Brown Dan

Il Codice Da Vinci

Autore: 
Brown Dan

Prendetelo con le molle ma prendetelo 

Accostarsi criticamente ad un bestseller è sempre operazione ardita. Accostarsi al Codice da vinci lo è due volte di più. Lo è in prima battuta perché ogni stroncatura sarà letta come intellettualistica presa di posizione contro corrente fine a se stessa, ogni elogio, al contrario, come demagoga apologia: perché difficile, in sintesi, tenersi nel mezzo di fronte ad un fenomeno di massa di tali proporzioni senza passare, e siamo a tre, per cerchiobottisti. Ma tutto questo è insito nella natura del critico, fa parte dei rischi del mestiere. Nessuno ha il Verbo in bocca e la critica della critica è legittima quanto la prima. Il vero problema, apparentemente, non è nel “thriller” di Dan Brown ma in seconda battuta. Il saggio intessuto nel giallo e portato avanti con ostinata dedizione, è seccante, davvero seccante. Uso questo termine con cognizione di causa e perché non trovo nessun altro aggettivo che abbia altrettanto garbo e intraprendenza al tempo stesso. Parlo chiaramente della denuncia accanita e pseudo-documentata contro la Chiesa primitiva e, in buona sostanza, contro molte delle “presunte” Verità cattoliche. Va chiarito immediatamente che molto di quanto sostenuto dallo storico dell’arte americano non ha niente di originale, esistono infatti numerosi libri sul Sacro Graal, che documentano e riportano molte delle tesi sostenute nel codice. Individuo il problema, paradossalmente, nel thriller. Il caso e la risonanza che si stanno riscontrando intorno a questo libro sono dovuti alla struttura filmica e alle trovate giallistiche di alto livello. Sono queste che hanno garantito la tiratura. E la parte saggistica, altrimenti difficilmente divulgabile, ha raggiunto la massa, divenendo, solo a questo punto, preoccupante. Questo il grande talento dell’autore, il connubio non facile tra esoterismo di matrice occidentale, spiegazioni storiche, artistiche e religiose con morti, inseguimenti e fughe disperate. Miscela perfetta, perché perfetto è l’equilibrio riflessivo, il gioco di sponda che rende i due livelli non solo compatibili ma reciprocamente necessari. Il thriller avvince, il saggio dà spessore.

Il primo è esaltato da una struttura rapida, furba e dominata dall’ellissi. Quasi una sceneggiatura: capitoli brevi (105 in poco più di 500 pagine) e tutti o quasi interrotti sul più bello e ripresi solo qualche pagina dopo. I protagonisti si muovono simultaneamente, cioè su di uno stesso piano temporale, dunque gli sbalzi narrativi non sono gratuiti ma giustificati dal flusso cronologico del racconto. Non è facile portare avanti una struttura tale con il calibro geometrico di Dan Brown, e va dato atto all’autore che la suspence é garantita senza cadute di stile o punti morti per l’intero libro. E, in quest’ottica, il saggio ha una sua funzione preziosa, conferendo le dovute decelerazioni che impreziosiscono gli eventi mitigandone il ritmo altrimenti convulso. La denuncia religiosa non risulta, in questo senso, mai forzata o posticcia, perché tessuta con metodo e sagacia in una precisa rete di flashback del protagonista, Robert Langdon, riconosciuto studioso di simbologia e probabile alter ego dello stesso autore.

