Caro Marco Busetta,
ti scrivo come ho scritto ad ogni autore che ho recensito, negli ultimi cinque anni – soltanto, stavolta ci metto anche l’intestazione. La ragione è semplice: il tuo libro non è un libro normale, e questo non soltanto perché ti ho (ri)conosciuto e abbracciato a Trieste, prima della tua prima presentazione, qualche settimana fa: il 16 dicembre del 2006. Il tuo libro non è un libro normale perché rivela, in prima battuta, il tuo talento e tutte le tue promesse al futuro; non è un libro normale perché – tra chi ti ha scelto come vincitore di un concorso – c’ero anche io. E quindi dovrei tirarmi indietro, visto e considerato che non scrivo critica letteraria da oltre un anno. E invece no: eccomi qua, senza guardare la tastiera, palle in mano e dire la verità.
La verità è che il tuo “Diario dalla Stanza Bianca e Vuota” è un libro d’esordio che avrebbe fatto godere Calvino, e non sarebbe dispiaciuto a Borges; sei un narratore che riflette sul linguaggio, rifiuta la trama e rifiuta il genere, sa adottare la lingua letteraria e sa fare a pezzi tutta la merda che ci circonda. Noi forse ti abbiamo scelto per questo: non sei uno di quelli che hanno confuso la Letteratura Italiana per la Letteratura Americana; non sei un odioso tramaiolo; sei uno che crede nella comunicazione e nell’espressione, sei un letterato e un musicista; sei uno della non vecchia, ma vera scuola: quella di chi pretende l’infinito e l’eternità, e non scrive per l’industria e per i mercati. Sei uno di noi, lasciamelo dire – uno di quelli che magari non avrà mai passaggi catodici e radiofonici, ma cristo di dio se ne avrebbe di cose da dire, se fosse. Ecco. Tu. Quando ho letto il Diario ho scritto: “è il primo manifesto della volontà d’impotenza. Il libro di un creatore che non vuole raccontare storie. Zampillano frammenti d’esistenza, amori inconcludenti, pretenziosi, inadempienti: spina dorsale della narrazione è la scrittura pura, transizione verso quella coscienza del niente che ha caratterizzato il Novecento europeo. Quel che ti rimane è un album di fotografie con qualche opportuna lacuna; che dovrai deciderti a colmare prima che il cielo si ripieghi, sicut liber involutus”. È una quarta anonima, perché partim non ti avrei dato adeguato prestigio, siglandola, partim sto sul cazzo ad abbastanza mezzeseghe, indie o mainstream, per poterla firmare, partim nemmeno m’è stato chiesto (ehi: succede – è nelle cose. Fossi stato interpellato avrei almeno siglato). Ma avrei dovuto aggiungere: è il libro d’un ragazzo che deve prendere coscienza dei suoi talenti, perché anche l’altro giorno, guardando un pessimo film di Rohmer – Incontri Parigini, se ti interessa – mi sono accorto che queste seghe del cazzo scrivono film, o libri, appiattiti su una trama che non c’è per dire di averne fatta una. Bravi, tutti a casa, adesso; preferisco la riflessione sul linguaggio e sul senso della creazione alle vostre medie e gelide seghe ideologizzate o ideologiche o quel che sia; fanculo, assieme alle presunzioni d’arte e alle pretese di vendibilità. Vendereste, sì: ma salumi, al mercato, e di lusso. Bastardi. Concludo: hai scritto un romanzo che solo apparentemente non c’è, e li hai presi tutti beatamente per i fondelli. Mica poco. Appena spente le luci scorgi Borges e Zanzotto, dicono di te; ma io dico guarda avanti e guarda oltre, che Borges ha perso la vista per le troppe letture e Zanzotto l’ispirazione per le troppe pretese d’avanguardia e montalità. Hai scritto un libro sul senso del linguaggio, dell’ispirazione e della scrittura: mica poco; adesso rivendicati e difenditi, ché indifferenza odiosa e attacchi stupidi non mancheranno. Sappi solo che: la scelta di te, e del libro tuo, è il mio testamento personale come editore; da un punto di vista prettamente lettoriale, sono felice di rileggerti; da un punto di vista umano – e questo conta – sono stato contento di vedere confermato che sei una gran bella persona, nei giorni di Trieste. Non sarai mai un’arma, né una rappresaglia nei confronti del sistema: non abbiamo il potere, né noi di Lankelot né quelli di END, di proporti ai cittadini come meriteresti. E tuttavia sei un sasso vivo – e pensaci, è un’espressione vera e splendida – lanciato nel mare della contemporaneità; la tua traiettoria la deciderai anche tu. Adesso va, e racconta loro come scrivere e cosa leggere, e scaccia via quelli che scrivono senza averne titolo: che ne abbiamo tutti le palle piene, e non vogliamo tollerarli più. Vai, e racconta che tra chi ti ha scelto c’era l’ipercritico Franchi, che massacrava quel che piace ai contemporanei senza averne paura. Mica poco. È che tu sei diverso come noi pochi, sei rimasto fedele al sogno e all’origine e alla missione: quella di fare letteratura, non industria e non editoria.
