Anno 2096. Kat e Raoul, due giovani naturalisti, sono in vacanza nell’originale villaggio turistico StarTour, sul minuscolo ed esotico pianeta Argon3, illuminato da due fonti solari e talmente ridotto da ridurre il peso corporeo di un quarto rispetto alla Terra. Il luogo ideale per provare l’esperienza di un volo in deltaplano e per Raoul, l’occasione idonea per ottenere un riscatto nei confronti di Kat, Roberto Di Capua, alias Dick, apprezzato archeologo ed antropologo, narra in prima persona la sua inattesa missione nel centro milanese del SAILS, l’organizzazione che sovrintende all’esplorazione dell’universo, nel corso della quale si imbatterà in una serie di reperti antichissimi e conoscerà un sergente del SAILS a nome Claudia che lo aiuterà a dirimere questo affascinante mistero. Infine Jamal, un giovanissimo carpentiere alla ricerca dell’occasione della sua vita. Mentendo sulla sua età si farà assumere dalla StarTour lavorando alla costruzione di un complesso sportivo su Argon 3.
Ce n’è abbastanza, date le premesse, per dare vita all’ennesimo romanzo di fantascienza, genere quasi inflazionato. Ma Maurizio J. Bruno non è un maestro del genere e non sacrifica alla moda del sensational, assetata di effetti speciali, la nitidezza di una scrittura sostanzialmente sobria e controllata, anche in certi improbabili sconfinamenti.
Concentra la narrazione non su astronomia, astrofisica ed astronautica, per i quali avrebbe a disposizione tutto il materiale necessario – galassie, ammassi stellari, punti luminosi, navette spaziali, sistemi di propulsione, viaggi interplanetari - bensì sull’intreccio esistenziale di quattro persone immerse nella quotidianità e alle prese con i grandi interrogativi di sempre. Certo l’opera resta un edificio di finzioni, destinato a raccogliere maggiore riscontro tra i lettori più avvezzi a confrontarsi con la carica possente della fantasia. Ma egli non è affatto un rimestatore di fatti strambi, di robotica, di circuiti integrati o di materia che non è materia, né semplicemente un abile narratore di storie destinate a bambini ben cresciuti. Benché nel libro il genio immaginativo è cucinato a dovere, le tre storie coniugano con scioltezza avventura e tecnologia, riflessioni sulla società e sull’uomo, visioni future e speranza, rimescolando ecletticamente tutto questo per dar vita a qualcosa di mai letto prima. L’autore ha qui il merito di aver trasceso qualsiasi confine di “genere” realizzando un testo entusiasmante, in cui il lettore vive la suggestione di trovarsi dinanzi ad un’avventura esaltante.
Dall’officina creativa di un ingegnere elettronico, emerge come d’incanto un romanzo sicuro di sé, animato da personaggi dalla psicologia elementare ma non per questo alla ricerca di una dimensione di vita meno autentica. Scritto con delicatezza e profondità umana Eden offre non solo sviluppi imprevedibili nella meraviglia di un altrove incantato, ma anche una fisica densità vivamente carica di presenze e situazioni. Non è tanto il sogno di un Eden pieno di rassicurante felicità, quanto il sentimento pieno dell'immersione dell'uomo nella totalità della vita. Leggendo Maurizio J. Bruno ci accorgiamo che, pur piegandosi alla sua facoltà immaginativa, le sue pagine sono pregne di germi che guardano ad un futuro diverso, in cui la pattuglia dei visionari sembra progredire da una condizione di esplorazione del cosmo verso la definitiva colonizzazione di corpi celesti resi finalmente abitabili. Uno spazio lontano che la fantasia rende magico, ma non necessariamente astratto.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
EDEN - di Maurizio J. Bruno - Edizioni Creativa, 2008.