Sebbene questa non sia la sede opportuna per dibattere sulla veridicità o meno delle eclatanti tesi esternate nel testo (che, peraltro, con impeccabile tempismo di marketing sono state cavalcate da almeno due libri di “spiegazioni delle fonti” e “segreti del codice” a loro volta in cima alle classifiche delle vendite), un rapido elenco aiuterà a comprendere la portata di questo “affronto alla Chiesa” e ognuno valuterà, secondo coscienza, quanto un argomento tanto importante e delicato meriti o meno un esauriente approfondimento. In fondo, si potrebbe ammonire, si tratta sempre di un thriller, tutto andrebbe ricondotto alle giuste dimensioni. Se questo giallo, tuttavia, ha causato un risentimento tanto forte nella comunità cattolica, soprattutto in seno all’Opus Dei (primo bersaglio di Brown) tanto da indurre un cardinale ad invitare senza mezzi termini i fedeli a “non leggere” Il codice da Vinci, qualcosa di “eccezionale” nel senso letterale del termine questo scritto lo dovrà pur avere. Resteremo così con un altro dubbio, oltre a tutto il resto, e cioè se un siffatto appello abbia realmente fatto presa sulla gente o piuttosto sia risultato controproducente, moltiplicando i lettori.

Ecco la j’accuse di Dan Brown:

1.L’editto di Costantino (III secolo d. C.), a cui si deve la nascita della dottrina cristiana evangelica tradizionale, sarebbe stata una brillante mossa politica. Lo stesso Costantino era fino ad allora pagano e riscontrava nel suo impero una lotta sanguinaria tra rappresentanti del vecchio culto, ormai in minoranza, e cristiani. Procedette così, senza remore, alla propria conversione e alla fusione dei due credi sotto il nome di Cristianesimo, il risultante di questo ibrido fu la nascita del Cristianesimo come religione ufficiale dell’impero e l’ottenimento di una relativa pace

2. Il prezzo del processo di unificazione dei culti fu la manipolazione, la distorsione di fatti e credenze, l’inquinamento della Verità: a livello iconografico la menzogna sopravvive nell’aureola dei santi, simbolo del dio sole venerato dalle religioni pre-cristiane o in altri simboli come la croce o la corona di spine, ma soprattutto nella divinizzazione di Cristo, un asceta, un profeta, umano e mai auto-proclamatosi figlio di Dio. La necessita di divinizzarlo fu un’esigenza necessaria per accorpare il culto pagano, ancora legato alla divinità, e quello Cristiano, fondato sull’uomo Cristo…

3. Questa divinizzazione causò una vera e propria rivisitazione della sua vita: non poteva infatti passare il messaggio di un Cristo sposato e addirittura a capo di una progenie.

4.L’occultazione sistematica si è così concentrata sul femminino sacro, ovvero, ad opera della Chiesa, per mezzo di una sistematica denigrazione del ruolo fondamentale svolto dalla donna Maria Maddalena trasformata in prostituta ed in realtà discendente legittima della stirpe regale di Davide e Salomone, moglie di Cristo e, soprattutto, madre dei figli di Gesù.

5. La sopravvivenza di questa sconcertante Verità sarebbe stata rimessa all’opera dei cavalieri nominata dalla “Confraternita di Sion” intorno al 1000 d. C.: i celebri templari.

6.La donna, nel senso lato del termine, avrebbe da allora subito quasi due millenni di persecuzioni, assurte, nel medioevo e nel periodo della caccia alle streghe, a livelli intollerabili.

7.Nell’arte, nella musica e nella cultura sarebbero disseminate vere e proprie tracce della verità, messaggi nascosti riconoscibili soltanto da chi sa; così va interpretata la lunga, affascinante e imperscrutabile produzione artistica di Leonardo Da Vinci: dalla Gioconda all’uomo Vitruviano, dalla Vergine delle Rocce all’Ultima Cena, palesi sono i riferimenti al “femminino sacro”, alla figura di Maria Maddalena non solo moglie di Gesù ma anche primo dei suoi discepoli. Altrettanto avrebbero fatto Victor Hugo, Mozart, Botticelli ed altri insigne figure artistiche, tutti altissimi esponenti della confraternita di Sion tenutaria della Verità.

