Busi Aldo

Sodomie in corpo 11

Autore: 
Busi Aldo
Ogni libro di Busi è un classico e, lo direbbe lo stesso scrittore ne son sicuro, un suo limite. Perché definendolo tale lo si contiene anche nella sua grandezza. Ma noi vogliamo in ogni caso etichettarlo (in questo caso Sodomie in corpo 11): un giardino dell’Eden della sottigliezza e della sessualità, quest’ultima vissuta finalmente non come soddisfacimento personale, ma come completezza e conoscenza di sé. Perché nonostante vi sia, in questa ‘avventura’, un accumulo di esperienze la vera conoscenza non si accumula, la si smaltisce.
Il personaggio Busi è la sua letteratura, quindi quando lo vediamo (poi defenestrato) in tv, non scorgiamo la sua figura, ma la sua scrittura, il suo essere parola attraverso l’azione e l’azione attraverso la parola. Ecco perché sa staccarsi dagli altri che non si appartengono, ma vivono semplicemente o credono di farlo.
Per questo libro Busi, nel 1989, subisce un processo per oscenità a Trento, (denunciato da un anonimo che incapace di una sessualità vera, preferisce la vicaria poi affogandola nella moralità più bieca) a causa delle ‘innumerevoli’ scene di sesso tra uomini contenute in esso; processo dal quale esce assolto con formula piena perché «il fatto non sussiste». Formula crediamo noi inesatta, perché nell’intenzione dell’autore il fatto sussiste eccome, proprio nell’accezione di cui sopra: completezza della propria essenza di scrittura.

Sodomie in corpo 11 (ricordiamo che il corpo 11 è un carattere tipografico) è una sorta di diario: comincia con una permanenza dello scrittore in un ospedale per una serie di controlli (a scherzarci sopra: un tagliando), e prosegue con un mazzetto di viaggi che toccano paesi come Marocco, Finlandia, Kenia, Austria, Cecoslovacchia (il testo è del 1988 e quindi il Muro non è ancora caduto) e Germania.

Non ha una trama, almeno come la intendiamo normalmente: è una sintesi – deve esserlo perché la forza torrenziale di Busi è tale che ricondurre un suo solo libro ad un compendio di sé oltre che limitativo è profondamente errato – come un allenamento alla vita (nullo allenamento a essere amato per me…). Una rappresentazione vivida di come l’arte non sia un prolungamento anche fastidioso dell’essere, ma essa stessa parte della scrittura e non una sua esternazione: Essenzialmente sono troppo svagato, troppo concentrato sull’incurante solipsismo delle mie giornate selvatiche e sul turbine linguistico dei miei polpastrelli per accondiscendere a togliere dalle ‘opere’ per investire nella ‘vita’ ove sia possibile una qualche conoscenza globale di qualcuno.
E non si pensi che sia riduttivo se all’analisi del testo (e chi saremmo noi per mettere in discussione non l’opera di Busi, ma visto i presupposti, la sua scrittura-vita?) preferiamo una manciata di aforismi, non quelli che ha volutamente lasciato (vi è una lista a circa metà del romanzo), ma quelli che l’autore, nella sua impetuosa capacità affabulatoria, ci ha consegnato come molliche di pane sul percorso della di lui conoscenza.

Sullo scrivere:
Se uno scrittore deve mettersi nei panni dell’orizzonte di attesa di un lettore, questo lettore deve essere lui stesso: che scriva dunque come e cosa gli piacerebbe leggere (pag. 28).
Scrivere un romanzo è l’unica possibile teoria sullo scrivere. Tutto il resto riguarda o il leggere o è gettone di presenza.(Pag. 114)
Lo scrittore in erba deve essere altro, sentirsi ingiustamente escluso dal consorzio umano delle gite coi preti, accumulare una scorta di offese morali e, chissà, una punta di gelosia e di invidia, che ne so. L’importante è che la rabbia cresca e cresca tanto di più quanto maggiormente lasciata scoppiare e sparsa attorno – formulare l’odio per evitare la calamità del livore represso e inespresso. (Pag. 161).
In linea generale ricorda che un vero scrittore non viene scoperto: emerge (Pag. 174).
Lo scrittore non ha, propriamente, un fine oltre quello di essere scrittore, pertanto il suo ideale sessuale è tutt’uno con la sua realtà sessuale: non dà alcun esempio a nessuno perché, essendo un genio, l’esempio è lui in persona. (Pag. 341)

