Nomi di città come nomi di donna: Olinda, Diomira, Smeraldina, Despina, Dorotea, Isidora, Sofronia, solo per citarne qualcuna. Un viaggio di immagini, impressioni, visioni e desideri. Marco Polo riporta al Kublai Kan, imperatore delle terre d’oriente, delle brevi e significative relazioni di viaggio. Il sovrano ascolta estasiato le descrizioni di tutte le città che l’esploratore veneziano dice di aver incontrato e visitato nel corso dei suoi spostamenti.
Ognuno dei nove capitoli è introdotto e chiuso dal dialogo tra Polo e Kublai Kan come porte di apertura e chiusura di piccoli cosmi. Si procede per successioni quasi matematiche: all’interno di ogni capitolo, infatti, le città si presentano in successione combinatoria.
Ad ogni città è dedicato un breve componimento di una pagina o due. Come un mosaico formato da svariate tessere, frammenti che compongono, al termine, una gigantesca tela fantastica. Sono città invisibili perché viste con gli occhi di chi vede oltre ciò che si vede, perché nelle città invisibili Calvino ha riportato città qualsiasi o, più giocosamente, città impossibili o ideali o sognate o mai esistite o non ancora edificate.
C’è Armilla “che non ha muri, né soffitti, né pavimenti: non ha nulla che la faccia sembrare una città, eccetto le tubature dell’acqua, che salgono verticali dove dovrebbero esserci i piani: una foresta di tubi che finiscono in rubinetti, docce, sifoni, troppopieni”. O Eudossia “che si estende in alto e in basso, con vicoli tortuosi, scale, angiporti, catapecchie, si conserva un tappeto in cui puoi contemplare la vera forma della città”. O Cloe “grande città, le persone che passano per vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose uno dell’altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi si incrociano per un secondo e poi si sfuggono, cercando altri sguardi, non si fermano”. O Anastasia “città bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni”.
La descrizione di ogni città rappresenta sempre l’arrivo dello straniero, colui che entra, osserva, scopre e raccoglie. Un occhio estraneo che afferra dettagli per gli abitanti scontati o assodati e per lui assolutamente straordinari, che poi riporta al sovrano. La comunicazione tra i due, all’inizio, avviene soprattutto attraverso gesti e versi poiché Polo conosce poco la lingua del Kan. Nel corso del procedere degli incontri, Marco mostra di imparare sempre meglio il nuovo linguaggio e riesce così ad affrontare con Kublai Kan discussioni sempre più profonde e complesse. Il sovrano è affascinato e sedotto dai racconti del suo inviato ma, a volte, gli straordinari mondi riportati da Marco Polo gli sembrano lontani, inverosimili, improbabili per cui è indotto a diffidare. Il Kan non ha la percezione reale della vastità del suo impero, non capisce fino in fondo se quel veneziano stia solo descrivendo ciò che i suoi occhi hanno visto o stia inventando città tanto sublimi solo per incantarlo. Il fantasioso caos raffigurato dalle relazioni verbali di Marco Polo non riproduce il sistema delle città che il Kan immagina possano esistere all’interno del suo regno. Così si crea un incantevole gioco di specchi che mescola reale ed immaginario, lo delinea e lo confonde subito dopo, senza via d’uscita. Lo stesso Kublai Kan si diverte a descrivere città inventate chiedendo poi a Marco Polo di dirgli se esistono veramente, ma dove finiscono le città reali e dove iniziano quelle solamente immaginate?
Ogni città raccontata da Marco Polo è tutte le città e nessuna contemporaneamente. “Le città invisibili”, proprio per questo, è riconoscibile ma sorprendente allo stesso tempo. Narra i nostri mali e le nostre fobie, la nostra umanissima disattenzione e il continuo susseguirsi del tempo senza memoria. Calvino ha scavato dentro sotterranei urbani e ha sorvolato tetti ed antenne, ha attraversato fognature e appeso aquiloni, ha pennellato immagini e scandagliato porti con uno stile perfetto e con l’eleganza che ha sempre caratterizzato la sua scrittura.