Maurizio J. BRUNO è un progettista elettronico con l'hobby della scrittura, nato il 28 Aprile del '64 a Pinerolo (TO). Le sue radici affondano però le loro ramificazioni molto più a SUD, nella cittadina di Nocera Inferiore, della quale entrambi i genitori sono originari e dove egli si trasferisce fin dall'inizio dell’ età scolastica. Nel 1982 si iscrive alla Facoltà di Ingegneria Elettronica dell'Università Federico II di Napoli, e pochi anni dopo fonda a Nocera, insieme ad un gruppo amici, il SUN, l'Associazione degli Studenti Universitari Nocerini della quale diviene e resta Segretario Generale per tutti e cinque gli anni di vita dell'associazione. Ancora bambino, creò la fantasiosa Walter Dinick, una immaginaria casa produttrice di fumetti disegnati a mano e distribuiti a parenti ed amici. Durante l'ultimo anno di liceo poi, scrive e divulga in classe e tra gli amici il libello in 33 cantiche che descrive e narra, in chiave eroica, quasi mistica, le gesta di un loro simpatico compagno di classe, facile obiettivo di satire pungenti. Il libello decisamente non viene gradito dal protagonista che non tarda a riconoscersi nel protagonista dell'opera. La distribuzione del volumetto viene sospesa e le copie in circolazione vengono ritirate. L'unica copia del volume scampata all'eccidio viene oggi gelosamente conservata nella ricca biblioteca dell'autore. MJB cura e realizza anche diverse edizioni di una guida alla scelta della facoltà, decisamente specializzata nell'evidenziare problemi e opportunità specifiche offerte dai siti universitari di Napoli e di Salerno, distribuita gratuitamente agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Nel 1990 il SUN viene sciolto per carenza di adesioni ed egli si allontana alquanto dagli impegni sociali. Nel 1991 consegue la laurea in Ingegneria Elettronica, discutendo una tesi sul progetto dell'interfaccia tra un braccio robot ad un PC.
Attualmente vive a Roma dove opera come progettista elettronico. Nel 1996, dopo anni di inattività letteraria, ricomincia a scrivere. Verso la fine di settembre del 1997, completa il suo primo romanzo, RALF. Qualche mese dopo, raccogliendo le esperienze maturate nel tentativo di far pubblicare il suo libro, crea il Rifugio degli Esordienti, un sito letterario ricco informazioni e strumenti per scrittori dilettanti.
Nel corso del 1998, MJB partecipa con il suo RALF, all'epoca non ancora pubblicato, a diversi concorsi letterari per opere inedite, entrando prima nella rosa dei sette finalisti del Premio Urania di Mondadori e conquistando poi il Primo Posto Assoluto del concorso "Cercasi Autore", assicurandosi così la pubblicazione con Taurus Editore di Torino.
Dal Maggio del 1999 inizia a collaborare con la rivista letteraria cartacea TAM TAM, dedicandosi principalmente alle interviste ad autori emergenti, e successivamente con altre due testate: Prospektiva, e L'Eroe. Nella primavera del 2000, poi, l'agenzia letteraria Il Segnalibro mette in cantiere l'ambizioso progetto di una rivista letteraria di qualità, Il Laboratorio del Segnalibro, a cui MJB prende parte attraverso una stimolante rubrica dedicata al rapporto tra il mondo del libro e l'innovazione tecnologica.
Alla fine del 2000 nasce poi un progetto ancora più ambizioso, DANAE, Distribuzione Autonoma Nazionale Autori Esordienti, un 'Associazione di Scrittori pubblicati ma non ancora famosi e dei loro Editori, che si occupa di Promozione, Distribuzione in Libreria e Vendita on-line. L'idea piace subito e l'Associazione è in continua espansione. MJB ne è Direttore Generale e cura il relativo sito internet.
Gian Paolo Grattarola
Commenti
Non è tanto il sogno di un Eden peno di rasscurante felicità, quanto il sentimento pieno dell'immersione dell'uomo nella totalità della vita.
Gian Paolo Grattarola
Leggendo Maurizio J. Bruno ci accorgiamo che, pur piegandosi alla sua facoltà immaginativa, le sue pagine sono pregne di germi che guardano ad un futuro diverso, in cui la pattuglia dei visionari sembra progredire da una condizione di esplorazione del cosmo verso la definitiva colonizzazione di corpi celesti resi finalmente abitabili. Uno spazio lontano che la fantasia rende magico, ma non necessariamente astratto
"talmente ridotto da ridurre la dimensione corporea di un quarto rispetto alla Terra."
Forse si tratta di una svista. Il peso o il volume corporeo?
Sembra un altro di quei libri che riflettono sul presente e sul futuro immaginando tendenze esistenziali del presente. Con l'artificio della fantascienza isolando i nuclei atemporali e perpetui del tipo umano. Non è questo di tutta la letteratura e arte in genere?
3. Si infatti si tratta del peso corporeo.
4. Il tuo giudizio della letteratura e dell'arte mi sembra troppo riduttivo. Fatto salvo questo parere, su cui potremmo tediare tutti coloro che ci leggono dibattendo per giornate intere, devo dire che l'autore si è confrontato con un soggetto se vuoi banale, arricchendolo e colorandolo di situazioni e figure volte a ricondurre a dimensioni credibili una storia che, scartata l'opzione fantascientifica, poteva adagiarsi su binari scontati.
Il valore del libro, a mio avviso, nasce da qui.
Gian Paolo Grattarola
3. corretto il refuso. Grazie della segnalazione.
5,4 Certo, era una considerazione buttata lì. Mica una definizione.
