Negli ultimi tempi questo libro ha fatto parlare molto di sé, naturalmente nei limiti in cui un libro riesce a farlo oggi in Italia. Lanciato dalla grancassa del “Foglio” di Giuliano Ferrara, il quale è da reputarsi ormai uno dei più formidabili talent scout della piazza letteraria nostrana (dal Richler della Versione di Barney al recente Piperno di Con le peggiori intenzioni si allarga il parco delle sue “creature”), l’opera di Buttafuoco – giornalista non a caso già in forza al “Foglio” e oggi a “Panorama” – romanza vicende che egli giura realmente accadute in Sicilia tra fine dell’ultima guerra e immediato dopoguerra.
Ciò che ha alimentato l’insolito parlottio – chiamiamolo “caso editoriale” – è la prospettiva programmaticamente rovesciata da cui Buttafuoco ha voluto raccontare la materia in oggetto. In fondo nulla di troppo inaudito: messa al bando la denominazione di “liberatori” e di “liberazione” a indicare protagonisti e movimento della risalita anglo-americana della Penisola, vi si è preferita quella di “invasori” e di “invasione”; con “alleati” perciò a designare i nazisti (l’autore presceglie il più neutro “tedeschi”) anche dopo l’8 settembre. Fra questi l’eroina del romanzo, Eughenia Lenbach spia del Führer che – così la tratteggia Buttafuoco – «godeva del conflitto» e «del camerata sole aveva un concetto elevatissimo» (?) posta a capo di un vasto piano atto a sviluppare in Sicilia focolai di riscossa (le “uova del Drago” appunto) in vista della sempre più certa débacle del Reich.
A contorno dell’azione un fiorir di «galantuomini» che o son preti assetati del sangue nemico (angloamericano s’intende, p. 143) oppure – e non è una sorpresa – gerarchi del defunto Fascio risoltisi a seguire il Duce sin in fondo alla sua «vocazione all’ineluttabile». Dalla parte dei “buoni”, a coadiuvare nell’impresa Eughenia e i suoi camerateschi sodali – e forse a dare una verniciata “controcorrente” in più al romanzo – dodici guerrieri musulmani spediti nell’isola dal Gran Muftì in persona, in omaggio all’alleanza allacciata tra Svastica e Mezzaluna per rimuovere dal Mediterraneo il dominio coloniale britannico; alleanza della quale Buttafuoco riferisce con particolare entusiasmo, benché il lettore ingenuo potrà chiedersi pur sempre in che conto la Svastica tenesse in realtà la Mezzaluna, dall’ottica della razza e non della geopolitica.
Sfilata la galleria dei personaggi (dei “pupi”, vien detto nel testo, le tipiche marionette sicule che traslano in metafora sostanza vissuta), cos’altro? La tesi portante del libro: sarebbe che gli Alleati (quelli chiamati così per lo meno nel resto del mondo) tanto s’incaponirono sulla Sicilia un po’ perché attratti dagli studi del disperso fisico Ettore Majorana, utilizzabili a fini nucleari, ma soprattutto in quanto già consci, in anticipo su tutti, del potenziale strategico dell’isola in un Mediterraneo crocevia petrolifero tra Occidente e Medioriente. Di qui il sudore e il sangue sparsi per assumerne il controllo, di qui l’esigenza d’impiantare sul territorio una classe dirigente fedele, nel senso omertoso garantito dalla mafia e dai suoi partiti di riferimento in Sicilia: una feccia di nuovo in ribollio dopo gli energici sforzi di bonifica compiuti dal prefetto Mori durante il ventennio. Infine di qui il destino dei siciliani, afferma Buttafuoco, d’esser stati in Italia «gli ultimi a liberarsi del governo dell’occupazione militare»; il che però non può non far trasalire il lettore d’ingenui sentimenti nazionali, il quale andrà con la mente a Trieste che fu sotto governo alleato per ben nove anni, addirittura fino al 1954. Dallo scrittore patriota Buttafuoco, trasandatezze simili – cui i giuliani del resto sono assuefatti da tempo – sembrava lecito non aspettarsele.
Esaurito per sommi capi il contenuto, va ora detto che la forma letteraria denota il talento dell’autore. Senonché certi gonfiori barocchi della lingua, certe derive di prolissità nella struttura e soprattutto certi schematismi d’intreccio, ammiccanti agli impianti del racconto spionistico, ne rilevano anche il limite: la densa sembianza di operazione intellettuale artificiale, di esercizio calligrafico-commerciale condotto a tavolino.
