Calogero Lorenzo

Poesie

Autore: 
Calogero Lorenzo

Tra i maggiori poeti del Novecento, ancora decisamente poco riconosciuto e conosciuto è il calabrese Lorenzo Calogero, nato a Melicuccà nel 1910, e morto quasi completamente isolato nel 1961, forse suicida. Una vita preda di tempeste e solitudine, congegno letale per un poeta, il più diffusamente letale, dopo due tentativi di suicidio certi, lunghi ricoveri, la morte della madre che lo devastò, una carriera di medico che non si avviò mai per le violente fobie e la misantropia che lo segnò sempre, così coraggiosamente simile a Campana, senza il suo vigore caratteriale ma non certo senza il suo genio.

Una spaventosa autenticità di vita, primo indelebile segno della grandezza di un artista, aldilà dei giochini semantici e puerili delle Neoavanguardie, scompigliatori di fiori sulle tombe, e della “ disperazione esistenziale per forza ” di moda dagli anni sessanta, lontano anche dagli ermetici, che non ho pudori nel confessare che non amo, e che considero, soprattutto alcuni come Quasimodo e Sereni sopravvalutati moltissimo. Del resto anche il Montale migliore non si risparmia nel  plagiare Nietzsche e la Gaia Scienza nei celebri versi “Questo solo possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e così via.

Assolutamente convinto della grandezza di Amelia Rosselli e di Campana, non esito a inserire la poesia di Calogero a un terzo posto saldo nel panorama italiano novecentesco, un dire visionario che si snoda in una ricchezza linguistica straordinaria, in una musicalità e in una levità elegiaca che non viene mai meno. La cosa che colpisce sempre nei più  grandi poeti è la capacità di trasfigurare una vicenda esistenziale che ci appare, e il più delle volte in effetti è, terribile, in una poesia dove il dolore si legge nitidamente, clinicamente e ferocemente, senza che la levità, o la potenza, in questo caso la levità non precipiti mai in pesantezza, non ceda mai dal fulgido trono dell’arte a qualcosa che assomigli a uno sfogo.

Uno sfogo, in cui molti, anche poeti validi, come Dario Bellezza, alle volte inciampavano clamorosamente. Una poesia che prende spesso le mosse dall’immagine furiosamente mistica e lacerante di donna, per poi smuoversi in trasfigurazione paesaggistica e simbolica, dove frantumi onirici si snodano come diamanti, compongono, in un’armonia perfetta, come gioielli sfolgoranti arabeschi stupefacenti, interpolati e costellati spessissimo da associazioni semantiche che si rivelano lucidissime e fulminanti nel significato che rivelano. Una realtà terribile che si riscatta nel sogno, nell’instaurarsi violento del sogno e nel proliferare di questo da elementi quotidiani del mondo circostante  e paesistico-naturali, senza l’intermediazione di miti moderni o antichi, di figure estratte dalla vita in un autobiografismo confessional, di personaggi evocati come divinità moderne e che svincolino dal massacrante lavoro di dissezione e trasfigurazione dell'io come anche  di  complesse quanto inutili simbologie da decifrare.
 
Una poesia che si snoda nel volgersi dei sentimenti furiosi che  vanno quietandosi nella immobilità e nella vaghezza della  contemplazione dell’Eterno. La costante presenza della morte e del sogno, elementi onnipresenti in tutta la poesia si snodano in vaghezze leopardiane: “Dialoghi muti a propendere / di stagioni vaganti. La storia / di una morte felice si stacca acuta / dinnanzi a noi nella casa muta/ di corsa in un’alone sognante. Oggi si giuoca /una giostra. I pensieri non possono/ essere diversi e su una cima rosea/ mutano come i desideri. / I calore si cerca e chi amò/ ed ama amarsi si appoggio’/ sopra i fantasmi / Un ricordo rimane di una vita vinta"
 
La presenza del ricordo da elemento che si imbeve di allucinazioni che continuamente vanno formandosi sono la ricerca, estenuante, spaventosa della realtà stessa: la realtà costruzione visionaria costituisce l’unica realtà di quella costante convalescenza che rappresenta la vita stessa vagheggiata in un’Altrove, in questo caso vicino alla quiete della morte... “L’afosa luna non sai più che sia, quali/ remoti esseri s’allontanano dormenti, se in fermo/ sonoro fumo, fuoco e sonno sono della terra / intorno a l’aria o al suo remoto centro./ La marea è bassa entro cui mi raccolgo / mi ravvolgo anch’io Raggi vedi/ nostalgica un’ala immersa /nella solitudine dell’immenso/I fermi lineamenti accesi sono / quali fiati forti che emana l’alba un poco/ e che sono, oggi quelli stessi/
che ebbe un dì una città lontana / o un viso esile e morente”.
 
