splendida traduzione in italiano curata da Roberta Gado Wiener. 

Un romanzo che fa della lingua e dello stile il suo vero punto di forza, uno stile in emigrazione da una lingua all’altra, dal tedesco al romancio e infine all’italiano e viceversa, in un’evoluzione musicale che rifugge dal tecnicismo, dallo schematismo avanguardistico, dalla rigidità della lingua a noi imposta quotidianamente e che si apre alla poesia già nel titolo dell’opera: il nome originale della vetta sarebbe Piz Sezner ma con un abile gioco linguistico, Sez Ner a seconda di come venga pronunciato, può essere tradotto come “Il nero dentro me stesso” o “Sede del diavolo” e che per intensità avvicinerei all’Emanuele Tonon de “Il nemico” e al Cormac McCarthy di “Meridiano di Sangue” musicato dai The Silver Mt Zion.

Ecco come si esprime Arno Camenisch a proposito della lingua del suo romanzo:

“Conservare significa mantenere, dare continuità, ma anche preservare dal cambiamento. Io sono curioso di come si trasformano le cose, e così come cambia il romancio, cambia anche la regione in cui è ambientato il libro. Perché una cosa resti vitale deve continuare ad evolversi. Una lingua che non può o non vuole evolversi è un gatto morto” (pag. 100 – Da “Dialogo fra l’autore e traduttrice”

Ancora:

"Ho scritto prima il testo tedesco e, una volta finito, l’ho riscritto in romancio partendo da altre premesse ritmiche e sonore. Nella terza fase ho poi lavorato di lima sulle due versioni in parallelo, concentrandomi sull’eco originata dalla forma dialogica, sui rimandi tra una versione e l’altra.” (pag. 98 – Da “Dialogo fra l’autore e la traduttrice.”)

E per chiudere:

“Perché io lavoro con una specie di lunghezza d’onda: per esempio, in un certo paragrafo assegno a un personaggio il ruolo del protagonista e un secondo quello dello statista o della comparsa, poi cambiando paragrafo anche la costellazione cambia, il secondo personaggio assume il ruolo principale e, a seconda dei casi, subentra una terza figura nel ruolo dello statista o lo svolge la prima, se non è uscita di scena.” (pag. 105 – Da “Dialogo fra l’autore e la traduttrice.”