In altre parole, Marco Busetta, grazie di cuore, e ogni migliore auspicio: la mia anima è al tuo fianco, in passato e da qui in avanti, per schiaffeggiare dio e i contemporanei, segaioli in primis e industriali più di tutti. Insegnaci a sognare e a pensare: ché quel che scriveremo dovrà restare, dovrà combattere, dovrà cambiare.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Marco Busetta (Palermo, ma Pantelleria, 1979) scrittore e musicista italiano, contemporaneo vivente. Questo è il suo primo romanzo.
Marco Busetta, “Diario dalla stanza bianca e vuota”, END, Firenze/Gignod, 2006. Prefazione di Simone Buttazzi, Postfazione di Angela Migliore.
Gianfranco Franchi, Lankelot. Dicembre 2006. Scritto di getto.
Commenti
A te e a voi tutti che sapete cosa significa.
Che aggiungere: No Future, ma alla grande e con stile. E per una buona causa.
http://youtube.com/watch?v=EhWVDCBuxmQ ti dedico un video, va;)
Grande Gf e grande anche Marco!
"non sei uno di quelli che hanno confuso la Letteratura Italiana per la Letteratura Americana; non sei un odioso tramaiolo; sei uno che crede nella comunicazione e nell?espressione, sei un letterato e un musicista; sei uno della non vecchia, ma vera scuola: quella di chi pretende l?infinito e l?eternità, e non scrive per l?industria e per i mercati"
Qui mi piace proprio. Non posso dire uno di noi per ragioni anagrafiche, ma, ragazzi, mi fate ringiovanire ogni tanto!
*
"spina dorsale della narrazione è la scrittura pura, transizione verso quella coscienza del niente che ha caratterizzato il Novecento europeo."
*
E buona fortuna a Marco! Intanto ho divulgato le copie del libro tra le amiche! ;.)
Ho ordinato il libro di Marco Busetta a end@corpo12.it il 19.XII ma non mi è stata inviata neppure una risposta di assenso.
Non vedo i video, (neppure quello di Marina di Trieste) non posso fare commenti allo scritto di Marco, sicché...bravissimo Gianfranco, come sempre: tu scrivi come letterato e come amico e il connubio è felicissimo e mi commuove.
E poi: "quella scuola di chi pretende l'infinito e l'eternità..." non so se sono riuscita ad arrivare così in alto, ma ho tentato, questo sì, e l'ho servita con onore, con devozione e con determinazione.
Grazie Gianfranco, ti sono grata.
Raffaella
Se non ti rispondono a breve avvertimi;). Altrimenti rimedio io in qualsiasi maniera, appena posso. E quanto a quella scuola, tu sei tra noi e insegni, Raffaella.
*
Grazie a te, Marina. E lunga vita alla scrittura di Busetta!
Posso essere onesta e fregarmene del pudore e del carattere pubblico dei commenti?
L'ho letta e piangevo come una stupida.