E ancora “Sfiorò la gloria la tua speranza o la tua ultima volontà di essere. Sul viso cadde il tuo sonno plumbeo e non più lontana, sopra una ghiacciaia l’ora ferma del giorno/  L’aria è un ricordo/E perché io ti sapevo strana, sì, come un sogno notturno/ un’arpeggio di un mirato accordo/ sulle siepi siedi / e le ville sulle alpi vedi il tramonto / Miriadi di uccelli vagano soli/ toccano lo squallore/ acre di giugno/ O sposata tu sei quale arco freddo alle parole/ al secco sorriso sereno/ levigato incedere cui più non giungo".
 
L’immagine amata a cui si giunge dopo la frenesia a contemplare “sposata quale arco freddo alle parole” nella quiete gelida di un illusione che si frantuma e svanisce dopo il furore terribile che crea la visione. La visione stessa, dopo la perfezione della contemplazione nella quiete, svanisce, e non v’è più altro che sia reale.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Lorenzo Calogero (Melicuccà, RC, 1910-1961), poeta italiano.

Lorenzo Calogero, "Poesie", Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ) 1986.  A cura di Luigi Tassoni.

Prima edizione completa: Opere poetiche a cura di Roberto Lerici,  Vol II, Milano Lerici 1966.

Per aprofondire: wiki it / lorenzocalogero.it / ospitiweb / lapoesiaelospirito /

Andrea Foschini

ISBN/EAN: 
9788872842171

Commenti

ops, l'ho salvato un pò

ops, l'ho salvato un pò troppo in basso, comunque spero vada, la copertina è  di un colore non eccellente, ma l'ho trovata così, un gran saluto. Andrea

[calogero] Tra i maggiori

[calogero] Tra i maggiori poeti del Novecento, ancora decisamente poco riconosciuto e conosciuto è il calabrese Lorenzo Calogero, nato a Melicuccà nel 1910, e morto quasi completamente isolato nel 1961, forse suicida. Una vita preda di tempeste e solitudine, congegno letale per un poeta, il più diffusamente letale, dopo due tentativi di suicidio certi, lunghi ricoveri, la morte della madre che lo devastò, una carriera di medico che non si avviò mai per le violente fobie e la misantropia che lo segnò sempre, così coraggiosamente simile a Campana, senza il suo vigore caratteriale ma non certo senza il suo genio.

[calogero] altra preziosa

[calogero] altra preziosa segnalazione, andrea. Aggiungo qualche link, in calce. Vado subito in cerca d'una copertina con migliore definizione...

qui c'è un sito spettacolare: http://www.lorenzocalogero.it/

[calogero] qual è la miglior

[calogero] qual è la miglior edizione in circolazione, Andrea?

[calogero] quella dell'86 è

[calogero] quella dell'86 è l'unica ancora in circolazione, io l'ho acquistata meno di due anni fa.

[calogero] buono a sapersi.

[calogero] buono a sapersi. Voglio assolutamente leggermelo con calma. Hai speso i nomi di Campana e della Rosselli, tra i vertici del nostro Novecento in poesia... io direi che prima della Rosselli vengono Erba, Caproni, addirittura il povero Corazzini, sicuramente il primo Ungaretti e il primo Montale, per non tacere del magnifico Gozzano. E mi sto tenendo stretto:). Ma Dino è Dino, non c'è niente di più bello del nostro Campana, nel Novecento IT.

 

[calogero] Non sono molto

[calogero] Non sono molto d'accordo su  Caproni, Erba è un'altra storia, ma su Gozzano mi trovi più che solidale

[gozzano, andrea] gozzano è

[gozzano, andrea] gozzano è come se fosse ancora qui, in questo tempo. Aleggia...

[calogero] Per Franchi. Non

[calogero] Per Franchi. Non so se sei riuscito a trovare l'antologica di Rubettino, comunque c'è un 'altra antologia l"itinerario poetico di Lorenzo Calogero" del 2003 che puoi trovare sicuramente on-line.

[calogero] ho tempi un po'

[calogero] ho tempi un po' lunghi, complici i libri di cui devo scrivere per lavoro e i miei che sempre m'attendono sulla scrivania. Pensavo di prenderne copia in Fiera, ma questo non significa che riuscirò a leggerlo a breve...