Mi riferivo soprattutto a questo passo:
"Concentra la narrazione non su astronomia, astrofisica ed astronautica, per i quali avrebbe a disposizione tutto il materiale necessario ? galassie, ammassi stellari, punti luminosi, navette spaziali, sistemi di propulsione, viaggi interplanetari - bensì sull?intreccio esistenziale di quattro persone immerse nella quotidianità e alle prese con i grandi interrogativi di sempre."
Ciao!
7. Si infatti hai colto esattamente il punto nodale. Sai da un ingegnere elettronico mi attendevo un libro di fantascienza tout cours ed invece ha rivelato di possedere un talento narrativo capace di travalicare il genere. E' stata una gradevole sorpresa ed una lettura piacevole che risulterà avvincente per tutti gli appassionati di questo segmento.
Grazie davvero.
Gian Paolo Grattarola
"Ma egli non è affatto un rimestatore di fatti strambi, di robotica, di circuiti integrati o di materia che non è materia, né semplicemente un abile narratore di storie destinate a bambini ben cresciuti."
Ohibò! Spero che questo non sia il tuo generico giudizio sulla fantascienza (con frecciatina finale al fantasy)...
:)
9. Carissima Ilde,
Non sono certo un estimatore del genere e questo l'ho già detto in altre cicostanze. Ma questo giudizio non è tranchant in assoluto per tutti i romanzi di fantascienza.
Mi assumo tutte le responsabilità di quanto ho scritto e mi appello alla benevolenza dei presenti.
Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola
E allora però vorrei sapere
- come sei arrivato a questa lettura
- come hai deciso di recensire un libro di un genere che non è nelle tue (preferite) corde.
Ma senza nessun intento polemico, mi raccomando: pura e semplice (intellettuale) curiosità!
grazie!
Curiosità del tutto legittima cara Ilde.
Avevo richiesto alla casa editrice un paio di testi che mi interessavano. E nel plico mi hanno incluso anche questo volume consigliandomene la lettura. Io pur scettico l'ho letto e poichè noto che mio malgrado che questo genere incontra maggiore curiosità rispetto alla poesia (verso sui mi sento maggiormente versato) ho proposto un contributo critico.
Ti saluto molto caramente Ilde.
Gian Paolo
Cara Ilde,
non vorrei a mia volta sembrare polemico. Rispetto i gusti di tutti ovviamente, ci mancherebbe altro. Ma noto con un velo di tristezza che questa recensione ad esempio ha raccolto alcuni commenti, mentre l'intervista a Piersanti - uno dei più grandi poeti del Novecento - recentemente insignito di ben tre onorificienze non ha riscosso alcuna considerazione. E pure credimi di spunti ne offriva molti.
Perdonami lo sfogo, con te sento di poterlo fare per il modo sempre grabato ed arguto con cui ti sai porre.
Gian Paolo
Caro Gian Paolo,
grazie per la risposta. Devo dire che l'intervista a Piersanti mi era sfuggita totalmente. D'altra parte noto che ultimamente le novità si susseguono con un ritmo che per me (ne faccio assolutamente un caso personale) è impossibile seguire con eguale attenzione. Alle volte vedo ma non ho il tempo materiale di leggere... Lo spirito di lankelot non è quello di raccogliere commenti (che poi faccia piacere è inevitabile) ma letture. E ce n'è molte più di quanto non pensiamo. Vedi, ho frequentato (talvolta lo frequento ancora) un sito di opinioni commerciali dove hai in un sol colpo 10-15 valutazioni e commenti (che tu recensisca un libro, che tu pubblichi un'intervista o che tu parli di un aspirapolvere o di un dopobarba). 10-15 "bella opi" "come scrivi bene" "eccellente opinione".
Sinceramente, Gian Paolo. Che sia scritta bene lo so da me, che sia interessante pure. E allora, mi dico, meglio il bel silenzio che avvolge molte pagine scritte su Lankelot (non commentate ma senz'altro lette) che questa specie di mitraglieria insensata di giudizi positivi che spesso nascono in automatico senza nessuna lettura all'origine.
Poi può dipendere dal momento in cui si mette online una pagina, da quante ne sono state appena pubblicate...
Recupererò Piersanti, ma credo che sia importante anche solo che ci sia questa pagina su di lui. Semplicemente.
Un saluto.
Sono assolutamente d'accordo con Te cara Ilde.
Ma sai a me non interessa il giudizio su una mia recensione o intervista che sia. Quanto il confronto che si possa aprire su argomenti che possono costituire terreno di confronto e di arricchimento per tutti.
Questo solo intendevo dire. Ma sia ben chiaro era solo per dire che a volte alcuni generi letterari incontrano maggiore riscontro rispetto ad altri. Senza fare scale di valori né tantomeno questioni personali.
Grazie infinite
Gian Paolo