Bryce Echenique Alfredo

La vita esagerata di Martín Romaña

Autore: 
Bryce Echenique Alfredo

Infanzia, adolescenza, facoltà di legge: la mia vita è stata come questa difficoltà a navigare, la mia vita è stata questa difficoltà a navigare; e lo dico basandomi sulle peripezie di aria, mare e terra con le quali potrei riempire mille pagine come questa, in un pazzo marcelproustianesimo senza asma, per fortuna, che di nuovo incomincia da una navigazione, questa volta sul mare che mi ha portato in Francia, e che speriamo finisca a Parigi, con me seduto sulla mia comodissima poltrona Voltaire, perché ai proprietari dell'appartamento può venire in mente di chiedermela in qualsiasi momento, dato che non sono proprietario della mia seduta in questa vita (...)” (p. 22)

Bryce Echenique è un fiume che sta straripando: trabocca di letterarietà, esonda d'un'egolatrica prima persona, esula dai margini e torrenziale tracima, tracima e si distende, incurante del lettore, della normalità, della linearità. L'artista angloperuviano, classe 1939, pubblicava nel 1981 questo “La vita esagerata di Martín Romaña”, pubblicato in Italia con soli ventisette anni di differita dalla casa editrice di progetto Cargo, da Napoli. Il romanzo, al di là di qualche ormai stravagante e desueto retrogusto marxista, sta invecchiando bene: non è destinato a chi amava la narrazione febbrile e impietosa del primo Hamsun di “Fame”, né a chi s'era appassionato alle vicende del Bandini del paisà Fante: piuttosto, farà senza dubbio la felicità di un pubblico di lettori adulti desiderosi di prendersi gioco della smania di fortuna, successo e comprensione (in altre parole: di vita) dei giovani scrittori inediti. Sarà la lettura ideale per tutti quelli che amano ascoltare avidamente ricordi, resoconti e appunti di viaggi esotici e satirici (speciali vie crucis incluse), sempre dallo stesso amico che proprio non riesce a starsene fermo a casa. Sarà la gioia di chi vuole apprezzare una parabola letteraria picaresca, d'ambientazione europea e dna latinoamericano, connotata da un dna grottesco e satirico, e forse per questo, paradossalmente, più rispettoso degli eccessi e delle aporie della giovinezza.

D'altra parte, il viaggio del narratore è dovuto ai classici Greci e Latini. A Dante, Pirandello, Manzoni. Alle opere di Moliére, Corneille e Racine. A Cicerone e Virgilio. Dickens, Mark Twain, Sherwood Anderson. Victor Hugo, Chénier, Michelet e Sainte-Beuve (p. 28). Cominciate a intuire cosa vi sta aspettando. Oltretutto, Bryce Echenique conosce Svevo: “La vita non è brutta o bella: è originale”. Morale?

Bisogna cambiare continuamente per seguire il ritmo così originale della vita. Conclusione: sono o bestia, o ostinato, o fedele a non so che, oppure sono assai poco originale” (p. 154) – ed ecco che nel romanzo il narratore si prende gioco dell'autore (autoreferenzialità spinta: cfr. almeno p. 178 e p. 322, ma sino alla fine periodicamente l'autore torna nei pensieri del narratore) e di se stesso, della sua dedizione alla scrittura e degli amori, del matrimonio e delle passioni, dell'Europa e del lontano Perù, delle malattie e del viaggio. È semplicemente rocambolesco.

Intuizioni misteriose e folgoranti, quelle del giovane protagonista, scrittore inedito ma illuminato: “Non c'è nulla che debba e possa causare più paura in un giovane, a Parigi, di un gattino o un cagnolino quando si è vecchi. Uomo avvisato, mezzo salvato” (p. 218).

Com'è questo Martin? “Non aveva una vita privata, né orari di lavoro né ore di sonno. Era il tipo più disponibile del mondo e tutto questo alla gente piaceva. Faceva piacere che fosse sempre libero per cominciare qualche cosa” (p. 57). Martin è una fonte inesauribile di energia, di vitalità, di innocenza. È il compagno di viaggio ideale per una zingarata nell'Europa dei grandi, pronto a stupirsi e ad affezionarsi a tutto, al prezzo d'un sorriso.

Esteticamente, appare sospetto: “per via del pelame sessantottesco, la barba, i baffi, oltre all'accento sudamericano, e alla faccia di sudamericano” (p. 437). Ma quando, donchisciotte moderno, s'accorge che non tutto è oro quel che Hemingway spacciava per tale (Spain, maybe, isn't so different; e quanto a Parigi, va soltanto venire voglia di tornare a Roma), e che l'esistenza dello scrittore nomade è refrattaria alla normalità e alla quiete, allora il sospetto si fa certezza: questo romanzo è un bel campione d'umanità, di dolcezza e di fanfaronate da spaccamontagne d'altri tempi, miles gloriosus a letto (involontariamente, anche: o inaspettatamente) e non solo.