Mondadori – chi meglio di lei – ha mandato cioè alle stampe quello che ha l’ambizione di essere il romanzo della destra italiana del momento presente. La destra che dopo sessant’anni cede ancora all’indulgenza verso l’esperienza del fascismo ma è compiaciuta alleata dei vecchi “invasori”, di quell’America che oggi chiama fascista Saddam Hussein. Le Uova del Drago ha pagine che si avvampano d’indignazione per i bombardamenti sulle città della Sicilia, per le stragi dimenticate di cui furono autori gli angloamericani, per il disonore dell’8 settembre; e mai invece per una guerra disonorevole fin dall’inizio, che tutto quello e molto altro provocò. In questo a me pare il romanzo di una destra non so quanto inemendabilmente maliziosa o immatura, al governo di un Paese che non ha fatto mai i conti con se stesso, che ha sempre letto poco e per giunta legge sempre meno.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Pietrangelo Buttafuoco, Le Uova del Drago, Mondadori, Milano 2005.
L’autore è nato a Catania nel 1963. Ha pubblicato Fogli consanguinei (edizioni di Ar, 2001). È celebre una sua intervista a Norberto Bobbio su “Panorama”.
Patrick Karlsen.
Commenti
Buttafuoco? Un signore che si dice "fascista" e scrive per il giornale della signora Lario, diretto dal signor Ferrara. Al Paese mio, quelli come lui si chiamano "venduti". Spero scriva più spesso di Bettarini e della Ventura.
"Mondadori ? chi meglio di lei ? ha mandato cioè alle stampe quello che ha l?ambizione di essere il romanzo della destra italiana del momento presente. La destra che dopo sessant?anni cede ancora all?indulgenza verso l?esperienza del fascismo ma è compiaciuta alleata dei vecchi ?invasori?, di quell?America che oggi chiama fascista Saddam Hussein. Le Uova del Drago ha pagine che si avvampano d?indignazione per i bombardamenti sulle città della Sicilia, per le stragi dimenticate di cui furono autori gli angloamericani, per il disonore dell?8 settembre; e mai invece per una guerra disonorevole fin dall?inizio, che tutto quello e molto altro provocò. In questo a me pare il romanzo di una destra non so quanto inemendabilmente maliziosa o immatura, al governo di un Paese che non ha fatto mai i conti con se stesso, che ha sempre letto poco e per giunta legge sempre meno".
Scusa se te lo dico Patrick, ma questo passo si fonda sull'idea, tutta da dimostrare, di una presunta superiorità intellettuale tanto cara alla sinistra del dopoguerra. Mi spiego. Tu cadi nel solito errore dello spocchioso sinistrorso(non voglio dire che tu lo sia, solo che ti sei fatto prendere la mano)che da patenti di cultura e di rispettabilità a chi fa cultura a destra.
Tanti sono i motivi, alcuni anche palesi, per cui esiste questa diffusa credenza tra "quelli che ben pensano" (la scuola indirizzata a senso unico, la scarsa capacità delle destra politica di creare elite culturali e spazi visibili in cui spenderle, il monopolio di questi stessi spazi da parte della sinistra e tutti gli altri motivi che ben conosciamo...), ma spero sempre che persone come te riescano a fare riflessione più a trecentosessantagradi e meno pregiudiziali.
Per ciò che riguarda il libro: l'ho letto, indubbiamente mi interessava il tema. Non è il mio genere letterario ma non mi è dispiaciuto affatto. Buttafuoco coglie bene uno spirito e delle motivazioni purtroppo estranee a chi non è stato di destra (dico è stato perchè i neofiti d'adesso sono solo democristiani in erba), lo fa con indubbia capacità di narrazione che, è vero, a volte cede all'autocompiacimento. Ma è un vezzo che non inficia la possibilità di godere di questa lettura.
Buttafoco scrive per il Foglio, lo so. Questo è sempre stato un paese (a sinistra al centro e da qualche anno pure a destra) in cui su tutto domina il "tengo famiglia". Che volete farci? Ma, restando all'ambito degli intellettuali d'oggi (chiamiamoli cosi), chi non ha peccato scagli la prima pietra. Citando un noto oratore di due millenni or sono.
Te la scaglio io, che ho 29 anni tra pochi mesi.
