Calvino Italo

Il visconte dimezzato

Autore: 
Calvino Italo

“Il divertimento è una cosa seria” - Italo Calvino.

Il visconte Medardo di Terralba, durante la guerra contro i Turchi, viene abbattuto da una palla di cannone. I medici del campo riescono a ritrovarne i brandelli e ricucirlo, ma quello che rimane è un mezz’uomo con metà viso,metà naso, mezza bocca, un braccio e una gamba. Non appena ritornato al proprio feudo, servi, parenti e sudditi si rendono conto che quel che resta dell’equilibrato padrone è solo il lato malvagio e impazzito del visconte: inizia così un periodo di terrore e stato di allerta, tra incendi, pere, rane e scoiattoli divisi a metà sino all’arrivo dell’altra metà del visconte, la parte buona. Ma anch’essa per l’eccesso messo nella propria missione etica risulta scomoda ai più.

I due finiranno a duello per amore di Pamela, una contadina del luogo, riportando delle ferite tali da permettere al medico di riunirli in un unico visconte. L’irridente pretesto, in una trama di apparente semplicità manicheistica , fa da base ad un pensiero, quello del Calvino, che vuole invece indagare su il problema dell’uomo contemporaneo (dell’intellettuale per essere più precisi) dimezzato, cioè incompleto, “alienato”. La dicotomia viene così ad essere il pretesto e nondimeno la chiave del romanzo; vengono in questo modo ad vitam nel microcosmo testuale una serie di personaggi altrettanto incompiuti e sfuggenti ma pennellati di sfumato con virtù e debolezze (dunque concreti). Così alcuni personaggi di cornice quali il dottor Trelawney ricalcano quanto detto: uomo di scienza ma vile medico; Mastro Pietrochiodo valido e onesto carpentiere, ma in grado di concepire esclusivamente perfette macchine di morte al soldo del Visconte detto “il gramo”. Due volti che nelle mire allegoriche dello scrittore figurano posizioni come la scienza e la tecnica staccate dall’umanità; i lebbrosi cioè gli artisti decadenti e gli ugonotti come allegoria del moralismo idealista e ipocrita della borghesia democristiana. L’eventualità di un morale dove non il male, ma nemmeno il bene kantianamente inteso, rappresentano un assunto, ma la loro congiunzione, priva di eccessi da ambo le parti.

Calvino non giustifica, non accusa e nemmeno narra (l’io narrante è un nipote illegittimo del Visconte): la sua presenza è comunque discernibile nei tempi, nel linguaggio piano di impronta fiabesca, nelle conoscenze naturalistiche, nel lieve umorismo che permette all’autore di non forzare a tinte fosche sulle nefandezze del visconte malvagio, ma nemmeno di sciorinare retoriche sull’inappuntabile visconte buono. Anch’esso infatti cadrà nell’esuberanza del proprio apostolato, provocando malcontenti particolarmente tra chi professava filantropia di facciata alla maniera degli ugonotti. Alcuni passi tendono a lungaggini estremamente chimeriche smorzando (per fortuna raramente) il respiro di un romanzo già per sua natura immerso nel fantastico. L’esposizione, lo stile, la storia stessa non permettono in senso assoluto (ripeto: in senso assoluto) una lettura su più livelli: impegnata ma anche faceta, sacralizzando così i propositi dello scrittore.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Italo Calvino (Santiago de las Vegas, Cuba, 1923 – Siena, 1985), scrittore italiano.

Italo Calvino, “Il visconte dimezzato”, Oscar Mondadori, Milano, 1993.

Prima edizione: 1951.

Approfondimento in rete: Le lezioni americane / www.italo-calvino.com / Antologia virtuale dei grandi autori italiani / Sito della memoria Italo Calvino.

