Il nome di Edward George Bulwer-Lytton, scrittore, politico e aristocratico inglese, è oggi meno famigliare ai letterati e ai lettori forti. Proprio per questo mi sembra opportuno dare qualche coordinata, mostrando una prima, curiosa antitesi. Meglio: un curioso e fastidioso cortocircuito nella critica occidentale.
“Era una notte buia e tempestosa” (“Paul Clifford” è il romanzo in questione), “la penna è più potente della spada”: bene, è Lytton l’altrimenti oscuro autore di quell’incipit e di quella massima. Superfluo dire che quell’incipit deve molta della sua grottesca popolarità ai “Peanuts” di Charles Schulz.
Lytton è considerato, sulle sponde americane, tra i più mediocri autori vittoriani; talvolta, in ambito anglosassone, il suo nome serve come sinonimo di pessima scrittura; addirittura esiste un concorso a lui intestato, dedicato al peggior incipit in lingua inglese, organizzato dalla University di San Josè.
Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco, invece, ce lo raccontano così: “Erudito, romanziere, eminente massone e membro della Societas Rosicruciana in Anglia, l’avanzato circolo occultistico fondato nel 1865 da Wentworth Little, e che qualche anno più tardi generò per filiazione diretta l’Hermetic Order of the Golden Dawn” (p. 8) – certo, non ne esaltano lo stile. Ma direi che l’autore è tutt’altro che ridicolizzato.
B.L. conobbe discreta popolarità, in vita; fu autore estremamente prolifico, non eccezionalmente considerato dalla critica ma letto con piacere dal pubblico. I curatori dell’opera ricordano che l’opera più fortunata, in questo senso, a distanza di tempo, rimane “Gli ultimi giorni di Pompei” (1834), schierandosi tuttavia per la sua produzione narrativa meno nota, quella incentrata sull’occulto, la magia e l’esoterismo: segnalano “Zanoni” (1849: in Italia esistono traduzioni per Sonzogno, Bocca, Tea), “A Strange Story” (1862) e “Magicians and Magic” (1865) assieme, finalmente, a “The Coming Race” (1871) (cfr. pp. 29-31).
Questo romanzo in Italia venne originariamente pubblicato (con differita di soli ventisei anni, quindi postumo) dalla casa editrice Treves, nel 1898. Soltanto 82 anni dopo è tornato sugli scaffali delle librerie attente all’esoterismo e alla spiritualità, per merito delle Edizioni Arktos. È un peccato che la circolazione sia ridotta: come vedremo a breve, è un interessante esempio di letteratura distopica, non andrebbe relegato tra le opere destinate a curiosi, studiosi e cultori dei laterali o dei dimenticati. Intanto, lascio l’onere dell’introduzione all’opera ai due curatori, De Turris e Fusco: “The Coming Race (…) descrive un mondo sotterraneo scoperto dal protagonista della narrazione, mentre esplora una miniera. In esso vive una razza superiore che conduce un’esistenza ‘utopistica’ grazie al possesso di una energia invincibile e inesauribile, che può essere guidata con il pensiero e per mezzo della quale ogni cosa è possibile (…). L’allegoria è evidente: una forza interiore conquistata e opportunamente diretta rende possibile la ‘rettificazione’, cioè la purificazione del proprio intimo, spingendo indietro gli istinti animali che ci legano alla Terra. Per designare questa forza, che Eliphas Levi chiamava ‘mediatore plastico’, Bulwer-Lytton scelse il nome di vril” (p. 19).
È una distopia: una delle prime, assieme a “Erewhon” di Samuel Butler (1872).
Una di quelle più influenti: diverse associazioni occulte, nel Novecento, si mostrarono interessate alla possibilità d’un’esistenza d’un’altra razza nella “terra cava”. Sin qua, note di colore e prime coordinate per orientarsi a dovere; passiamo adesso all’analisi della trama e a cenni sullo stile e sulla struttura.
Adesso è solo, nelle viscere della terra. La luce è diffusa, dolce e argentea; s’apre a un tratto un’ampia valle, i colori dominanti diventano plumbeo e rosso dorato. In questo scenario appare il primo membro del popolo dei sotterranei.
“Mi ricordava le immagini simboliche dei Genii o dei Demoni che si scorgono sui vasi etruschi o sulle pareti dei sepolcri orientali… immagini che riprendono le forme umane e tuttavia appartengono ad un’altra razza. Era alto, non gigantesco, ma alto quanto gli uomini più alti al di sotto della statura dei giganti” (p. 42).