Protagonisti del romanzo non sono solo il casaro “Cosa volete che faccia, chiede il casaro, va tutto come deve andare, o no, proprio dei selvaggi quassù non siamo, o sbaglio. Tutti quei panegirici sul casaro, e compagnia bella, son robe che mettono in giro i libri. Robe che s’inventano gli scribacchini e i turisti quando non son lì a prendere il caffè e far politica da caffè ciondolando per le caffetterie dei grandi caffettieri.” (pag. 57),  l’aiutocasaro “L’aiutocasaro ha otto dita, cinque alla mano sinistra e tre alla mano destra. La mano destra la tiene perlopiù in tasca o sotto il tavolo, sulla coscia” (pag. 9), il porcaio “Il porcaio ha il lupus. Gli dà una fitta tra scroto e coscia a ogni passo che fa. E’ un lupus tenace. Ha denti come schegge di vetro.” (pag. 69), il bovaio “Il bovaio è accucciato su una pietra nella nebbia che intaglia il bastone. Sente i campanacci delle vacche ma in quella zuppa non si vede una coda ch’è una.” (pag.32) seguiti nella loro stagione di duro lavoro nell’alpe ma anche le loro vacche e i loro porci “Le vacche hanno il nome, i porci no. Un porco è un porco.” (pag. 22), il caprone “Il caprone nero colle zampe ingessate è sdraiato sul coperchio della vasca del liquame, vicino all’aiutocasaro.” (pag. 33), il gallo “Il gallo non ha paura, non scappa, lez ei in agressiv piertg, dice l’aiutocasaro. Se si avvicina troppo, il gallo gli salta addosso che l’aiutocasaro deve mollargli un calcione da farlo volare via con la punta d’acciaio degli stivali. Quel bellimbusto del gallo protegge le sue galline, le copre dappertutto e a tutte le ore.” (pag.13), il toro, i contadini “I contadini passano in rassegna la stalla. Carezzano le vacche fumanti sul dorso, tastano le mammelle, annuiscono, carezzano le vacche sul collo, annuiscono, e poi brindano al lavoro ben fatto con il casaro.” (pag.16), i pastori, i cani “Non si può pretendere di fare un’alpe con un cane che vale poco o niente.” (pag. 25) gli odori, le menomazioni, i fulmini che sconvolgono il cielo e incendiano le baite, il latte, i formaggi vero cuore dell’alpe “La cantina dei formaggi è il cuore dell’alpe, dice il casaro. Nella cantina dei formaggi le forme sono custodite come lingotti d’oro. La cantina dei formaggi è la potenza del casaro, dice l’aiutocasaro, Un casaro senza cantina dei formaggi è come un pastore senza cane. Il bovaio sa quanto il casaro tenga alla sua cantina dei formaggi. Il casaro dorme con un occhio aperto.” (pag. 66-67), il veterinario, il cacciatore, il prete, il poliziotto, il dottore, gli odiati turisti “Il turista con la macchina fotografica al collo si ferma sul gradone di cemento sopra i trogoli. Indossa una camicia quadrettata a mezze maniche e un berretto floscio. Il porcaio entra nel porcile con due secchi di farina per i porci. I porci corrono incontro al porcaio, che lo conoscono, e squittiscono e urlano e si spingono via l’uno con l’altro. Baaasta, eeei, eiiilaa. Il porcaio deve spingerli da parte con gli stivali. Il turista fotografa la scena, si volta verso la baita, Margrit, chiama, Margrit. Il porcaio toglie il primo tappo. Il turista fotografa, la Margrit riprende.” (pag. 61), che vivono tutti di vita propria in questo affascinante romanzo.

Arno Camenisch restituisce piena dignità ad un mondo durissimo e senza tempo, lontano anni luce dall’immagine del “buon alpigiano – buon selvaggio” tanto caro ai turisti della domenica che affollano i sentieri e le vette in cerca di una natura dotata di tutti i comfort e di cibo genuino e a coloro che sognano di vivere fra quelle valli senza nemmeno immaginare cosa significhi veramente mungere una vacca, affrontare le intemperie, non lavarsi, non avere nessuno con cui parlare. Questo è un mondo di sofferenze, che si muove fra religione e paganesimo, fra tradizioni e innovazioni meccaniche, fra saggezza popolare ed ignoranza, fra isolamento e comoda vita cittadina che non si riesce mai a comprendere appieno, un mondo stritolato dal virus del progresso che giorno dopo giorno guadagna terreno con i suoi alberghi, i suoi elicotteri, i suoi sci, la sua fretta ma è anche un mondo forte di improvvisi sfoghi di un’umanità feroce ma capace di esplodere in un emozionante sabba notturno da cui il bravo e buono cittadino non potrebbe che fuggire a gambe levate.

“Gli ospiti arrivano al calar del sole, durante la mungitura, e portano a spalla le casse di birra nella stuva, al calduccio. Hanno la sigaretta in bocca e il sigaro spuntato dietro l’orecchio, la bottiglia di grappa in mano e la scatola del tabacco da naso in saccoccia, hanno le maniche rimboccate che scoprono braccia come ciocchi di legno, e appendono i cappelli alle corna di cervo, si siedono a tavola come se non avessero intenzione d’alzarsi tanto presto, slacciano la cintura per star seduti più comodi e cominciano, come d’uso, dalla grappa. Sfregano fiammiferi sulle mani ruvide e accendono grossi sigari spuntati, e quando la mungitura serale è finita e il casaro e l’aiutocasaro lasciano giù le mungitrici a fianco delle vacche, slegano gli sgabelli da mungere e raggiungono gli altri nella stuva, i primi son già brilli e allegri e la stuva ben calda e affumicata. Hanno una sete da cammelli, come se fossero venuti a piedi da Roma senza fermarsi né rifocillarsi, prendono due bottiglie alla volta dalle casse, le aprono coi denti e sputano i tappi sul pavimento di legno, brindano a hauruc, picchiano le bottiglie sul tavolo e bevono a canna.

