Cosimo Piovasco di Rondò, rampollo dodicenne di una nobile famiglia decaduta del genovese dopo un diverbio col padre, decide di salire su un albero, non scenderà mai più. Stabilitosi prima sulle fronde della propria tenuta, comincerà a spostarsi affrontando numerose avventure giovanili, piratesche, ideali e amorose.
Il narrato come già nel "Visconte Dimezzato" è affidato ad un personaggio semi-marginale del racconto, il fratello minore del protagonista: una figura per certi aspetti asettica, che vive all’ombra del fratello, sognando di percorrerne la fama e le gesta, ma mai realmente raggiunto dalla scintilla passionale del protagonista: finirà per condurre una vita lineare, se non anche noiosa, priva di particolare interesse, lungo l’esposizione aprirà brevi digressioni su di se chiudendole dopo poche battute, riscontrando la sterilità del suo vissuto. Da non sottovalutare dal punto di vista di un’analisi psicoanalitica, forse (sto ipotizzando) messa giù da Calvino.
La figura del padre solleva dapprima diffidenza, successivamente cordoglio: un nobile di stampo classico, diffidente di ogni ideale illuminista che si vede “capitare” un figlio antropologicamente affine agli ideali di Rousseau; ostinato e infine arrendevole all’idea che la scelta del figlio vada oltre il semplice capriccio, trasformandosi in una sorta di iperbole esistenziale. Infinitamente squisito il dialogo tra padre e figlio (uno ai piedi e uno sopra l’albero) se non anche l’invito a cena con altri nobili e il povero patriarca costretto ad arrampicarsi sugli specchi (inutilmente) per evitare che la fama dell’erede del titolo nobiliare superi l’ambito della contea. Cosimo dimostra invece ottima capacità di adattamento, nonostante i primissimi sostegni materni alla nuova condizione, diventando il nuovo caso della famiglia: ruolo sottratto alla sorella, (figura a mio parere labile del romanzo, per scarso spessore e inefficacia a qualunque altro momento della narrazione) che era solita preparare pranzetti di insetti e guarnire le torte con zampette di cavalletta.
Si diceva di Cosimo e tantissime sono le avventure legate alla sua nuova condizione: farà la conoscenza delle bande dei monelli degli alberi, temibili saccheggiatori di frutta; la caccia ai lupi; l’incendio; i pirati turchi; gli esuli spagnoli. Il barone si muoverà in ognuna di queste situazione con enorme sicurezza finendo per diventare l’eroe e lo scemo, lo scemo e l’eroe del paese. Puntuali ogni volta i racconti del barone che in prima persona (cambiando la versione ufficiale) si vanta di imprese a dir poco eccessive, come l’essere riuscito ad uccidere un lupo facendolo cadere da un ramo, semplicemente starnutendo molto forte. Si ride ancora tantissimo in questo romanzo: i nomi di associazioni, città e fiumi son risibili, mi viene ora in mente la loggia massonica dei Franchi Muratori; strizza l’occhio al lettore ripescando la falsa riga del Candido di Voltaire, ma senza in realtà (caratteristica dell’autore) afferrare alcun ideale assoluto. Sarà Calvino stesso a precisarlo: “Racconto filosofico però non è. […] il racconto nasce dalla logica che lega lo sviluppo delle immagini e delle invenzioni fantastiche. E non è neppure romanzo storico. Questi aristocratici e questi illuministi, questi giacobini e questi napoleonici, sono soltanto figurine di un balletto”.
Non mancheranno le avventure amorose, con una esule spagnola prima e in seguito con Viola d’Ondariva, amica di giochi dell’infanzia, lussuriosa e selvatica amante nell’età adultà. Sono i passi più gustosi del libro, quando lei consapevole di aver ottenuto il cuore del suo amante (il quale però riluttava baci, carezze ed altre effeminatezze preferendo un rapporto diretto, ferino), lo provoca ingelosendolo con due spasimanti, apparentemente virtuosi e cavallereschi, in realtà vili e messi in ridicolo in poche battute. Il protagonista eviterà sempre l’eccessiva contemplazione delle virtù bucoliche, continuando con costanza e serietà gli studi e letture sempre più approfondite, da potersi permettere conversazioni epistolari con i maggiori esponenti dei lumi, nonché una vera e propria chiacchierata, molto formale con Napoleone Bonaparte in compagnia di Gian dei Brughi, che da minaccioso brigante si trasformerà in avidissimo e instancabile lettore.
Stupendi i passi in cui il bandito viene arrestato. Cosimo dall’alto di un albero legge il romanzo lasciato incompiuto e a pochi istanti dall’impiccagione il ladro gli domanda la fine della storia e lui risponde che il protagonista sarebbe stato impiccato; allora Gian dei Brughi esclama “e così io” e scalciando la seggiola che lo teneva in vita si lascia morire. L’andamento della fabula lascia spesso il posto a stupende descrizioni (musicali, ritmiche, quasi sonore) della flora e fauna presente. Ampi respiri lirici riescono ad esaltare questa lettura con un finale nostalgico, quasi inaspettato e esplosivamente cinematografico.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Italo Calvino (1923/1985), romanziere e saggista italiano.
Italo Calvino “Il barone rampante”, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990.
Approfondimento in rete: Le lezioni americane / www.italo-calvino.com / Antologia virtuale dei grandi autori italiani / Sito della memoria Italo Calvino.
Calvino in Lankelot
Elio Satta, Agosto del 2006
Commenti
Ok, ora ci metto su le zampe:).
mi farò spiegare da luca il meccanismo dell'url. grazie
Figurati. Molto semplice:
copi il testo dal tuo file .doc o dall'html (purché sia ben impaginato, cfr. lankelot.com); incolli digitando assieme "control" e "v", pure senza toccare le icone.
Il testo:
deve essere in verdana.
deve essere giustificato.
devi farti - a mano - il paragrafo ed esaminata e brevi note, cfr. vecchio lankelot. Occhio ai riferimenti biografici - falli snelli, essenziali - e a quelli bibliografici: precisi, puntuali.
Daje!
Bel film. Benvenuto su ciao.
:)).
"farà la conoscenza delle bande dei monelli degli alberi",
E qui ti sei rivisto.
"Mi viene ora in mente la loggia massonica dei Franchi Muratori"
A me viene in mente Franchi Gianfranco.
"Stupendi i passi in cui il bandito viene arrestato"
Quando picchi sei fantastico.