Limite – ma è questione di sensibilità e di gusto personale – la lunghezza abnorme dell'opera: 640 pagine di “vita esagerata”, virgolette abbastanza obbligate, sono sicuramente un peso eccessivo per i miei tempi e i miei ritmi di lettura, e per le pietre di paragone del passato, nel genere. Sono consapevole che un lettore da 15 libri l'anno potrà dedicare con diletto un mese di ritagli di tempo al romanzone angloperuviano dello stravagante Martín Romaña, quando sognando a occhi aperti, quando sorridendo, quando compatendo e quando, infine, confrontando le proprie memorie di giovinezza con quelle del narratore. Io rimango persuaso che Hamsun sia insuperabile, paradigma d'una letteratura che ha conosciuto sterminata e colorita e internazionale serie di epigoni. Do atto al Bryce d'avermi intrattenuto e divertito per una settimana piena, avanti e indietro da casa all'ufficio, un'ora e mezzo circa per viaggio. Questo è quanto. Qualche volta, sì, guardavo fuori dal finestrino e mi grattavo una guancia (severo, mi riflettevo nel vetro). E niente, restavo un po' sospeso e poi risprofondavo nel libro. A oltranza.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alfredo Bryce Echenique (Lima, Perù 1939), scrittore angloperuviano. Ha insegnato Letteratura Latinoamericana a Parigi e Montpellier.

Alfredo Bryce Echenique, “La vita esagerata di Martín Romaña”, Cargo, Napoli, 2008. Traduzione di Teresa Cirillo Sirri. Copertina di Maurizio Ceccato.

Prima edizione: 1981.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale / Wiki en.

 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2008.

ISBN/EAN: 
9788860050205

Commenti

novità!

In copertina c'è il fratello di Ray Charles?

Dovremmo domandarlo a Maurizio:)
Ma guarda le foto di ABE su wiki en...

Questa nota mi ha riportato alla mente la lettura delle cosiddette "autobiografie", straordinarie, dei giganti Billie Holiday ("La signora canta il blues", Feltrinelli 1979) e Miles Davis ("Miles. L'autobiografia", Minimum Fax 2001) e dell'altrettanto pregevole biografia dell'eccelso Thelonious Monk (L. De Wilde, "Thelonious Monk Himself. Una biografia", Minimum Fax 1999). Rispettivamente 300, 494 e 224 pagine, totale 1018 pagine che si potrebbero tranquillamente leggere in una settimana di tanto in tanto specchiandosi in qualche finestrino. Nonostante lo scempio perpetrato da Mario Cantoni, traduttore di "Lady sings the Blues", che ebbe la malaugurata idea di rendere l'acre parlata nera di Lady Day costellando il libro di toscanismi: sciacquatura d'Arno quanto mai improvvida e in fin dei conti raccapricciante, che trasforma un genio del Novecento in una controfigura di Benigni.

Ave, Lepisma, e finalmente benvenuto tra noi;).
Ho la sensazione di ritrovare un amico - e mi sa che non mi sbaglio. Questo ho da dire: cuspide efebica, cherosene per sigari e sigarette.
Come se non bastasse, integro: perché non scrivi dei tre libri appena nominati? Uno per volta, pian pian...

(con note sui tempi di lettura).
*
Qua il format...
http://www.lankelot.eu/index.php/format-letteratura-obbligatorio/

(Billie Holiday da Fiesole è una grande idea, comunque)

slanciata la tremula fiamma baluginava nel vetrone liquido della nebbia, cherosene l'alimento del fuoco e di conseguenza della sigaretta o sigaro che aggiungendosi alle brume sottolineava discorsi: aggettavano le pallide dita d'anorchide per mano esiziale.

L'invito mi lusinga, ora entro in punta di piedi: scriverò.

8. SPETTACOLO!

7. È la geometria del forse.
È questione politica, a ben guardare: politica-editoriale.
Ahi quella finestra che guardava la strada - e i ciclisti, uno ad uno, volavano sulla tavolata; intanto, pizza e fritto costavano euro 29, e l'alcol sembrava sempre troppo poco.
*
Quel putto nelle brume illuminava i miei polmoni

(e la mia macchina che tutti andavano a guidare: sgommando, sbarazzini. Anche)

7+10+11
Sera immemoriale per sempre incatenata al rocchetto dei nostri ricordi

Mille giri
di silenzio, faceva
la ruota del guardiano
notturno - la sua bicicletta
(Caproni)

Nel gelido dicembre un'amicizia è nata

10+12
e gli euro 29 segnavia verso altre mense in cui imbandirla...

13. Sì. E direi che avremo occasione per rivalerci, compare;).

12. così è. (grande Caproni).
ti, vi abbraccio.