Ha occhi neri, viso glabro, colorito da pellerossa; è antropomorfo, ma il narratore lo sente “ostile” all’uomo. Parlano lingue diverse, totalmente estranee. Incomprensibili: le prime comunicazioni avvengono via disegni.
La guida accompagna il narratore nella cittadella; s'accorge di automi immobili lungo le pareti, ammira giardini splendenti di fiori meravigliosi e colorati, capisce che qualcuno ha le ali. Quando scopre la loro complessa natura meccanica, scosso e spaventato, sviene: pur riconoscendo cortesia e gentilezza nei suoi ospiti, è ovviamente spaventato a morte.
La razza sotterranea è quella degli Ana (uomini), sopravvissuti a cataclismi e inondazioni (il nostro diluvio?) nascondendosi nelle grotte, e là ricostruendo il loro già evoluto mondo; conoscono la luce del gas e del petrolio, non devono temere l’oscurità. La loro comunità era divisa in classi; attraversarono diverse forme di governo, anticamente addirittura la democrazia (reputata rozza), e superarono le fasi della lotta di classe e delle guerre tra diverse etnie. Questo sin quando non scoprirono il Vril. L’autore lo definisce come “unità delle energie naturali”, “elettricità” che influisce sul clima, sugli individui (in trance, dopo lo svenimento, aveva appreso la loro lingua), sulle malattie; crea e distrugge. Dal momento in cui tutti potevano attingere a quella forza, nessuno aveva più mostrato volontà d’espansione: poco a poco, erano sparite anche le forze dell’ordine. Tutti rispettavano le leggi (meglio: “convenzioni” da tutti apprezzate), nessuno le imponeva con la violenza. Gli Ana avevano una sola lingua e molti dialetti; leggi e costumi simili, tra uno e un altro popolo.
A capo della razza degli Ana, un magistrato supremo (Tur), con mandato a vita: senza residenza sontuosa o reddito superiore, a coordinare diversi dipartimenti, con armonia e grazia. Felicità, ordine, autorità sono strettamente interconnesse (p. 75).
I cittadini vivono di agricoltura e artigianato; unici pericoli esterni, le irruzioni di fuoco e acqua, le fughe di gas, le tempeste di vento sotterranee, rettili e draghi nemici, cacciati dai più giovani. Si lavora in giovane età guadagnando abbastanza per vivere serenamente da adulti. Tra An – uomo – e Gy – donna – esiste eguaglianza di diritti; piuttosto, le donne dimostrano superiorità aggressiva e difensiva. Il matrimonio può durare tre anni; quindi, può terminare o essere rinnovato. Ciononostante, la poligamia è molto rara e i divorzi inesistenti. L’equilibrio delle coppie è importante. A corteggiare sono le donne, felici un giorno d’obbedire con gioia al compagno, sapendolo uguale e inferiore nella forza.
L’essere supremo, da tutti adorato, è espresso da un geroglifico simile a una piramide; la piramide rovesciata significa “potenza”. Da tempo non esistono più testi per testimoniare o interpretare l’esistenza e la giustizia del Creatore e del Conservatore del mondo: gli Ana sanno che, da esseri finiti, non hanno la capacità di definire ciò che è infinito e onnipotente. Si limitano ad avere fede.
Credono nella metempsicosi, ma tra un pianeta e l’altro e in diversa forma.
Credono che un giorno torneranno a vedere il sole, per sterminare la specie umana che ha sporcato il mondo.
Vivono ascoltando musica, in ogni stanza, a un volume discreto; si concedono qualche innocente lusso, passando le loro giornate in un invidiabile stato di equilibrio. Intanto, le donne scelgono il loro An: e una di loro, la figlia dell’autorità massima, s’innamora del narratore. È un legame proibito, che rovescerà le sorti del protagonista, esule infine da quel mondo sotterraneo.
Complessivamente, il romanzo può essere posizionato tra quelle distopie del secolo scorso destinate a rivelare apocalittici scenari futuri, in questo caso non dormienti né paralleli ma viventi sotto le nostre terre: al contempo, va a proporre, come le antiche utopie, sistemi alternativi al nostro.
Da un lato, Lytton sembra apprezzare la struttura societaria e la forma statale degli Ana, rivelando quindi le sue predilezioni e le sue speranze, includendo la cessazione delle violenze tra esseri umani e l’avvento d’una società priva di contrasti, idilliaca e solare. D’altro canto, il suo protagonista sca(m)pa temendo per le sorti della specie umana, non cessando quindi – a dispetto degli abiti indossati, e della neolingua appresa, con tanto di acute osservazioni filologiche e grammaticali – di percepire come ostili quegli uomini che aveva riconosciuto come “demoni” dalle ali meccaniche, e dagli sviluppi tecnologici così simili a quelli di noi lettori contemporanei. I robot cominciano ad apparire nelle nazioni più evolute, in ogni casa; la musica in ogni ambiente è già una realtà, bastano piccoli transistor. I ruoli e la considerazione della donna stanno tornando, come in alcune società antiche e avanzate, a essere non dissimili da quelli dell’uomo.