Tutti gli ospiti, eccetto uno, si sono ormai defilati quando all’alba, durante la mungitura, i pastori raccattano le bottiglie di birra rovesciate sul tavolo e sul pavimento e portano via le lattine piene di mozziconi fino all’orlo, scopano i resti di tabacco e cenere da sotto il tavolo e dalla panca e raccolgono i sottobicchieri sparsi per il pavimento di legno come tante monete d’argento. L’ultimo ospite è ancora seduto a tavola coi calzoni pisciati e russa.” (pag. 43)

Edizione esaminata e brevi note:

Arno Camenisch (Tavanasa, Canton dei Grigioni, Svizzera, 1978), scrittore svizzero. Scrive poesie, prose e testi teatrali. Sez Ner ha vinto il premio Schiller, il più importante riconoscimento della letteratura svizzera.

Arno Camenisch, Sez Ner, Edizioni Casagrande s.a, Bellinzona, 2010. Titolo originale Sez Ner, prima edizione 2009. Traduzione di Roberta Gado Wiener.

Sul web:

www.arnocamenisch.ch

Andrea Consonni, novembre 2010

ISBN/EAN: 
9788877135919

Commenti

[Sez Ner - Arno Camenisch] Un

[Sez Ner - Arno Camenisch] Un romanzo splendido. 

[sez ner] subito in prima!

[sez ner] subito in prima!

[letterati svizzeri] intanto,

[letterati svizzeri] intanto, per i più curiosi... http://www.lankelot.eu/letteratura-svizzera il nostro archivio.

[sez ner, gado wiener] per i

[sez ner, gado wiener] per i fiutatori di tartufi, segnalo questo tag: http://www.lankelot.eu/Roberta-Gado-Wiener

 

[sez ner] qualche

[sez ner] qualche ipertesto. Scrivi: "il nome originale della vetta sarebbe Piz Sezner ma con un abile gioco linguistico, Sez Ner a seconda di come venga pronunciato, può essere tradotto come “Il nero dentro me stesso” o “Sede del diavolo” e che per intensità avvicinerei all’Emanuele Tonon de “Il nemico” e al Cormac McCarthy di “Meridiano di Sangue” musicato dai The Silver Mt Zion."

> TONON: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?T/Tonon+Emanuele

> MCCARTHY: http://www.lankelot.eu/letteratura/mccarthy-cormac-meridiano-di-sangue.html

[camenisch] ot, aggiunto il

[camenisch] ot, aggiunto il tag "opera prima".

[camenisch] oh, andrea,

[camenisch] oh, andrea, questa sembra una quarta di copertina.

Sei in stato di grazia:).

"Arno Camenisch restituisce piena dignità ad un mondo durissimo e senza tempo, lontano anni luce dall’immagine del “buon alpigiano – buon selvaggio” tanto caro ai turisti della domenica che affollano i sentieri e le vette in cerca di una natura dotata di tutti i comfort e di cibo genuino e a coloro che sognano di vivere fra quelle valli senza nemmeno immaginare cosa significhi veramente mungere una vacca, affrontare le intemperie, non lavarsi, non avere nessuno con cui parlare. Questo è un mondo di sofferenze, che si muove fra religione e paganesimo, fra tradizioni e innovazioni meccaniche, fra saggezza popolare ed ignoranza, fra isolamento e comoda vita cittadina che non si riesce mai a comprendere appieno, un mondo stritolato dal virus del progresso che giorno dopo giorno guadagna terreno con i suoi alberghi, i suoi elicotteri, i suoi sci, la sua fretta ma è anche un mondo forte di improvvisi sfoghi di un’umanità feroce ma capace di esplodere in un emozionante sabba notturno da cui il bravo e buono cittadino non potrebbe che fuggire a gambe levate."