Grazie, lo dico sempre, ma stavolta è diverso. Perchè ci sono dentro col cuore prima che con i pochi neuroni funzionanti che mi son rimasti. E sono orgogliosa di aver scelto questo libro, di essere stata fra di voi a Trieste e di poter godere di questa pagina sapendo cosa significhi il mondo che racchiude.
"È che tu sei diverso come noi pochi, sei rimasto fedele al sogno e all?origine e alla missione: quella di fare letteratura, non industria e non editoria".
E io e noi siamo con te. Sempre.
:)
Quasi mi sento in colpa a rompere l'idillio dei commenti, anche perchè l'idea che ha mosso tutto il progetto che ha portato al libro di Marco è più che degna. Dicevo, mi dispiace, perchè ne ho letta solo una metà e ho molte riserve e parecchia lontananza con ciò che scrive Marco (non tanto e non solo per lo stile, ma più che altro per ciò che mi sembra emergere come riflessione esistenziale). Ma non mi dilungo oltre, voglio leggerlo tutto e, se mi sento ispirato, alla fine scriverne. Mi chiedo, e vi chiedo: e se, per onestà intellettuale, mi sentissi di scrivere una stroncatura (più o meno forte e sempre ben motivata)che faccio? la scrivo comunque? Sono un po' in crisi di coscienza, anche perchè ho scambiato piacevolmente pareri con Nevabop molto più di una volta qui su Lanke. E poi il testo è un figlio del sito, in una qualche maniera. Non so', ripeto, se fosse, ditemi voi. E in ogni caso complimenti a Marco per aver partorito la creatura, pur a me cosi lontana.
Se non ti dovesse piacere, è più che legittimo. Carta bianca come sempre.
Incontri a Parigi, il titolo è Incontri a Parigi!
Difenderò sempre Jean-Marie Maurice Schérer a spada tratta.
Incontri a Parigi. Il mio incontro con Rohmer è stato francamente devastante. Se penso ai due cialtroni pittati che annunciano ogni episodio sento ancora un vago malessere, a distanza di giorni. Ho sperato che quel vespino che entra involontariamente in scena a fine film, flatulando sul loro squallido canto, je passasse sopra come un tir. Invano.
M'ha consolato la rilettura della mia copia (autenticata) del Busetta. Ecco cosa.
Amice, non toccarmi Rohmer:))
Per carità. Ma ho esordito con un film così imbecille e fiacco che non credo che possa piacere a nessuno. L'hai visto questo "Incontri a Parigi"? Ti sembra cosa degna degli esseri umani alfabetizzati?
Io sfido chiunque a dirmi che quello è un film onesto o appena sufficiente. Sono pronto a scrivere una stroncatura furibonda di 20mila battute. E' un film da impiccagione, non ho parole.
io dico solo che: ?se qui quo qua si strafogano la torta di nonna papera, e io non leggo topolino da anni, che cazzo mi frega? il mondo che sta fuori di me, ammesso che esista per davvero, è talmente smisurato che questo egocentrismo mi sembra inevitabile, se si desidera sopravvivere. quindi esisto solo io davvero.?
ieri sera, avevo cominciato La domenica della vita ? Queneau ma, poi ho visto quella copertina arancione e? sono a metà, anch?io. mi sta piacendo parecchio (non l?ho finito proprio per gustarmelo, meglio) sia lo stile che i contenuti, li condivido. (sarebbe piaciuto a Queneau, secondo me).
Queneau, Calvino e Umberto Eco in vena di letture a-marchettare o extra-accademiche, sì.
Due righe di scuse da parte delle edizioni End.Abbiamo avuto problemi di posta e IBS tarda ad inserire il libro di Marco nel suo catalogo. Comunque, siamo qui. Piccole, lente, incasinate ma agguerrite come sempre. Se volete copie del Diario fatecelo sapere. Le spese di spedizione sono a nostro carico e vi facciamo il 10% di sconto.
Ave, Viviana!
Benvenuta, finalmente, su Lankelot.eu! Il prossimo commento sarà ancora in moderazione - il sistema è settato così - da quello successivo andrai direttamente on line.
