Gesualdo Bufalino è pura letteratura. Ce ne accorgiamo ogni volta che leggiamo anche solo una riga dei suoi scritti. Non una sbavatura, non un termine poco appropriato, non una virgola fuori posto nella sua prosa sempre elegante e raffinata, complessa, ricca di una letterarietà e un lirismo fuori dal comune. Bufalino, autore fin troppo sottovalutato, quasi sconosciuto per le nuove generazioni di lettori.
Come sottolinea Stefano Giovanardi nell’introduzione a “L’uomo invaso”, raccolta di racconti del 1985, “la nozione di stile è tra le più impalpabili, indeterminate e ideali che la critica letteraria abbia mai usato […] il fatto è, probabilmente, che esistono ancora scrittori i quali consapevolmente, nel bene o nel male, praticano uno stile […] che privilegiano sempre e comunque le ragioni del soggetto (ossia del grumo immaginativo ed espressivo con cui il soggetto si identifica) rispetto all’orizzonte vastissimo degli oggetti da esprimere. Uno di tali autori è certamente Gesualdo Bufalino”.
Uno stile riconoscibile immediatamente, quello di Bufalino, per purezza, ricercatezza linguistica e sintattica, eleganza letteraria: uno stile dove le parole sono soppesate con maestria e formano quasi una melodia musicale, disponendosi come note su un pentagramma. Ed è con questo stile non certamente immediato che Bufalino ricerca, nella parola colta, nel termine ricercato, nella citazione sofisticata, nel linguaggio forbito, l’immortalità della propria scrittura.
Lo scrittore siciliano, divenuto famoso solo nel 1981, ormai sessantenne, con la pubblicazione di “Diceria dell’untore” (Premio Campiello), si cimenta nella narrazione breve, quella tipica dei racconti. E lo fa con la consueta magnetica capacità narrativa, la stessa voglia di stupire con le parole il lettore.
I ventidue brevi racconti che compongono la raccolta de “L’uomo invaso” affrontano le tematiche più varie: dai racconti biblici a quelli filosofici, dal mito alla storia recente, dal racconto comico a quello drammatico, e tanti altri ancora.
Mai più lunghi di dieci pagine, i raccontini in questione sono leggeri, originali e coinvolgenti, e permettono di fare un rapido tuffo nello splendore della lingua italiana: si inizia con il racconto che dà il titolo al volume, “L’uomo invaso”, appunto, particolare storia di una particolare “invasione” corporea. Il povero Vincenzino La Grua, infatti, deve fare i conti con delle progressive mutazioni del suo corpo, che gli causano ben più di un inconveniente e numerosi incidenti.
“Il ritorno di Euridice” rivede il famoso mito dal punto di vista della donna che, nell’attesa del traghettatore che dovrà riportarla da dove stava per andar via, seguendo Orfeo, scopre con stupore una triste verità sul conto dell’amato.
“Gorgia e lo scrittore Sabeo” è un testo a metà tra la filosofia e il racconto storico, e ripercorre la vicenda che lega il famoso filosofo e il suo giovane scriba, regalo di Callicle. Le “Due notti di Ferdinando I” descrivono i sogni del Borbone sovrano delle Due Sicilie, fino ad un tragico epilogo. “Morte di Giufà” descrive il trapasso dell’ingenuo e analfabeta Giufà, povero diavolo a caccia di galline, che andrà incontro alla morte.
“La vendetta di Fermacalzone” parla di un povero uomo e della relazione che sua moglie intreccia con una guardia municipale, “Ciaciò e i pupi” di un’immaginaria – o reale?, chissà – storia d’amore notturna, “L’uscita dall’arca ovvero Il disinganno” del viaggio di Noè attraverso i giorni del diluvio, fino ad una amara scoperta finale.
“L’ingegnere di Babele” è la storia di un folle, o di un genio, creatore di un libro universale delle citazioni letterarie, che diventa incontrollabile e finisce per prendersi gioco della sua mente, con tutti quei linguaggi, stili e generi letterari che finiscono per mescolarsi nella sua testa, come i dialetti della nota torre.
“Le visioni di Basilio ovvero La battaglia dei tarli e degli eroi” ci riporta la storia affascinante di un custode del sapere, intento a preservare tutti i libri di tutte le biblioteche del mondo, da un “invulnerabile verme” che divora le pagine dei volumi rinchiusi in una fortezza sul Monte Athos. Tenerli ben sigillati e non leggerli sarà una dura prova, così come distruggere definitivamente il morbo flagello del sapere.
E poi ancora tanti altri racconti in bilico tra la favola e la cronaca, la realtà e la finzione letteraria, che hanno come protagonisti uomini qualunque che scoprono particolari risvolti del proprio mestiere, e della vita (“Il pedinatore”) o grandi personalità letterarie alle prese con l’acquisto di un libro (“Passeggiata con uno sconosciuto”, che ha come protagonista Baudelaire), parroci intimoriti che hanno conosciuto un “Ladro di ricordi” e Don Chisciotte intento a compiere la sua “Ultima cavalcata”. E ancora Jack lo Squartatore (“Notturno londinese”), un vecchio che sta per perdere la vista (“La panchina”), un “Guardiano delle rovine”, un bambino in grado di trovare gioia e svago anche da una punizione severa (“Il bambino punito”), Severino Paceco che scopre per la prima e l’ultima volta l’amore (“La bellezza dell’universo”), un uomo anziano che scopre la bellezza della natura (“Il vecchio e l’albero”), il dottor Fritz Bernasconi che descrive i costumi di un proprio paziente (“Dossier Lo Cicero”) fino all’ultima, commovente e disperata preghiera di un uomo che sente vicino la propria fine (“Voci di pianto da un lettino di sleeping – car”).
Ci perdiamo con soddisfazione e godimento tra gli aggettivi, le metafore, le citazioni e le invenzioni letterarie di questo grande autore siciliano, leggendo con interesse questi racconti che, pur essendo tutti molto brevi, coinvolgono immediatamente, senza mai annoiare. Ci immergiamo in una lettura elegante, sofisticata, appassionante, rammaricandoci ogni volta che uno di quei racconti raggiunge la conclusione. Vorremmo che non finissero mai. Vorremmo leggerli, rileggerli, e poi leggerli di nuovo, senza perdere nulla della magia e del coinvolgimento originario. Letture come “L’uomo invaso e altre invenzioni” rinfrancano la mente e lo spirito, sono un toccasana per il nostro intelletto. Non c’è dubbio: libri come questo sono immortali.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gesualdo Bufalino (Comiso, 1920 – 1996), professore e scrittore italiano.
Gesualdo Bufalino, “L’uomo invaso”, Bompiani, Milano, 2001.
Prima edizione: 1985.
In Lankelot:
Antonio Benforte, 15 luglio 2004.
Commenti
Nuovo Bufalino!
(ecco, questo mi manca e non mi mancherà ancora a lungo:). Avevo dimenticato questo tuo articolo, Ant, gravissimo. Rileggendo tutti gli aggettivi che hai speso nell'ultimo paragrafo mi domando perché sto leggendo soltanto ultime uscite o quasi da un po'...)
M'è venuta voglia di rileggere tutto bufalino anche a me. Ogni volta che si parla di "nuovi scrittori" che poi sono casi montati ad arte, rileggere Bufalino!
Quel che dice Giovanardi sullo stile - e sul suo stile - è sacrosanto.
archivio aggiornato!