La prima edizione de “Le città invisibili” è stata pubblicata nel 1972 per Einaudi. Sono trascorsi tanti anni, ma questo libro è e rimarrà immutabile ed insuperabile come tutte le autentiche opere d’arte.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Italo Calvino è nato a Santiago de Las Velas, Cuba, nel 1923. Nel 1926 i suoi genitori decidono di tornare in Italia. Calvino vive la sua infanzia nella città di Sanremo. Durante gli anni del Ginnasio diventa amico di Eugenio Scalfari ed Eugenio Curia. Nel 1943, Calvino entra a far parte di una brigata partigiana e abbandona gli studi. Dopo la Liberazione si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino e qui conosce Cesare Pavese. In questo periodo Calvino inizia a scrivere i suoi primi testi. Nel 1946 elabora “Il sentiero dei nidi di ragno”. Si laurea l’anno seguente ed inizia la sua collaborazione con la Einaudi. Collabora anche con alcuni quotidiani e riviste e frequenta diversi intellettuali e scrittori. La sua attività letteraria lo porta a comporre, tra gli altri, romanzi come “Il visconte dimezzato” (1952); “Fiabe italiane” (1956); “Il barone rampante” (1957); “Il cavaliere inesistente” (1959); “Marcovaldo” (1963); “Le cosmicomiche” (1963); “Ti con zero” (1968); “Gli amori difficili” (1970); “Le città invisibili” (1972); “Il castello dei destini incrociati” (1973); “Se una notte d’inverno un viaggiatore” (1979); “Palomar” (1983). Italo Calvino è una delle personalità più importanti e notevoli del novecento italiano: scrittore, poeta, saggista, sceneggiatore, autore di canzoni, narratore, intellettuale. Morì a Siena nel settembre del 1985 a seguito di un ictus.
Pagine Internet su Italo Calvino: ItaloCalvino.it – Wikipedia – Lankelot
Italo Calvino, “Le città invisibili”, Mondadori, Milano, 2009.
(monnalisa, settembre 2010)
Commenti
[le città invisibili] nuovo
[le città invisibili] nuovo contributo di monna! cresce l'archivio Calvino:
http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?C/Calvino+Italo
[calvino] buongiorno Monna.
[calvino] buongiorno Monna. Scrivi: "Ogni città raccontata da Marco Polo è tutte le città e nessuna contemporaneamente. “Le città invisibili”, proprio per questo, è riconoscibile ma sorprendente allo stesso tempo. Narra i nostri mali e le nostre fobie, la nostra umanissima disattenzione e il continuo susseguirsi del tempo senza memoria."
> Qual è il tuo Calvino preferito? Quello della trilogia degli antenati, quello della resistenza, o semplicemente questo delle città invisibili?
[Calvino] Salve Franchi.
[Calvino] Salve Franchi. Credo di non avere un Calvino preferito. Tra l'altro dovrei leggere ancora altro di lui visto che mi sono concentrata sui suoi testi in maniera sporadica e casuale. Ho letto "Le città invisibili" su suggerimento di un amico che ne è innamorato. Comunque sono felice di aver seguito il suo consiglio: è un libro speciale.
[calvino] avevo intuito
[calvino] avevo intuito dall'aggettivazione, nelle ultime righe dell'articolo:). Ho capito... qualche anno fa ho scritto delle sue "Cosmicomiche", provando - semplificando un po' - a raccontare quelli che mi sembravano i binari diversi della sua produzione narrativa: http://www.lankelot.eu/letteratura/calvino-le-cosmicomiche.html
Io sono votato al Calvino fantastico, o surreale-grottesco (almeno "Marcovaldo"). Il Calvino dal respiro corto, grande architetto con bella scrittura ma esiti non sempre straordinari ("Castello dei destini incrociati"), non lo trovo sempre all'altezza della fama. Però conservo un buon ricordo delle "città invisibili".