Grazie ancora e complimenti per la bella qualità dell'edizione, e per l'ottimo lavoro che state svolgendo.
(teneteci regolarmente informati sulle nuove uscite, sulle presentazioni e sugli eventi, magari via forum!)
15: incontri a parigi è uno dei miei preferiti:)
Ma dai, Degra. Mi prendi in giro? Non è possibile.
Mi prendi in giro. E' chiaramente il film di un trombone che non ha più niente da dire e si parla addosso, è sciatto e incolore, e il primo episodio è degno di Buzzanca e Gegia...
Io ricordo un episodio, o il secondo o il terzo, dove c'era una ragazzo che conosceva una tipa in un museo e poi la pedinava per strada. Non lo trovai così riluttante.
Il terzo e ultimo. Senza dubbio il più decoroso (ma altrettanto manierista, mamma mia).
Il primo è sinceramente raccapricciante, i dialoghi sono incresciosi, è da scuola del cinema al contrario. Il secondo è purtroppo molto realistico - anche troppo, se lo rivedrai capirai a che mi riferisco - ma in generale è girato male, c'è gente che entra in campo a tutto spiano, i dialoghi sono mollicci e vacui, incredibile.
Io dico che se quello è un buon film "Prima dell'Alba" di Linklater meritava ovazioni sconfinate in tutto l'Occidente, perché è il superamento incontrovertibile di una certa visione del cinema; più ancora, il discorso vale per il seguito, che adesso non ricordo come si chiami, mi pare "Prima del Tramonto". Ecco, forse è il paragone più azzeccato, a livello di film troppo parlati, diciamo così. E' come paragonare il pane raffermo al pane fresco di forno.
Ma restiamo sul Busetta, non avevo aprire il filone (ehm) Rohmer. :)
La copertina è arancione.
Non so che ci faccia Rohmer qui sopra, ma sono troppo pigro per leggermi i commenti.
Ma Franco "Prima dell'alba" è un film che trasuda formule e formulette da tutte le parti e secondo me non è paragonabile a un film di Rohmer. Linklater secondo me non ha nulla di indipendente, o meglio è mainstream mascherato di anarchia e indipendenza.
Riguardo alla gente che entra in campo nel film di Rohmer, è proprio quello il bello, Rohmer come altri grandi se ne sbatte dei cliché e delle imperfezioni supericiali, bada alla sostanza e se ne frega della forma: e sono d'accordo che soprattutto nel primo episodio la forma è di quart'ordine e che i dialoghi sono vacui e mollicci, ma è vero anche che sono vacui i personaggi che mette in scena, una borghesia che non ha più nulla da dire e da fare oltre al cazzeggio e al rimorchio.
Detto questo, dovresti vedere altri film di Rohmer per rivalutarlo..."La fornaia di Monceau", "Il ginocchio di Claire", "Ma nuit chez Maud"..tanto per citare quelli che ho amato di più.
Questo pomeriggio ero passato per ricordare a tutti che la copertina è arancione, ma adesso ho anche letto il testo :).
Ricordo gli occhi gonfi quando lo lessi su pdf (il problema era leggere al monitor, non certo il libro di Marco!)... E ricordo che la giuria non aveva alcun dubbio :)
In compenso rimango esterrefatto dalla rabbia spasmodica del nostro Franchi, che sfocia nell'Orlando più furioso travolgendo delle volte pastori che coi mori non c'entrano granché (annamo su, ce lo rivediamo insieme il film di Rohmer. In tranquillità e con un po' di birra. Daje, don Venanzio ti farà redimere per le bestemmie e i cattivi pensieri...). Viva noi!
Ma mori, pastori, romero, rohmer...alla fine tutti uguali. So che Rohmer ha ben altro passato, non escludo che questo film sia un episodio figlio della stanchezza senile. Il primo episodio credo sia francamente inarrivabile, a livello di monnezza su tutti i fronti: recitazione e dialoghi. Ma lo rivedremo volentieri, quando vorrete:).