Sulla sé-ssualità:
Mi piacerebbe che la mia biografia fosse costituita dalla lista dei miei incontri sessuali cronometrati per data, nome dei partners, luogo, durata, posizioni, frasi sciolte: sarebbe oltremodo più interessante e godibile dei pensieri della mia vita, la cui grandezza sta nella sua mirabile neurovegetatività. (Pag. 68).
… l’omosessualità è un dono del cielo se la si vive senza abbagli e se si investe la sua passionalità nella propria solitudine. Essere omosessuali e dipendere poi da sessi del tuo stesso sesso mi sembra una contraddizione, come essere nati in un monastero e approfittarne per correre a farsi monaci (Pag. 88-89).
La mia checcaggine è funzionale a me stesso, non un compromesso spirituale per dar soddisfazione alle coppiette e all’uomo, ma per divertire me stesso, proiettarmi verso l’ignoto di un’auto-ridicolizzazione che mi piace. Sono effeminato come poteva esserlo Totò o Keaton: non per sedurre, ma per farmi ridere. (Pag. 239).
Una lesbica frustrata o una checca repressa possono fare miliardi e diventare primo ministro o grand commis di qualcosa – o restare, d’altrocanto, a patire la fame da sazi – ma non inficeranno mai il sistema che li ha integrati non, come pensano, malgrado, ma grazie al loro vizio circolare e, necessariamente nevrastenici, devono disperdere ogni energia per conquistarsi come privilegio quanto non sono stati capaci di imporre come diritto naturale: essere se stessi, ossia la serenità come autentica passione politica. Sono i classici omocrati risorgimentali dell’inculata oligarchica di straforo. (Pag. 120).

Sulle donne:
Non parlo mai delle donne marocchine perché fanno vita molto riservata. Non credo neppure che piangano. L’acqua è un bene prezioso (Pag. 127).
… Non è concepibile che una donna, con tutto quello che deve fare ancora per diventare ‘uomo’,perda tempo a scrivere cose che interesserebbero a nessun uomo e a pochissime donne. (Pag. 168)
Il pensiero di andare con un uomo 998 su 1000 mi disgusta, 999 volte su 1000 mi lascia indifferente. Tuttavia, pur sfruttando con una scusa o con l’altra tutte e 1000 le volte, il pensiero nei riguardi di una donna è meno drastico: non c’è… (Pag.231)

Mi sembra superfluo aggiungere altro.

L’edizione da noi considerata è:

Aldo Busi
Sodomie in corpo 11
Mondadori - 1988
 
In Lanke: articoli su ALDO BUSI
 
Alfredo Ronci, giugno 2010
 
ISBN/EAN: 
9788804384465

Commenti

[busi, sodomie in corpo 11]

[busi, sodomie in corpo 11] nuovo contributo del grande Alfredo! Incipit: "Ogni libro di Busi è un classico e, lo direbbe lo stesso scrittore ne son sicuro, un suo limite"...

 

[busi] busi in lanke, a oggi:

[busi] busi in lanke, a oggi: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?B/Busi+Aldo siamo indietro, amices... Busi va onorato!

(Busi) Dai, non esageriamo,

(Busi) Dai, non esageriamo, addirittura onorato, Franco. Busi è un personaggio viscidissimo, che non ho mai letto perché non m'interessa ciò che scrive ma che, ahimé, ho sentito più volte dire una montagna di cavolate in tv. Non l'ho mai sentito dire nulla di sensato: e poi è viscido, dai, che è viscido è palese, basta guardarlo (e che Alfredo non mi dica che sono omofobo ah ah ah... perchè nel mio giudizio le inclinazioni sessuali di Busi non c'entrano nulla).

Non sei omofobo, sei

Non sei omofobo, sei ignorante (che ignora, visto che non lo hai mai letto). Perché non si può giudicare un talento letterario dalla sua fisicità. Ma per fortuna nostra il corpo di Busi è la sua letteratura.

[busi] ha ragione Alfredo.

[busi] ha ragione Alfredo. Personalmente non credo nella necessità di conoscere gli artisti che mi piacciono - figuriamoci di vederli in tv... La letteratura è una cosa, gli autori un'altra. La televisione, oltretutto, sporca e rovina quasi tutto quel che tocca. Busi va soltanto letto. E' sacrosanto che sia [stato] un adelphi. Come scrive AB non scrive nessuno. Lo stile di Busi è micidiale.