Stilisticamente, e con buona pace degli yankee di San Jose, la narrazione tiene; non so se sia per merito della buona traduzione, ma direi che in ogni caso non si registrano gravi cadute di stile: l’equilibrio espressivo è forse grigio ma onesto, la leggibilità non è gravata nemmeno dal capitolo dedicato alla grammatica degli Ana, forse un po’ ostico per chi non ha fatto studi letterari ma non essenziale, in ogni caso. Il sogno del Vril animò molti intellettuali, così come quello dell’esistenza d’un popolo antico ed evoluto, nascosto all’interno della terra; probabilmente, che si tratti di memoria genetica d’un antico stadio di evoluzione sempre negato dalle scienze o di una speranza che molti tra noi hanno sempre avuto, la sostanza non muta – sarà così ancora per diverse generazioni, sin quando non troveremo prove inconfutabili di ciò che è, e di ciò che non può non essere che fantasia o reminiscenza.
Ai curatori De Turris e Fusco la riconoscenza del lettore, il ringraziamento per aver restituito alla luce una distopia degna d’essere considerata sia nel genere, sia nella letteratura esoterica; uno schiaffo morale piuttosto chiaro a chi, forse con qualche ingenuità, sta cercando di cancellare ogni traccia dell’opera di questo bizzarro aristocratico inglese.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Edward George Bulwer-Lytton (Londra, 1803 – Torquay, 1873), poeta e scrittore inglese, deputato prima liberale poi conservatore, aristocratico per ascendenza materna.
Edward Bulwer-Lytton, “La razza ventura”, Edizioni Arktos, Carmagnola, Torino 2006 (prima: 1980). A cura di Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco.
Prima edizione: “The Coming Race”, 1871.
Prima edizione italiana: “La razza futura”, Treves, Milano, 1898.
Approfondimento in rete: Bulwer-Lytton Fiction Contest / B.L. web sites / Wikipedia en / Opere in digitale / Biografia di John S. Moore / Victorian Web / Knebworth House / Alfredo Menichelli / Brian Aldiss sul romanzo.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2007
Commenti
Stavolta NON era una notte buia e tempestosa.
Riscopriamo Bulwer-Lytton.
uh. era una notte buia e tempestosa. mi sembra citata-parodiata anche nel film Grosso guaio a Chinatown. ma forse mi sbaglio.
ciaz.
Probabile, probabile. Ma tutto ha avuto inizio grazie ai Peanuts, in questo senso. La paternità del massacro è di Schulz.
Grazie di questo bel pezzo e di tirar fuori dalla polvere autori dimenticati o volutamenti nascosti dai circuiti mediatici. Il nome di Edward George Bulwer-Lytton mi era capitao sott'occhio più volte nelle mie letture, ancorché non abbia mai letto nulla di suo. Che a restituir luce all'autore sia stato uno come De Turris (responsabile delle Edizioni Mediterranee) non mi sorprende, sapendo quanto si è speso per dar credibilità e visibilità ad autori che pescano nei territori esoterici. Lo stesso Eliphas Levi che tu citi nel pezzo è considerato rozzamente un satanista dalle intelligenze illuminate che ci fanno la morale a più riprese. Sia ben chiaro io ho poco a che spartire con Levi e affini, ma mi disturba parecchio la chiusura a priori, come di conseguenza avviene ancora per Evola. Per ciò che riguarda Evola, ancora per poco, spero. A proposito di Evola, dopo l'esate finalmente posterò il mio primo pezzo su un suo libro: l'introvabile e fondamentale "Il cammino del Cinabro", che sono riuscito a scovare e del quale ho potuto constare l'effettiva importanza per capire la complessità dell'autore in questione. A livello di comprensione totale (come uomo,artista, studioso e filosofo) è forse il testo più importante.
Grazie a te per la lettura, i commenti e le suggestioni. B.L. oggi circola grazie ad Arktos e Tea, che ha appena ristampato Zanoni, in edizione peraltro economica. Pompei è spesso ristampato.
*
Quanto a Evola, aspetto con entusiasmo il pezzo sul Cinabro; in questi giorni ho riletto con piacere grande Imperialismo Pagano, che trovo fondamentale per diverse ragioni, e mi servirà negli anni per ribadire alcuni concetti-cardine:).