*
Degra: se mettere in scena la mediocrità impone regia mediocre e lingua mediocre, non è meglio darsi al fantasy? Per dire. Vedete che alla fine si chiarisce di lusso quel che volevo dirvi. Che la pretesa di realismo, di presa diretta della realtà, di creazione d'una storia non è sensata, e genera mostri.
A proposito, sempre viva noi, e grazie a END che ha permesso a questo vecchio progetto del gruppo Lankelot-Catalogo di prendere vita, nel pieno rispetto di patti e promesse lontane nel tempo.
(Sarebbe da discutere proprio l'intento di realismo di Rohmer, che è semplicemente linguaggio anti-classico e non iperreale, ma davvero si va fuori argomento. ciao!)
eh dai. A questo punto apriamo il dibattito vero. Qualcuno - dico a caso, eh? - scriva di Rohmer, magari proprio di questo film.
Mannaggia a me...
long live alla letteratura così come si percepisce dalla lettera. Su Rohmer non apro un dibattitto perché é 30 dicembre e ne riparliamo l'anno prossimo. Sul serio. Nel senso che non ne capisco la grandezza. Ahimé
Grosso Baol, che bello ritrovarti:)
GF profitto per farti gli auguri. Imprevista impennata lavorativa, ma ce so, vi osservo e oggi son tornato :-). Nel prossimo anno prevedo grosse cose
Dio voglia. Io sono pronto a dare tutto, come sempre. Credere, Combattere, Sognare.
o dei cambiamenti.
rispondo con ritardo mostruoso, il che è difficilmente giustificabile (impellenze pratiche: cambio di casa, non ho internet, ecc)
ma anche devo dire sinceramente che non è facile immaginare una risposta. subito, d'istinto, vorrei dire dignus non sum.
ma l'onore e la condivisione sono più grandi.
quello che scrivo, come lo scrivo, non è roba che si nutre di tutto il tempo già stato come è invece in disorder -avverto la mia limitatezza; accoglie i miei capricci e li tesse. ma per me è vitale tessere le parole alla pagina, cucirle, non appiccicarle (e in questo siamo identici).
già mi sono arrivate le prime critiche (esercizio di scrittura); e non tocca a me difendermi se non puntualmente: sono ben ferrato e potrò giustificare molte cose. i molti giochi (la serie di fibonacci nelle entrate dei personaggi, ecc.) non servono per dare sicurezza bensì per affermare disinvoltamente una narcisistica onnipotenza scrittoria -non umana. Il resto è chiarissimo: il protagonista non rimane neppure con quelle parole strettamente necessarie a campare, ne ha insufficienti persino ad abbozzare una minima preghiera, qualcosa che si discosti dai bugiardini psicofarmaceutiche.
in questo racconto c'è la negazione della macchine scrittorie (perfette e algide, deterministiche e chimiche) ma c'è anche esattamente il suo opposto: in un minimo processo dialettico (inconcluso perché io odio il pensiero democraticocristiano), nel corso di un monco processo dialettico, -proprio attraverso il gesto narrativo, la storia- si nega la tecnica: si dà una risposta alla tecnica. Mancano Le Parole, infine.
Non ho voluto scrivere un exemplum, ma è per dire che le Parole senza l'umano non contano. Ho voluto mancare il compromesso sudicio. Le parole, esse sole, non danno requie, nè sostanza.
Le 'pirotecniche' parole non servono, non accrescono l'umano: pericolosissime anzi lo inceneriscono. Nella 'storia' a salvarsi è chi ha scelto l'umano, con gli atroci compromessi richiesti. Una salvezza di sostanza apparente, ma di cui -noi che odiamo i compromessi- dobbiamo ignorare lo spirito.
SOlo questo suggerisco: di leggere le due cose contemporaneamente: il linguaggio e la storia (breve, spezzata, aforistica): con Adorno e Horkheimer costellata (quante arie!).