(Busi) Si si, sulla

(Busi) Si si, sulla letteratura di Busi sono ignorante (non c'è bisogno di specificare il significato, lo conosco), dico solo che i contenuti non mi interessano, visto che sono lo specchio - a quel che leggo - dell'uomo. L'uomo non mi piace, quindi non leggo la sua letteratura, mi pare normale. Potrà scrivere anche benissimo, ma i contenuti contano. Altrimenti potremmo valutare i letterati solo per puro esercizio di stile. Per fortuna così non è. E, a dirla tutta, non mi sembrano contenuti da esaltare. Ma sono gusti, quindi se vi piace niente da dire. Io me ne tengo alla larga.

(Busi) Ma che significa 'non

(Busi) Ma che significa 'non mi sembrano contenuti da esaltare'. Siamo sempre nella sfera del privato, non di chi delinque. facciamo attenzione, perché qui si rischia di vedere torbido nella necessita del libero arbitrio. In genere chi vede marcio è perché vive vicariamente cose che gli altri fanno senza colpevolizzarsi, anzi. tutt'altro.

(Busi) Non ne faccio un fatto

(Busi) Non ne faccio un fatto di marciume morale, Alfredo. Non sono un moralista e mai lo sarò, per me Busi può dire e fare quel che vuole, se non lede diritti altrui. Parlo di marciume intellettuale, semmai. In questo senso dico che i contenuti di Busi non sono da esaltare.

[Busi] Io non ho letto niente

[Busi] Io non ho letto niente di Busi, e neppure, che so, di Evola (per dire un autore che a te, Federico, piace). Se dicessi che i contenuti di Evola fanno schifo perché ho visto una sua foto, immagino mi attirerei le tue critiche. A ragione. Non vedo allora il motivo per cui criticare dei contenuti che si è ammesso non aver letto.

(Busi) Andrea io parlo

(Busi) Andrea io parlo italiano, credo. L'italiano lo sai leggere? Hai capito bene quello che ho scritto? Spesso ne dubito. Che c'entra la foto e che c'entra Evola. Io non ho letto Busi perchè l'ho sentito parlare e ho letto pezzi su di lui, che suffragavano l'impressione ottenuta in video. Tanto mi è bastato per non ritenerlo persona degna del mio interesse. Quando dico viscido, intendo intellettualmente non fisicamente (che poi lo sia pure fisicamente è altro discorso...).

[Busi] Federico, anch'io

[Busi] Federico, anch'io scrivo in italiano. La mia era evidentemente una esagerazione. Non hai letto suoi libri, e qui si sta parlando di quelli. Che sia un personaggio che non ti piace, non lo discuto. Discuto sul fatto che poni una critica ai suoi libri su esperienze indirette (anche un'intervista a Busi non è leggere Busi). Uno scrittore, secondo me, si giudica in base ai suoi libri. E può piacere e non piacere, chiaramente. Riguardo i contenuti dei libri: "Il giovane Holden", in quanto a contenuto, è simile a molti romanzi di formazione. La forma fa la differenza. Per me, dico, per me, una critica al contenuto di un romanzo che non tenga conto di tutti gli altri aspetti che lo compongono, beh, non ha senso. Mi sembra sterile. Così come una critica solo formale che non tenga conto del contenuto. Non riesco a scindere le cose come fai tu.

(Busi) Si, ma se un libro fa

(Busi) Si, ma se un libro fa l'elogio della cioccolata e a te la cioccolata fa schifo non credo che te lo leggi. O meglio ancora, se un libro, un autore, esalta ciò che tu ritieni disprezzabile non credo che ti sfiora nemmeno la curiosità di prenderlo in mano. Al di là della forma con cui esprime ciò che tu ritieni spazzatura. Per me Busi è spazzatura intellettuale, tutto qui.

Curioso ragionamento. Busi

Curioso ragionamento. Busi non esalta la sodomia, la pratica, è diverso. Non vedo poi perché debba essere disprezzabile: prova a prenderlo nel culo poi ne riparliamo. :)

(Busi) Sinceramente la cosa

(Busi) Sinceramente la cosa non mi ispira, Alfredo ah ah ah, comunque non mi riferivo alla sodomia. Come ti ripeto, non è un giudizio morale, il mio.