[Camenisch] Grazie. Ammetto

[Camenisch] Grazie. Ammetto che ero partito un po' prevenuto, m'aspettavo sicneramente qualcosa alla Corona o qualcosa di simile. Non ce l'ho con loro ma non sono letture che mi interessano. Non è stata una lettura facile, per niente e la scelta di inserire una sorta di dialogo fra Arno Camenisch e Roberta Gado Wiener è stata azzeccata perché aiuta non poco il lettore a capire alcune scelte linguistiche, alcuni riferimenti. E' un libro cresciuto lentamente e il fatto che sia molto breve e senza una trama classica lo aiuta tantissimo ed è riuscito a fare amare la montagna ad uno come me che preferisce collina, pianura e soprattutto il mare e l'oceano. Nella lingua originale deve essere davvero bello e per farvi un po' capire inserisco un link (se ne possono trovare degli altri) dove si può vedere e ascoltare Arno, oltre che dare una sbirciatina ad una mostra molto interessante in quel di Bellinzona. (Quando legge mi sembra di essere nel Medioevo e di respirare l'aria dei cortili scomparsi del mio paese)

La si trova qui:

http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/cultura/Cult-TV/2010/11/08/elvezia.html#Video

 

[sez ner] ho il libro:)

[sez ner] ho il libro:)

[Camenisch] Segnalo questo

[Camenisch] Segnalo questo appuntamento:

Tra italiano, tedesco e romancio, le parole in una girandola di suoni

Arno Camenisch dialoga con Andreas Weissen
Letture di Roberta Gado Wiener

Evento in collaborazione con BergBuchBrig, Festival di letteratura di montagna in lingua tedesca

Le montagne svizzere, il ristretto confine di un alpe sul Piz Sezner, la vita alpestre segnata dalla fatica e dalla solitudine, ma anche da guizzi di vitalità e ribellione, e soprattutto il fondersi e confondersi tra tedesco e romancio che corrono paralleli. Di questo e altro ancora parla il giovane scrittore Arno Camenisch, in dialogo con Andreas Weissen.
 

Verbania - Casa Ceretti 
Venerdì, 24 Giugno 2011
Dalle 16:30 alle 17:30

http://www.letteraltura.it/10609,Evento.html
 

[camenisch] mi raccomando,

[camenisch] mi raccomando, attorno al 24 giugno rinfresca la memoria dei nostri colleghi lettori:). Grazie per la segnalazione, intanto.

[un autore consonnide?] oh

[un autore consonnide?] oh and, ti segnalo questo figuro che mi sembra, così a pelle, potenzialmente nelle tue corde.

Il suo pseudonimo è Blaise Cendrars. Svizzero ramingo e vagabondo, ex legione straniera, mancino per le cose della vita.

Vecchio risvolto Adelphi delle sue "Rapsodie": "Blaise Cendrars è stato il grande avventuriero della letteratura moderna, l’eterno nomade, vorace, curioso, affabulatorio, oscillante fra la Legione Straniera e il music hall, fra le roulettes degli zingari e la pampa, fra la moviola e la Transiberiana. Da quando scappò di casa, nel 1903, a sedici anni, la sua vita non ha fatto che cambiare rapinosamente scenari, lo ha immerso in mondi sbarrati e cifrati per gli estranei, dove però si trovava ogni volta ad abitare con naturalezza. Viaggiava senza tregua, ma non è stato mai un turista. Quasi senza farci caso, fu tra gli inventori della poesia moderna. Ma si sottrasse subito a quella trappola che era il mestiere dell’avanguardia. Con strafottenza e fierezza, proclamava: «Io non intingo la penna in un calamaio, ma nella vita»". Il resto, http://www.adelphi.it/libro/9788845903861

Qui trovi qualche notizia relativa alla sua biografia, e traccia di un suo racconto uscito pochi giorni fa per la Via del Vento di Pistoia: http://www.viadelvento.it/catalogo/scheda.php?libro=198 - prima di questa edizione Via del Vento non ne avevo mai sentito parlare in vita mia.