(a latere. In "Pagano", invece, s'apre a un tratto una voragine, e appare un demone. Multa paucis, come sempre)
Grazie a te di tirar fuori questi autori, e di scriverne con la giusta equidistanza di critico sopra le parti. Speriamo serva ad insinuare un minimo di curiosità nei lettori, perlomeno nel cercar di conoscere certi nomi oscurati.
Imperialismo pagano è un testo che Evola scrisse giovanissimo, le cui tesi sono riproposte e ampliate in più testi successivi. Fondamentale per capire l'evoluzione del pensiero evoliano, ma anche per indagare alcune tematiche che spesso vengono proposte al pubblico a senso unico. Il cammino del cinabro, invece, è una sorta di suo "Ecce Homo" - ovvero ha una valenza e una struttura simile alla nota opera di Nietzsche (una sorta di autobiografia spirituale, attraverso le proprie opere)
Stupendo. Aspettiamo.
6 - Non vedo l'ora di leggerlo, sto attendendo con impazienza il cartaceo ma se ci mette molto sarò costretto a chiederti di spedirmelo via mail.
;). Credo che entro fine Settembre sarà vivo.
10 - Ottimo, ottimo;)
Dovremmo studiarci per bene il catalogo di Arktos. C'è la collana dedicata alla Golden Dawn che mi sembra tutta da riscoprire.
12 - La Golden Dawn è considerata una sorta di male assoluto, si dice anche avesse legami con i gruppi esoterici nazionalsocialisti, che allevasse satanisti e cose di questo genere. Ci sono studi approfonditi in merito, uno interessante, edito dalle mediterranee è Le origini occulte del Nazismo di Rene Alleau. Più in generale bisognerebbe sforzarsi di approcciare temi e autori in questione con spirito critico e non preconcetto. Ma pare sia ancora molto difficile che ciò avvenga. Intanto c'è il caro Franchi che ci prova;)
Beh, io ho rilanciato, per quanto possibile e fondandomi, inizialmente, sulle sole pubblicazioni Tranchida, il caro Machen, a cui tengo tanto; Stoker è recensito, e così Meyrink, e l'affine Bulwer. Manca Yeats, che dovrebbe valere come passepartout:). http://www.golden-dawn.org/bioyeats.html
sei dadato a ripescare anche l'autore di "Era una botte buia e tempestosa"!!!!!! Guarda, sei davvero eccezionale.
Non sospettavo che fosse un aristocratico inglese, tra l'altro autore di una storia così strana, non ho mai letto questo tipo di racconti e li ho scoperti sostanzialmente attraverso le tue rec. dunque grazie. :-)
ops! "Andato"
:).
Figurati. Una chicca, eh?
veramente!
Diciamo che Bulwer-Lytton e in più in generale la Golden Dawn appartengono a quella tradizione spiritualista, dai solidi ancoraggi nella cultura europea, spazzata via dopo la Seconda guerra mondiale. E' un fatto che il modello consumista americano e l'influenza del comunismo russo hanno dato una sterzata materialista a tutta la civiltà occidentale. Oggi possiamo lamentarcene a ragione. Il problema è: a cosa si era ridotta l'Europa nella prima metà del Novecento? Culture gerarchiche, illiberali, autoritarie, razziste... Russia e America ne hanno distrutto il primato culturale prima che politico e economico. Ma quanto meritata è stata questa distruzione?
Sono considerazioni sparse, problemi che mi pongo e vi pongo. Non certezze.
Tutto questo, come dici tu, "a latere". Nel merito resta la riscoperta di un libro assolutamente sconosciuto. Al quale come sottolinea Fede è giusto rapportarsi senza pregiudizi e con equilibrio. Hvala.
Grazie a te, Buck, Hvala.
Allora, quella cultura non è stata del tutto spazzata via; è stata forse ricacciata in oscuri recessi, costretta all'ombra, magari guardata con perplessità e con diffidenza. Esiste ancora. E dall'ombra tornerà, per combattere a viso aperto il materialismo, ancora.
Sul discorso dell'Europa nel primo Novecento, è innegabile evidenziare errori, atrocità, imposture, forzature. Ma non è detto che le gerarchie - se fondate con intelligenza - debbano essere sbagliate. Cmq sì, considerazioni e problemi che dobbiamo porci tutti i giorni. Sempre. Altrimenti si ripeteranno antichi e recenti errori. Bisogna invece migliorare.
Sì, questo è libro da HK. ;)
copertina!
copertina!