I ringraziamenti li porgo a chiunque abbia letto e legga. Con ironia, apprezzando o disprezzando. La gioia di sapere che qualcuno ha la creaturina arancione tra le mani è tale che sono COSTRETTO a rileggere ogni volta, cercando di immaginare dove in quale passo sia arrivato, quali emozioni, ecc.
sarò felice di accettare critiche e di spiegarle. per tutte le volte che ho riletto il pezzo mi è sempre parso miracolosamente coerente.
grazie.
Mi scuso Marco, ma per ora mi sono arrestato a metà libro: prometto che lo finisco. Ecco, prima di articolare una critica costruttiva, vorrei finirlo e rielaborarlo. Restando a quello che hai scritto nel post precedente, ho un paio di curiosità. 1) Se non ho mal compreso associ la dialettica al modo-pensiero democristiano. Non trovo il nesso, scusa, o se proprio vogliamo forzarlo si può dire che tutta la politica - dalla fine dei conflitti mondiali in poi - usa dialettica in modo "democristiano" (sempre usando il tuo termine, che a mio modo di vedere è improprio: la dialettica è un'arte molto nobile). Secondo, un passo poco chiaro. cito testualmente: "SOlo questo suggerisco: di leggere le due cose contemporaneamente: il linguaggio e la storia (breve, spezzata, aforistica): con Adorno e Horkheimer costellata (quante arie!)". Cioè vuoi dire che tra le tue influenze c'è la scuola di Francoforte? Sarà per questo allora che non riesco ad entrare empaticamente nel tuo testo, visto la mia distanza dagli autori in questione... Ad ogni modo, come ti hanno influenzato, se hanno influenzato? Ripeto, puoi dirmi ciò che vuoi, avendo letto solo metà testo il mio diritto di critica è (ancora) molto limitato;)
1)ironicamente: 'todo modo'. a me gli avellinesi DC mi danno questa impressione.
2)a vent'anni francoforte non sapevo esattamente neppure dov'era.
e comunque se così fosse -come dici- non potrei essere adorniano e anti-dialettico. al più dialettico negativo.
non sono adorniano, tranne forse per qualche tesi sull'arte, e la condanna del regime sovietico. mi piace la sua idea di sviluppo beethoveniano, ed è interessante qualche sua disquisizione.
io mi riferivo SOLO al concetto di COSTELLAZIONE, in Ad. e nei suoi scritti.
Comunque sono convinto che se leggi tutto un pochino ti dovrebbe piacere. poco, con garbo.
sulla dialettica, sulla conciliazione, in italia sopr. ci sono state belle e buone manipolazioni. ovvio che la dialettica è nobile.
in ogni modo io preferisco il caro e vecchio simbolo alla sintesi.
Passion and love, sex, money,
Violence, religion, injustice, death
Paninaro, Paninaro, oh oh oh
Girls, boys, arts, pleasure
Girls, boys, arts, pleasure
Paninaro, Paninaro, oh oh oh
Food, cars, travel, food, cars, travel, travel
(Travel travel)
New York, New York, New York,
New York
Paninaro, Paninaro, oh oh oh
Armani, Armani, A-A-Armani, Versace, cinque
Paninaro, Paninaro, oh oh oh
Paninaro, Paninaro, oh oh oh
Armani, Armani, A-A-Armani, Versace, cinque
Paninaro (ro ro), Paninaro, oh oh oh (oh)
Paninaro (ro ro), Paninaro, oh oh oh (oh)
http://www.youtube.com/watch?v=wFiX1FDyh5w
Marcello, dico cose quindi così banali? oh-oh-oh
Grazie delle precisazioni, Marco. ho finito il libro, poi ti dirò più compiutamente...
http://www.beautifulfreaks.org/busetta.html CONTINO su BUSETTA
http://www.duepunti.org/scrittura/racc-racconti/galleria/asset/testi/M_B...
Marco Busetta...
scoperto da DUEPUNTI molti anni prima di noi.
Clamoroso.
(Ora è gara a chi pubblica il prossimo libro di Marco...;) )
sì vabè ma il diario è il diario ;)
Riletto proprio un mesetto fa e, ti dirò, più che la storia in sè mi ha colpito ancor di più l'altissima qualità della scrittura.
A quando qualcosa di nuovo?