8. In questo senso la Rosa dei Rosacroce o la Coppa (metafora del ventre femminile) del Graal altro non sono che simboli della donna, e del ruolo fondamentale di cui è stata privata nei secoli. La sinistra, associata nel passato al sesso debole, ha assunto nei secoli persino un’accezione semantica negativa: “sinistro” per indicare qualcosa di ostile e minaccioso, dove destra è positivo (si pensi alla parola “destrezza”).

 ***

Due brevissimi accenni storici sono necessari per onestà d’analisi. L’Opus Dei è realmente un’organizzazione cattolica nata nel 1928 e divenuta nel 1982 prelatura personale del Papa. Fondata da Josèmarìa Escrivà considera “il dolore” principio cardine della vita e del messaggio di Cristo.

L’unificazione dell’impero romano e della Chiesa da parte di Costantino è un fatto storicamente riconosciuto. Il famoso Concilio di Nicea (Turchia), primo Concilio ecumenico della Chiesa, risale al 19 Giugno del 325 d.C. ed è una tappa fondamentale del cristianesimo da qualsiasi punto di vista la si osservi. Al centro della contesa era la definitiva demolizione della così detta “eresia ariana”, ovvero la credenza della mortalità di Cristo e la definizione della data della Pasqua. A questo Concilio, composto da oltre 250 vescovi giunti da tutto l’impero, dobbiamo, conseguentemente, la formulazione ufficiale della Santissima Trinità: Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Dan Brown (Exeter, New Hampshire, 1964), storico dell’arte e scrittore americano. 

Dan Brown, “Il Codice da Vinci”, Mondadori, Milano, 2003. Traduzione di Riccardo Valla.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale dell’autore.

Giovanbattista Arlechino, “Giambo”, Marzo 2005.

 

ISBN/EAN: 
9788804550198

Commenti

Accostarsi criticamente ad un bestseller è sempre operazione ardita. Accostarsi al Codice da vinci lo è due volte di più...

Mi è venuto in mente Renato Rascel.

L'operazione è stata furba, non c'è che dire.
Soprattutto nel senso di imbastire una mistura di tante cose, titillando un legittimo anticlericalismo, ma presentando gli argomenti come scontati e come una "scoperta" rivoluzionaria; tanto che molti lettori, prendendo alla lettera quando raccontato, ne hanno fatto una sorta di "Bibbia" (alla faccia del razionalismo) pur non avendo mai approfondito gli argomenti in questione.
Furba - ripeto - perchè, con una parvenza culturale ha dato l'impressione, anche agli ignoranti, di diventare come degli iniziati ad un nuova verità.
Basta leggere gli ingenui ed entusiastici commenti su IBS o su un sito noto a molti come ciao.it.
Sono stati pubblicati dei libri scritti proprio per smontare le facilonerie d Brown, ma quando si instaura una nuova "fede" allora non c'è critica che tenga.

Lessi "Il codice da Vinci" qualche anno fa. Ho la prima edizione di questo libro: novembre 2003. Lo comprai perché in copertina c'era Monnalisa, la mia passione. Senza quasi sapere di cosa si trattasse... A volte faccio acquisti avventati!

Per un paio d'anni non sentii parlare di questo libro se non da poche persone. Poi arrivò la "mania" per "Il codice da Vinci". Come scrive Homo Lupus sembrava che chiunque leggesse questo testo venisse illuminato da una luce divina. Anche i più ignoranti, di colpo, si sono sentiti portatori di una incontrastabile verità, conquistata attraverso la lettura di questo libro. Ricordo che in varie occasioni, parlando con costoro, ho cercato di ridimensionare i fatti, spiegando che si trattava spesso di leggende che esistono da secoli, che tanti scrittori ne avevano già abusato, ma non c'è stato verso.

E poi il film, il secondo libro, altri libri che spiegavano il Codice e una sequela di trovate puramente commerciali. Un tripudio di nulla attorno ad altro nulla con il conseguente flusso di denaro che un meccanismo del genere ha generato. Con buona fortuna per Dan Brown!