 

in rete: Wiki it / Centro Studi Blaise Cendrars

se hai modo, dagli un'occhiata... lo vedo compatibile sia con te che con martello e brancolini...

 

 [Autore svizzero] Mai

 [Autore svizzero] Mai sentito nominare! Me lo segno volentieri.

[camenish] keller

[camenish] keller annuncia...

IN LIBRERIA IL 27 APRILE
DIETRO LA STAZIONE
di ARNO CAMENISCH

pagine 112, collana VIE, euro 12
traduzione dal tedesco: Roberta Gado
 
 
 

"Di notte il papà viene in camera nostra e ci sveglia. Si siede sul bordo del letto e ci spiega cosa è bene e cosa no, chi è buono e chi no, chi ha la testa a posto e chi è un maledetto lavativo e perché uno così bisognerebbe investirlo con la macchina. Passa da un letto all’altro, è tutto contento e ride e poi piange di nuovo, gesticola, parla in rima e canta, bestemmia, scoreggia e dice opplà. Il pesce che ha in bocca gli nuota tra le parole."

 


 
La Svizzera di Arno Camenisch, autore pluripremiato e dall'incredibile unicità stilistica, non è quella degli stereotipi. Il paese raccontato in Dietro la stazione non è nemmeno un paese, ma una visione multiforme e particolare di quel villaggio di campagna, visto attraverso gli occhi di un bambino.
In un susseguirsi di episodi indimenticabili Arno Camenisch trasporta il lettore in un piccolo villaggio dei Grigioni, lontano miglia e miglia dall'immagine da cartolina della Svizzera. Non si conosce il nome della frazione. Ma si sa che ha "tredici gatti, sei cani, quattro idranti" e una quarantina di abitanti. Qui il mondo esterno si presenta con i treni, il postale e la tivù, ma soprattutto con una lingua, il tedesco, che si insinua nel romancio locale portandovi i fermenti di un mondo che cambia.
La raffinata particolarità di questo testo risiede nella lingua usata da Camenisch, un miscuglio di tedesco, romancio e italiano: una lingua inedita, viva, di grande ritmo, melodica e vicina a quella parlata, una lingua contaminata dal dialetto che restituisce immagini divertenti, tangibili e toccanti. Un mix irresistibile che trascina il lettore alla propria infanzia, dove la lingua viene costruita giorno dopo giorno seguendo quella che Rodari chiamò, con un guizzo di genio, "la grammatica della fantasia".
 
Arno Camenisch presenterà il libro martedì 30 aprile, ore 18, alla Bookique di Trento. Aperitivo con l'autore organizzato in collaborazione con il Trento Film Festival della Montagna.
 
L'autore


Arno Camenisch è nato nel 1978 nella regione dei Grigioni, in Svizzera. Ha studiato Letteratura a Biel, dove vive attualmente. Camenisch ha vinto numerosi premi per la sua poesia, le prose e i drammi, che scrive in tedesco e in romancio. È membro dell'ensemble Spoken Word 'Bern ist überall'. I suoi lavori in prosa e alcuni estratti sono stati tradotti in 15 lingue. Camenisch è stato inserito nell'Antologia della migliore fiction europea del 2012.
Tra i premi che ha vinto: Plema d'aur, Premio Berna, Premio Schiller, Premio Eidgenössischer; Hölderlin Litteratur Preis.
 


 

[Camenisch] Cercherò :)

[Camenisch] Cercherò :) Curioso di leggere le possibili evoluzioni. 

[Dietro la stazione -

[Dietro la stazione - Camenisch] Ho letto oggi il suo nuovo libro, secondo me inferiore a Sez Ner.