Calvino in Lankelot

 

Elio Satta, agosto del 2006

ISBN/EAN: 
9788804535089

Commenti

Elio, ho inserito il paragrafo "edizione esaminata e brevi note". Ma il testo è completo?

no ora dovrei aver risolto

ritento

ma è saltato quel che avevo inserito:). spetta che lo rimetto.

azzu scusa

non vedevo l'ora di usare la parola manicheistica (me la insegnasti con tanta dovizia)

:). Ricordo, ricordo. Mmm cos? uooo ssssììì. Finalmente torni a scrivere su Lanke. Oh. Ora ti leggo.

Molto bene. Mi piacerebbe che le prossime ospitassero anche qualche frammento campionato qua e là, per offrire suggestioni & spunti di riflessione a tutti e testimonianza più intensa della tua lettura analitica. Ricorda sempre di indicare, dopo i passi citati, la pagina esatta del libro - chiaramente, nell'edizione che indichi in calce, nel solito paragrafetto edizione esaminata e brevi note.
Bravo Elio.

Sì, solo qualche frammento di testo in più.
Ma è una riflessione molto interessante sul libro.

"Il visconte Medardo di Terralba, durante la guerra contro i Turchi, viene abbattuto da una palla di cannone. I medici del campo riescono a ritrovarne i brandelli e ricucirlo, ma quello che rimane è un mezz?uomo con metà viso,metà naso, mezza bocca, un braccio e una gamba. Non appena ritornato al proprio feudo, servi, parenti e sudditi si rendono conto che quel che resta dell?equilibrato padrone è solo il lato malvagio e impazzito del visconte: inizia così un periodo di terrore e stato di allerta, tra incendi, pere, rane e scoiattoli divisi a metà sino all?arrivo dell?altra metà del visconte, la parte buona. Ma anch?essa per l?eccesso messo nella propria missione etica risulta scomoda ai più.

I due finiranno a duello per amore di Pamela, una contadina del luogo, riportando delle ferite tali da permettere al medico di riunirli in un unico visconte. L?irridente pretesto, in una trama di apparente semplicità manicheistica , fa da base ad un pensiero, quello del Calvino, che vuole invece indagare su il problema dell?uomo contemporaneo (dell?intellettuale per essere più precisi) dimezzato, cioè incompleto, ?alienato?. La dicotomia viene così ad essere il pretesto e nondimeno la chiave del romanzo; vengono in questo modo ad vitam nel microcosmo testuale una serie di personaggi altrettanto incompiuti e sfuggenti ma pennellati di sfumato con virtù e debolezze (dunque concreti). Così alcuni personaggi di cornice quali il dottor Trelawney ricalcano quanto detto: uomo di scienza ma vile medico; Mastro Pietrochiodo valido e onesto carpentiere, ma in grado di concepire esclusivamente perfette macchine di morte al soldo del Visconte detto ?il gramo?. Due volti che nelle mire allegoriche dello scrittore figurano posizioni come la scienza e la tecnica staccate dall?umanità; i lebbrosi cioè gli artisti decadenti e gli ugonotti come allegoria del moralismo idealista e ipocrita della borghesia democristiana. L?eventualità di un morale dove non il male, ma nemmeno il bene kantianamente inteso, rappresentano un assunto, ma la loro congiunzione, priva di eccessi da ambo le parti.

Calvino non giustifica, non accusa e nemmeno narra (l?io narrante è un nipote illegittimo del Visconte): la sua presenza è comunque discernibile nei tempi, nel linguaggio piano di impronta fiabesca, nelle conoscenze naturalistiche, nel lieve umorismo che permette all?autore di non forzare a tinte fosche sulle nefandezze del visconte malvagio, ma nemmeno di sciorinare retoriche sull?inappuntabile visconte buono. Anch?esso infatti cadrà nell?esuberanza del proprio apostolato, provocando malcontenti particolarmente tra chi professava filantropia di facciata alla maniera degli ugonotti. Alcuni passi tendono a lungaggini estremamente chimeriche smorzando (per fortuna raramente) il respiro di un romanzo già per sua natura immerso nel fantastico. L?esposizione, lo stile, la storia stessa non permettono in senso assoluto (ripeto: in senso assoluto) una lettura su più livelli: impegnata ma anche faceta, sacralizzando così i propositi dello scrittore."

Grande.