Spocchioso, e senza motivo per esserlo, a me è sembrato Buttafuoco.
X Franco. Ovviamente parlavo di intellettuali mediatici (quelli di stampa e tv). So benissimo che è pieno di uomini "puri" pronti a difendere le loro idee e la loro arte. Pertanto, se critichiamo Buttafuoco in questo senso, potremmo farlo col 99 per cento degli scrittori editi dalle case editrici che monopolizzano il mercato (Mondadori è tra queste ma la lista è assai lunga)
X Patrick. Spocchioso, Buttafuoco? Spiegati, non capisco dove lo sia. E, comunque, noto che hai glissato sul tema che ti sottoponevo. Ovvero: soffri anche tu della sindrome di superiorità ascritta?
Ma Buttafuoco è anche un intellettuale mediatico - è una creatura di ferrara, da qualche tempo a questa parte, è lui che ha plasmato quell'argilla. Il monopolio editoriale ha due colori: gruppo Berlusconi (Mondadori, Einaudi, Sperling & Kupfer, etc) e gruppo Feltrinelli. Esistono molte decine di case editrici piccole e medie diversamente oneste e comunque estranee al controllo totale della distribuzione. Visto che nessuno di noi può vivere delle sue pubblicazioni, tanto vale farle vivere nel pieno rispetto del niente che è la lettura nell'italia contemporanea: esordire, da giornalista ormai Panorama-Foglio, direttamente con Mondadori è un segno di ambizione e di rifiuto della realtà (se vogliamo, una negazione dell'etica di un uomo che dovrebbe essere di destra e di destra ha conservato le memorie famigliari e d'adolescenza, più il filoarabismo).
Chiosa. Quel "rifiuto della realtà" capisco suoni grottesco, ma va letto per bene.
Naturale che Buttafuoco sia stato un privilegiato come tu affermi, ma è un rarissimo caso di uomo di destra che ha avuto questa fortuna. A sinistra ce ne sono a centinaia. Sulla coerenza dell'uno e degli altri, visto il tempo che ci accoglie, meglio soprassedere. Pertanto, leggo i libri per ciò che mi riportano senza fare alcun processo alle intenzioni. Altrimenti, come ripeto, in questa Italia non dovrei più leggere.
Puoi leggere chi si tiene fuori da questi giochi.
A partire da Adelphi e dai suoi autori, fino a decine e decine di editori piccoli e medi. Lankelot.com insegna.
Ma infatti li leggo, era per dire che non tutti hanno la possibilità-capacità di districarsi bene su queste cose. Il popolo (che spesso non per volontà ma per necessità) legge Einaudi, Mondadori, Feltrinelli etc. E questo è un fatto incontestabile.
Assolutamente. Ma il popolo non sa niente di arte.
Non è sempre colpa loro. L'Italia repubblicana avrebbe dovuto insegnarglielo, invece...
Ha migliorato di molto le cose. Ma non poteva prevedere l'avvento prepotente della televisione. Leva la televisione nelle case e pensa quante cose sarebbero state diverse.
Lo so, la televisione è il vero male del nostro tempo. Sono stradaccordo: gli intellettuali convertiti al mezzo televisivo perdono d'incisività, quando non diventano vere e proprie marionette.
Fede, sta agli altri giudicare da quel che scrivo se soffro o meno di superiorità ascritta. In quel preciso passo che hai citato, se noti, mi riferivo a una destra attuale maliziosa o immatura (intendevo, per parlar chiaro: berlusconiana), e lo dicevo con una specie di rimpianto, quello di non poter contare, da sinistra, su un interlocutore politico affidabile e maturo.
Sottoscrivo. E so per antica fratellanza e studio completo di ogni singolo scritto e per amicizia fondata sul sangue che purtroppo Patrick, a differenza mia, non soffre di superiorità ascritta.
Già, Buccia, "purtroppo" penso anch'io di non soffrirne. AH AH AH! ;)
Era naturalmente una forzatura, caro Patrick. Tanto per farti argomentare in merito:) é che ne ho conosciuti parecchi di presunti superiori sinistrorsi che si credevano di far un sol boccone di me nei dibattiti studenteschi e universitari. L'hanno sempre preso in quel posto, invece. Oggi sono in vena di francesismi;)
Evidentemente. Ma qua dentro non ne trovi e forse è ora di cambiare tattica. Altrimenti fai la stessa fine di quelli che hai conosciuto:).